12 agosto 2018

Back from Scotland, with a dream


Scotland
Dunstanburgh Castle






Lo so, avevo detto che il blog sarebbe rimasto silenzioso fino a settembre, ma mi è venuta voglia di raccontarvi le mie vacanze…











…per farvi diventare verdi d’invidia, naturalmente! Ah, la Scozia… e l’Inghilterra, e prima ancora la Germania e la Francia, che abbiamo attraversato per raggiungere l’Eurotunnel! Una vacanza da sogno, indimenticabile… 

Beh, no. L’atmosfera del mio post non è questa. Sono stati 19 giorni molto intensi, come potete immaginare. Migliaia di chilometri da macinare, ogni pernottamento in un luogo diverso, visite su visite… difficile definirla una vacanza rilassante. Tuttavia l’elemento principale che ha messo ognuno di noi sotto pressione (me, mio marito, mio figlio e Maya, la nostra cagnolona) è stato il trovarci insieme, in spazi spesso ristretti come un’auto o una stanza d’albergo, 24 ore su 24. È un ottimo modo per rinsaldare i rapporti, dite? Dipende, dipende; ma non vorrei scendere nel privato. Vi dico solo che se prima di partire avevo molto temuto di non riuscire a realizzare il viaggio come lo avevo in mente, in certi momenti ho pensato che non c’è niente di più pericoloso di un desiderio esaudito! 

Anche in assenza delle condizioni psicofisiche ideali, il viaggio resta per me uno dei modi più efficaci per rimescolare le carte del quotidiano, impolverate e impoverite dai rituali che è quasi inevitabile creare per rendere la vita più digeribile. Sotto questo aspetto – sotto molti aspetti, in verità – sento che questo viaggio mi ha lasciato un ricco bagaglio di impressioni, da cui ne scelgo alcune, spero interessanti anche per voi. 

Il modo umano di vivere le esperienze è sempre inquinato da aspettative e interpretazioni che le snaturano. Lo sapevo già, ora lo so… meglio. Il mio primo viaggio in Scozia, da cicloturista, mi fece dire: bellissima, mi piacerebbe tornarci. Il secondo viaggio, in camper, confermò e rafforzò l'attrazione: quei luoghi erano meravigliosi, mi piacevano in un modo speciale; dovevo assolutamente tornarci.

E voilà, eccomi servita: la Scozia diventa un sogno e io mi trasformo in una persona-che-adora-la-Scozia. Percezioni e pensieri si erano trasformati in una costruzione mentale, un’idealizzazione che aveva coperto la realtà. Questa terza visita ha infranto la sovrastruttura e mi ha lasciato un’impressione più realistica, anche se non meno positiva. Lo considero un ottimo risultato.  

Merita sicuramente una menzione nell’elenco dei doni ricevuti da questo viaggio l’accoglienza da parte di tutte le persone che abbiamo incontrato, o anche solo incrociato, nel Regno Unito. Non saprei definirlo bene, se non come un misto di gentilezza, simpatia e buona disposizione verso i contatti umani e la vita in generale. La gente si sorride e ti sorride, non solo quando il contatto ha un’origine "economica"; ovunque le persone si mostrano propense a scambiare qualche battuta, anche quando la situazione non lo rende necessario (penso per esempio ai bigliettai dei traghetti, allo staff dell’Eurotunnel, ai semplici passanti). Questo lo abbiamo notato in generale, soprattutto negli over 40. Una volta tornati a casa, ci ha colpito la differenza con le facce serie e più “chiuse” che ci vediamo intorno ogni giorno. Questo non vuole essere un giudizio di valore, naturalmente; essere più cordiali non significa essere persone migliori. È però innegabile che un atteggiamento così accogliente è un primo livello di comunicazione incoraggiante per l’accesso ai livelli successivi. 

L’ultimo regalo che scelgo per questo post è un sogno che ho fatto. Sebbene mi sembri strano renderlo pubblico, l'ho trovato così importante da volerlo condividere con voi che scrivete, o avete in mente di scrivere. È molto breve – solo un frammento, in realtà – ma chiarissimo nel ricordo. 

Situazione: ho scritto qualcosa, suppongo un romanzo, con tutto il coinvolgimento emotivo del caso, ma per qualche motivo dispero di riuscire a stamparlo. Sono proprio convinta che non ce la farò mai. Sto camminando per la strada con il mio manoscritto stretto al petto, immersa in foschi pensieri, quando mi accorgo che sto passando davanti a una… copisteria! La speranza divampa all’istante: non è semplicemente la soluzione a un problema, piuttosto un miracolo! È un chiaro segno che scrivere è la mia strada. 

Entro di corsa nel negozio e quasi mi scontro con una delle due impiegate che stanno uscendo. Eccitatissima, chiedo se possono stampare il mio romanzo, ma entrambe scuotono la testa. Il negozio sta chiudendo. Ma come – insisto, incredula – mi bastano pochi minuti soltanto! Se solo mi fate questo favore… un’eccezione… è importante! Non ho capito: il negozio non sta chiudendo per questioni di orario, bensì definitivamente, per cessata attività. Non vedo che i locali sono quasi vuoti? Con un sorriso di scusa le due ragazze se ne vanno, lasciandomi sulla soglia, pietrificata. Mi ero soltanto illusa. Non c’è stato nessun miracolo e nessun segno del destino; ovvero, se un segno c’è, conferma che non riuscirò mai nel mio intento. 

Nella scena successiva sono in piedi davanti alla scrivania dietro cui siede un uomo dall’aspetto del vecchio saggio (un Gandalf, un Silente, per rendere l’idea). Sta maneggiando delle stecche che somigliano a lunghe matite piatte, che so essere le mie capacità. Una dopo l’altra, le raccoglie dal piano con la mano destra e con calma le appoggia sulla sinistra, in cui tiene il nastro destinato a legarle insieme. Non alza gli occhi a guardarmi nemmeno per un istante, ma sento il peso della sua disapprovazione. 

«Hanno chiuso il negozio, non posso stamparlo!», sbotto. «Cosa dovrei fare, tentare in eterno?» 

Subito, come un fulmine, mi colpisce la consapevolezza che sto sbagliando: la presenza del negozio non era un segno positivo, come la sua chiusura non è un segno negativo. Semplicemente non dovrei cercare segni, ma scrivere, soltanto scrivere. Il vecchio però sta già raccogliendo i miei talenti per riporli altrove, e non so se riuscirò a convincerlo a lasciarmeli usare ancora… 

Qui mi sono svegliata. Potete immaginare quanto fossi stranita. 

Non vi racconto dei castelli sulle rocce a strapiombo sul mare, con i gabbiani e le sule che ci volteggiavano intorno; di Lindisfarne, l’Isola Sacra resa ancora più magica dall’assenza di altri turisti; delle mucche delle Shetland sostituite dalle Angus, e delle pecore così diminuite in questi vent’anni; delle rovine delle abbazie al confine sud della Scozia, ognuna con la sua storia; dei pub meravigliosi come quello del George Hotel di Inveraray; dei bagni minimal-trascurati, a volte al limite della decenza, nonostante le tre stelle; delle brughiere immense e battute dal vento; dell’isola di Mull e del meraviglioso arcobaleno che abbiamo visto, per la prima volta nella nostra vita, intero fino a terra; del busker che in kilt, sul Royal Mile di Edimburgo, cantava a cappella una canzone tradizionale scozzese con gli occhi chiusi, in un fiume di folla che sembrava non accorgersi nemmeno della sua presenza, mentre io ascoltavo paralizzata, gli occhi pieni di lacrime, come se stesse mormorando in un orecchio a me soltanto… non vi racconto tutto questo. Oppure l’ho già fatto? 

Trascorrete una buona estate e scrivete con gioia! Io intanto mi riprendo dalla meraviglia-batosta della vacanza. 


P.S.: Il busker di Edimburgo… era Murtagh. In persona. Chi ha letto Outlander sa. 

P.P.S.: Cercando Goran è sempre lì, su Amazon, soprannaturale, viaggio e amore in un colpo solo. Leggetelo! Oops, così è sconveniente… insomma, prendetelo in considerazione. È una bella storia. Davvero.




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35 commenti:

  1. Io amo la Scozia ed Edimburgo è una città in cui mi sono trovato benissimo, forse per lo stesso motivo che descrivi tu,,,
    Nei sogni c'è sempre un qualcosa di troppo personale, difficile da capire per gli altri

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    1. Sono impressioni impalpabili, che si fa fatica ad afferrare anche solo per un attimo; ma stavolta il simbolismo era così chiaro che mi è sembrato possibile trasmetterlo.

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  2. Non avevo capito che andavate a quattro ruote dritti dall'Italia, gran bel viaggio davvero! Anch'io lo farei se avessi 19 giorni di fila e riuscissi a convincere qualcuno ad accompagnarmi. :D
    Poi quel che dici della gentilezza delle persone del luogo mi è stato riferito da tutti i peakers che sono già andati lassù, qualcuno anche a viverci stabilmente da quanto si è trovato bene. Mi dicono però che la vita lì è organizzata con ritmi più umani, che lasciano spazio allo spirito. Che alle 18 le serrande dei negozi chiudono, a parte i pub e i locali, i musei chiudono alle 17, la domenica o sono chiusi o fanno solo mezza giornata. Qualcuno un giorno alla settimana chiude più tardi. Questo significa più tempo per vivere, la famiglia, gli hobby, la natura. Forse è questo che manca all'Italia. Un motivo per sorridere serenamente. Qui o si lavora troppo, sottopagati, o non si lavora proprio.
    Nel senso che assomigliava al Murtagh-attore Duncan Lacroix? A me è venuto un colpo secco quando l'ho visto la prima volta nello schermo, perché il suo viso con la barba (senza barba è irriconoscibile, molto più giovane) assomiglia terribilmente a quello di mio nonno paterno, che non ho avuto il tempo di conoscere bene, si ammalò che avevo solo 8 anni. E' un colpo al mio cuore quello sguardo.
    E sul sogno... senti forse che la tua scrittura è a un punto fermo per cause esterne (la chiusura del negozio) e sei stanca di "tentare in eterno", ma stai lottando contro qualcuno che vorrebbe accantonare le tue "matite"? Riprenditele! Aprirà un altro negozio, magari con un nuovo sistema di stampa, ma non s'è mai visto un mondo senza storie! ;)

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    1. L'impressione, in effetti, è che da quelle parti la vita sia percepita come più leggera di quanto accade da noi. Sicuramente paghiamo, anche senza esserne consapevoli, il prezzo di una situazione economico-politica che ci inserisce a pieno titolo nel Terzo Mondo. Anche in Germania trovi persone sorridenti e cordiali. In Francia meno. Mie osservazioni, senza pretese di verità.
      Sul sogno: nessuno "vuole" accantonare le mie matite (il vecchio è saggio!), e le cause delle mie difficoltà non sono esterne, ma mie interiori. Sono ben consapevole, però, che rischio di perdere il "diritto" a usare i miei talenti, se non riesco a fare il passo avanti nella consapevolezza che mi permetterebbe di vivere bene la scrittura. Mi consola il fatto che questo sia un argomento centrale del Mahabharata, poema epico indiano: la capacità di impegnarsi a fondo senza aspettative e senza pretese di risultati, solo perché altri possano godere del frutto del proprio lavoro. Se poi i frutti arrivano anche all'autore del lavoro stesso, meglio ancora, ma senza porre il successo come condizione. Insomma, non dico che questo risolva tutto, però mi rendo conto che il tema è di portata più vasta di quanto credevo.

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    2. Il busker sembrava davvero il Murtagh della serie, e tutto in lui ricordava quella situazione. Stavo per visitare Culloden, perciò è stato un momento molto particolare.

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  3. Per qualche ragione il tuo post mi ha lasciata con le lacrime agli occhi. No, non c'entra il fatto che io abbia la lacrima facile in generale, e facilissima in questi giorni. Mi sono commossa. Non voglio sporcare la bellezza del tuo sogno con le mie interpretazioni, le lascio solo a te. Però ti racconto questo: ieri parlavo con una persona che ha perso la madre un paio d'anni fa. Una storia particolare che un giorno vi farò conoscere, penso. Le chiedo: come stai? Passata? Superato un po'? Mi risponde: mi ha aiutato molto quel racconto che tu hai scritto. Ho capito che mia madre aveva due **** così. Mia madre è il mio eroe.
    Scrivi, sorella. Basta con le pippe mentali. Scrivi e metti la tua roba nel mondo, affinché possa raggiungere chi la sta aspettando.
    Ti abbraccio, con tutto il cuore.

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    1. Sento che hai sentito il mio sogno. :) Credo che tu abbia ragione. Qualche giorno fa mi è spuntata in mente una frase, che secondo me inquadra meglio l'annosa questione tra il lavorare e il voler ottenere risultati proporzionali alle energie spese: "How can I best serve?" (Questo tipo di idee mi arriva spesso in inglese.) Alla fine il punto è quello, no? Posso scrivere e non scrivere, tenere un blog o non tenerlo, meditare o non meditare; non è comunque un problema. Il problema è: cosa so fare abbastanza bene da poter aiutare gli altri in qualche modo? Per questo sviluppare i propri talenti è importante, più che non correre dietro a quelli altrui o dibattersi tra un talento e l'altro. E sì, credo che scrivere sia tra i miei talenti, sinceramente (e poco modestamente!). Ti abbraccio forte. :)

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    2. (Questo partendo dal presupposto che tutti possediamo dei talenti, anche se non sempre li riconosciamo.)

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  4. Ti ho scovata da Patricia.
    Hai un blog molto interessante.
    Sai, ho sempre viaggiato moltissimo, ma da quando è nato Lorenzo non mi va più.
    Troppe responsabilità.
    Forse devo solo attendere che cresca un po'.
    Buona giornata e passa a trovarmi se ti va.

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    1. Benvenuta! La nascita di un figlio è un'esperienza che richiede tempo per essere metabolizzata, o almeno per me è stato così. Io ho cominciato a viaggiare quando mio figlio aveva circa otto anni, per esempio, ma sono convinta che si possa stare benissimo anche senza farlo, se gli stimoli arrivano da altre parti. Grazie della visita, che sicuramente ricambierò. :)

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  5. Ciao Grazia,
    io vedo un profondo collegamento tra il modo diverso di vivere il quotidiano che hai sperimentato nel viaggio e il sogno che hai raccontato alla fine. Nel tuo sogno io sento la tensione a mettersi in gioco, per quanto riguarda la scrittura, a non lasciarsi bloccare dalla routine, con le sue difficoltà, a risolvere i problemi cercando di affrontarli da un diverso punto di vista.
    Del resto tu stessa interpreti il sogno come il desiderio di dare libero sfogo alla creatività in campo letterario. Questo è un "messaggio di speranza" anche per me!

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    1. Questo è il massimo che potessi sperare scrivendo questo post! :) Grazie dell'interpretazione del sogno che proponi; mi sembra interessante e utile.

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  6. Cara Grazia che bella vacanza! Immagino che costretti a una convivenza h24 sia più che naturale un po' di nervosismo, ma quello che conta è la ricchezza che ti sei portata con te. Un viaggio aiuta molto la scrittura, o almeno per me è così, è di grande ispirazione. Per quanto riguarda il sogno penso che tu debba scrivere senza preoccuparti del dopo. Un abbraccio

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    1. Anch'io sono sempre stata ispirata dai viaggi che ho fatto. Viaggiare fa sentire più vivi, spazza via la stagnazione. Diversi miei racconti sono nati grazie ai luoghi che ho visitato, come anche la storia di Goran. Ricambio l'abbraccio!

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  7. Il racconto del tuo viaggio (bellissimo!) mi ha fatto ripensare ai miei viaggi "on the road" in moto, ti assicuro che a stare in due su una moto con il bagaglio necessario per tre settimane si sta stretti lo stesso. Però da quando a lavoro non mi concedono più tre settimane di ferie consecutive quelle vacanze mi mancano tanto, erano dei viaggi bellissimi, ma molto faticosi. Purtroppo la Scozia mi manca, ma mai dire mai. Il viaggio regala una bellissima dimensione alla scrittura, quell'apertura mentale che si acquisisce solo visitando posti nuovi.

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    1. E' davvero piacevole fare il pieno di impressioni, e in un viaggio se ne raccolgono di tutti i generi. (Il problema non erano gli spazi in sé, ma l'accentuazione dei contrasti nella convivenza costante. E' stata comunque una bella esperienza.)

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  8. Scusa la domanda molto prosaica e out topic, ma in realtà anche a me piacerebbe visitare la Scozia... Il cane è stato accettato sul traghetto?

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    1. Il cane è accettato su tutti i traghetti, che io sappia, ma devi dichiararlo quando fai il biglietto, e ormai quasi tutti lo vogliono chiuso in macchina durante la traversata (a parte sulle tratte interne brevi, in cui si può restare tutti a bordo). E' il motivo per cui abbiamo scelto l'Eurotunnel, perché Maya è abituata a viaggiare, ma si agita se resta sola in macchina a lungo, specie quando non è nei luoghi a lei familiari. Una volta si poteva portare il cane in zona passeggeri senza problemi... peccato. Se ti serve qualche altra informazione chiedi pure. :)

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    2. A proposito: per entrare nel Regno Unito il cane deve seguire un certo iter sanitario, ora molto semplice, con passaporto europeo, copertura antirabbica e sverminazione; ma questo sicuramente lo sai già.

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  9. Ah, la Scozia. Io l'adoro proprio e non vedo l'ora di poterci portare la pupattola.
    Quanto al sogno, chissà. Il romanzo c'era, il talento pure e queste mi sembrano cose ottime.

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    1. Almeno c'era qualcosa da cui partire. ;)
      Noto che la Scozia non suscita mezzi sentimenti. Una persona che conosco, sentendo che stavamo per tornarci, mi ha chiesto: "ma perché proprio lì, che non c'è niente?". Da un certo punto di vista capisco, dall'altro per me quel "niente" è quasi tutto...

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  10. Ciao Grazia, ho appena scoperto il tuo blog!
    Della Scozia m'affascinano soprattutto le Highlands, le zone settentrionali, praticamente alla fine del mondo. Però t'invidio: non essendoci mai stato mi devo accontentare delle fotografie! Insomma, un buon esercizio per l'immaginazione.

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    1. Benvenuto! :) Anch'io sento il fascino delle zone più remote e desolate. Del resto sono cresciuta a pane e Cime Tempestose... ;)

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  11. Profumano di Scozia, le tue parole. Anche di “Outlander”, sì. E un po' ti invidio, ovviamente, perché è un sacco che ci voglio andare ma ogni volta c'è qualche altro luogo che gli ruba la scena.
    Bentornata! :*

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    1. Grazie, bentrovata! Vorrà dire che altri luoghi ti attirano di più. Se hai la possibilità di andarci, grande! :)

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  12. È stato bello leggere questo post. C'è tutto l'entusiasmo di un viaggio e di luoghi ritrovati per la terza (!) volta.
    Io adoro solo il pensiero di vedere la Scozia un giorno. E accadrà, deve accadere.
    Goran mi aspetta nei prossimi giorni!

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    1. Grazie in anticipo della lettura! Per quanto riguarda la Scozia, se ami un certo tipo di paesaggi, secondo me vai a colpo sicuro... ma rischi di volerci tornare, proprio come me. :)

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  13. Sono arrivata da te per caso, se poi il caso esiste. Interessante blog. Interessante post. Complimenti.
    sinforosa

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  14. Ehi, vedo che hai in bacheca il mio Friendship Blogger Award. 👏🏻👏🏻👏🏻. Mi fa piacere.
    sinforosa

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    1. Grazie e benvenuta, Annamaria! :) E' vero, sei tu l'iniziatrice del Friendship Blogger Award, e io non ti ho citata... chiedo scusa, e correggo i meriti sul badge (lo so, non me lo hai fatto notare per questo, ma mi fa piacere farlo). Passerò a trovarti sul tuo blog Sinforosa Castoro, che mi sembra tratti argomenti interessanti, e... concordo, il caso non esiste. ;)

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  15. Ma no, non l'ho detto per quello, credimi, mi sono accorta stamattina quando sono venuta ancora a trovarti, anzi mi fa tantissimo piacere che questo disegno navighi nella rete come un messaggio in bottiglia gettato in mare, a tua volta puoi regalarlo ad altri, io l'ho messo a disposizione per chiunque desideri prelevarlo come e quanto vuole. Ciao Graziella, a risentirci.
    sinforosa

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  16. Ciao Grazia, ho letto del tuo sogno, come promesso. Che dire? Io nel vecchio Silente (o Gandalf, che sia) vedo una sorta di super-ego, che blocca i talenti (ovvero li ripone altrove) per reagire alle delusioni (copisteria chiusa). è quindi come se la tua mente si volesse auto-sabotare ogni volta che qualcosa non va come dovrebbe.
    Spero che tu possa perdonare questo tentativo di interpretazione (e anche le numerose parentesi: mi veniva comodo usarle) ma è stato abbastanza intuitivo. Potremo riparlarne, se vorrai. :)

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    1. Interessante questa interpretazione del mio sogno... mi sembra che ci sia del vero in quello che dici. Grazie! :)

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