15 settembre 2018

Imparo a scrivere-vivere con... DEEPAK CHOPRA




Deepak Chopra



Formulare un’intenzione precisa, lasciarsi andare al cambiamento e rimanere distaccati dall’esito finale: ecco il meccanismo che porta alla realizzazione dei desideri, orchestrando il sincrodestino.








Deepak Chopra è uno scrittore e medico indiano, nato nel 1947 a Nuova Delhi. È conosciuto per i suoi numerosi saggi sulla spiritualità e sul rapporto corpo-mente, oltre che per essere stato un leader del movimento della meditazione trascendentale, da lui abbandonata nel 1993 in favore della sua nuova tecnica, la meditazione del suono primordiale. 

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Saggezza, scienza alternativa, fuffa New Age? Ognuno è libero di pensarla come preferisce. Conosco poco Deepak Chopra, che nelle mie letture ho appena sfiorato, ma questa sua frase, ricevuta via posta grazie alla mia iscrizione al sito PomodoroZen, ha attirato la mia attenzione. Da tempo sono convinta che il modo in cui indirizziamo le nostre energie (atti, pensieri, sentimenti) crei in qualche modo la realtà, ma come questo accada rimane nebuloso. Non mi era mai capitato di vedere questo processo descritto in modo tanto chiaro e sintetico.


Formulare un’intenzione precisa



Le mie intenzioni le conosco bene (credo)… ma quante sono, e quanto chiare? Qui incontro già l’intoppo che molti pensatori e saggi individuano come uno degli ostacoli principali nella ricerca del “successo” in qualunque sua forma, illuminazione inclusa: la mancanza di focalizzazione.

Credo che tutti noi siamo abituati a tenere in circolo un certo numero di palle – per usare dei termini da biliardo – che cerchiamo di fare arrivare a destinazione. Ci sembra ovvio che sia così; tanto ovvio che forse non ci balza all’occhio come in questo modo le nostre energie vengano polverizzate, e così rese meno efficaci; quando non succede di peggio, cioè che le palle in questione si inzucchino malamente, ostacolandosi a vicenda, invece di aiutarsi.

Prendiamo la scrittura: la mia intenzione è scrivere E vendere ciò che scrivo. Queste però non sono due carreggiate della medesima strada, sono strade diverse. Chi non si è accorto che l’autopromozione ruba tempo alla scrittura, alzi la mano. Mi interessa cercare un compromesso tra lo scrivere di più e il vendere più copie? Benissimo, ma non devo meravigliarmi se anche il risultato è un compromesso. Vincent Van Gogh ci teneva ad essere apprezzato e vendere le sue tele, ma passava le sue giornate a dipingere, dipingere come un pazzo assatanato, sempre in cerca delle sfumature, delle luci, delle forme che aveva in mente. Non mi risulta che andasse a tutti i mercatini della sua zona nella speranza di vendere un quadro o due. Per questo mi dico: come minimo è necessario individuare delle priorità precise, ed essere coerenti nel rispettarle.


Lasciarsi andare al cambiamento



Se arrivi a esprimere la tua intenzione in modo focalizzato, cosa succederà? Fantastica quanto vuoi, non puoi saperlo. Quindi non ti resta altro che impegnarti al massimo per creare occasioni, e maneggiare gli eventi che ti si presentano in modo da indirizzarli verso quello che è il tuo fine… o no?

Appunto, no; o almeno non proprio. Nel percorso verso il nostro obiettivo, ci sono aspetti che si sviluppano naturalmente e altri che cerchiamo di concretizzare con i nostri sforzi, che facilmente si trasformano in forzature. Rientra nella nostra formazione, in fondo: siamo educati a pensare che le doti dei vincenti siano la tenacia, la volontà, persino l’ostinazione. Essere arrendevoli viene considerato un segno di debolezza. Se la porta è chiusa, insomma, chi è forte prima bussa, poi cerca un grimaldello per entrare, e alla fine butta giù la porta con un ariete.

Non è una forma mentis un po’ rischiosa, in un mondo dove sono in azione tante forze, in gran parte al di fuori della nostra portata? È sicuramente importante imparare a mobilitare le proprie risorse senza farsi spaventare dalle difficoltà, ma spingere questo concetto al limite estremo del “se vuoi, puoi” mi sembra un eccesso.

Chopra, poi, dice non solo di lasciarsi andare, ma di lasciarsi andare al cambiamento.

Cambiare è faticoso. Ci obbliga a uscire dal nostro binario più o meno comodo, ma sempre rassicurante, perché lo conosciamo. È un binario nato dalle esperienze, nostre e delle persone che hanno influenzato la nostra formazione. A volte ci ha offerto la soluzione giusta – sempre nel passato, però, che si tratti di ieri o di un secolo fa. La situazione presente è sempre diversa; anche noi non siamo più gli stessi. Rimanere sul binario ci dà l'illusione di muoverci, quando in realtà restiamo ancorati al passato e non facciamo alcun passo avanti. Come diceva Einstein (se era proprio lui): “se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati”. Nessun problema, purché i risultati ci soddisfino…

Il cambiamento, oltre a costare fatica, ci inquieta perché non riusciamo a prevedere le sue conseguenze o, più precisamente, ci rende chiaro come sia sempre impossibile prevedere gli esiti ultimi delle nostre azioni. Anche prima era un’illusione, aye? Ma ci sembrava di poterlo fare, anche se a volte una nostra scelta ineccepibile ha dato pessimi risultati, mentre altre volte un ostacolo sul percorso si è rivelato il nostro migliore alleato. Non è sempre facile distinguere, a monte.

Nella scrittura, “lasciarsi andare al cambiamento” mi fa venire in mente tante mie ostinazioni. Voglio avere sempre una storia per le mani, perché la costanza è importante. Mi impongo di scrivere anche oggi, quando è palesemente impossibile, tra un impegno e l’altro. Quel blogger che non ha risposto alla mia richiesta di valutare Cercando Goran per una recensione, magari posso contattarlo via Facebook. E così via.

Se non mi soffermo un attimo a riflettere, mi basta un niente per passare dall’intenzione alla forzatura. Eppure la realtà manda messaggi molto chiari in merito, quando si diventa attenti: alcuno obiettivi sono sensibili al nostro impegno, mentre altri si ostinano a non realizzarsi, qualunque via alternativa possiamo cercare. In passato questo non significava niente per me; adesso ci faccio caso, e spesso mi trattengo dal fare il passo di troppo che mi separerebbe dal corso naturale delle cose. Non è una rinuncia a ragionare, solo il tentativo di accogliere la realtà e scoprire cosa mi propone, invece di volerla adattare con la forza alle mie aspettative.


Rimanere distaccati dall’esito finale



Su questo punto potrei tacere. Se frequentate il mio blog, devo avervi servito l’argomento fino alla nausea, vostra e mia! Ma quanto è importante – e quanto difficile – arrivare a distaccarci dagli esiti dei nostri sforzi? 

Nella scrittura, significa agire senza domandarci come sarà il romanzo/racconto finito, se riusciremo a pubblicarlo o vincere il concorso, quante copie venderemo, come saranno le reazioni dei lettori. Significa dedicare tutta la nostra attenzione, tutte le nostre energie esclusivamente a quello che stiamo facendo. Se stiamo dando spazio a una passione autentica, incontreremo spesso l’esperienza del cosiddetto “flusso”.

Cosa si definisce flusso in psicologia? In caso non ne abbiate sentito parlare, vi riassumo le sue caratteristiche, basate sugli studi di Csikszentmihalyi, fonte Wikipedia: obiettivi chiari, concentrazione totale sul compito presente, perdita dell'autoconsapevolezza, distorsione del senso del tempo, senso di controllo, piacere intrinseco… Non vi ho citato tutte le caratteristiche, ma il risultato finale è che "la persona è talmente assorta nell'azione da farla apparire naturale". Vi ricorda qualcosa?

Il flusso è la gioia di perderci in ciò che amiamo fare, nel presente. Non ci costa fatica, se stiamo seguendo “una strada con un cuore”, come Castaneda fa dire a Don Juan. Gli esiti finali, per il flusso, non esistono. Se permettiamo loro di entrare, da quella porta si infiltreranno anche dubbi, timori e frustrazioni. Forse il cumulo degli intrusi ostruirà la porta, alla fine.

Essere consapevoli di questo e metterlo in pratica sono due cose diverse. La consapevolezza, però, è già un passo attivo nella direzione giusta, non soltanto un presupposto. Purtroppo la nostra educazione raramente ci è di aiuto. Bisogna lavorare duro per ottenere dei risultati, ci viene insegnato; se i risultati non ci sono, tanto vale dedicarsi ad altro. Questa, per quanto ragionevole, è solo metà della realtà; per avere una visione più chiara, varrebbe forse la pena di riflettere meglio sul significato di obiettivi e risultati.

Ed eccoci infine arrivati... al sincrodestino! Non so come sia, a questo punto sento di avervi detto tutto. Sarà per l’antipatia che mi ispira il termine, così tradotto?


Cosa ne pensate di questa analisi formulata da Deepak Chopra? Mi farà piacere sentire le vostre opinioni.


BOLLETTINO DEL LETTORE: Sono parca di letture in questi giorni: solo Drums of Autumn della Gabaldon, quarto volume della serie Outlander. La sera gioco alla PS4 The Witcher 3, un gioco di ruolo davvero speciale per i paesaggi, il fascino del protagonista e la colonna sonora memorabile. Ne hanno fatta di strada i videogiochi dai tempi di Pac-Man!

BOLLETTINO DELLO SCRITTORE: Ho deciso di dedicarmi completamente alla revisione finale di Veronica c'è, lo Young Adults che vorrei pubblicare prima di Natale. In teoria il testo era già pronto, ma l'esperienza con Cercando Goran mi ha insegnato che dopo qualche anno una nuova revisione è d'obbligo.





12 agosto 2018

Back from Scotland, with a dream


Scotland
Dunstanburgh Castle






Lo so, avevo detto che il blog sarebbe rimasto silenzioso fino a settembre, ma mi è venuta voglia di raccontarvi le mie vacanze…











…per farvi diventare verdi d’invidia, naturalmente! Ah, la Scozia… e l’Inghilterra, e prima ancora la Germania e la Francia, che abbiamo attraversato per raggiungere l’Eurotunnel! Una vacanza da sogno, indimenticabile… 

Beh, no. L’atmosfera del mio post non è questa. Sono stati 19 giorni molto intensi, come potete immaginare. Migliaia di chilometri da macinare, ogni pernottamento in un luogo diverso, visite su visite… difficile definirla una vacanza rilassante. Tuttavia l’elemento principale che ha messo ognuno di noi sotto pressione (me, mio marito, mio figlio e Maya, la nostra cagnolona) è stato il trovarci insieme, in spazi spesso ristretti come un’auto o una stanza d’albergo, 24 ore su 24. È un ottimo modo per rinsaldare i rapporti, dite? Dipende, dipende; ma non vorrei scendere nel privato. Vi dico solo che se prima di partire avevo molto temuto di non riuscire a realizzare il viaggio come lo avevo in mente, in certi momenti ho pensato che non c’è niente di più pericoloso di un desiderio esaudito! 

Anche in assenza delle condizioni psicofisiche ideali, il viaggio resta per me uno dei modi più efficaci per rimescolare le carte del quotidiano, impolverate e impoverite dai rituali che è quasi inevitabile creare per rendere la vita più digeribile. Sotto questo aspetto – sotto molti aspetti, in verità – sento che questo viaggio mi ha lasciato un ricco bagaglio di impressioni, da cui ne scelgo alcune, spero interessanti anche per voi. 

Il modo umano di vivere le esperienze è sempre inquinato da aspettative e interpretazioni che le snaturano. Lo sapevo già, ora lo so… meglio. Il mio primo viaggio in Scozia, da cicloturista, mi fece dire: bellissima, mi piacerebbe tornarci. Il secondo viaggio, in camper, confermò e rafforzò l'attrazione: quei luoghi erano meravigliosi, mi piacevano in un modo speciale; dovevo assolutamente tornarci.

3 luglio 2018

Cosa ti disturba di più quando leggi un romanzo - I risultati del sondaggio



Prima della sospensione estiva - visto che quest’anno ho deciso di fare anch’io una pausa - eccomi qui a commentare i risultati del recente sondaggio. Innanzitutto, grazie della vostra partecipazione. 74 voti non saranno un numero stratosferico, ma sono pur sempre sufficienti a dare un certo significato alle percentuali.


 



Le mie impressioni, leggendo gli esiti, sono state un misto di “ah, certo” e “ma davvero?”. Il fatto che si potessero votare soltanto tre caratteristiche ha fatto uscire di scena molti fastidi minori, anche se ampiamente condivisi; ma in fondo proprio questo era lo scopo del sondaggio: distinguere quali tra i molteplici motivi di lamentela rischiano di indurre il lettore ad abbandonare il libro (oppure a fargli dimenticare l’autore subito dopo averlo chiuso), e quali invece possono risultare accettabili in virtù del resto.

11 giugno 2018

Sondaggio: cosa ti disturba di più in un romanzo?



Photo from Freeimages





Siamo sempre impegnati a fare del nostro meglio per raccontare la storia che abbiamo in mente. Perché non ragionare anche al contrario? Da lettori, ci sono caratteristiche che proprio non ci vanno giù…









Oggi sarò brevissima, tanto per assecondare il clima estivo, che fa evaporare energie e anche la voglia di utilizzare quelle residue. Relax! Ma non senza qualche pensierino sulla scrittura, che ci tiene sempre compagnia, anche quando non siamo in fase attiva.

Dunque. Partire dai difetti riscontrati durante la lettura per scrivere, in realtà, è impossibile. La storia nasce sempre da un’idea, non da una critica. Tuttavia nel lungo percorso che dall’idea porta a picchiare furiosamente sui tasti, e soprattutto durante la revisione, c’è spazio per tante considerazioni utili, tra cui anche quelle ereditate dalla nostra esperienza di lettori.