12 gennaio 2019

Tre persone che sono felice di conoscere, per il 2019... e oltre!



Tre parole chiave per l’anno appena iniziato?

Niente da fare, mi fermo a una. Però vi parlo di tre persone speciali.



Eh sì, non sono andata oltre “disciplina”. Come vi raccontavo nel mio ultimo post, è questa per ora l’unica parola su cui so di voler focalizzare la mia attenzione nei mesi a venire. Obiettivo: spazzare via questa sottile inerzia che mi fa lavorare senza grinta e rende il tempo sempre troppo limitato. Perché è così: più si fa, più si riesce a fare, lo avete notato? Esistono limiti pratici, ma non sono gli stessi cui ci sentiamo razionalmente vincolati. Con disciplina non intendo una forzatura, ma piuttosto l’imbrigliamento delle mie energie, che non devono stagnare, pena quella sensazione di vago disagio che spesso mi sento addosso.

In attesa di altre parole chiave per il 2019 – se mai arriveranno  scelgo di parlarvi di un trio completamente diverso: tre persone che sono particolarmente felice di conoscere, perché mi hanno fornito materiale importante da elaborare e mi hanno aiutata a crescere in questi ultimi quindici anni – guarda caso, più o meno da quando ho iniziato a scrivere. Avete presente il detto “quando l’allievo è pronto, il maestro appare”? Credo che si applichi bene alla situazione: scrivere mi ha dato una spinta nella mia evoluzione personale che ha reso possibili innumerevoli altri passi, piccoli e grandi.

Queste tre figure di riferimento, tutte viventi e attive, sono soltanto alcune di quelle che ho incontrato e porto con me, ma sono loro particolarmente legata perché mi hanno offerto risposte valide nel momento in cui alcune mie domande si erano fatte pressanti – si trovavano nel posto giusto al momento giusto, in un certo senso.


Eckhart Tolle
ECKHART TOLLE

Eckhart Tolle è nato nel 1948 in Germania. All’età di ventinove anni, in un momento di profonda depressione, si trovò a pensare che non poteva più tollerare di vivere con se stesso. Esistevano due Eckhart, allora? Questa riflessione, dalle potenziali implicazioni drammatiche, cambiò radicalmente la sua vita e gettò le basi per i suoi studi sull’ego: come nasce e si manifesta, a cosa serve, in che modo ci penalizza, come possiamo conviverci senza che ci impedisca di ascoltare la parte più libera e vera di noi stessi. [N.d.R.: Non si tratta dello stesso concetto di Ego usato in psicologia.]

Il lavoro di Eckhart Tolle ha chiarito le mie idee sulla realtà quando ancora erano abbastanza confuse e ha reso meno malfermi i passi successivi. Il suo approccio logico mi piace, e così la capacità di parlare della vita reale. Inoltre il Tolle-uomo mi ispira una simpatia del tutto particolare, che forse potrete capire guardando questo video, scelto a caso su YouTube.

Per sapere qualcosa di più su di lui vi rimando a questo link, o meglio ancora alla lettura dei suoi libri Il potere di adesso e Un nuovo mondo.


Caroline Myss

CAROLINE MYSS

Caroline Myss, nata negli Stati Uniti nel 1952, è una “medical intuitive”: già da bambina aveva la percezione delle parti del corpo malate nelle persone con cui entrava a contatto. L’incontro con il neurochirurgo Norman Shealy, fondatore della American Holistic Medical Association, trentacinque anni fa, diede inizio a una collaborazione che dura tuttora.

Il lavoro di Caroline Myss è di vasta portata. In particolare apprezzo il suo approfondimento del concetto di archetipi come tendenze compresenti nella personalità, che ci guidano in una direzione piuttosto che in un’altra; la sua visione dell’evoluzione umana; la suo costante esortazione a sentire cosa ci dà potere e cosa ce ne sottrae… e poi i suoi modi energici, il suo senso dell’umorismo, il suo rigore.

Per un assaggio di Caroline Myss potete vedere un suo video su YouTube, come questo, oppure leggere Anatomia dello spirito, Contratti sacri e Why People Don't Heal And How They Can.


Sadhguru
SADHGURU

Jaggi Vasudev, conosciuto come Sadhguru, è un mistico e yogi indiano nato nel 1957. Il termine Sadhguru significa letteralmente “guru ignorante”, perché la sua preparazione è basata non sui libri, ma sulla pratica dello yoga e sull’esperienza della vita nella sua interezza. È un tipo strano, se vogliamo, oggi fotografato su una moto da cross, domani tra i bambini, il giorno dopo mentre partecipa a una manifestazione per la riforestazione del bacino del Gange.

Quando mi sono imbattuta in Sadhguru su YouTube, le mie prime impressioni non sono state del tutto positive: quel sorriso tra il bonario e l’ironico, le barzellette che raccontava, certe espressioni un po’ brutali… era molto diverso dalla mia idea di saggio! Le sue parole, però, erano così originali e convincenti che ho continuato a seguirlo, così ho potuto cambiare idea sul suo conto. Mi piace la sua capacità di unire nel suo messaggio l’eterno all’attuale; mi piace la sua insistenza sull’imparare a vivere intensamente, e anche il senso di gioia e di libertà che le sue parole comunicano.

Di Sadhguru ho letto il libro La gioia è alla portata di tutti. La via dello yoga, e soprattutto seguo la newsletter che ricevo giornalmente dalla Isha Foundation (potete riceverla anche voi iscrivendovi qui). Qui trovate invece il suo video di inizio d'anno.

Parlare di persone che stimo tanto è difficile e imbarazzante. Non c’è modo di trasmettere in poche righe la complessità (e semplicità) del loro pensiero, e il rischio di proporre grossolane caricature è sempre presente. Ci tenevo a tentare l’impresa, però, perché persone come loro – come Gandhi, come Madre Teresa – sono risorse meravigliose e hanno larghe spalle su cui salire per vedere più lontano.

Grazie di avermi seguita in questo viaggio lontano dalla rotta usuale!


BOLLETTINO DELLO SCRITTORE
Avere iniziato a scrivere la Nuova Storia senza una pianificazione adeguata mostra i suoi limiti: ho ancora qualche capitolo di autonomia, poi dovrò rallentare per documentarmi meglio su un aspetto fondamentale della storia. In vista della pubblicazione di Veronica c’è, il mio YA previsto in uscita per la primavera, mi viene anche voglia di terminare la revisione del mio secondo romanzo per ragazzi, per farlo uscire qualche settimana dopo Veronica e sfruttare la sua scia. Naturalmente non voglio abbandonare la Nuova Storia... chissà se il miracolo mi riesce.

BOLLETTINO DEL LETTORE
Sto leggendo, oltre al quinto libro della saga Outlander, il Tao Tê Ching (chi ci capisce qualcosa è bravo) e La vita del pastore di James Rebanks, racconto autobiografico di un moderno allevatore del Lake District – una lettura meravigliosa, che vi consiglio anche se, diversamente da me, non avete un particolare interesse per le pecore (Daniele, credo che piacerebbe anche a te).



31 dicembre 2018

Le mie letture del 2018







Proprio agli sgoccioli dell’anno, mi unisco al coro dei blogger che hanno parlato dei libri letti nel 2018.








È anche una buona occasione per rilevare le mie tendenze del momento, cui di solito non presto attenzione.

Per me è stato un anno di letture costanti, ma meno intense del solito. Colpa di un periodo piuttosto impegnativo, scivolato sul finale in una generale disfatta tecnologica di cui non mi sono ancora liberata. Capitano anche a voi periodi in cui non passa giorno senza che qualcosa si rompa o vada perduto? Giusto per sapere se esistono congiure periodiche degli oggetti... Su questo farò scendere un pietoso “andrà meglio il prossimo anno”, molto adatto al 31 dicembre. La seconda “colpa”, invece, mi brucia un po’ perché ne sono responsabile: non è stato un anno di buona focalizzazione delle energie. Nel 2018 non mi sono impegnata a fondo in nessuna delle attività che mi interessavano di più, scrittura inclusa. Ho letto di meno, insomma, senza per questo scrivere o meditare di più, o fare altro di degno di nota, almeno all'apparenza. Comunque sia, “disciplina” sarà senza dubbio una delle mie parole chiave per il 2019.

Ma torniamo ai libri. Ho contato sulla mia lista – che in parte avete già trovato sui miei bollettini del lettore – 27 libri, di cui 14 saggi e 13 romanzi/raccolte di racconti. La saggistica ha superato la narrativa! Non immaginavo che il sorpasso sarebbe avvenuto.

Dal punto di vista della narrativa, la parte del leone – chi ha letto i miei bollettini del lettore lo sa – l’ha fatta la saga Outlander, di Diana Gabaldon. Dopo avere letto il primo libro a fine 2017, nel 2018 ho letto i tre successivi e sto attualmente leggendo il quinto. A catturarmi all’inizio era stata l’ambientazione nella Scozia del Settecento, ma sbagliavo a pensare che i nuovi scenari della storia avrebbero raffreddato il mio interesse. Come ho già detto fino alla nausea (vostra), la Gabaldon è davvero brava, un esempio di come la letteratura cosiddetta “commerciale” possa essere di ottima qualità. Dopo migliaia di pagine – sono libri belli corposi – è impossibile non affezionarsi ai suoi personaggi e non apprezzare la sua capacità di rendere viva ogni situazione nei dettagli, senza mai appesantire la narrazione. Sarebbe utile leggere con l’occhio dello scrittore, ma mi limito a godermi la cavalcata!

Outlander a parte, voglio citare tre romanzi che mi sono piaciuti particolarmente.



Burial Rites
(Ho lasciato entrare la tempesta)

Hannah Kent
 
Un romanzo particolare, che ho letto perché consigliata da Serena Bianca De Matteis. Fiducia ben riposta! La Kent sa raccontare e la storia di Agnes Magnúsdóttir ha un grande fascino, sia per l’ambientazione nell’Islanda dell’Ottocento, sia per la complessa personalità della protagonista, che la porta a essere vista come strega, seduttrice, colpevole, assassina; in altre parole, una donna troppo fuori dal coro per la sua società e il suo tempo.
 

 

Il mio nome è rosso
Orhan Pamuk


Questo giallo ambientato a Istanbul nel 1591, nel mondo dei miniaturisti al servizio del sultano, mi ha lasciato impressioni molto vivide. C’è l’indagine su un omicidio, c’è una storia d’amore, ma soprattutto c’è l’immersione in un mondo interessante e ricco di fascino, che ha saputo tenere desta la mia attenzione anche con l’appesantirsi della storia sul finale. Di questa lettura devo ringraziare Cristina.
 



 

L’incolore Tazaki Tsukuru
e i suoi anni di pellegrinaggio
Haruki Murakami

Una storia che parla di sofferenza, di abbandono e della faticosa costruzione di un’identità in armonia con la propria essenza. Murakami riesce sempre a catturare la mia attenzione e trattenerla, al di là delle mie impressioni razionali. Davvero non so dire – ed è un po’ frustrante – cosa mi piaccia tanto di questo autore. Il suo stile semplice, quasi dimesso? Le sue trame sul filo dell’assurdo? La presenza costante di un senso di mistero? Il fascino di una cultura così diversa dalla nostra? Non so rispondere, e proprio questo è la migliore dimostrazione di quanto possa essere complessa l’esperienza della lettura.




Per quanto riguarda la saggistica, ho trovato speciali Walden, di Thoreau, e Why People Don’t Heal and How They Can, di Caroline Myss. Non vorrei però liquidare testi del genere con due laconiche righe di descrizione. Forse arriverà un post ad approfondire il discorso.

E ora, due parole sul 2019 ormai in arrivo. Cosa posso augurarvi?

Che la salute accompagni voi e i vostri cari.
Che il vostro anno sia ricco di scoperte e ri-scoperte.
Che possiate dedicare tempo ed energie alle attività e alle persone che amate.
Che sia un 2019 caldo e amorevole.



Buon anno!




24 dicembre 2018




A tutti voi e ai vostri familiari

i miei migliori, caldi auguri

per il Natale in arrivo

e per l’inizio del nuovo anno.

A rileggerci presto, già nel 2019!





17 dicembre 2018

Blog-tour: intervista a Elena Ferro




Una bella novità per il mio blog!

Oggi sono felice di ospitare la terza tappa del blog-tour

dell’amica Elena Ferro,

per farvi conoscere il suo libro Tecniche di oratoria.



(Se vi siete persi le prime due tappe, le trovate qui e qui.)

23 novembre 2018

Elogio della metafora

By Skeeze






Tra una chiacchiera e l’altra, vi racconto cosa ho scoperto sulla metafora, amica non solo degli scrittori.









Ciao amici lettori,


come state? Spero che per voi sia un periodo buono, o perlomeno non troppo faticoso. Leggete, scrivete? Ognuna di queste attività migliora la vita; se le praticate entrambe, l’effetto sarà forse silenzioso, ma sempre magico. Avete presente quel senso di smarrimento, di vuoto, che prende chi ama scrivere quando per qualche giorno/settimana non lo fa? Ne parlavamo in privato con Maria Teresa Steri, ma credo che lo conosciamo tutti. Scrivere dà una bellissima dipendenza.