4 giugno 2018

Di maestri e di guru


Foto Pixabay - Sasin Tipchai
Scuola all'aperto a Pa, in Asia





Vi piace imparare? Scommetto che la risposta è sì. Ma siete ben disposti verso chi insegna... e verso i "guru"?











Sono sicura che qui la risposta si fa molto più variegata, ed è proprio qui che vorrei intrufolarmi con le mie riflessioni.

Parto dal “guru”, termine tanto abusato e distorto che ormai non si può pronunciarlo senza che qualcuno prepari la treccia d’aglio. Chi è costui? Nella religione induista – visto che il termine viene dal sanscrito – il guru è un maestro, un precettore spirituale. Noi occidentali, che abbiamo adottato il termine a modo nostro, nel linguaggio comune lo usiamo per indicare: a) il personaggio di successo che sceglie di condividere ciò che ha appreso nel suo campo con chi ha la pazienza di ascoltarlo; b) il santone a capo di una setta che prosciuga i portafogli degli adepti, e magari finisce sulle pagine di cronaca per pratiche sessuali illecite. In entrambi i casi la connotazione spirituale è andata persa, mentre se ne sono aggiunte di nuove: nel primo caso il successo personale come condizione per essere definito (o definirsi) guru; nel secondo caso una certa malafede, quando non un palese intento truffaldino.

Tanto per non usare il termine a sproposito, e liberarmi da queste sfumature indesiderate, adotterò in questo post il termine “maestro”, più neutro e versatile.

L’apprendimento, secondo me, è una parte fondamentale della vita, forse seconda in importanza soltanto all’amore nel suo senso più ampio. Imparare significa non smettere mai di guardare la realtà con meraviglia. Significa conoscere e comprendere. Significa avvicinarsi a ciò che è lontano, ed essere in grado di evolvere, o comunque averne la possibilità. Relegare l’apprendimento al periodo scolastico sarebbe davvero un peccato.

Questo, almeno, è il mio pensiero. Non sono obiettiva: adoro imparare, non per una valutazione razionale della sua utilità, ma per il puro piacere di farlo. Quando leggo saggistica, cerco di fissare i concetti tramite appunti, sottolineature, note a margine; imparo testi di canzoni e mantra in lingue che non conosco; esco regolarmente dalle mie abitudini di lettura per scoprire nuovi argomenti, nuove fonti. In particolare adoro che il sapere mi sia trasmesso da una persona che lo ha già assimilato e utilizzato, perché in quel caso l’esperienza gli permette di colorare ciò che insegna con sfumature diverse e personali.

Dopo questa premessa, potete immaginare quanto mi stupisca trovare tante persone maldisposte nei confronti di chi si trova, per incarico o per elezione spontanea, nel ruolo di insegnante o di vero e proprio guru spirituale. Il pretesto – perché tale mi sembra – è che il maestro sia di default inadeguato: non ha le credenziali giuste, insegna male, le sue "regole" non funzionano, e poi – soprattutto – non è perfetto! Come si permette di insegnare uno che tradisce la moglie, beve o non paga le tasse?

Specifico: non sto dicendo che l’insegnamento deve fare perdonare qualunque difetto della persona; ma una cosa è il messaggio, un’altra il messaggero. Le idee valide restano valide chiunque sia a esprimerle. O no?

Su questo argomento ho avuto spesso occasione di discutere, per esempio in relazione alla scrittura creativa, e in particolare ai guru propriamente detti. A loro viene spesso richiesto di essere sovrumani per meritare il ruolo. Però non si diventa maestri spirituali con un corso, non esistono diplomi; c'è solo l'acclamazione popolare. Le persone – tante persone – riconoscono il guru come un punto di riferimento perché hanno riscontrato la validità del suo messaggio nella propria vita. Considerato che non si parla di pesi e misure, il valore delle parole del guru è – e resterà sempre – opinabile. Questo non implica che il guru sia un venditore di aria, né che chi lo segue sia un babbeo (si usa ancora questo termine desueto? Ahaha, anche "desueto" è ormai desueto...).

Tornando al punto, ha importanza che il guru sia sovrappeso, che viva in una villa e abbia persone che lo servono, che faccia pagare l'entrata a una sua conferenza? Secondo me è importante prima di tutto quello che predica, che può convincermi o meno. Non sento il bisogno di idoli senza macchia.

Da dove viene questo atteggiamento ipercritico verso chi insegna? Non sono davvero convinta che il problema sia la figura del maestro, di qualunque genere sia. Spesso chi lo critica non lo conosce nemmeno. Credo piuttosto che molte persone provino un’istintiva avversione, più o meno consapevole, verso l’apprendimento in sé. Se si chiedesse la loro opinione, probabilmente direbbero che seguono volentieri i consigli degli esperti, ma poi, chissà perché, nessuna figura sembra loro abbastanza autorevole per insegnare loro qualcosa. Che sia un problema di opposizione all'autorità ereditata dall'infanzia? Del resto imparare significa essere coinvolti in un costante processo di cambiamento, mentre molte persone stanno bene così come sono, e non desiderano mettersi in discussione. Anche questo è legittimo.

Certo esistono maestri incapaci di insegnare, o impossibilitati a farlo bene da fattori estranei alla loro volontà; esistono furboni e finti esperti; esistono maestri che spandono luce intorno a sé meglio di un faro da stadio, e altri che emanano un chiarore quasi invisibile. È importante distinguere, è importante imparare in modo critico. Lo stesso mi sento di dire: grazie di cuore, cari maestri! Che mi abbiate insegnato materie scolastiche, oppure danza, sci, yoga, wushu, taiji, lingue straniere, scrittura creativa, ma anche botanica, sciamanismo, meditazione e chissà cos’altro, vi sono infinitamente grata per avere condiviso con me qualche pepita delle vostre conoscenze, tramite le parole o anche soltanto attraverso l'esempio. Non m'importa che non siate perfetti, non lo sono nemmeno io! 


BOLLETTINO DEL LETTORE

Gli spiriti non dimenticano, di Vittorio Zucconi, è stata un’ottima lettura; tanto buona che la considero la prima di una serie di letture sugli indiani d’America, per cui avevo sempre tifato alla cieca, senza uscire dalla mia ignoranza storica. La storia di Cavallo Pazzo mi ha lasciato qualcosa di importante. Ora tocca a L’eresia di Giordano Bruno e l’eternità del genere umano, di Giuliana Conforto. La quantità di prefazioni, prologhi e introduzioni mi ha già fatto arricciare il naso, ma speriamo bene. Il Mahabharata, intanto, procede di un paio di capitoli a sera. Rimango così estasiata dai personaggi e dalle descrizioni che me ne vado a letto sorridendo. Manca qualcosa? Ma certo, un buon libro di narrativa! Il terzo volume della saga di Outlander, Voyager, è già pronto sullo scaffale…


BOLLETTINO DELLO SCRITTORE

È un periodo ricco per Cercando Goran, con recensioni positive sul mercato di lingua inglese e su quello italiano. Ringrazio in particolare Nadia Banaudi e Sonia Lombardo, che mi ha ospitata sul suo sito Storia Continua per parlare del romanzo e della mia esperienza nel self-publishing.

Ho da poco iniziato la nuova, nonché ultima (spero!) revisione di Veronica c’è, il romanzo per adolescenti – o YA (young adults) – con cui ho sfiorato la pubblicazione con un editore importante. Intendo proporlo presto su Amazon, revisione e copertina permettendo. Stavolta avrò il prezioso aiuto di un fotografo di mia conoscenza… ma di questo vi parlerò più avanti.




Acquista su Amazon.it

(e-book e cartaceo)

oppure

leggi gratis con Kindle Unlimited



16 commenti:

  1. Contro i "maestri" non ho affatto nulla da dire anche perchè se non so, chiedo. Poi sono convinta che non si potrà mai sapere tutto ma che si possa cercare di sapere di più.
    Ma.... c'è un ma. Se io chiedo è perchè non so e quindi in un certo senso confesso la mia ignoranza in materia, ignoranza intesa proprio come l'ignorare, l'esserne all'oscuro.
    Ci sono determinati "maestri" invece che ti fanno cadere il loro sapere dall'alto, che se non te lo dicono in faccia, e forse sarebbe meglio, ti fan sentire proprio ignorante ma inteso in senso molto più lato, cioè stupido.
    Spero di non aver frainteso il senso del tuo post ma ho letto di corsa perchè in questi giorni sono... di corsa appunto :)
    Ciaooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio doppiamente di essere passata a commentare. :) Non ci si può far piacere qualunque insegnante e qualunque insegnamento, ma è un peccato non riconoscere un valore in sé a quanto di buono un insegnante può dare, anche imperfetto com'è come persona. Le persone di cui parli tu mi sa che non le considero proprio maestri, perché la mancanza di rispetto umano verso le persone rende impossibile l'insegnamento. :)

      Elimina
  2. Amo anch'io imparare, ma sono abbastanza suscettibile su come l'insegnante si pone. Ho la soglia bassa.
    E poi volevo dirti che il libro di Zucconi, giornalista molto amato in casa nostra, è piaciuto tantissimo anche a mio marito!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Zucconi ha un bel modo di raccontare, e io ho molto apprezzato poter uscire dall'idea un po' superficiale dell'indiano "buono", non meno cliché dell'indiano cattivo che si trovava cinquant'anni fa nei film americani. Anche se Cavallo Pazzo, in un certo senso, ne emerge più che buono.

      Elimina
  3. Chiedi da dove viene questo atteggiamento ipercritico... Mah! Probabilmente è il frutto dei tempi: tutti si sentono in diritto di aprire bocca e di parlare, mentre in realtà le opinioni non sono affatto identiche. Poi bisognerebbe spiegare che c'è una certa differenza tra "pensiero", "opinione", "idea", ma chi fa queste distinzioni di certo è uno snob. Un intellettuale. Mentre in realtà è solo uno che ragiona. Ma ragionare è passato di moda... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho pensato a te mentre scrivevo il post, perché mi hai ispirata sull'argomento. Hai ragione, nel nostro mondo di opinionisti circolano troppi discorsi, e troppe parole assumono peso quando ne avrebbero meno di... una brezza. Parlando di maestri, però, non ho in mente quel tipo di ronzio fastidioso, quanto piuttosto la disponibilità di tante persone a condividere ciò che sanno. :)

      Elimina
  4. Per come lo percepisco io, un guru è una persona che insegna qualcosa avendone conseguito personalmente grandi risultati, termine per lo più utilizzato per alcuni settori (penso al marketing o all'informatica perché sono quelli cui sono più a contatto). Purtroppo con i social siamo all'esplosione dei guru, crescono come funghi ad ogni angolo e non riesci più a distinguere quelli buoni da quelli velenosi! Perché imparare è sempre una buona cosa, ma spendere soldi (perché i guru mica lo fanno gratis!) per un corso le cui nozioni poi si rivelano sbagliate, inutili, ovvie o campate per aria, no, quella non è una buona cosa.
    E ti dirò: preferisco il guru con la macchia o le ginocchia sbucciate, perché solo uno che è caduto e s'è fatto male ti eviterà di cadere a tua volta. ;)
    Voyager, aka Il cerchio di pietre. Io sono a Drums of Autumn, Tamburi d'autunno! Tanto la stagione 4 andrà per le lunghe, dicono. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevo pensato all'aspetto economico della guru-mania... sarà perché i miei maestri sono sempre stati o gratuiti (vedi scuola e certi summit e webinar in rete), o sportivi (nel qual caso sai cosa compri), o autori di libri (costo limitato, quasi sempre con i pareri altrui come piccola garanzia). In ogni caso, soldi o no, trovo giusto e normale che il potenziale allievo tenga acceso il cervello. :)

      Elimina
  5. Allora...se parliamo di scrittori, stavolta sono io a non essere obiettiva per niente! L'unica cosa che fatico un po' a perdonare è un'eccessiva presunzione, ma deve essere proprio una boria smisurata! Per il resto per me un bravo scrittore può fare (nei limiti della cronaca..."bianca") quasi qualsiasi cosa senza che io perda la stima in lui o in lei!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sullo scrittore la penso come te; su chi insegna a scrivere, invece, applico il principio "tengo quello che mi convince, tralascio quello che non mi convince, comunque grazie." :)

      Elimina
  6. Sono d'accordo con te, abbiamo bisogno dei maestri, quelli che trasmettono il loro sapere, ma anche la loro esperienza. Anch'io sono amante del sapere in senso lato e ho frequentato molti corsi sia per lavoro che per piacere. Occorre distinguere, certo, ma anche mantenere viva la voglia di imparare. E in tanti atteggiamenti oppositivi leggo soprattutto poca voglia di apprendere e di mettersi in discussione;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so se esiste un corso che davvero non vorrei seguire (attività pericolose a parte). Credo che sia proprio calarmi nel ruolo di allieva a farmi interessare all'argomento, anche quando non ero interessata in precedenza. :)

      Elimina
  7. E' davvero una simpatica coincidenza che entrambe, in modi diversi, pubblichiamo post sull'importanza della formazione. Nel mio ultimo post dicevo che la formazione è un continuo mutamento, in qualche modo in sintonia con quanto tu affermi. Occorre mettersi in discussione se si vuole imparare, uscire dalla zona di comfort. Ecco perché non tutti ne hanno voglia.Ci eravamo dette che avremmo scritto un post sui guru, ricordo bene. Il mio è in fase di stesura, intanto colgo qui la tua attenzione per la scelta.
    Un formatore, un insegnante, in genere è scelto da altri. Può piacerci oppure no, ma non decidiamo noi. Il nostro maestro invece spetta a noi. Ma abbiamo l'autonomia di distinguere che non sia un manipolatore?
    I guru quando svolgono la funzione di sostegno sono positivi. Quando tentano di indirizzarti a mio avviso no.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho fatto lo sprint per batterti in velocità! Ora aspetto il tuo post. ;)
      Forse è presunzione, ma mi sento tranquilla sul fronte manipolazione. Anche se mi piace imparare, rispondo soltanto a quello che suona buono al mio intuito, come se nascesse da dentro di me; il resto magari lo apprendo superficialmente, se serve, ma non lo faccio veramente mio.

      Elimina
  8. Mi piacciono i maestri, credo però che il problema nasca dal fatto che troppi vogliono salire in cattedra e forse non tutti a ragione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo succede, ma io bado soltanto a quello che mi arriva di buono. Che la persona meriti o meno la sua posizione è un problema che non mi pongo, perché quello appartiene alla sua sfera personale, diciamo; mentre il mio essere in grado di ricevere appartiene alla mia sfera personale. Non mi trovo bene nel mischiare le due cose. Se però non mi arrivano messaggi interessanti, allora non c'è maestro, oppure non è il maestro adatto a me. :)

      Elimina