25 aprile 2018

La scrittura vista da DEBORAH EISENBERG



Il bello della scrittura – almeno per me – è l’esperienza di mettere a frutto una serie di elementi dati. Abbiamo a disposizione un corredo di strumenti inflessibile: il nostro vocabolario, la nostra grammatica, i simboli astratti sulla pagina, le nostre limitate capacità espressive. Scrivi qualcosa, ed è imbarazzante, banale, artificiale, approssimativo; ma con i tuoi sforzi puoi riuscire a renderlo almeno un poco flessibile, trasparente. Puoi convincerlo ad aprirsi per rivelare quello che se ne stava in agguato in fondo alle goffe parole che hai scritto. Quando inserisci una virgola, oppure aggiungi o elimini una parola, è così eccitante che dimentichi quanto sia terribile scrivere per la maggior parte del tempo.


(Citazione tratta da un’intervista su The Paris Review. Potete leggerla per intero, in lingua inglese, qui.)






Non ho mai trovato terribile scrivere; piuttosto mi sembra terribile non riuscirci, oppure sentirmi bloccata nel farlo, ma non credo che la Eisenberg intenda questo. A volte però mi capita di toccare tasti delicati, di solito senza alcun preavviso: tutto sta andando normalmente e... bam, eccoli lì. Li riconosco soprattutto dalla mia fretta di passare oltre, con cui devo lottare ogni volta. Invece mi sento molto vicina alle parole della Eisenberg sull'emozione che si prova aggiustando i dettagli, sentendo che cambiano suono e ritmo, mentre la frase si avvicina, passo dopo passo, a quella che si aveva in mente.

Per non farvi dimenticare Cercando Goran - improbabile, per quanto sono pressante! - vi segnalo l'intervista di Cristina sul suo blog Il Manoscritto del Cavaliere, che risale a quando il romanzo portava ancora il titolo Due vite possono bastare. Anche stagionata, continua a piacermi! La trovate qui.   




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17 commenti:

  1. La citazione esprime perfettamente il senso profondo della scrittura con la S maiuscola.
    La scrittura vera non è immediata e non è casuale. È frutto di un lavoro, infaticabile e a volte disperante.
    Presto leggerò il tuo romanzo, ora sono alle prese con un libro che devo assolutamente restituire. :)

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    1. So bene come funzionano le code dei libri da leggere! Grazie. :)
      Nelle parole della Eisenberg riconosco il piacere nel percepire le differenze infinitesimali di effetto nel modo di usare la lingua. Deve essere una sensazione simile a quella di un musicista che accorda il suo strumento, o di un pittore che cerca la sfumatura di colore giusta.

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  2. Le parole della Eisemberg toccano gli aspetti della scrittura con cui mi scontro ogni giorno: riuscire a rendere con le parole quello che ho in mente. E' un lavoro talvolta estenuante, ritoccare, aggiustare, togliere, limare, ma alla fine, se il risultato è quello sperato, ripaga di tutti gli sforzi.

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    1. Verissimo! Quando sento che la frase, o il paragrafo, ha il suono che volevo, sono davvero soddisfatta. :)

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  3. Molto bella questa citazione: le parole sembrano dei pesci che se ne stanno rintanati sotto la sabbia, in fondo al mare. Bisogna cercare di farli guizzare fuori! E grazie per la menzione alla mia intervista, come ci siamo dette di recente mi sembra ancora valida. :)

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    1. A volte preferirei lasciarli sotto... ma se escono allo scoperto, dopo ci si sente meglio. :) Grazie a te della bella intervista. Le domande, il loro tono, in un'intervista hanno quasi maggior valore delle risposte.

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  4. La citazione è molto bella. Però tutta questa eccitazione quando aggiungo una virgola non riesco a provarla. Se mai mi irrito: ma perché non ci ho pensato prima?

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    1. Davvero? E non diventano una pena le revisioni, così? Ma è una domanda sciocca, perché ognuno adatta il metodo che usa ai propri gusti. Mica per niente noi umani non ci siamo ancora estinti, nonostante i disastri che combiniamo... ;)

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  5. Tutto il lavoro di fino che avviene in seguito, illumina i tratti del nostro dormire, il nostro "non esserci stati" in un atto che richiede una presenza totale.

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    1. C'è del vero nelle tue parole, ma credo che la presenza totale sia, per gran parte del tempo, un obiettivo cui mirare, più che una possibilità immediata - il che non significa che non valga la pena di imparare come arrivarci. ;)

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  6. "Scrivi qualcosa, ed è imbarazzante, banale, artificiale, approssimativo"...che dire? È verissimo! Tu dici che non hai mai trovato terribile scrivere, che "piuttosto ti sembra terribile non riuscirci". Personalmente ritengo che quando non ci riesco il novanta per cento del motivo sia contenuto nella frase citata sopra!

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    1. A bloccare me sono più altri problemi, di cui spesso parlo nei post. Comunque anche a me capita di scrivere un paragrafo, rileggerlo e accorgermi che ho detto tutto quello che volevo dire in italiano corretto ed evoluto, ma lo stesso il paragrafo suona affascinante come il bugiardino dell'antibiotico. Per fortuna tutto si può correggere... o eliminare! ;)

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  7. Interessante citazione, mi ritrovo in essa, a volte mi sembra di scrivere cose banali o imbarazzanti o che non rendono assolutamente quello che vorrei dire, nel modo in cui vorrei dirlo. Però vado avanti e alla fine riesco a trovare le parole che cercavo, non tutte, ma qualcuna sì. Serve tanta fatica.

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    1. Eh sì, c'è davvero tanto lavoro dietro un pezzo ben scritto... e se il pezzo è lungo come un romanzo, mantenere un certo livello qualitativo non è facile.

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  8. Per me è inevitabile lasciar decantare le parole. Ho bisogno di tempo per accorgermi che una frase non esprime esattamente ciò che volevo dire. Non so bene perché, ma è così. Allora intervengo ritoccando, prima eliminando, poi aggiungendo, spostando... Lascio decantare ancora una volta e rileggo. Un lavorone! Non è facile rendere ciò che ho in mente con la scrittura. Per niente. Però, se alla fine ritrovo il senso che desideravo imprimere, sono felice :)

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    1. Seguo lo stesso tuo sistema con gli articoli del blog; la narrativa lunga, invece, moltiplica i passaggi, ma il principio resta lo stesso. E' come se scrivendo la sensibilità si inquinasse, e fosse necessario purificarla per valutare il risultato. Per me tra ogni passaggio deve esserci una notte di sonno. :)

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