10 gennaio 2017

Di personaggi e di contrasti


Contrast art











Il bravo autore conosce bene i suoi personaggi, ma forse ancora non basta...













Stamattina, passando a salutare un’amica, l’ho trovata raffreddata e con l’espressione di chi ha visto giorni migliori. Non solo si era giocata i giorni di festa tra vari sintomi influenzali, ma ora doveva anche lavorare – un lavoro a contatto con il pubblico, vera pacchia quando si è malati. Le ho chiesto se aveva usato qualche medicina naturale, ma già sapevo che mi avrebbe detto di no e che nemmeno lo fatto in seguito, visto che è una di quelle persone che in linea di massima non si cura affatto.

Idea! Sono andata a comperare in farmacia un mix a base di echinacea e gliel’ho portato come regalo di compleanno anticipato di qualche giorno. Che bella persona sono, nevvero? Ma no, non è questo il punto. Il fatto è che quando le ho portato il mio salutare dono me la sono vista rifiorire sotto gli occhi. Se solo avesse cambiato espressione subito dopo avere ingoiato la prima bustina anziché subito prima, avrei pensato di avere acquistato senza saperlo una pozione magica!

Questo piccolo fatto mi ha colpita. Più tardi, ripensando alla vita della mia amica, credo di avere compreso le ragioni della sua reazione; ma anche senza imbastire una seduta psicanalitica, mi era chiaro che quel gesto, per me gentile ma normale, l’aveva fatta sentire amata. Questo perché veniva incontro a una sua esigenza primaria, cioè l’essere accudita. Nel suo personale linguaggio dei sentimenti, amare = accudire e proteggere.

Come sempre, i rapporti con gli esseri umani mi fanno riflettere sui personaggi delle storie che scrivo e leggo. In questa specifica situazione ho visto confermato come sia difficile vedere la realtà attraverso gli occhi degli altri, anche quando crediamo di conoscerli. Tutti possediamo tasti che risuonano in noi secondo un codice del tutto personale, nato dal contesto in cui siamo cresciuti, dalle nostre esperienze e dal nostro carattere. Anche a me piace essere amata, ma nel mio codice accudimento e protezione non sono ai primi posti; prima sceglierei condivisione, probabilmente, ma non voglio uscire dall’argomento.

Il fatto è che i personaggi della storia sono profondamente diversi tra loro. Devono esserlo. Che esprimano diversi aspetti del nostro sentire, in somiglianza o in opposizione, ma sempre in relazione a noi, forse non è sufficiente. Ma non è facile avventurarsi lontano dalla propria sensibilità. Per farvi un esempio, io provo un’avversione abbastanza forte per i personaggi trasgressivi (e anche per le persone che si sentono tali e mi sembra lo ostentino troppo, ma si sa, ognuno ha i suoi gusti). Non li capisco, non mi immedesimo in loro. Come risultato mi viene spontaneo relegarli in ruoli negativi e dipingerli sommariamente.

Se dovrei oppure no ammettere nelle mie storie personaggi che detesto, è una domanda cui non so rispondere. Le forzature non mi piacciono. Non sono nemmeno d’accordo con chi dice che un “vero” scrittore sa scrivere di tutto e di tutti. Ognuno si esprime meglio nell’ambito che rientra nella sue corde, e questo mi pare applicarsi almeno in parte anche alla scelta dei personaggi. Con questo, non mi sento esonerata dal comprendere meglio i miei personaggi – almeno quelli principali – cercando di addentrarmi nel loro personale codice. Una carezza, un insulto, una porta sbattuta non sarà lo stesso gesto per tutti i possibili riceventi. Il fatto che infiammerà un personaggio produrrà nell’altro una reazione meno viscerale.

La capacità dell’autore di entrare in profondità nei personaggi più diversi, oltre a renderli più realistici fornisce alla storia contrasti fondamentali. Non parlo soltanto delle varie forme di conflitto, ma della pura esistenza di elementi contrastanti, in cui ognuno funge da sfondo per l’altro facendolo risaltare molto più di quanto accadrebbe in un contesto tono-su-tono.

Penso ai contrasti nelle ambientazioni della storia, per esempio, che possono produrre cambiamenti di atmosfera molto intensi. A questo proposito mi viene in mente un viaggio in Portogallo di parecchi anni fa. Io e mio marito arrivammo stremati a un ristorante in una specie di paesino fantasma stile vecchio west, dopo avere guidato per ore in un paesaggio arroventato dal sole. Ricordo come fosse adesso il momento in cui la porta si aprì: il freddo improvviso dell’aria condizionata, le luci artificiali e i toni sul blu della moquette e delle pareti creavano un ambiente elegante e quasi notturno. Altro che vecchio west! Più che la porta del ristorante sembrava un portale su un’altra dimensione.

Contrasti, quindi. Di colore, di carattere dei personaggi, di gestualità, di linguaggio. In fondo noi “vediamo” le scene prima di scriverle, perciò il nostro scritto può ben avere caratteristiche pittoriche! Ma anche contrasti nella lunghezza delle frasi, nel modo di iniziare/finire i capitoli.

Non è cosa da realizzare a tavolino: aggiungo un contrasto qui, uno là… però sono sempre più convinta che quello che abbiamo dentro si esprima naturalmente in quello che mettiamo fuori, perciò mi ripropongo di diventare un’osservatrice migliore. Chissà che non riesca ad ampliare la mia “comfort zone”.


E voi, come vivete la psicologia fine dei vostri personaggi e i contrasti?



P:S.: Il commento di Mattia mi ha fatto notare che i termini "tipo trasgressivo" sono tanto vaghi da non avere molto significato. A chiarimento (e senza pretendere che i miei gusti abbiano un valore oggettivo) riporto qui la mia risposta a Mattia.

"Il tipo trasgressivo che di primo acchito mi urta è quello che sbandiera con orgoglio caratteristiche che io percepisco come negative, del genere "io bevo, fumo e dico quello che mi pare senza guardare in faccia a nessuno". Tutte queste cose una persona può farle liberamente, ma perché metterle su un altare in modo così arrogante? In particolare la questione del "dico quello che mi pare senza guardare in faccia a nessuno" nel mio codice corrisponde a "manco di rispetto a tutti e me ne vanto", perciò figurati quanto lo gradisco. Alla fine, forse è l'arroganza a darmi fastidio. Tra i miei lettori non ho mai incontrato persone così."







27 commenti:

  1. Io in generale tendo a essere un po' più grossolano sulla psicologia dei miei personaggi. Cerco di renderli coerenti e di dare sfaccettature personali a ciascuno di loro, ma fin'ora non avevo mai pensato a curare tutto così nei minimi particolari come dici tu. Vero è anche che nei generi che scrivo io di norma la trama è più centrale rispetto ai personaggi. Ma penso che da ora rifletterò maggiormente su certi particolari - il tuo post è molto utile, da questo punto di vista :) .

    Spero comunque di non starti antipatico, visto che da certi punti di vista potrei anche essere visto come una "persona trasgressiva" :P .

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    1. Non mi sei affatto antipatico! In effetti non sono stata molto chiara, e quello che è trasgressivo per me non lo è per un altro. Io stessa posso essere vista da qualcuno come trasgressiva per il fatto che tendo a non rispettare le convenzioni in cui non credo (e non sono poche). Il tipo trasgressivo che di primo acchito mi urta è quello che sbandiera con orgoglio caratteristiche che io percepisco come negative, del genere "io bevo, fumo e dico quello che mi pare senza guardare in faccia a nessuno". Tutte queste cose una persona può farle liberamente, ma perché metterle su un altare in modo così arrogante? In particolare la questione del "dico quello che mi pare senza guardare in faccia a nessuno" nel mio codice corrisponde a "manco di rispetto a tutti e me ne vanto", perciò figurati quanto lo gradisco. Alla fine, forse è l'arroganza a darmi fastidio. Grazie di avere suscitato questo chiarimento, che ora aggiungo al post. (Tra i miei lettori, per inciso, non ho mai incontrato persone così.)

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  2. Ciao Grazia! È un argomento molto interessante. Credo si possa affrontare solo in due modi: o con una laurea in psicologia o attraverso una scrupolosa osservazione della realtà. Attenzione: non intendo che lo stile debba diventare per forza iper-realistico, intendo la realtà osservata diligentemente, sì, ma a fini artistici. Come quando hai osservato la reazione della tua amica.

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    1. Delle due, anche se trovo la psicologia una tra le scienze più interessanti, credo che metterei al primo posto l'sservazione attenta della realtà, che implicando il contatto diretto con le persone può creare una maggiore sensibilità nei loro confronti. Il libro di psicologia di mio figlio, però, non mancherò di leggerlo, come pure quello di antropologia. Sono argomenti troppo interessanti.

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  3. Bel post, ricco di molti spunti di riflessione.
    Lode all'echinacea a parte (sciroppo a base di echinacea e arance mi stanno traghettando fuori dall'influenza, anche se ammetto anche l'uso dell'aspirina), mi ha colpito il tuo discorso sui tipi trasgressivi. Io credo che le nostre storie siano anche indice del nostri sistema di valori e se un comportamento o un modo di essere noi lo connotiamo negativamente è naturale e anche giusto che sia così anche nelle nostre storie. Un autore, però, deve saper scendere in profondità e trovare la ragion d'essere e l'umanità nascosta di tutti i personaggi. Dobbiamo vivere nella pelle di tutti i personaggi, anche quelli che riteniamo peggiori, per renderli vivi agli occhi del lettore. È un privilegio, ma anche un onere non sempre facile da affrontare.

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    1. E' proprio così. Del resto anche con le persone in carne e ossa si cerca di andare oltre la prima impressione per arrivare alla loro umanità... insomma, ci si prova.

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  4. Che tenerezza la tua amica, capisco la situazione, il tuo gesto l'ha fatta sentire bene e tu sei stata molto carina con questo gesto.
    Per i personaggi delle mie storie cerco sempre di approfondire la loro psicologia entrando nella loro pelle il più possibile, non sempre è facile e non è detto che ci riesca sempre al meglio, lascio il giudizio ai lettori beta. Capisco il tuo discorso sui tipi trasgressivi che ostentano questo loro modo di essere, pensa che a me dà più fastidio la loro ostentazione che il vizio in sè!

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    1. Ragioniamo su come scrivere al meglio, ma a certi livelli non è facile arrivare, e comunque non è detto che ai lettori non si possa arrivare lo stesso. I beta sono una benedizione!

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  5. Verissimo, non è facile avventurarsi lontano dalla propria sensibilità, per lo meno non è facile farlo senza giudicare in qualche modo i personaggi e quindi dipingerli di conseguenza. Io tendo infatti a tratteggiarli in modo grottesco, quando sono troppo diversi da me, con un implicito giudizio critico. Essere osservatori è un buon punto di partenza per tutti, per il resto ci tocca lavorarci su. Ciao Grazia :)

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    1. Tocca sempre lavorare su tutto, perché ci sono grandi margini di miglioramento. C'è di buono che siamo volontari e abbiamo modo di apprezzare la nostra crescita, se c'è. Grazie di essere passata. :)

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  6. Osservare è il modo migliore per venire a contatto con realtà anche molto diverse da noi. Fare entrare queste realtà, poi, nei nostri personaggi, è affare non da poco: io non so allontanarmi dal mio modo di essere, forse anche da un'educazione, ma questo non rende giustizia alla veridicità di quello che, talvolta, vorrei raccontare. Già "sporcare" un dialogo con qualche battuta forte mi viene difficile, forse è solo un problema di allenamento o di abitudine a certi distacchi che dovrei impormi quando scrivo.

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    1. Non so se sia così anche per te, ma ho l'impressaione di perdere tutti i miei riferimenti se mi forzo a uscire dalla mia gamma di sensibilità. Probabilmente è proprio il mio ritrarmi davanti a quello che non mi piace a rendermi insensibile, percio imparare a non ritrarmi è fondamentale (anche dal punto di vista umano).

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    2. Oh sì, è senz'altro come dici tu: quando esco dai miei "ranghi" mi sento come in un'isola deserta. Però, anche in quel caso, toccherebbe darsi da fare per sopravvivere. Tutto si può imparare.

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  7. Che bel regalo hai fatto alla tua amica! :)
    Io caratterizzo sempre tanto i miei personaggi, nel bene e nel male, e questo non sempre è positivo. Cerco di non fargli fare cose che mi sembrano esageratamente sbagliate o in totale contrasto con il buon senso, ma alle volte, quando puntano i piedi, rispondo ai loro comandi e basta. Pure se mi stanno antipatici. ;)
    Buon anno con un sacco di ritardo! :*

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    1. Grazie! Non è tardi, l'anno deve ancora finire. ;)
      I personaggi capaci di fare di testa loro sono una delle cose che riempie di meraviglia quando si scrive, vero? Fa uno strano effetto voler scrivere del personaggio che fa questo e quello, ma renderci conto che non ha alcuna intenzione di seguire le nostre direttive.

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  8. Tutte le persone hanno bisogno di sentirsi amate, e l'ho sperimentato proprio negli ultimi tempi. Come scrivevo sul blog di Tom, ho preso l'abitudine di dare un bacio ogni giorno a mia mamma. All'inizio si schermiva da vera "orsa", ma adesso quasi lo cerca se non glielo do: il fatto è che ha 85 anni e presto potrebbe non esserci più...

    Se i personaggi sono contrastanti tra loro, cioè hanno caratteri differenti, se ne avvalora il romanzo e la trama. In questo momento sono avvantaggiata in quanto sto scrivendo un romanzo sulla Rivoluzione Francese, ma prendo spunto da testimonianze di contemporanei. Ed è bello vedere come ogni personaggio abbia una sua voce particolare: l'algido Saint-Just, il chiassoso, e anche un po' triviale, Danton, il cerebrale Robespierre... Diventa come una partitura musicale. Non ci sono personaggi che mi urtino veramente, in questo contesto veritiero, nemmeno Danton che ogni tanto usa un linguaggio da caserma. E' divertente, e lui era proprio così. :-)

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    1. Come una partitura musicale, davvero. Spero di imparare anch'io a mettere in scena i personaggi senza giudicarli e senza interferire.

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  9. Capisco quello che vuoi dire. Con una delle mie migliori amiche mi rendo spesso conto che siamo profondamente diverse in tantissime cose (ma per fortuna parliamo un sacco e riusciamo a capirci!).
    Credo che sia molto difficile per una persona sola creare una moltitudine di personalità diverse dalla propria e diverse fra loro, immagino infatti che sia per questo che alcuni autori si ispirano a persone che conoscono per creare i propri personaggi. Io, personalmente, non l'ho mai fatto perché mi sembra una specie di intrusione nella vita privata di qualcuno, e non mi piace, però immagino che sia per questo che qualcuno lo fa. Muovere il personaggio diventa più semplice se, prima di fargli fare una mossa, pensiamo "Che cosa fare X in questo contesto?", e "Cosa gli risponderebbe Y?".
    Penso che il tuo proposito sia però il migliore: essere un buon osservatore potrebbe aiutare e anche dare degli spunti per racconti e romanzi :)

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    1. Chissà perché, non mi è mai venuto in mente di ispirarmi alle persone che conosco per i miei personaggi; nemmeno di ispirarmi a me stessa, se non fosse che un pezzettino qui, un pezzettino là, alla fine sono sempre in mezzo. ;)

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  10. Sarò succinto ma preciso: quando creo un personaggio è sempre perché lo voglio. Quando non lo caratterizzo distintamente, è perché ho paura di quello che conoscerei di me stesso e del mondo percorrendo la strada che ho scoperto e che il personaggio rappresenta.

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    1. Posso chiederti in che modo "lo vuoi"? E' l'esito di una sorta di persecuzione da parte del personaggio, come molte persone riportano, oppure una scelta anche di testa?

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    2. Ah, è una domanda interessante :)
      Diciamo che se la mia mente sintetizza un volto, un carattere, un modo di abbigliarsi e di muovere il corpo - poi gli dà un proposito e mi chiede di guidarlo verso il successo, la sconfitta, o quei misto dei due che è la vita... ci sarà pure un motivo. Come i nani ne Lo Hobbit. Mi piombate in casa, siete 13, fate casino, mi rompete i piatti, ma vi manderà pure qualcuno.

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    3. Eh già, anche le cose che escono dalla testa non nascono al nulla.

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