8 dicembre 2016

Davvero nella botte piccola c’è il vino buono?


 cantina con botti di legno



Racconti e romanzi: sempre di narrativa si tratta, storie frutto della fantasia dell'autore. E il racconto non ha nulla da invidiare al suo fratello maggiore.









In questo periodo scrivo racconti. C’è anche l’idea di una storia lunga in cantiere, ma la trovo impegnativa per questo periodo di cambiamenti familiari e di convalescenza dalla mia travagliata crisi di penna. Siccome però la spinta a scrivere c’è (evviva!), mi è venuta voglia di preparare qualche racconto da proporre ai concorsi. La sensazione di ripartire daccapo è forte, e per niente spiacevole!

Così mi ritrovo a scrivere storie brevi, di quelle che basta la scintilla di un’idea e qualche ora di trastullo mentale per farle atterrare sulla pagina.

Certo, come no.

Scrivere buoni racconti non è facile. Se in un romanzo hai centinaia di pagine a disposizione per coinvolgere il lettore, in un racconto puoi contare su poche migliaia di battute per colpire e affondare il lettore. L’importante, per come la vedo io, è lasciargli in bocca un sapore definito, non necessariamente gradevole, ma abbastanza netto e suggestivo da farlo soffermare qualche attimo prima di passare oltre.

Non è un’operazione che si organizzi a tavolino. Rispetto alla stesura di un romanzo, nella stesura di un racconto serve tanta pancia. Ma anche la pancia non basta. Diciamo che in un romanzo cerchi di raggiungere e mantenere un buon livello di qualità, e in alcune scene – se va bene – quella qualità è ottima, sfiora l’eccezionale (almeno nella tua testa). Sono scene di punta, che emozionano anche te mentre le scrivi e continuano a darti i brividi mentre le rileggi, le trileggi e le correggi, fino all’ultima, stremata revisione.

(Sembra una cosa da pazzi, no? Che diamine, l’ho scritta io questa roba, stai a vedere che mi commuovo come se non l’avessi mai letta! Eppure è così.)

L’ultima, stremata revisione, però, nel caso del racconto tanto stremata non è. Un punto a favore dei racconti! Per quanto tu sia esigente, la revisione di un racconto, soprattutto se breve, richiede un tempo limitato. In parte questo è dovuto alla quantità di materiale da correggere, naturalmente, ma gioca anche il fatto che il racconto di solito nasce da un’idea forte e definita, capace di uscire dalla fantasia dell’autore e incamminarsi sulla pagina già sulle sue gambe, senza barcollare. Non succede così anche a voi?

Con i racconti non sono tentata di prolungare all’infinito la revisione. Prima stesura, un giorno o due di riposo. Modifiche grossolane, forse un giorno di riposo. Modifiche fini, rimessa in discussione di incipit, righe finali e titolo. E via.

Non è detto che a questo punto il racconto abbia sviluppato tutte le sue potenzialità, ma non desidero dedicargli troppo tempo. Se l’idea era forte, lì c’è già tutto; se era un abbaglio, non c’è correzione che possa cambiare la sostanza.

Quando parlo di “modifiche grossolane” e “modifiche fini”, sembra niente; ma dentro c’è tutto il piacere artigianale di manipolare la materia.

Ripulire il testo da quello che ho infiltrato nella storia, ma con la storia non c’entra niente.

Eliminare quello che appartiene alla storia nel suo intero, ma diluisce l’impatto di questo specifico frammento.

Inserire pochi dettagli precisi dove serve.

Girare le frasi, combinare periodi e spezzarli.

Controllare che le frasi non abbiano tutte una struttura troppo lineare o troppo involuta.

Tentare diversi tipi di punteggiatura.

Sostituire i termini banali con altri meno usurati.

Ascoltare come suona il tutto leggendolo ad alta voce.



Mi riesce questa magia?

A volte sì, a volte no. Quasi sempre c’è un momento in cui dlin… suona un campanellino nella mia testa, e sento che sto per salutare il racconto. Vai, barchetta! Spero che i venti ti siano propizi.

A prescindere dai risultati pratici, due aspetti della revisione mi danno un piacere particolare: la leggerezza nata dall’avere “partorito” la storia e la sensazione di competenza, intesa come agilità nel trovare alternative (chi scrive tanto la acquisisce quasi per forza).

In definitiva mi sento di dire che nella botte piccola dello scrittore può esserci vino ottimo. Magari non per il mercato editoriale – si dice che le raccolte di racconti vengano prese in considerazione solo se scritte da Carver o Poe – ma per soddisfazione personale sì, senza dubbio.


E voi, scrivete racconti? Perché sì, o perché no?






40 commenti:

  1. li scrivo si
    li scrivo da sempre... e quando ero al liceo sono stata anche premiata per alcuni di essi...
    ma, una volta cresciuta, mi è sembrata parecchio sciocco farlo... questo in realtà è sciocco

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    1. Sarebbe un peccato rinunciare ai racconti. Ci ho messo un po' per capirlo, ma adesso vedo la scrittura diversamente.

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  2. Ho sempre scritto romanzi. Ultimamente, per una serie di circostanze, sto scrivendo racconti. Ebbene: scrivere racconti è MOLTO più difficile. È diversa la struttura, è diverso il linguaggio, è diverso l'approccio. Su tutto, questo: in un romanzo conta quello che si dice, in un racconto quello che non si dice.

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  3. Eccome se li scrivo. Anzi, scrivo solo racconti ;)
    Non credo che siano più facili come molti credono, e che uno scrittore è tale solo se scrive romanzi, altrimenti... La parola è sempre una faccenda complicata. Sono due faccende differenti. Flannery O'Connor diceva che sono diversi per via dell'accumulazione dei dettagli: lenta nel romanzo, più "rapida" nel racconto.

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    1. Posso dire che ti aspettavo? ;) Anche la O'Connor sottolinea un aspetto importante.

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  4. Oh, dai! Ho buttato giù un racconto breve proprio due giorni fa! Quante volte abbiamo detto che siamo telepatiche? Mi sento ripetitiva! :)
    Ho scoperto che mi piace scrivere piccole storie perché mi costringe a delineare un personaggio in poche righe e a farlo muovere di conseguenza. Non ne ho prodotti molti, in precedenza, forse tre, ma questo è il primo con cui mi sono divertita veramente.

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    1. Anche per me l'essenzialità nel racconto è uno dei grandi punti a suo favore. Pensa che mi piace persino dovermi adeguare al massimo di battute previsto dai bandi di concorso! Spesso mi dispiace dover tagliare frasi o paragrafi interi che mi sembrano riusciti bene, ma poi mi dico: "non era necessario, il nucleo è ancora lì", e mi fa sentire bene. Un po' come quando butto via le cose inutili. ;)

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  5. Ne ho scritti in passato diversi, tutti rigorosamente stipati in una scatola dentro l'armadio. In teoria sarebbero da cestinare, ma è come quando conservi una cosa vecchia solo perché ci sei affezionata e non vuoi rinunciare al ricordo. Ecco, li conservo per questo, forse qualcuno contiene ancora qualche spunto buono che potrei riprendere.
    Questo anche per me è un periodo di racconti: racconti in lettura, racconti in scrittura. Mi piacciono, molto, solo che me ne curo come se stessi scrivendo un romanzo. Miro sempre alla perfezione, almeno per raggiungere un livello apprezzabile. Chissà che un giorno, anziché propormi con un romanzo non punti su una raccolta di storie brevi.

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    1. Cestinare? Sarebbe un peccato, perché è carino rileggere i propri racconti a distanza di tempo. Di recente ho messo in ordine i file riguardanti la scrittura e ho trovato racconti che non ricordavo affatto di avere scritto. Pensa che ho trovato una poesia e ho pensato: "ma è meravigliosa!", e mi sono messa come una pazza a cercare in rete chi fosse la poetessa straordinaria... per poi capire che l'ho scritta io. Te lo credo che mi sentivo in sintonia! Mi sono fatta delle grasse risate. ;)
      Di solito sono anch'io una perfezionista, ma scrivendo racconti mi viene spontaneo privilegiare l'aspetto catartico, chissà perché.

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  6. Io avevo iniziato almeno due romanzi, o storie lunghe. Mi ero accorto che ero ancora troppo immaturo per star dietro a progetti così (sono un tipo che ha bisogno sempre di nuove cose...) e allora mi sono dato ai racconti. Tornei, pure pubblicazioni, o esperimenti sul blog... insomma, penso di aver fatto abbastanza palestra (perché questo per me sono i racconti: un'ottima palestra per la scrittura, anche per tutte quelle cose che dici tu, niente affatto facili^^)

    Moz-

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    1. Anch'io ho iniziato con i romanzi, più per caso che per scelta consapevole, e sono d'accordo sul fatto che richiedono una certa maturità. Costanza e pazienza non sono qualità scontate a nessuna età! Mi sono divertita parecchio con i racconti in passato, sia nei concorsi che nei forum di scrittura (Writers' Magazine, XII e altri). Ci sono un sacco di belle possibilità sul percorso. :)

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  7. Scrivo solo racconti. Grazie per il post davvero utile! Carina l'idea della barchetta.

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  8. Mi piace scrivere racconti, anche se non lo faccio da molto tempo. I passaggi della revisione che nomini sono un ottimo esercizio, permettono di giocare con le parole e la punteggiatura imparando quel che ci piace e quel che funziona di più in vari contesti.
    I racconti sono anche ottimi spunti per trovare narratori e personaggi che ci piacciono o che invece non sono adatti a noi.
    Sono così felice che tu stia scrivendo! L'entusiasmo va e torna, l'importante è esserci e saperlo cavalcare! :D

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    1. Grazie della... vicinanza da lontano! :D Sono molto felice anch'io di sentire che la scrittura è ancora con me, e anche di viverla in un modo diverso.

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  9. Al momento scrivo solo racconti, e fatico a rimettermi in quello lungo (che a chiamarlo romanzo pure mi spavento). Più facile, più difficile? Non lo so, sono due strutture diverse. Se un romanzo è una torta elaborata, diametro 26, con almeno due strati, un racconto è un semifreddo al bicchierino, piccolo ma ugualmente intenso.

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    1. Bel paragone, che mi fa venire voglia di dessert... ecco, in questo periodo mi godo il piacere di concentrarmi sul dolcetto e decorarlo meglio che posso. Per ora la maxitorta mi mette un po' soggezione.

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  10. Io al momento scrivo quasi solo racconti. Ho anche in cantiere il mio romanzo, ma procede con relativa lentezza. Probabilmente è anche il mio carattere ansioso: preferisco qualcosa subito che qualcosa da conseguire con più fatica e di cui la fine si vede a stento. Oltre a questo, però, c'è anche da dire che nella forma del racconto mi ritrovo a meraviglia. Non che stenti nel romanzo, ma per ora scrivere racconti mi piace di più :) .

    Forse però è un comportamento controproducente. Purtroppo almeno in Italia tutti sottovalutano i racconti. Lo vedo spesso quando ne posto uno sul mio blog: mi aspetto sempre qualche critica (anche negativa va bene lo stesso), e invece sotto a quei post c'è sempre un metaforico arbusto rotolante del deserto :D . Si tratta purtroppo dei miei post meno letti di tutto il blog. Così, ogni tanto mi chiedo se non sia meglio lasciar perdere di scrivere racconti e concentrarmi solo su narrativa più lunga, così da avere (forse) un diverso tipo di riconoscimento :) .

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    1. Tocchi un tasto dolente. Io sono il lettore tipo per cui gli editori non pubblicano antologie di racconti: mi piace scriverli ma non ne leggo quasi mai, perché da lettrice amo le storie lunghe. Almeno con l'autopubblicazione la possibilità di proporre una propria antologia di racconti esiste.

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  11. E per quanto riguarda una raccolta di racconti? Ho in mente soprattutto questo...Mi è sempre piaciuto leggerne. Mi attrae la coerenza che esiste all'interno, l'idea di una tematica che si affronta da più angolazioni senza tuttavia creare un insieme organico come nel romanzo. Quando le leggo, mi piace la sensazione di poter quasi aggiungere io un altro racconto.

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    1. Hai ragione, è interessante il filo che lega i racconti di una raccolta. Adesso poi, con l'autopubblicazione, si può pensare a proporre l'antologia ai lettori, anche se l'editoria tradizionale è fuori portata (credo).

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  12. Vero, ma a volte nei concorsi vengono accettati anche tre racconti purché si resti nel limite di battute.

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    1. Non avevo capito che alludessi alle antologie dei concorsi. Lì ogni concorso è un discorso a sé.

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  13. Per curiosità: ti stai imponendo una certa disciplina di scrittura anche per i racconti? In termini di obiettivi giornalieri?

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    1. No, niente disciplina, a parte le scadenze dei concorsi. Sono contenta di avere lavorato in passato su costanza e disciplina, perché mi ha dato una buona base di lavoro, ma mi sono accorta che più cerco di essere la scrittrice perfetta, più pretendo di avere i risultati che cerco, più rischio che le delusioni mi tolgano la gioia di scrivere. Per questo adesso applico solo il principio di amare quello che faccio, senza forzature. Magari in futuro tornerò a essere più costante. Mi trovo meglio a cavalcare l'onda che a remare controcorrente. :)

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  14. Queste tue riflessioni mi suggeriscono che in fondo la difficoltà di scrivere racconti è pari a quella di avventurarsi nella scrittura di romanzi. Paradossalmente forse anche più difficile, perché concentrare in minor spazio il valore di una buona narrazione è doppiamente difficile.
    Non ho mai scritto racconti, mi sono appassionata al romanzo, e da lettrice prediligo il romanzo al racconto.

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    1. Anch'io preferisco leggere romanzi (quando leggo narrativa) perché mi piace trascorrere tempo con la storia, e il mordi-e-fuggi del racconto non mi soddisfa appieno. Scrivere racconti, però, mi piace molto. Sono grata del fatto che molti lettori li abbiano apprezzati.

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  15. Io inizio a pensare (con un po' di timore) di essere principalmente una scrittrice di racconti. Mi piace anche incatenarne uno all'altro e tessere una storia così, con piccoli zoom su determinati eventi, invece che fare una saga di mille pagine...

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    1. Sospetto che non ci sia niente di male. ;) I piccoli zoom possono essere intensi e perfetti.

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  16. Leggo sia romanzi che racconti, ma con preferenza decisa sui romanzi. Però il racconto è più difficile da scrivere, almeno per quanto mi riguarda: devi concentrare molto in poco spazio. Se un romanzo ha delle parti banali, potrebbe farsi perdonare nell'economia di una storia potente. Se un racconto è banale, è come se l'autore avesse sparato alla cieca senza colpire niente.

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    1. Vero! Un romanzo fiacco è un romanzo fiacco, un racconto fiacco è... niente.

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  17. Ho scritto molti racconti in passato, alcuni sono ancora nascosti nel mio pc, uno di essi è diventato l'incipit del mio primo romanzo, pensa un po' sono partita da quello e poi ho proseguito. I racconti sono importanti, possono anche essere delle piccole perle, mi è capitato di leggerne alcuni fantastici.
    Per chi scrive può essere un modo per investire su un'idea e focalizzarla subito in un numero di pagine limitato. Sono contenta che tu senta nuovamente il richiamo della scrittura, è una cosa bellissima.

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    1. Credo che proprio la brevità di realizzazione renda lo scrivere racconti così gratificante, perché permette all'autore di dare il meglio di sé senza venire sopraffatto dal lavoro. Anch'io ho un racconto che mi piacerebbe espandere... vedremo!

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  18. Io scrivo anche racconti e credo fermamente in questa forma di narrativa perché credo che alcune storie siano di corto respiro. Nonostante ciò, la revisione mi impegna allo stesso modo, me ne sono reso conto ora che, oltre a revisionare il mio secondo romanzo, ho scritto e revisionato un racconto. L'unica differenza nella revisione di un racconto è che, essendo più corto, riesci a rileggere la storia tutta d'un fiato e in ogni revisione riesci ad avere sempre tutta la storia bene in vista. Per il resto, almeno per me, la sistemazione del testo non è influenzata dalla brevità, forse perché non voglio lasciar andare una storia finché non mi sembra una barca solida e pronta per i venti che la spingeranno.

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    1. In effetti ogni storia ha una sua lunghezza naturale, che dipende in parte da quanto l'idea di base è articolata, in parte da altri fattori. La sensazione di avere tutta la storia sotto controllo credo contribuisca all'intensità della storia stessa.

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  19. Io non scrivo racconti da tanti anni. Mi sento molto più affine alla forma del romanzo, forse perché lo prediligo anche da lettrice. Però ora sto preparando un racconto per un concorso. Sebbene stia ancora lavorando sull'idea, devo ammettere che mi diverte molto. :-)

    Le esigenze creative delle persone cambiano e si evolvono con il tempo. Fai dunque benissimo ad assecondare l'impulso del momento, dedicandoti al "formato" più congeniale per questa fase della tua vita.

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    1. Lavorare sull'idea del racconto mi entusiasma sempre. Non hai bisogno di inventare trame elaborate, sviluppare, equilibrare eccetera. Certo questi elementi sono presenti anche nella stesura di un racconto, ma in misura ridotta, tanto da darmi l'impressione (forse proprio perché ultimamente ho scritto romanzi) che succeda tutto in un baleno.

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  20. Io ogni tanto scrivo racconti, ma molto di rado, credo che sia perché prima di tutto ne leggo pochissimi. Non saprei dire perché, ma le raccolte di racconti proprio non le reggo, se invece ne trovo uno in rete o mi capita di leggerne uno (uno solo) in formato cartaceo molto spesso li apprezzo. Per qualche motivo imbarcarmi nella lettura di una raccolta, però, mi dà noia.
    Per quanto riguarda scriverli mi piace, allo stesso modo in cui mi dedico alla stesura di storie più lunghe. Sono d'accordo con quello che hai detto nel post. I racconti proprio perché sono brevi non hanno bisogno della stessa tecnica di cui necessitano i romanzi, non per questo però sono più facili da scrivere. Credo che debbano essere più d'impatto, o almeno è così che li preferisco io.
    Personalmente credo che nella narrativa l'unica cosa più difficile da scrivere dei racconti siano le storie per bambini! xD

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    1. Oh sì, le storie per bambini sono terribili! Ogni tanto mi viene voglia di scriverne una, poi do un'occhiata a quello che è stato pubblicato e ci rinuncio. Servono caratteristiche di originalità, empatia, psicologia e simpatia tali... eppure il risultato è così naturale! Comunque siamo in tanti a preferire i romanzi, vedo. Non c'è da stupirsi che gli editori, notoriamente amanti del rischio, puntino più sulla narrativa lunga. ;)

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