5 novembre 2016

La scrittura vista da Charlie Kaufman


Ho visto il trailer di un film […]. Era magnifico, davvero favoloso, ma mi ha fatto sentire depresso, e ho cercato di capire perché. Secondo me gli autori hanno usato una straordinaria competenza nel realizzare questo film, eppure è sempre la stessa m***da. So che il film andrà benone e chi lo ha fatto riceverà dei premi, e il ciclo continuerà. Allora mi dico: il pericolo delle competenze tecniche è che devono restare in secondo piano rispetto a ciò che stai facendo. Sei tentato di metterle al primo posto, spesso perché quello che fai è insignificante o privo di reale valore, e puoi riuscire a distinguerti mostrandoti molto, molto bravo nel farlo. Ma credo che tu debba essere disposto a metterti a nudo quando fai qualcosa di creativo […], perché se non lo fai diventa difficile separare ciò che crei dal marketing.



(da Wikipedia)

Charlie Kaufman, all'anagrafe Charles Stuart Kaufman (New York, 19 novembre 1958), è uno sceneggiatore, produttore cinematografico e regista statunitense, famoso per avere scritto i film Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello, che gli è valso l'Oscar alla migliore sceneggiatura originale. Nel 2008 ha debuttato dietro la macchina da presa con il film Synecdoche, New York. Nel 2015 ha diretto il film d'animazione Anomalisa, vincendo il Leone d'argento alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. È stato indicato dal prestigioso magazine di cinema Premiere come uno dei 100 uomini più influenti di Hollywood.




Dico la mia

Ehilà, come state? È da parecchio che non mi faccio sentire, anche se vi osservo a distanza. Spero che le vostre imprese di penna abbiano il vento in poppa, o almeno che sentiate di fare passi avanti nella vostra passione per la scrittura.

Dal canto mio aspetto con pazienza che mi passi la paura di scrivere meditando le scelte prossime e occupandomi di lavoretti brevi o accessori, un po’ come una ballerina che si è slogata una caviglia accetta anche di riordinare gli archivi della scuola di danza, pur di non restare lontana dai luoghi della sua passione – e anche tra le scartoffie le luccicano gli occhi. Ho di nuovo le punte delle dita che prudono, ma non voglio imbarcarmi in grandi progetti. Il nuovo romanzo, difficilissimo da scrivere, ancora gattona sul mio quadernone degli appunti. Non so se è sano e forte, ma sono contenta di come sta crescendo. Forse c'è anche qualche concorso per racconti nel prossimo futuro, chissà.

Intanto cerco di prendere qualche decisione importante, come trovare una collocazione migliore a Due vite possono bastare, di cui sono riuscita a recuperare i diritti. Non ero soddisfatta della palude dove era finito. Se devo comunque occuparmi della promozione, allora preferisco autopubblicarlo con una copertina migliore e avere la possibilità della versione cartacea. Anche per questo, vedremo!

Per concludere, vi dirò in breve cosa penso delle parole di Kaufman:

HA RAGIONE DA VENDERE

Per ora credo di avervi detto tutto. A presto, amici di penna! :)  

 


26 commenti:

  1. Già, non ti è mai piaciuta quella copertina... Certo, questo Kaufman ha ragione! Intende che bisogna mettere in gioco se stessi nell'attività creativa. Non ci si può nascondere o risparmiare anche se sarebbe davvero comodo. Mi stupisce favorevolmente che tu voglia partecipare di nuovo a concorsi di racconti. Ti credevo poco amante dei racconti e annoiata dai concorsi. A me i racconti piacciono moltissimo. Comunque ora che so che parteciperai a questo tipo di concorsi...beh credo sia meglio che io resti a casa!! Non ho chances.

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    1. Figurati! Il paradosso è che i racconti mi piacciono da scrivere, ma non da leggere. E' un problema di quantità: mi piacciono le storie lunghe, molto lunghe. Il prolungarsi dell'atmosfera di un bel libro è parte del piacere di leggerlo, per me. Chissà se cambierò gusti in futuro. I concorsi non mi avevano annoiata, ma avevo scritto racconti per anni, e avevo voglia di concentrarmi su storie... più lunghe (e torniamo sempre lì!). In questo momento, però, scrivere racconti fa parte di un ripartire daccapo, in modo diverso perché io sono diversa. :)

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  2. Ciao Grazia, è bello vederti riaffacciare :)
    Hai scelto una bella frase, anche io la condivido in pieno. Spesso mi è capitato di recente di leggere storie molto ben fatte, con tutti gli elementi al posto giusto, ma che suonavano un po' artificiose. Forse mancava proprio quel "mettersi a nudo" di cui parla Kaufman.
    Bene che il tuo libro possa uscire dalla palude in cui era finito (una cosa spiacevole di cui ho esperienza purtroppo). Magari basta una nuova copertina e un'edizione cartacea, e riesci a rilanciarlo alla grande.

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    1. Ed è bello ritrovarvi. :) Rilanciare il romanzo mi farebbe piacere, anche perché non è mai stato veramente lanciato, ma al momento mi premeva principalmente essere libera, visto che non ho avuto vantaggi in cambio dei vincoli. Ma voglio soprattutto scrivere cose nuove, è questa la mia stella cometa. ;)

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  3. Grazia! :)
    È sempre bello leggerti!
    Per quello che riguarda il romanzo, credo che cambiare aria farà bene sia a te che a lui, senza contare che una nuova cover dà, da sola, un input in più. Il cartaceo, poi, è una bella soddisfazione, no? ;)

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    1. Ciao Monica! Il cartaceo dà due tipi di soddisfazione, secondo me: quella bella sensazione che si ha tenendo un libro in mano (un po' old-fashioned, lo so) e la possibilità di dare qualche copia in giro. So che anche "E' qui che volevo stare" è disponibile in cartaceo adesso, quindi forse la pensi come me. :)

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    2. Sì, esattamente! *_*
      Peccato che non posso dare copie in giro! Avendo scelto il POS (print on sale) non ho copie personali. Devo ordinarlo pure io su Amazon. :D

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    3. Giusto, il POS... devo documentarmi un bel po', se decido per l'autopubblicazione. :)

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  4. Condivido e sono contenta di ritrovarti piena d energia, Bacio.
    Sandra

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  5. Ben ritrovata ^^ La citazione è preziosa, per il percorso creativo in senso lato... Penso però che si debba tener sempre presente che esiste un'industria cinematografica (o altro) che guadagna e investe in prodotti e dunque per larga parte dipende dall'intento iniziale :P

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    1. Chi si trova già nell'ingranaggio deve per forza dargli un certo peso; chi ne è fuori può dargliene di meno. Secondo me è comunque necessario proteggere l'equilibrio e non far pendere la bilancia troppo dalla parte del marketing, perché il prezzo, alla lunga, è fare inaridire la propria vena creativa. La mia piccola esperienza personale me lo ha mostrato come il top dei pericoli (e non c'è bisogno di essere famosi per correrlo!).

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  6. Che senso di pulizia, quella citazione!
    Buon lavoro, e buon ozio, con tutto il tempo che serve.

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    1. Pulizia, è vero. Se si lascia che le varie priorità si ingarbuglino a loro piacimento, è la fine. Grazie, "tutto il tempo che serve" è proprio l'ideale che sto cercando di mettere in pratica. :)

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  7. Forse la risposta a questa breve crisi creativa, può venire proprio dall'aforisma che hai pubblicato. Io stessa sono stata molto rallentata dal timore di non essere abbastanza tecnica, ragion per cui ora ho momentaneamente accantonato tali questioni per occuparmi della stesura senza troppe paranoie. Tutto il resto, verrà dopo. :)

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    1. La crisi creativa sta seguendo il suo corso, ma ora la sento come molto positiva, necessaria e vivificante. Tre aggettivi bastano a rendere l'idea? ;)

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  8. Rieccoti, bello! :)
    L'analisi di Kaufman è preziosa. Credo che, prima o poi, chi vuole scrivere bene faccia i conti con l'uso più parco di tecniche a favore di un'anima da regalare alla creatività. Io ci sono arrivata in questo periodo e sono a metà tunnel, per quanto riguarda la crisi scrittoria.
    Tu, invece, hai una marcia pronta a partire, sono molto contenta. E ti dico una cosa in più: la forma del racconto a me sta sembrando un ottimo modo per venire fuori dall'impasse della scrittura legata al nuovo romanzo. Scrivere cose più contenute mi sta offrendo l'occasione di sperimentare idee nuove, soprattutto una valida scusa per perseverare nella mia passione.

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    1. Esatto, è proprio così anche per me! Quando scrivere diventa difficile, un lavoro breve mi mette meno soggezione, eppure è un filo importante per restare collegata al nucleo fondamentale che è la passione per le parole che tessono storie. Per ora sto godendomi proprio questo, come se mi crogiolassi al sole. :)

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  9. Grazia, è sempre un piacere.
    Sono andata subito a cercarmi "Adaptation" perché sia "Being John Malkovich" che "The eternal sunshine of the spotless mind" sono film che ho apprezzato moltissimo e visto più di una volta (e più di due...)

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    1. Ah però, allora farò bene a vederli anch'io. Non stupirti, io sono stata al cinema una ventina di volte negli ultimi trent'anni, e non guardo la tivù (però non dirlo in giro). :)

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  10. Ecco che ti riaffacci al verone, come Giulietta... e la citazione di Giulietta non è casuale, vero? ;-)
    Per quanto riguarda la frase di Kaufman, troppa tecnica finisce per trapelare. Meglio un romanzo scritto con qualche errore, ma con entusiasmo e passione.

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    1. Ah ah, no, non è casuale! :)
      Una volta credevo che si potesse dare importanza a tutti gli elementi della scrittura (come di altro) alla pari, senza sacrificare niente. Adesso sono convinta che questo tipo di situazione sia solo un'illusione mentale: quello cui dedichi più energie, più pensieri e più tempo è il tuo fulcro, ed è quello che darà frutto; il resto sono spesso dispersioni.

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  11. Interessante quello che ci dice Kaufman. Le grandi produzioni puntano sull'effetto speciale, fumo negli occhi a discapito dei contenuti, del soggetto. Questa cosa può estendersi anche al teatro.

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    1. Purtroppo le esigenze dell'arte e quelle delle tasche non coincidono. Chi vuole essere certo di rientrare delle spese, o meglio guadagnare, vuole andare a colpo sicuro; ma la creatività è poco compatibile con la sicurezza, secondo me.

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    2. Sì e aggiungo però un altro aspetto: produrre con pochi soldi si può e si può puntare sull'essenziale, lavorando alacremente sull'attore. Ovviamente parlo del mio fare teatro.
      Un tempo producevo spettacoli per i quali non bastava un'intera stagione a rientrare nelle spese, poi mi sono data a un teatro "povero" che è risultato molto più efficace sul pubblico e molto più gestibile finanziariamente.

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    3. La tua esperienza è preziosa. :)

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