1 giugno 2016

La scrittura vista da Toby Litt


Toby Litt

 

Per passare dallo stato di scrittore competente a quello di grande scrittore, credo che si debba rischiare di essere – o di essere visto – come un cattivo scrittore. La competenza è una trappola mortale, perché impedisce all’autore di rischiare l’umiliazione necessaria a superarla. Scrivere con competenza è come fare qualche gioco di prestigio per amici e familiari; scrivere bene è come scappare per unirti al circo. Amici e parenti amano i tuoi giochetti perché amano te, ma prova a usare gli stessi giochetti per strada, accanto a un mago che fa da dieci anni quel mestiere per vivere. Quando guardano un mago, le persone non vogliono dire: “Ben fatto.” Vogliono dire: “Wow!”.






Toby Litt è uno scrittore inglese, docente alla Facoltà di Inglese e Scienze Umanistiche all'Università di Londra.




Dico la mia

Questo brano fotografa alla perfezione un problema tipico dello scrittore.

Sono bravo?
Forse no, forse sì.
Se sì, quanto bravo?

Non puoi saperlo. Puoi averne un'idea approssimativa - ammesso che abbia senso quantificare - soltanto nel tempo e con i riscontri dei lettori; ma è proprio la domanda a essere inutile quanto normale.

Nelle parole di Litt mi piace vedere sottolineato come il processo di miglioramento nello scrivere non segua una linea di crescita regolare. A un certo punto c'è - forse dovrebbe esserci - un cambiamento sostanziale, un salto di qualità, non tanto negli scritti quanto nell'atteggiamento dell'autore.

Detto questo, mi sembra comunque importante trovare un buon punto di equilibrio tra autostima e consapevolezza della realtà esterna. (Ahia, ho di nuovo detto "consapevolezza". Devo attivare un allarme sonoro su Word.)

E voi, cosa ne pensate? 



Qualche notizia in più su Toby Litt: 

Il suo sito 
Intervista su 3:AM Magazine 






18 commenti:

  1. Io la leggo così: a un certo punto si supera la pura tecnica, il virtuosismo e si perviene all'arte. E a quel punto c'è un momento in cui il nostro giudizio, come autori, su ciò che scriviamo deve essere il più indipendente possibile, sganciandosi dai lettori e soprattutto dai "beta reader". Poi, in un terzo momento, ci si può riconfrontare col loro giudizio. Credo che il salto di qualità sia questo...ma non lo so, perché devo ancora farlo! Vorrei tanto, però!

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    1. Sono d'accordo con te, anche sul desiderare questo salto. :)

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  2. Punto di equilibrio tra autostima e consapevolezza, mi sembra un ottimo traguardo da raggiungere, chissà se ci riuscirò...

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    1. Secondo me si impara con il tempo, se resta la voglia di scrivere. Io ci spero. :)

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  3. A me sembra che in definitiva si intenda il salto tra scrittore della domenica e Scrittore di professione, che deve esporsi e fare i conti con i giudizi di chi lo legge. Non è detto che la risposta positiva di pubblico, del resto, sia indice di qualità :D E viceversa.

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    1. Io sono meno ottimista, e lo scrittore della domenica me lo immagino poco competente. ;) In questo brano vedo piuttosto il passo successivo, quello di chi è disposto anche a rischiare i lettori per essere più fedele a se stesso. Che la risposta positiva del pubblico non garantisca la qualità è certo; forse di garantito c'è la capacità dell'autore di connettersi a un pubblico vasto. Anche questo non è cosa da poco, in fondo.

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  4. Accadde la stessa cosa a Dostoevskij, tanto per citare uno scrittore che non era proprio un "signor nessuno". Nel 1846 esordì con "Povera gente", un romanzo molto improntato sulle questioni sociali. Quando scrisse "Le notti bianche" e "Il sosia", in cui il lato psicologico aveva il sopravvento, il critico letterario che lo aveva osannato disse che non lo capiva e cominciò a stroncare le sue opere. Non ho letto "Povera gente", ma sono abbastanza sicura che Dostoevskij stesse passando dall'essere uno scrittore competente allo stato di grande scrittore, alla faccia di quel critico letterario.

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    1. Mi piace pensare, anche in base alle mie sempiterne letture su Van Gogh, a come hanno vissuto le loro frustrazioni autori poi passati alla gloria (sempre di valore relativo, senza offesa per nessuno). Mi sembra che nelle loro vite lo sforzo di andare "oltre" sia stato netto e irrinunciabile; avevano un senso delle priorità molto chiaro. Del povero critico letterario, invece, ora non si ricorda più nessuno. ;)

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    2. Infatti se nomino Belinskij ti dice qualcosa? A me assolutamente niente! ;-)

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  5. Bella questa frase, trasmette molto soprattutto nella metafora finale. A me dice sopratutto che uno scrittore non dovrebbe mai accontentarsi, perché scrivere bene, con la semplice competenza, non basta, bisogna puntare più in alto. Come hai detto tu in questo serve molta consapevolezza di ciò che siamo e del punto in cui siamo.

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    1. Più in alto, anche senza sapere dove si può arrivare. Fiducia e generosità negli sforzi, al posto di smania di controllo e calcolo. Mi sembra un'ottima evoluzione per la vita in generale! :)

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  6. La cosa difficile è arrivare a quell'equilibrio fra consapevolezza e autostima: la consapevolezza arriva anche con il riscontro, più sono i riscontri positivi più cresce l'autostima. Io mi chiedo quale possa essere il momento giusto per proporre qualcosa che rischi l'umiliazione e sentirsi convinti di poterlo fare per diventare grandi scrittori.

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    1. Forse è il momento in cui farlo diventa una necessità. Credo che spesso sia così: intuisci che qualcosa è importante, ma ancora riesci a restare con i piedi in due scarpe, come si dice; poi arriva il momento in cui devi rischiare, o sei allo stallo. E fai il salto.

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    2. Tu ci sei arrivata? Sei al salto?

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    3. Chi lo sa? Per ora guardo giù... anzi, su. ;)

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  7. L'aspetto degli applausi "affettuosi" di amici e parenti la dice lunga: schiere di pseudo-scrittori si ritengono tali proprio per questo.
    A me è capitato di misurarmi nel campo drammaturgico con perfetti sconosciuti e dinanzi a pubblico costituito anche da gente di mestiere. Ebbene, anche solo una decina di voci di grande apprezzamento da parte di chi capisce ciò di cui si parla, magari riconoscimenti come premi e menzioni speciali, insomma il plauso del mondo, ti dà una piccola conferma, è un banco di prova senza il quale non si è nessuno. L'arte, la scrittura, sono fatte per la rappresentazione.

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    1. Sono d'accordo con te, ogni forma d'arte nasce per essere offerta al pubblico, piccolo o grande che sia.

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