7 marzo 2016

La scrittura vista da Flannery O’Connor



 

 

 

Scrivere un romanzo è un’esperienza terribile, che spesso fa cadere i capelli e guastare i denti. Mi irrita la gente che dà per scontato che scrivere narrativa sia una fuga dalla realtà. È un tuffo nella realtà e uno shock per l’organismo.








Flannery O’Connor (1925-1964) è considerata uno dei maggiori scrittori americani di narrativa, oltre che una valente paladina del cattolicesimo nel ventesimo secolo. Ha scritto trentadue racconti e i romanzi La saggezza nel sangue e Il cielo è dei violenti.

Fonti: Wikipedia, New Georgia Encyclopedia.

Cosa ne penso

Questa citazione mi ha ricordato la risposta di J. R. R. Tolkien a chi criticava il ricorso al fantastico: "Certo una fiaba è un'evasione dal carcere, ma chi getta come un'accusa quella che dovrebbe essere una lode commette un errore forse insincero, accomunando la santa fuga del prigioniero con la diserzione del guerriero."

Mi è capitato spesso di ripensare a quella risposta, trovandola sempre più condivisibile. La realtà va trascesa oltre che raccontata, e inventare una storia è anche un modo per rielaborare e illuminare di nuova luce la realtà, senza soccombere al suo peso. (Denti e capelli sono a posto, grazie.)

E voi, cosa ne pensate?


28 commenti:

  1. Con Flannery O'Connor sfondi una porta aperta :)
    Aveva ragione sia lei che Tolkien. Scrivere non è mai evasione, almeno se uno scrive su certi temi, e in un certo modo.

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    1. Contavo di trovarti in sintonia con questa citazione! Secondo me scrivere non è evasione nemmeno quando scrivi generi leggeri, perché stai comunque aggirandoti nei meandri dell'animo umano, toccando alcune corde piuttosto che altre. :)

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  2. Ora che mi ci fai pensare, ho cominciato ad avere presto problemi ai denti!

    Scherzi a parte, e senza arrivare a questi estremi, è indubbio che scrivere in un certo modo cambi qualcosa in te, e in modo molto profondo. Come esporsi a materiale radioattivo: non ne esci indenne.

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    1. Lo credo anch'io. Credo anche che la maggior parte delle persone non abbia idea di come si viva la scrittura dall'interno (senza colpa, è normale che sia così).

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  3. Ha proprio ragione! Io sto perdendo un po' di capelli... ;)
    Un abbraccio da Johannesburg!

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    1. Non ci si può distrarre un attimo senza ritrovarti chissà dove! Spero che tu stia bene dove sei. Un abbraccio di ritorno! :)

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  4. Ah, i capelli!
    Comunque sì "evasione" può significare fuga, ma anche andare altrove per guardare l'oggi da un'altra prospettiva. In caso contrario devo dedurre che Manzoni ambienti il suo romanzo nel '600 perché voleva fuggire dal presente?

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    1. Mi domando se questo genere di critica fosse già diffusa in passato, oppure sia soprattutto moderna.

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  5. haha ecco perché digrigno i denti di notte! :D

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    1. Tra un po' ci allarghiamo anche alla gastrite, tu che dici? ;)

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  6. Anche io perdo i capelli ma non credo proprio sia colpa della scrittura, anzi...scrivessi di più, ne perderei meno! A parte questo, la LETTURA è un'evasione, non la scrittura! Un massaggio è relax per chi lo riceve, mica per chi lo pratica!

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  7. No, non è una fuga dalla realtà: è provare a raccontarla nel modo in cui la si percepisce e la si vorrebbe comunicare all'esterno, dunque l'esperienza potrebbe costare molta fatica, ne sono convinta.

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    1. Dici bene, "potrebbe". Non è proprio detto che si debba soffrire, infatti; dipende dalla storia e dalle corde emotive che tocca nell'autore.

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  8. " E naufragar m'è dolce in questo mare..." Scriveva un giovane marchigiano.

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  9. Mi pare ovvio se uno mentre scrive "nervosamente"mangia caramelle.
    A me scrivere rilassa, e se mi stanco vado a fare una passeggiata.

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    1. La passeggiata è un toccasana universale, ma credo che la pesantezza della scrittura sia legata a ciò che si sta raccontando e all'immedesimazione che ne consegue. Non è detto che si debba soffrire!

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    2. Posso capire... ma non è la mia via. Scrivo solo quando lo "sento" e fino a che lo sento.
      Diciamo che c'è uno sforzo nella rifinitura,ma non tanto. Oltre un certo livello mollo, anche perché sarebbe inutile.

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  10. forse scrivere non è una sofferenza, ma di sicuro è una faticaccia, se si scrive, o si tenta di scrivere professionalmente. Scrivere ti fa ingrassare o dimagrire, ti fa fumare o ti fa smettere, ti porta a bere o a diventare completamente astemio. Scrivere ti fa ragionare e piangere, ti fa rivivere illusioni e dolori. Ma certi personaggi, certe battutie uscite chissà come ti faranno ridere. E la gente ti guarderà e penserà che sei fuori e poi dirà di te: ah si, è uno scrittore. E senza confessarlo neppure a se stesso ti invidierà di quella tua dote di vivere mille vite. Di viaggiare senza alzarti dalla tua poltroncina.

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    1. Davvero è un grande privilegio, nonostante la fatica.

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  11. Devo ammettere che da quando scrivo con regolarità mi immergo nella realtà più profondamente e ciò costituisce una piccola sofferenza. Questo succede perché quando devo scrivere una scena Immagino i sentimenti e le emozioni dei personaggi fini a gioire e soffrire della loro vita. No, scrivere non è un'evasione leggera in questo caso. Però mi piace tanto.

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    1. L'empatia con i personaggi è una forma di sofferenza che fa bene, secondo me.

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  12. Quindi mi stai dicendo che l'ansia corrode tutti? Oh, come sono felice. Mi sento un po' meno sola. ;)

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    1. Oh sì, l'ansia è molto diffusa... magari non molto utile, ma diffusa di sicuro. :)

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  13. Sono super d'accordo con Flannery O’Connor: scrivere non è mai evasione ed è sempre una fatica enorme!

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    1. Che sia perché è importante? Le cose importanti facili non lo sono quasi mai. :)

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  14. Il paradosso dell'immagine è una buona metafora della fatica che esige la scrittura, non c'è che dire. :-)

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