29 febbraio 2016

La scrittura vista da Ray Bradbury


Ray Bradbury




Non pensare. Pensare è nemico della creatività. Ti rende troppo consapevole di te stesso, e questo è male. Non puoi sforzarti di fare le cose, devi farle e basta.









Ray Douglas Bradbury (1920 – 2012) - Scrittore statunitense, innovatore del genere fantascientifico e vincitore di numerosi premi. In una carriera durata oltre settant’anni, Ray Bradbury ha prodotto centinaia di racconti e una cinquantina di romanzi, oltre a saggi, opere teatrali, poesie e sceneggiature. Tra i suoi lavori più conosciuti troviamo Fahrenheit 451, Cronache marziane e Il popolo dell’autunno.

Nel 2005 Bradbury, all’interno della raccolta di saggi Bradbury speaks, scrisse: “In età avanzata, guardando nello specchio ogni giorno, ho visto una persona felice. A volte mi sono domandato perché. La risposta è che per tutta la vita ho lavorato solo per me stesso e per la gioia che mi viene dallo scrivere e dal creare.”

Bradbury ha spesso raccontato del suo incontro, durante il carnevale del 1932, con il mago Mr. Electrico. Alla fine dello spettacolo Electrico si avvicinò al dodicenne Bradbury, lo toccò con la spada e gli ordinò: “Vivi per sempre!”. Più tardi Bradbury disse: “Decisi che questa era l’idea più grandiosa che avessi mai sentito. Iniziai a scrivere ogni giorno, e da allora non ho più smesso.”

Fonti: Wikipedia , http://www.raybradbury.com/

Cosa ne penso

Questo per me è, o è stato, un problema. L’istinto non basta a scrivere una buona storia – può funzionare con un racconto, non con un romanzo – perciò un po’ di testa ce la devi mettere; ma quanta testa? Il lavorio degli ingranaggi deve restare dietro le quinte al punto da dare al lettore l’illusione che la storia sia lì ed esista e avvenga senza che nessuno l’abbia inventata. Trovare un equilibrio non è facile! Nella scrittura, io sono partita da un approccio di forte controllo razionale e ho via via recuperato l’istinto. Modulare i due è la mia prossima sfida.

E voi, cosa ne pensate?

28 commenti:

  1. Io sono uno che pensa che per scrivere un romanzo ci voglia tanta testa e quindi non ho grandi esperienze da offrire :)

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    1. Non ti viene spontaneo lasciarti trascinare, oppure per ragionamento resisti alla tentazione di farlo?

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    2. No, è proprio una forma mentis, la mia. Se non ho chiara la struttura e l'ossatura entro cui muovermi, non mi viene da scrivere nulla.

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  2. Sono d'accordo con te! Credo che il solo istinto non sempre possa far funzionare un racconto, così come le sole progettazione e razionalità rischiano di produrre qualcosa di insipido. L'equilibrio è sempre la scelta migliore e, al contempo, la sfida più grande. :)

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    1. Credo che per raggiungerlo servano tempo ed esperienza. Non ci sono scorciatoie! :)

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  3. È curioso che questa frase venga da un autore che a prima vista classificheremmo come "razionale" per tematiche e sviluppo delle trame...
    Comunque bel gatto, caro Ray, e ottima risposta all'affermazione del mago

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    1. E' vero, chi l'avrebbe detto? Ma, in fondo, quando la ragione passa il testimone all'istinto ci troviamo di fronte a istinti molto diversi tra loro, perché diverse sono le persone, perciò li dentro c'è di tutto. :)

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  4. Mi focalizzo sul fatto del non sforzarsi, se sono bloccata, impantanata lascio perdere sapendo che se la storia è già ben avviata, ha superato le 20/30 mila battute prima o poi se ne uscirà. Con me funziona. Sandra

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    1. Con il motto "non sforzarsi" potrei farci un poster. Mi servirebbe di sicuro. :)

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  5. questa è una citazione che sposo in pieno in tutti i sensi

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    1. La "costruzione" della storia in effetti ha i suoi limiti.

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  6. Anch'io cerco un equilibrio, partendo proprio dall'istinto: scrivo prevalentemente mossa da quello, ma non credo sia sufficiente, la testa deve intervenire a un certo punto. Ecco, io devo imparare a capire quale sia questo punto!

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    1. Eh sì, la sinergia testa-pancia è necessaria: in certi momenti scegli e organizzi il materiale, in altri butti fuori tutto nel modo più naturale possibile. Facile non è!

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  7. Io ci provo a costruire le cose ma poi mi sfuggono tra le mani e i personaggi fanno sempre quello che diavolo gli pare. Sta parlando di questo? :D

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    1. Penso di sì. Ah, queste citazioni sono frustranti a volte, visto che non si può mai pescare l'autore per chiedere e controbattere. ;)

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  8. Fantastico l'incontro con il mago! :-)

    Io penso che la cosa possa avvenire in più passaggi: all'inizio i creativi (chiamiamoli così) seguono le regole e la tecnica, si esercitano e procedano per tentativi. Quindi "pensano" in un certo senso. La maggioranza non riesce ad andare al di là di questo stadio. Si tratta come di un confine per entrare in un mondo differente. Poi, a un certo punto, alcuni passano questo limite. Ma il pensare non viene lasciato indietro, è come se si fosse mischiato all'istinto per generare una terza capacità. Sono come dei virtuosi in musica. Si lasciano andare... e arrivano i Ray Bradbury.

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    1. Sono perfettamente d'accordo con te. Ci sono fasi e fasi, ma il lasciarsi andare è necessario per arrivare un gradino più su.

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  9. La testa va accesa nella riscrittura, è giusto buttar giù la prima stesura seguendo soprattutto l'istinto... poi però si deve rivedere :-)

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    1. Anch'io mi comporto così, ma prima della prima stesura c'è quella fase che è un misto di follia e razionalità, cioè l'elaborazione di base della storia.

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  10. Io non sono d'accordo con questa visione. Non puoi seguire l'istinto. Non puoi scrivere qualcosa di appena passabile senza averci pensato su. Se penso a certi romanzi, affermare che gli autori, pensandoci, hanno ucciso la propria creatività, mu pare una sciocchezza. Anzi, lo è di certo.

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    1. Sinceramente non credo che Bradbury volesse dire "siediti e butta giù la prima cosa che ti viene in mente, così com'è". Penso che la sua critica sia rivolta a uno scrivere troppo controllato dalla ragione, dove impeto e istinto (e forse le intuizioni) non hanno spazio.

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  11. Leggo la frase di Bradbury come un invito a non lasciare sopraffare l'essenza di sé (come scrittore eh) da ciò che razionalmente si è portati a fare... un lavoro eccessivo, che finisce per piegare/malleare non la sola forma appunto. Quindi non vedo alcuna contraddizione con la sua "razionalità" narrativa ;) Mi piace assai *__*

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    1. Credo anch'io che la contraddizione sia soltanto apparente. :)

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    2. Le cose migliori che ho prodotto non erano frutto di ragionamento, ma di idee irrazionali, istintive e spontanee, ma francamente credo che questa sia la cifra del mio dilettantismo: chi non sa pensare e costruire bene un testo, tanto vale si abbandoni all'istinto. Ma il vero scrittore costruisce e pensa molto. Può darsi che lui fosse una luminosa eccezione.

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  12. Un invito a seguire l'istinto e a lasciarsi andare nell'espressione di sè. Sì sono d'accordo, in certi casi razionalizzare troppo non aiuta.
    Io di solito parto dall'istinto e razionalizzo in corso d'opera. Però Hai ragione trovare il giusto equilibrio è la vera difficoltà.

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    1. Usare la ragione senza lasciarle il comando. Una bella impresa, davvero.

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  13. Anche io sono d'accordo con te, Grazia. L’istinto non basta a scrivere una buona storia, ci vuole anche testa e il quanto dell'uno e dell'altro è quella formula segreta, il giusto equilibrio, che ognuno di noi cerca ogni giorno, nella vita come nella scrittura. E, bella impresa, vero?

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    1. Davvero una bella impresa, degna di un poema epico. :)

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