14 febbraio 2016

La scrittura vista da John L’Heureux


John L’Heureux



Gli scrittori in erba spesso confondono il dialogo con la conversazione, presumendo che più si avvicinano alla realtà, più suoneranno convincenti. Ma il dialogo non è conversazione. È costruito, artificiale, molto più efficace e credibile della conversazione reale. Proprio come la narrativa distorce la realtà per raggiungere una verità più grande, così il dialogo elimina le false partenze e le intrusioni futili della vita reale per rivelare i personaggi e spingere il loro incontro verso la conclusione drammatica.






John Clarke L’Heureux (1934) è un autore statunitense conosciuto per opere di narrativa quali A Woman Run Mad, The Shrine at Altamira e The Medici Boy. Ex prete gesuita (ha lasciato l’ordine nel 1971), insegna inglese alla Stanford University dal 1973.

Trovate il suo sito qui e la pagina Wikipedia su di lui qui

Cosa ne penso

Difficile dargli torto; i dialoghi che L’Heureux critica sono veramente noiosi e frustranti da leggere, oltre che dilettanteschi. Talvolta però almeno l'aroma della banalità quotidiana ci sta, quando si vuole accentuare la naturalezza della scena.

E voi, cosa ne pensate?

28 commenti:

  1. Finalmente leggo da fonte autorevole che i dialoghi non devono essere trascrizioni di conversazioni desunte dalla realtà. Come quelli dei film, che sono sempre impeccabili, ma devono esserlo per risultare incisivi. Il dialogo in un romanzo deve completare la parte descrittiva, dunque deve mantenere lo stesso stile, certo avvicinarsi al linguaggio in uso, ma mai rispettare gli stessi identici ritmi.

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    1. Sul mantenere lo stesso stile non mi sento molto d'accordo. I personaggi spesso dialogano in modi che non rispecchiano lo stile e l'atmosfera della storia, anzi, se ne staccano con decisione. Forse però non ho capito bene cosa intendi.

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    2. Intendo dire che se per esempio un libro è scritto con uno stile molto curato nella scelta dei termini ed elegante, il dialogo deve essere in linea con quell'eleganza. Cioè dev'esserci una continuità di tono, non una discordanza evidente. Ovviamente, anche di fronte a una scrittura meno ricercata, più spiccia, i dialoghi andrebbero costruiti in modo che i protagonisti non siano accademici della crusca, ma sempre evitando le intrusioni futili della vita reale di cui parla l'autore che citi.

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    3. Per me i dialoghi hanno un obbligo di coerenza soltanto con i personaggi coinvolti, non con il tono generale della storia, però voglio riflettere meglio sulla tua ipotesi.

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  2. Il dialogo narrativo è assolutamente non naturalistico! Non conosco però le opere di questo autore, quindi non saprei dire se predica bene o razzola male, a mio avviso, però, gli americani sono tra i migliori (se non i migliori) con i dialoghi.

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    1. Non ho letto niente di suo, devo controllare se scrive roba appetibile per me.

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  3. Accidenti se è vero! Succede anche nei dialoghi teatrali, non si possono inserire "tel quel". Dovrebbero essere sia all'insegna della naturalezza sia altamente significativi. Oltretutto nel teatro (ma in parte succede anche nel romanzo), non si può perdere tempo con scene o dialoghi inutili - a meno che non si voglia essere bombardati da pomodori andati a male e sonori "buuuh!".

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    1. Eh già, il pubblico dal vivo è una brutta bestia. Non ti dico l'aneddoto che circola a Bologna su un'opera teatrale dai toni un po' troppo elevati rispetto al pubblico presente... diciamo che uno spettatore si è sentito in dovere di porre al primo attore una domanda abbastanza rude da essere passata alla storia. (E' irriferibile su un blog, davvero!)

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    2. Sono di Bologna e credo di avere capito a cosa ti riferisci...c'entra per caso un certo fantasma?

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    3. Non mi ricordavo che fossi anche tu di Bologna! Già, proprio il famoso fantasma... ;)

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    4. Grazia, me lo devi rivelare assolutamente in forma privata, se la frase è irriferibile. Sono molto preoccupata se c'entra un fantasma a teatro, come tu ben sai. :-((

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    5. Oh, ma questo è un po' diverso... arrivo in forma privata, scusandomi con gli eventuali lettori curiosi.

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    6. Ma è proprio indispensabile che la "conclusione debba essere drammatica" :) ?

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    7. Benvenuto! :) Penso che il termine sia inteso nel senso "che concerne l'azione scenica" (copio dal dizionario online), non nell'accezione tragica. Per fortuna le storie possono anche finire in leggerezza.

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    8. Comunque concordo i dialoghi devono essere in linea con i personaggi, certo che non è semplice, ma ci si prova!

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  4. Tendenzialmente credo abbia ragione, tranne nel caso l'effetto-conversazione non sia ricercato espressamente dall'autore. Per esempio, di Raymond Carver che si può dire?

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    1. Sono d'accordo sul "tranne che". C'è sempre, in effetti, un "tranne che". :)

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  5. Penso che il dialogo sia uno di quegli aspetti più delicati per chi scrive.
    Mi viene da fare una riflessione. Scrivo drammaturgia, e lì i dialoghi sono materia essenziale. Ecco, una narrazione tutta in forma dialogo o monologo contraddice le parole di L’Heureux, lì più è simile alla realtà più la pièce ha valore.

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    1. In questo penso che la narrativa e il teatro possano differire molto; ma anche i dialoghi teatrali non sono in qualche modo purificati e distillati per trasmettere i contenuti tramite scambi di battute solo apparentemente realistici? Domando, perché non conosco questo mezzo espressivo se non superficialmente.

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  6. Ben detto. Adesso se mi dice anche come si fa... perché è più facile a dirsi che a farsi.

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    1. Ah, giusto! Leggere i dialoghi ad alta voce aiuta molto, secondo me. C'è chi li recita persino con qualche amico volenteroso, ma secondo me rischia di perderlo. :)

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  7. Sono d'accordo (anche perché è difficile dissentire di fronte ad un autore affermato XP)!
    Penso comunque che 'realistico' non significhi 'teatrale'. Un dialogo è un bel dialogo quando esprime al meglio ciò che quel brano vuole trasmettere ma non diventa inverosimile perché nella realtà nessuna usa certi termini o chi parla non viene mai interrotto fino a che non ha finito la frase.
    Prenderò questo post come un consiglio, comunque, perché nei dialoghi sono quasi ossessionata dalla veridicità (il che è un rischio!) xD

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    1. Non credo che il rischio esista, se non ci si fa prendere la mano dalle parole in sé, perdendo di vista ciò che si vuole comunicare. (I dialoghi inverosimili balzano molto... all'orecchio, vero? E' difficile non sentire la forzatura, come lettori.) :)

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  8. Sono pieeeeeeeeenamente d'accordo :-D

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