7 febbraio 2016

La scrittura vista da Mark Twain



Mark Twain


Ci sono libri che rifiutano di essere scritti, resistono anno dopo anno e non si lasciano convincere. Non significa che la storia non ci sia o non meriti di nascere; solo non si è presentata nella forma giusta. Esiste soltanto una forma per ogni storia. Se non riesci a trovarla, quella storia non si racconterà mai.






Samuel Langhorne Clemens, conosciuto con lo pseudonimo di Mark Twain (1835 – 1910), è stato uno scrittore, umorista e docente statunitense. William Faulkner lo definì "il primo vero scrittore americano". Twain cominciò la sua carriera come scrittore di racconti umoristici e finì per divenire, dopo alcune travagliate vicende personali, un severo e irriverente cronista delle vanità, critico verso le religioni e sferzante contro ogni ipocrisia e crudeltà umana. Tra le sue numerose opere: Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn, Un americano alla corte di Re Artù.  

[fonti: Wikipedia, Biografieonline]


Cosa ne penso

Se davvero esiste soltanto un modo per raccontare la storia, per l'autore può essere un problema in più; ma anch'io ho spesso l'impressione che la scelta della struttura delle mie storie sia obbligata. Anche quando cerco di valutare ipotesi diverse, quasi subito una si impone sulle altre, e non c'è ragionamento che tenga.

E voi, cosa ne pensate?     




24 commenti:

  1. E' vero. E se sbagli la forma, bruci la storia. In genere non riesci più a riscriverla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho mai provato a riscrivere una storia cambiandone la struttura, ma credo sia proprio come dici.

      Elimina
  2. Ultimamente per me la forma si identifica con la voce dei personaggi, oltre che con lo stile narrativo. Se i personaggi sono muti come pesci - il che in natura non è del tutto vero - bisogna convincerli a esprimersi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa è davvero un'idea interessante. Devo pensarci su.

      Elimina
  3. Credo sia abbastanza vero. Com'è vero che magari ci sono storie che ci frullano in testa da una vita, ma non si riesce mai a dar loro una forma.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quelle è difficile capire se non escono per mancanza della forma giusta o per altri blocchi che magari non vediamo.

      Elimina
  4. Uno scrittore trova sempre il modo migliore per raccontare una storia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Trova un modo, quasi sempre... ma che sia il migliore non mi sembra scontato, né lo considero la condizione perché si definisca scrittore. Si convive con l'imperfezione!

      Elimina
  5. Penso che ci sia (ma solo a volte, non sempre) un'unica forma per quella certa storia E per quel certo autore... in mano ad altri dieci, potrebbe trovare dieci forme efficaci e diverse

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che tu abbia ragione, ci sono storie che si prestano a diverse forme e altre che sono pochissimo malleabili.

      Elimina
  6. Ciao Grazia e complimenti per il blog, lo seguo da un po' ma questa è la prima volta che mi espongo con un commento. :)
    Io penso che esista un'unica forma in cui una storia può essere raccontata, trasmessa nella sua interezza, e che solo chi la porta dentro di sé possa arrivare a conoscerla, se scava nel profondo di sé stesso, perché è lì che è nata e cresciuta.
    Ammetto di avere una visione un po' romantica dell'argomento, ma questo è il mio umile pensiero. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuta, Piccola Crisalide! :)
      Le storie di cui parli credo siano quelle più profonde e sentite, quelle che quando riescono bene fanno sognare il lettore a lungo. :)

      Elimina
  7. Questa citazione esprime un pensiero che condivido in pieno. Pensando al mio romanzo, ora che ne ho preso le distanze, vedo come io abbia cercato di forzare un violoncello nella custodia di un violino.

    Solo l'esperienza diretta e la pratica insegnano a riconoscere questi limiti e superarli, anche se ancora non saprei dire se e come li supererò!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tempo ed esperienza, senza scorciatoie. E il bello è che non sappiamo nemmeno dove stiamo andando! ;)

      Elimina
  8. In effetti certe storie si impongono in un certo modo e in una certa forma. Mi è capitato di voler dare una certa impostazione alla storia ma poi, mio malgrado, essa seguiva la sua scia ed io se volevo scriverla dovevo seguirla...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' successo anche a me, e ho capitolato quasi sempre. :)

      Elimina
  9. Dare la forma giusta a un libro coincide con dargli la forma che vuoi? Perché certe volte i miei libri non si scrivono perché nasce un conflitto forte fra ciò che vorrei e ciò che sarebbe più giusto fare!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo che sia proprio questo il problema: riusciamo a capire qual è la forma richiesta dalla storia e la rispettiamo, oppure imponiamo le nostre idee, anche quando sono forzature? Non è affatto facile fare la scelta giusta.

      Elimina
  10. Molto bella la citazione, che leggo come: per ciascuno scrittore, nella sua peculiarità, una storia può essere scritta in un solo modo, unico. E credo che tale modo sia un insieme di metodo, idee e forma - in senso tecnico.
    Ciao Grazia, alla prossima ^_^

    RispondiElimina
  11. Confermo in pieno anch'io! Ho atteso vari anni prima di scrivere STRONGER (ora su Amazon, resto sempre un'autrice indie) e alla fine - quando è arrivato il momento giusto - il romanzo è nato. Né prima né dopo. Ciao Grazia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Elisabetta, congratulazioni per la creatura! :)

      Elimina