31 gennaio 2016

La scrittura vista da Orhan Pamuk



 





Lo scrittore impiega anni a cercare di scoprire con pazienza il secondo essere che lo abita, e il mondo che lo rende la persona che è. Quando parlo di scrivere, la prima immagine che mi viene in mente non è un romanzo, una poesia o la tradizione letteraria, ma una persona che si chiude in una stanza e da sola si rivolge alla propria interiorità, e tra le sue ombre costruisce un nuovo mondo di parole.  











Ferit Orhan Pamuk (Istanbul, 7 giugno 1952) è uno scrittore, accademico e saggista turco. I suoi romanzi, tradotti in più di quaranta lingue, sono spesso sospesi tra il fiabesco ed il reale e rispecchiano la Turchia di ieri e di oggi. È stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "nel ricercare l'anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture". (da Wikipedia)



Cosa ne penso

Questa citazione mi fa riflettere. Non mi sono mai vista nella veste che Pamuk suggerisce, anche se sono consapevole di pescare molti temi e personaggi ricorrenti da un mio pozzo nascosto, che però ho sempre preferito restasse tale. Paura, oppure desiderio di conservare il suo lato “magico”? Non so; ma può darsi che sia necessario immergersi anche nelle acque più scure per arrivare in profondità.

E voi, cosa ne pensate?


      

25 commenti:

  1. La seconda parte della citazione è convincente ed è bella l'idea della scrittura raffigurata dalla persona e non dalla cosa (libro). Ma... la prima parte mi confonde, forse va contestualizzata, nell'immediato non capisco chi sia la "seconda persona" o.O Parla forse di inconscio? In questo caso, credo che, anche inconsapevolmente, ciascuno scrittore (intendo Scrittore, ecco, forse così è meglio XD) attinga da lì almeno in parte. Magari basta lasciare fluire quelle acque, senza immergersi :P
    Ciao Grazia! ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Glò! :) Raccolgo le citazioni come frammenti, per cui anch'io cerco di capire, sperando di avvicinarmi al pensiero dell'autore. La "seconda persona" che ci abita può essere l'inconscio, lo spirito oppure il Sé Superiore, oppure l'insieme di tutto ciò che di noi esiste e agisce dietro le quinte, senza che ne siamo pienamente consapevoli. Lasciare fluire le acque senza immergermi è quello che anch'io ho sempre fatto, ma ho l'impressione che farlo sarebbe un passo importante nella mia evoluzione. Tutto è sempre pieno di punti interrogativi, ma è anche un bene, se serve a non abbandonare la ricerca! :)

      Elimina
  2. Grande Pamuk, ho letto molti dei suoi libri, e sono uno più bello dell'altro. L'ho citato proprio di recente, come esempio, in uno dei post che pubblicherò sul mio blog.

    Per quanto riguarda la tua domanda, mi fa riflettere. Certo lo scrittore è prima di tutto persona, con i suoi pregi e i suoi difetti. Personalmente, più vado nell'inconscio e più risulto convincente, poi, sulla pagina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai qualche titolo specifico da consigliarmi, oppure mi affido alle stelline di Amazon? :)

      Elimina
    2. Per me il più bello è "Il mio nome è rosso", che ho citato nel mio post in bozza. Ho poi letto "Il castello bianco" (curiosissimo!) e "La casa del silenzio", pure belli. Poi "Istanbul" che però è una sorta di testimonianza sul cambiamento della città, non un romanzo.

      Elimina
  3. A me invece piace molto questa immagine, e l'idea di immergersi nelle proprie ombre... Il fatto è che non c'è selva più oscura di quella che vive dentro di noi e non si sa mai che fiera ne viene fuori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo è sicuro quanto inquietante. Del resto le nostre energie creative vengono per la maggior parte da lì, perciò farci amicizia è importante.

      Elimina
  4. D'accordissimo con la prima frase di questa citazione ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' un lavoro lungo, un'esplorazione per gradi.

      Elimina
  5. Interiorità, ombre, mondo di parole costruite nel silenzio. Un modo bellissimo di intendere la scrittura.
    (Io adoro Pamuk, tra parentesi!). :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa che io non lo avevo nemmeno sentito nominare prima di trovare queste sue parole. Pubblicare citazioni fornisce molti buoni spunti. :)

      Elimina
  6. Mi incuriosisce molto questo autore, di cui non avevo mai sentito parlare.
    Volevo chiederti se hai letto qualcosa di suo ma ho trovato qualche titolo consigliato tra i commenti che mi hanno preceduto.
    Lo metto in lista! (Non sto leggendo molto purtroppo, ormai la lista è lunga quanto un romanzo! Ma prima o poi...)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ti dico la mia! Ma tempo due o tre vite smaltisco... ;)

      Elimina
  7. Di Pamuk ho letto Il castello bianco, un libro che ho trovato piuttosto difficile, ma leggere questa sua citazione mi fa desiderare di riprendere il libro per provare a capirlo meglio. Mi piace molto questa immagine la scoperta del secondo essere che abita lo scrittore. Mi ci ritrovo, sarà che in questo periodo ho la tendenza a chiudermi tra le mie ombre per scrivere e andare avanti con la mia storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' bello trovare la scrittura tra le proprie ombre. :)

      Elimina
  8. Leggete "Neve" e "il museo dell'innocenza"

    RispondiElimina
  9. Ho letto solo "Istanbul".
    Mi riconosco nella prima frase della citazione: "Lo scrittore impiega anni a cercare di scoprire con pazienza il secondo essere che lo abita, e il mondo che lo rende la persona che è". Verissimo! Ha colto un problema centrale: al di là di ciò che siamo costretti ad essere e che, nella maggior parte dei casi, c'impedirebbe (o c'impedisce proprio...) di scrivere. Occorre un'operazione di astrazione, occorre pazienza! Credo che molti di noi siano schiacciati dalla montagna di pazienza che occorre, schiacciati dalla propria realtà materiale, contingente, e non diventino mai scrittori per questo motivo: il vero problema è liberarsi da se stessi. Del resto non è l'unico ad avere detto o lasciato intendere che lo scrittore deve dimenticare se stesso per poter scrivere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevo pensato al liberarsi da se stessi. Mi sembra che il primo problema sia piuttosto immergersi in se stessi fino in fondo, per poi potere andare oltre. Forse è questo che intendevi?

      Elimina
    2. Sì, si può dire anche così...Pamuk in questa frase descrive quello che tu chiami "immergersi in se stessi fino in fondo" come un secondo io, distinto dall'io quotidiano che deve vivere nel mondo e scendere a patti col contingente.

      Elimina
  10. In fondo Pamuk ci sta parlando dell'immaginazione.
    Ne siamo tutti realmente dotati. Non credo. L'immaginazione è il frutto non solo di esperienze ma di ciò che il nostro dna ha elaborato fin dall'infanzia, per farlo diventare un territorio altro cui possiamo attingere e al quale bisogna saper attingere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa, non ho capito bene: dici che non tutti possiedono immaginazione? Credo che, sebbene tutti abbiano esperienze di vita a riempire il serbatoio, per così dire, non tutti sentano il bisogno di rielaborarle e raccontarle sotto forma di storie.

      Elimina
  11. Mi piace. Appena ho letto la citazione ho pensato che fosse molto lontana dal mio mondo ma poi... accidenti. Ha ragione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La citazione ha fatto lo stesso effetto anche a me.

      Elimina