5 settembre 2015

La scrittura vista da TA-NEHISI COATES


La scrittura secondo Ta-Nehisi Coates
Sono fermamente convinto che scrivere sia un atto di coraggio. È quasi un atto di coraggio fisico. Ti è capitata questa idea grandiosa. Magari eri fuori con gli amici, stavate bevendo una birra e parlando di qualcosa; hai avuto questa idea e loro hanno detto: “Wow, fantastico! Qualcuno dovrebbe scriverci un libro.” E tu ti sei messo a scrivere, e quasi sempre quello che era fantastico mentre stavi chiacchierando con gli amici non è più così fantastico mentre lo scrivi. È come se tu avessi una certa musica in testa, ma quando provi a metterla sulla pagina esce un disastro. Non ci riesci. Ci provi nel modo giusto, ma la traduzione di ciò che senti nella testa, quell’idea che hai avuto, suonerà pessima sulla pagina alla prima stesura, okay? Devi darti un giorno di tempo, tornarci sopra, correggere e correggere e correggere fino ad avere qualcosa che corrisponde almeno per il 70 per cento a quello che volevi scrivere. Cerchi di passare dal pessimo al così-così e all’accettabile. Allora sai di avere fatto il tuo lavoro. Non arrivo mai a scrivere la cosa perfetta che avevo in mente, perciò tutto il processo mi sembra un fallimento. Credo sia questo il motivo principale per cui la maggior parte delle persone non scrive: può essere davvero deprimente.



Ta-Nehisi Coates (30 settembre 1975, Baltimora) è scrittore, giornalista ed educatore.



21 commenti:

  1. Questa è anche la scrittura vista da Marina Guarneri! :(

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  2. Che bella visione della scrittura! Entusiasta e incoraggiante!

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  3. Sono d'accordo al 100%: non ti senti mai all'altezza. Ma penso che questo senso di incapacità sia comune a tutta l'arte in generale, conosco pittori che non sono mai soddisfatti del loro lavoro, e fotografi che sono eterni insoddisfatti.

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    1. Lo credo anch'io. In fondo è proprio questa sensazione di inadeguatezza che ci spinge a cercare di migliorare, oppure a dedicarci ad altro (ed entrambe le ipotesi possono essere buone!).

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    2. Hihi... c'è una terza ipotesi: a volte qualcuno cerca di farti capire che è meglio passare ad altro, ma sei tu a fare orecchie da mercante.

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    3. Ma chi è che si assume questo compito? Giusto un editor pagato per dirti la verità, ma gli altri se ne guardano bene... gli scrittori mordono! Anche quelli da poco. ;)

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    4. Soprattutto quelli da poco, oserei dire!

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  4. Molto giusta questa analisi. Nei momenti in cui sono soddisfatta di ciò che ho scritto: a me capita, mi prende un senso catastrofico del tipo: "di sicuro mi sto sbagliando!" bacio Sandra

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    1. L'autostima dovrebbero venderla alle bancarelle... sai che guadagno? :)

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    1. E il 70% è una percentuale alta, secondo me. Anche se poi mi sento più contenta di così, alla fine. Quando non posso saltare oltre, alzo l'asticella...

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  6. Forse dovremmo andare a scrivere quando abbiamo l'intuizione. «Oh, ragazzi, devo buttar giù questa idea sennò la perdo.» Non sembreremmo per niente schizzati. :D

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    1. Già l'ipotesi di avere un'idea mentre bevo una birretta con amici è fantascienza. :D

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  7. Scrittura come atto di coraggio, l'avevo pensato più volte, adesso ne ho la conferma ;-)

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    1. Serve coraggio per scrivere, ma ancora di più per continuare a scrivere nel tempo, secondo me. E' facile perdere coraggio, perché il premio sembra fuori portata. :)

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  8. Analisi giustissima! Anche se non sono uno scrittore, mi ritrovo in quello che sostiene! :)

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    1. Benvenuto, Nick! :) Credo che questa vena di delusione appartenga non solo agli scrittori, ma a tutti coloro che si cimentano in qualche sforzo creativo. Anche in cucina!

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