27 maggio 2015

FEEDBACK: AVVERTENZE E MODALITÁ D’USO



Cos’è il feedback? A cosa serve? E anche: c’è proprio bisogno di usare un termine inglese per indicarlo?

Non mi disturbano gli anglicismi, almeno quando non arrivano al ridicolo, ma sentiamo la Treccani: 

Feedback ‹fìidbäk› (o feed-back) s. ingl. (pl., raro, feedbacks ‹fìidbäks›), usato in ital. al masch. – Nel linguaggio tecn. e scient., termine equivalente all’ital. retroazione, che designa il processo per cui l’effetto risultante dall’azione di un sistema (meccanismo, circuito, organismo, ecc.) si riflette sul sistema stesso per variarne o correggerne opportunamente il funzionamento.

Voto per l'anglicismo, e definisco il feedback come l'insieme delle reazioni che i nostri scritti ottengono una volta sottoposti al giudizio dei lettori. Una critica è feedback, un complimento è feedback, ma possono esserlo anche il silenzio e l’assenza di vendite.



 

 

Quanto è importante per noi scrittori il feedback?


Molto. Anzi, di più. Il fatto stesso che cerchiamo la pubblicazione implica che scriviamo anche per chi ci legge, almeno in una certa misura. Se ciò che scriviamo non piace a nessuno nel nostro mondo, diventa difficile sperare che piaccia altrove.

 

Da chi può arrivarci il feedback?


Esistono fonti amatoriali e professionali di feedback. Nel primo gruppo possiamo inserire parenti, amici, beta-reader e gruppi di lettura; nel secondo gruppo troviamo editor e agenzie letterarie. Talvolta siamo noi a cercare il giudizio di uno specifico lettore, altre volte il “donatore” di feedback è volontario, come nel caso dell’amico/parente che ci chiede con insistenza di avere accesso a un nostro lavoro non pubblicato (accesso che io negherei senza un ripensamento, ma forse voi siete più gentili).

 

Come possiamo sfruttare al massimo ogni feedback?


Editor e agenti hanno un loro modo di esprimere le valutazioni, su cui possiamo influire ben poco. Amici e parenti, invece, possono essere meglio “strizzati” per ottenere da loro materiale utile per la revisione. L’esperienza mi dice che conviene:

1) scegliere bene i lettori

Che senso ha mettere il proprio lavoro in mano a una persona che non è in grado di valutarla? La sua opinione dovremo comunque ascoltarla, e le parole sono di piombo, quando vanno a toccare qualcosa di delicato come una nostra creatura. E poi, che peso daremo alle critiche? Se nostra zia dice che il finale è troppo sanguinoso, lo alleggeriremo delle parti più truculente? Siamo sicuri che un uomo sappia capire quando il romance è troppo… romance? Per non parlare della letteratura di genere: chi non ne è appassionato, spesso farà considerazioni poco azzeccate, in perfetta buona fede. Esiste qualcosa di più irritante di una persona che non ama il fantastico e ridacchia sul mondo della storia e sulle creature di cui è popolata o – peggio! – si trattiene malamente dal farlo?

2) non mettere le mani avanti

Chi legge il testo deve partire da zero. Se gli facciamo una capa tanta con gli avvertimenti e le modalità d’uso, il suo ruolo di “lettore qualunque” perde di significato. Per lo stesso motivo è meglio non dirgli nemmeno su cosa focalizzare l’attenzione. Se più tardi non saprà rispondere alle nostre domande, pazienza.

3) fare domande mirate

Per capire se qualche parte della storia va modificata, abbiamo bisogno di andare oltre un generico “mi è piaciuto”. (Nota bene: il parente/amico difficilmente esprimerà uno schietto “non mi è piaciuto”, e questo è un guaio, perché può rendere la lettura del tutto inutile ai nostri fini.)

A seconda del grado di evoluzione del lettore, potremo domandare:
- cosa in particolare gli è piaciuto e cosa meno
- a quali personaggi si è sentito più legato
- se è riuscito a visualizzare bene ambienti e scene
- se ha trovato il ritmo della storia adeguato, troppo lento o troppo veloce
- se la storia lo ha preso fin dalle prime pagine
- se il finale lo ha lasciato soddisfatto
- se ha apprezzato lo stile.

 

Cosa ne facciamo del feedback?


A questo punto ci troveremo in mano diversi elementi su cui lavorare, ma non prima di averli filtrati attraverso il nostro buonsenso.

Il “donatore” di feedback è attendibile in quel ruolo?
Quali delle sue critiche rispecchiano dubbi già esistenti?
I difetti riscontrati sono già stati segnalati da altri lettori?
Quali critiche possono essere scartate a colpo sicuro?

A questo punto si decide di lavorare sugli aspetti della storia che ne hanno bisogno. Dobbiamo essere convinti di ciò che facciamo. L’arbitro finale potrà anche essere l’editore o il mercato, ma l’autore è il re della storia, almeno in questa fase.

 

Si può fare a meno del feedback?


Si può, ma il prezzo è alto, se si è interessati alla pubblicazione. Fino a quando si scrive in solitario, si ha una percezione molto parziale del proprio lavoro. Farlo leggere a qualcuno è un passo fondamentale, sia psicologico che pratico. Qualunque editore rileverà le stesse pecche segnalate dai lettori-cavia, oltre ad altre meno palesi, talvolta relative non alla storia in sé, ma alla sua vendibilità.

Un esempio: l'opera rientra in un genere specifico? Difficilmente l’autore ha questa domanda tra le sue priorità, e il lettore normale non ha bisogno di classificare le proprie letture. Per l’editore e il libraio, invece, questo può essere un problema: in quale collana, su quale scaffale? Se il manoscritto è eccezionale, troverà ugualmente una collocazione; se proprio eccezionale non è… chissà.

 

È meglio cercare il feedback di un professionista o basta quello di beta-reader dilettanti?


I giudizi di un professionista possono essere più utili di quelli di un lettore qualunque, ma non è detto. Certo, se avremo pagato qualcuno per renderci questo servizio saremo indotti a dare maggiore peso alla sua opinione, perciò è meglio che il professionista sia davvero tale.

Il valutatore professionista, al contrario delle altre figure che ho nominato, è capacissimo di dirci che il nostro lavoro non è buono. Motiverà la sua affermazione, naturalmente, ma non cercherà di dare alla valutazione un lieto fine a ogni costo. Visto che questo può minare il morale dell’autore, ho sempre pensato che sia meglio rivolgersi a un professionista dopo avere ottenuto feedback da diversi lettori, e avere così avuto conferma che la storia, almeno in generale, “piace”. Tra l’altro trovare beta-reader non è difficile: in rete, frequentando forum e blog, si possono conoscere molte persone con la stessa esigenza, e uno scambio di valutazioni è possibile e proficuo.

Nei miei anni di scrittura mi è capitato spesso di cercare riscontri, perciò conosco le mie reazioni ai complimenti e ai “però”: stampo il feedback, ne evidenzio i punti salienti, poi lo metto da parte per un paio di giorni. Serve un certo distacco per dare alle critiche il giusto valore. Dopo la pausa recupero la valutazione e inizio a prendere gli appunti su cui lavorerò, in forma simile al brainstorming, con domande, risposte e ipotesi.


Voi che rapporto avete con il feedback dei lettori? È un aspetto della scrittura che considerate importante, oppure non è al centro dei vostri pensieri? 






33 commenti:

  1. Difficile farne a meno. Da scribacchina/scrivente di "romanzi" (mi abituerò mai al suono di questa parola?) e di un blog, produco materiale che verrà letto da più persone, persone che si faranno un'idea, potenziali fornitori di un feedback. Credo che il desiderio di sapere cosa pensa la gente di ciò che crei sia più forte della paura o del disagio. Almeno fino ad un certo punto.
    Dunque sì, sempre sì, al beta-reader e sì, perché no?, al professionista. Meglio se sì a tutti e due insieme.
    Ciao cara. :)

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    1. Il disagio dovrà sparire comunque, prima o poi! Meglio prima. Buona giornata a te. :)

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  2. Continuo a leggere di Beta reader e a trovarli inutili, perchè subentra il gusto personale, perchè come ho detto in un altro blog, la fruizione di un testo inficiato da un rapporto di amicizia, amore o altro, risulta inevitabilmente falsata. Sì a un professionista, quando il testo ci sembra finito. E' chiaro che si naviga da soli e il rischio naufragio c'è, ma questa è la scrittura, secondo me. Sandra

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    1. Certo, la scrittura è così. Con i beta ho un'esperienza diversa. Mai utilizzato parenti e amici "normali", ma ho un paio di amiche scrittrici (conosciute in rete) che sanno fornire commenti molto, molto utili. Long live!

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  3. Senza i miei lettori i miei scritti stavano nel mio computer. Ho preso l'abitudine di allegare sempre agli auguri di Natale un racconto. A molti piaceva al punto che persone che non sentivo per un anno si facevano vive sotto Natale per il racconto. Senza di loro non avrei mai preso coraggio.
    Oggi mio marito è il mio primo lettore. Non ha competenze tecniche, ma se dice "non mi torna" non torna davvero. E non ha remore a dirlo. Poi c'è un team variabile a seconda della storia fatto si lettori forti appassionati al genere e non. È un aiuto anche solo psicologico. So che mi leggono. Cinque capitoli alla volta. Quindi devo scrivere con un certo ritmo. Devo.
    Senza forse abbandonerei.

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    1. E' vero, non tutte le persone che ci sono vicine ci suonano il violino. In fondo la sincerità è il massimo aiuto possibile, ma forse è più frequente nei rapporti molto stretti. (Che bella questa cosa del racconto di Natale!)

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  4. Ricordo che i primi significativi cambiamenti, nel romanzo, sono stati la conseguenza di alcuni suggerimenti di una mia amica che, leggendolo, ne aveva dato un giudizio spassionato: promosso a pieni voti ma con delle riserve su alcune cose. Oggi so che lei è stata la mia inconsapevole beta reader! Credo che anch'io affiderei volentieri il mio libro a un professionista solo dopo averlo fatto leggere ad altre persone e averne ricevuto qualche riscontro positivo. Sentirei di camminare con dei cuscinetti pronti, eventualmente, ad attutire il sonoro "no" di chi di dovere! ;)

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    1. Proprio così: prima il setaccio a maglia larga, poi quello a maglia stretta. ;)

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  5. Come ho già avuto occasione di raccontare commentando altri tuoi post, neppure gli amici e i parenti mi risparmiano le più aspre critiche. Questo mi spinge ad avere dei lettori non professionisti la stessa paura che dei professionisti, cioè moltissima. Ultimamente preferisco i parenti perché, a differenza degli amici, in genere non si rischia il naufragio del rapporto. Vorrei poterlo negare, tuttavia...in realtà sono permalosa come la stragrande maggioranza di coloro che scrivono! Non ho ancora del tutto perdonato a un'amica di avere cominciato a leggere un mio lavoro, detto che le piaceva e poi non averlo finito. Mi vergogno ad ammetterlo ma il rapporto non è più quello di prima. Perché non lo ha finito? Mentiva quando ha detto che le piaceva? A un certo punto ha incontrato uno scoglio? Se sì, quale? Dopo averglielo chiesto un paio di volte ricevendo risposte elusive, ho smesso d'insistere, sentendomi ridicola, però istintivamente, lo ammetto, ho anche diradato i rapporti.
    Ecco, forse nel caso di un professionista sarei meno permalosa, lo considererei severo "a priori", per mestiere. Quanto ai professionisti, tutte le volte che non mi hanno dato feedback (cioè quasi tutte le volte) l'ho considerato un feedback negativo, non ho insistito né mi sono offesa. Però ammetto che mi spaventa l'idea che qualcuno di essi possa dire: "Guardi, lasci perdere! Smetta di scrivere!" Lo accetto di buon grado solo dai parenti, appunto.

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    1. Non credo che un professionista si esprimerebbe in questi termini. Chi può sapere dove può arrivare un autore, nel tempo? Comunque il comportamento di chi prima scalpita per leggere il tuo romanzo e poi non lo finisce, o lo finisce ma dimentica di dirti se gli è piaciuto, è de-te-sta-bi-le! Accettare le critiche è sempre difficile, perché la fiducia in se stessi ne risente, ma questo tipo di indifferenza è molto peggio. Non credo che certe persone si rendano conto della fatica, del tempo e dell'investimento affettivo dell'autore nello scrivere un romanzo.

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  6. Dal momento che ho pubblicato nel blog racconti e ebook, a me interessano i commenti dei lettori. In fondo, se pubblichi qualcosa online, è anche per riceverne. Non preferisco commenti e critiche da lettori occasionali o da professionisti: sono utili entrambi. Se pubblichi un libro, possono leggerti tutti. Il professionista può farti capire in cosa sbagli e in cosa sei stato bravo.

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    1. Giusto: possono leggerti tutti, quindi ha importanza l'opinione di tutti, anche se non si può piacere a tutti (e basta con i "tutti"!)..

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  7. Inizialmente avrei voluto aspettare di terminare la prima stesura, prima di chiedere un feedback. Ma un paio di settimane fa, ho chiesto a Marina se avesse voglia di leggere l'incipit, anche se non ancora nella versione definitiva, per capire se potesse funzionare. Salvatore l'aveva letto mesi e mesi fa, ma non andava bene, quindi l'ho riscritto, e volevo capire se fosse migliorato. Morale della storia? Marina non solo l'ha gradito, ma si è incuriosita e ora vuole sapere come prosegue la trama, così le sto mandando le bozze, un po' per volta. Sappiamo entrambe che si tratta di una prima stesura, per natura incompleta, però questo confronto mi fa bene: le sue segnalazioni mi agevoleranno il compito in fase di revisione, e siccome mi chiede "allora, quando mi mandi il prossimo pezzo?" io sono stimolata a scrivere, a velocizzare la stesura. Per il momento, va benissimo così, in futuro si vedrà.
    Stavo pensando di mandare qualche pezzo anche a un'altra persona (Lisa) ma ho l'email ancora in bozza, da settimane, perché ho paura che due pareri diversi in questa fase rischierebbero di confondermi. Tu cosa ne pensi?

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    1. Non saprei cosa consigliarti, perché non faccio leggere a nessuno quello che sto scrivendo prima che sia terminata la revisione. Non perché mi imbarazzi mostrare le mie magagne, ma perché fino a quel momento il romanzo non è pronto per i lettori, e il lavoro è tutto mio, senza influenze. Non considero le persone che leggono il mio testo come potenziali consiglieri, ma solo come "il Lettore".

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    2. Capisco. Credo che dipenda dalla necessità del momento. Tu hai molta più esperienza di me. Io, in questa fase, avevo bisogno di un confronto. :)

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    3. Forse è solo un approccio diverso, non so se dovuto al carattere. Io sono "nata" già così! Ma lo sappiamo che gusti e metodo sono qualcosa di molto personale, e sempre in evoluzione. :)

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    4. Può darsi. In linea di massima non amo mandare le bozze, ma ci sono momenti in cui mi sento insicura, e un confronto mi fa ben anche per imparare. Chi ha già scritto romanzi è sicuramente più autonomo... :)

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  8. Ho un piccolo "pool" di lettori che legge in anteprima e mi dà dei feedback non molto tecnici ma che danno il polso della situazione a grandi linee. Certo non basta: serve entrare *molto* di più nel dettaglio per arrivare "a livello". Come dice Tenar, sono anche un grande sprone perché di solito pretendono un capitolo alla settimana. "Pretendono" in senso stretto: io "consegno" al venerdì, e già da martedì/mercoledì cominciano a sincerarsi del fatto di poter avere la puntata settimanale!

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    1. Non avevo idea che qualche collega offrisse il testo a puntate alle cavie affamate. Tu Antonella mi avete aperto nuovi orizzonti (di cui non credo che approfitterò, ma non si può mai sapere...).

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  9. Penso che i feedback siano molto importanti e che riceverli non può che fare bene perché, che siano positivi, negativi o del tutto assenti, ci danno già un'idea di cosa fare per migliorare ciò che abbiamo scritto.
    Io ho trovato feedback veramente utili in persone molto ma molto critiche, che non si sono limitate a dirmi "bello" o "brutto", ma che hanno analizzato per bene ciò che avevano davanti e mi hanno aiutata a capire cosa c'era che non andava.
    Una delle cose più difficili comunque, per l'autore, penso sia scendere a patti con sé stesso ed essere già dal principio consapevole che il proprio libro o racconto non verrà mai considerata perfetto. Quindi penso che una delle cose più importanti sia attendere un feedback con l'idea di rimaneggiare la storia, dopo.

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    1. Hai detto una cosa giustissima, secondo me. Viene spontaneo pensare - almeno agli inizi - che il nostro romanzo, quando è finito, sia già perfetto. Considerarlo come work in progress fino alla stampa è un'atteggiamento molto più realistico e positivo, perché non crea aspettative sbagliate.

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  10. Si il feedback è indispensabile, se non avessi ricevuto almeno un paio di giudizi positivi, pur con qualche suggerimento di miglioramento, non avrei avuto il coraggio di pubblicare, sia pure dopo accurata revisione. Un beta reader può essere molto utile, fargli leggere il romanzo finito e revisionato almeno una prima volta aiuta a capire che impatto ha la storia. Certo bisogna essere pronti ad accettare le critiche, ma queste ci servono per poter migliorare il romanzo.

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    1. Benvenuta! :) Senza critiche il romanzo non può arrivare al massimo delle sue potenzialità, quindi ben vengano! Del resto, una volta trovato un editore, bisogna imparare comunque ad accettare le critiche dell'editor, perciò conviene allenarsi fin da subito.

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  11. Vanno bene sia le cerchie di amici e conoscenti sia i professionisti, a patto che il primo gruppo sia sincero e il secondo non sia prevenuto.

    Io ho un paio di amiche fidate che di solito mi fanno da beta-reader: una scrive romanzi storici sui Celti, è molto rigorosa e mi ha sempre dato ottimi consigli, e io faccio lo stesso per lei. L'altra è laureata in Storia medievale, e legge moltissimo, soprattutto romanzi storici. Poi c'è mio marito, che negli ultimi tempi è diventato il mio terzo beta-reader nonostante legga solo gialli. Anche lui mi dice tutto quello che non funziona, solo che lo fa in maniera molto meno diplomatica delle due amiche! ;-)

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    1. Considererei un onore la mancanza di diplomazia, se solo mio marito leggesse quello che scrivo, anche dopo la pubblicazione! ;)

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  12. Ricordo ora che lo dicevi, commentando il mio post sull'armadietto delle letture!

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  13. Anch'io ho qualche problema a "farmi" leggere da marito e figli. Ho avuto la fortuna di ricevere una critica dettagliata del mio ultimo lavoro da una professionista di una piccola CE, ha messo a fuoco punti di forza e punti deboli e mi ha dato una grossa mano nella revisione.:)l

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  14. Non ho ancora ricevuto il feedback dei miei lettori, tranne quello di una mia cara amica che ha letto due bozze del mio romanzo. Nel mio piccolo, comunque, ho già capito quanto sia importante il feedback nel migliorarsi come scrittori. Per esempio, la mia amica è rimasta colpita dalla mia abilità nelle descrizioni, che invece ritenevo il mio tallone d'Achille!

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    1. Notevole, vero? Anche a me è successo di covare dei timori e vederli smentiti... e vederne nascere altri, ovviamente. ;)

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  15. Credo che i feedback siano fondamentali, ma anche un'arma a doppio taglio, nel senso che bisogna scegliere con attenzione chi si coinvolge. Per ora io mi sono sempre trovata benissimo con i miei beta-tester, mi hanno sempre dato ottimi consigli. Invece, anni fa mi è capitato di ricevere dei consigli del tutto inappropriati e per giunta non richiesti da una persona che non avendo capito il senso del libro voleva farmelo riscrivere in una chiave completamente diversa secondo i suoi gusti. Insomma, sì ai consigli richiesti, no a quelli gratuiti di chi vuole scrivere al posto tuo!
    Per il resto, penso che sarebbe bello creare addirittura una squadra di persone che si confrontano a vicenda, ci sto pensando da un po' a questa parte...

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    1. Il feedback di scambio, anche in squadra, è ottimo, se con le persone ci si trova bene. Ho notato che però è difficile trovare persone affidabili, anche per motivi indipendenti dalla loro volontà. Quando si è tutti d'accordo e poi uno si tira indietro, l'altro nemmeno ti risponde... beh, può capitare, ma non è piacevole, anche perché ci si era fatto affidamento. Come dici tu, i beta-reader devono essere quelli giusti. :)

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  16. Il feedback, croce e delizia di ogni scrittore. Ne ero dipendente, me ne sono staccata a forza. Avere lettori che mi dicessero "quando arriva il seguito?" mi metteva nello stato di scrivere perché sapevo che qualcuno aspettava quello che avevo da raccontargli. Sbagliato. Mi sono chiusa nel mio silenzio, ho scritto un romanzo che è un mattone e la blog novel l'ho finita almeno un mese e mezzo fa, prima di pubblicarla. Perché? Perché il feedback non deve influenzare la stesura, quindi ho messo da parte la lettura-in-progress. I beta-reader arrivano subito dopo la prima stesura: piena zeppa di infodump e incogruenze. Spesso i punti critici vengono evidenziati da più lettori, per cui è facile capire cosa c'è da raddrizzare. E dopo la loro lettura, per me è più facile trovare altre cose da sistemare, tagliare, disintegrare. Mi permettono di avere il distacco sufficiente per affrontare un buon editing. Mi fido di loro? Ciecamente.
    So che mi diranno in modo diretto cosa funziona e cosa farà schifo.
    Mi offendo?
    No, voglio esattamente questo dai miei beta: una spietata caccia al pelo nell'uovo, dalla macro alla micro problematica. Sono una perfezionista, so di pretendere tanto da loro - in un certo senso - ma so anche che mi aiutano a crescere e migliorare. E credo lo sappiano. Sul punto delle "domande mirate" lo faccio sempre: sono una rompiscatole! (^.-)
    Ottimo post Grazia (mi mancavate tu e lui!)

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    1. Grazie, my dear! E' sempre un piacere sentirti, qui e altrove. :) Concordo sulla tua nuova procedura e sulle tue motivazioni. Devi avere una buona squadra, tu; si sente da come ne parli. Io sono ancora un po' precaria da quel punto di vista, ma non mi lamento. Non è facile trovare le persone giuste.

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