22 aprile 2015

COME (DIS)IMPARARE A SCRIVERE DA UN BEST SELLER IN 9 MOSSE


Da tutto si impara, in un modo o nell'altro. Il best seller di cui parlo, per esempio, tradotto in 25 paesi e (pare) molto apprezzato dal pubblico, mi è stato utile, anche se non proprio nel modo che speravo.

Il fatto è che La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker mi ha lasciata, oltre che delusa, un po’ allibita. Davvero si può avere tanto successo con un romanzo così?

Non mi diverto a parlare male di un autore, nemmeno quando vende tanto da non poter essere scalfito dai miei commenti. I gusti sono sempre personali, e sono sicura che a molti di voi il romanzo sarà piaciuto; inoltre un’opera che riesce a interessare milioni di lettori deve per forza avere dei pregi, che purtroppo in questo caso non ho recepito. 

Cosa ho imparato dalla lettura di questo romanzo?



 

1 – Ogni argomento della storia deve essere trattato in modo credibile.


In proporzione alla sua rilevanza, certo. Anche quando si tratta di un semplice pretesto, gli accenni dovrebbero essere mirati e verosimili.

In questo romanzo la scrittura è sotto i riflettori, visto che se ne parla con insistenza dalla prima all'ultima pagina (il protagonista e Harry Quebert sono entrambi autori di successo). Vengono persino forniti consigli agli scrittori, in una forma che vorrebbe essere incisiva. Peccato che la scrittura compaia in forma stereotipata, mai in modo vivo e realistico.

I due personaggi passano gran parte del tempo a non riuscire a scrivere. Quando ci si mettono d’impegno, il loro sforzo si traduce nel ritirarsi in una bella villa sull’oceano a fissare la pagina bianca, all’apparenza senza un'idea in testa. Non c’è un singolo accenno al processo creativo o all’atto dello scrivere nei suoi dettagli. L’autore si limita a dare voce ai cliché: lo scrittore disturbato che insegue il successo a ogni costo, il tragico blocco, la frustrazione, l’amore come soluzione quasi divina... verrebbe da pensare che Dicker non abbia mai scritto.


2 – I personaggi di cartone non reggono nemmeno nella letteratura di genere.


Qualche stilizzazione è permessa, ma dipende dal tipo di testo. Un giallo leggero, da spiaggia, non avrà ambizioni particolari, ma questo è un romanzo di ottocento pagine! Nel cast dovrebbe comparire, tra i tanti, almeno qualche personaggio che sembri un essere umano intero.

Nel romanzo persino Marcus - il protagonista - è definito da tre soli elementi: 1) si è costruito una reputazione fasulla; 2) non riesce più a scrivere; 3) si dedica a scoprire la verità sull’omicidio di cui è accusato il suo amico Harry. Al termine del libro, sento di non sapere altro di lui, della sua personalità, della sua vita. Il resto del cast non se la passa meglio.

Ma le figure femminili! Varrebbe la pena di leggere il libro solo per loro, quelle giovani in versione oca giuliva e quelle mature sull’orlo dell’assurdo. Persino Nola, defunta protagonista femminile, resta priva di profondità come la mamma amorevole che porge merendine in uno spot pubblicitario.

Parliamo anche dei repentini cambi di umore? Alla festa Harry subisce un’intimidazione che lo lascia sconvolto (“a Harry sembrò di impazzire”), ma dopo pochi paragrafi scopriamo che "scoppiò a ridere". Giustamente l’autore si sente in dovere di spiegarci che “nel frattempo era riuscito a calmarsi”. Altrettanto repentine e prive di contesto mi sembrano molte affermazioni e reazioni dei personaggi.


3 – L’eccesso di enfasi può uccidere la storia.


Il melodramma, ahimé, non piace più come un tempo. Chi va a dirlo all’autore?

Jenny spalancò gli occhi, ebbra di felicità: sua madre aveva avuto un’idea meravigliosa!

È un esempio tra tanti, che da solo non può rendere l’idea. Nei dialoghi il problema si fa pesante, e qui si pone la domanda: c'è stato editing o no?

- La notte del 30 agosto lascerò questa maledetta città. Vieni con me?
- Sì! Certo! Non posso vivere senza te. Il 30 agosto partiremo insieme.
- Oh, tesoro mio, sono così contenta! E il tuo libro?
- Il mio libro è quasi finito.
- Quasi finito? Fantastico! Sei stato velocissimo!


Bel passaggio. Ho apprezzato in particolare la sobrietà dei toni e quel rimbalzare carino: libro-libro, finito-finito. 

Le pecche nei dialoghi nascono dall’inconsistenza dei personaggi, come spesso succede, ma si poteva almeno tenere sotto controllo la forma. “Harry, amore mio, ti amerò per sempre!” “Staremo sempre insieme, diventerai uno scrittore famoso e io sarò la moglie più orgogliosa di questo mondo! Se te ne vai, morirò!”. 

In tanta enfasi sull'amore, è impossibile percepirlo. Tutto vira verso lo sdolcinato, l’eccessivo, il ridicolo. Almeno una tagliatina al numero dei punti esclamativi e dei puntini di sospensione... no?


4 – Se c'è umorismo, è meglio che sia volontario.


Non è positivo che il lettore si metta a ridere dove dovrebbe commuoversi. Da un certo punto in poi, non sono più riuscita a prendere sul serio la storia. Mi trovavo a ridacchiare e sogghignare a ogni paragrafo, ma non credo che l’autore volesse fare questo effetto ai lettori.


5 – Le incoerenze sono bandite.


Quanto è probabile che un poliziotto permetta a uno scrittore sconosciuto di partecipare alle indagini?

Una donna che si innamora di un uomo che ha appena intravisto va davvero a casa sua con un cestino di provviste, e vedendolo un po’ strapazzato gli dice: “no, così proprio non va, ti devi curare di più”?

Ha senso fare dire al personaggio “amerò solo te” e subito dopo “non dobbiamo vederci più”, più o meno cento volte?


6 – Certe mancanze si notano.


È normale che come autori ci concentriamo sugli elementi centrali della storia, ma non possiamo ignorare del tutto gli elementi che li accompagnano. Fa parte dell'aderenza alla realtà. Possibile che in questo tripudio di eterno amore non ci sia nemmeno una sfumatura di fisicità, un bacio come si deve, una corrente di attrazione, una carezza da brivido? D’accordo che la defunta protagonista ha quindici anni, ma siamo negli anni Settanta, non nell’Ottocento. Del resto Nola non è del tutto estranea alle “cose del mondo”, se si infila con tanta nonchalance sotto la scrivania del capitano Pratt…


7 – I troppi colpi di scena anestetizzano il lettore.


In un giallo le svolte a sorpresa sono le benvenute, ma c’è un limite al numero di volte che l’autore può trascinare con sé il lettore senza fargli perdere la pazienza, soprattutto se ogni ipotesi viene sviscerata a fondo e svela risvolti sempre più complessi. Nel caso di questo romanzo, il mio commento al finale è stato “speriamo che sia la volta buona”.


8 – Se si ambienta la storia all'estero, servono dettagli originali.


Non c’è niente di male nell'ambientare un romanzo negli Stati Uniti, ma leggendo non dovrei avere l’impressione di vedere il solito, tritissimo telefilm. Il bar che serve hamburger, il cestino del pic-nic, le maxi-auto, il “piedipiatti” burbero ma buono, gli inseguimenti in auto, la villa sull’oceano, i vari “dannazione”… è tutto qui?


9 – Le promesse al lettore vanno mantenute.


Se mi presenti personaggi depressi, che sparano frasi solenni sulla vita e sull’amore ogni due righe, io mi illudo che il romanzo abbia spessore – e non alludo allo spessore delle ottocento pagine. Se fai parlare e agire i personaggi come babbei, nemmeno la trama più ardita e originale del mondo potrà riscattare la storia.


Vorrei smorzare l'asprezza dei miei commenti, almeno in chiusura. Forse io e questo autore non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, e il suo romanzo non ha niente che non vada. Non sono una lettrice abituale di gialli, perciò il mio giudizio può essere poco competente. Che Stieg Larssen mi abbia abituata male? Si sa che le aspettative, quando si parla di un caso letterario, giocano a sfavore dell'autore. Mi sono comunque stupita nel notare difetti per me tanto macroscopici in un libro famoso, pubblicato da Bompiani e vincitore di premi letterari.


Se avete letto questo romanzo, quali sono state le vostre impressioni? C’è stato qualche libro di successo che vi ha davvero delusi, e perché?





59 commenti:

  1. Intanto ricordami di non scrivere mai un romanzo, dovesse finire nel tuo blog :D

    Quel libro mi incuriosiva, appena uscito, ma poi, non so perché, non l'ho più comprato. Ora che mi dici così, non credo di comprarlo. Quella parte dialogata è davvero da capelli bianchi O.O

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    1. Spero invece che tu lo scriva, il romanzo! Non ho intenzione di mettermi a fare recensioni e criticare a destra e a manca. Stavolta è un'eccezione, perché leggendo questo libro mi sono proprio cascate le braccia e ho dovuto dirlo, fingendo un intento didattico. ;)

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    2. Anche io ho fatto la stessa cosa con un libro di Clive Cussler tempo fa :)

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  2. Questo libro mi è stato prestato da un po'. È lì che aspetta sulla "mensola-limbo" e in effetti un sacco di altri volumi gli sono passati davanti. Temo tornerà a casa senza una lettura.
    Per quanto riguarda altri casi celebri, non mi sono ancora ripresa da Twilight. Il primo in un modo o nell'altro l'ho letto. Il secondo è tra le cose più noiose in cui mi sia imbattuta, ma sono state le risate isteriche al terzo capitolo per la totale improbabilità della trama a decretare, per me, la fine della serie.

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    1. Direi che il romanzo mi ha dato due soddisfazioni: 1) non essere riuscita a invidiare l'autore; 2).averlo preso in prestito dalla biblioteca. Pagarlo sarebbe il vero delitto.
      Pensa che io la saga di Twilight, con tutti i suoi difetti, me la sono letta fino alla fine, e mi è pure piaciuta (all'interno del suo genere). I gusti sono davvero inspiegabili, a volte.

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  3. Non l'ho mai letto, me lo consigli? XD

    P.S. sono d'accordo con Daniele: dialoghi da incubo...! Se li avessi scritti io come minimo mi falcereste, accusandomi pure di averci scritto un post su come si gestiscono i dialoghi... :P

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    1. Ah ah, se avessi visto quei dialoghi scritti da te ti avrei consigliato uno psichiatra! Non mi sembra proprio il tuo genere. ;)

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  4. Letto (x fortuna non comprato ma prestato avrei rimpianto i soldi spesi!!!) Assolutamente sopravvalutato, un insulto alla buona scrittura e un elogio al colpo di fortuna, il marketing, l'ufficio stampa e il saildiavolocosa. Ho indovinato l'assassino abbastanza presto. Nola - passami il termine - è una troietta e lo scrittore un demente. I colpi di scena occorre saperli scrivere, lì il livello è questo: Grazia Gironella con tanto di libri pubblicati, foto ecc. un bel giorno annuncia nel proprio blog, cioè qui, di non esistere, dicasi bluff, come questo romanzo. Bacio Sandra

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    1. E' che questi esempi fanno pensare. Uno si mette d'impegno per scrivere bene, e tu guarda che roba gli capita di leggere. Tradotto in 25 lingue, tsè. Dialetti minori della giungla del Borneo, spero.

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  5. Mi sono imbattuta in questo romanzo di striscio, grazie a mia mia carissima amica che, come me, è una macchina da lettura. L'anno scorso mi ha assalito, chiedendomi ansiosamente: "Ma per caso tu hai letto "La verità sul caso Harry Quebert'? No, perché vorrei sapere che cosa ne pensi!!!" Da lì in poi la sua indignazione è salita alle stelle, e mi ha enumerato all'incirca tutto quello che hai scritto tu. La sua critica maggiore era che come giallo non stava in piedi, e poi tutta la montatura pubblicitaria che ne è stata fatta, addirittura mi raccontava d'aver letto che il manoscritto era arrivato sulla scrivania dell'editor nel mese di agosto quando tutti erano in vacanza. E l'editor ha richiamato tutti quanti dalle vacanze perché dovevano leggere quel capolavoro. La sua unica consolazione era che gliel'aveva prestato una collega, indignata del pari, così non aveva speso soldi.

    Tra l'altro ci siamo messe a parlare del famoso critico letterario de Il Corriere della Sera, che ha passato settimane e settimane a incensarlo sul supplemento Sette. Siccome abbiamo notato che tutte le volte che questo signore elogia qualcuno, il libro in questione quasi sempre è un'emerita "sola", ultimamente guardo sempre se sul retro del libro c'è un suo elogio sperticato, e, se c'è, me ne tengo bene alla larga! (Ad esempio anche su La Biblioteca dei Morti, che a me non era piaciuto molto, aveva detto mirabilie...)

    Da quel momento me ne sono ben guardata di leggerlo, con tutti i bei libri che mi aspettano scodinzolando nel famoso armadietto...!

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    1. + gli Ellery Queen del marito .... anonimo fan di Ellery

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    2. Ormai, essendo l'unico "Anonimo", sei tutt'altro che anonima! Se arriva qualche anonimo vero che scrive porcherie, come te la cavi? ;)

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    3. Famoso critico del Corriere della Sera... poi mi dici in privato chi è questo gourmet?

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    4. Ahhahah!!! Ormai sono circondata...

      @Grazia: dopo ti scrivo una mail con FB con il nome del mitico critico... fa pure rima. E' talmente smaccato che se ne sono accorti tutti.

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  6. La domanda nasce spontanea: ma come mai certi autori di romanzi penosi riescono a farsi pubblicare?

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  7. Non sei la prima a esserne delusa. Io non l'ho letto e non credo lo farò, non sono attratta da un tipo di romanzo come questo, poiché parrebbe un "caso letterario" fasullo, costruito a tavolino, impigliato nelle logiche di marketing di un business che omologa la buona letteratura a una "sola" come questa.
    C'è da riflettere sul fatto che, esattamente come dinanzi allo scaffale degli alimenti, il "consumatore" deve sapersi orientare, e che l'essere pubblicato e tradotto in molti paesi non significa essere uno scrittore di qualità. Spiazzante, in effetti.

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    1. Di solito non leggo un libro sulla scia dei primi entusiasmi generali; aspetto un po' e vedo le opinioni dei lettori. Ho fatto lo stesso anche con questo romanzo, ma non mi sono salvata. Evidentemente, al di là del battage pubblicitario, a molte persone il romanzo è piaciuto. Buon per l'autore! Purtroppo non è la storia che scrivi a decretare il proprio successo; sono gli altri a deciderlo, e senza il loro contributo riesci a fare ben poco. Come neoscrittrice, ma anche come lettrice, devo dire che questo è molto triste.

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  8. Non l'ho letto, le recensioni negative viste in giro mi hanno dissuasa subito. Resta comunque in piedi la tua domanda iniziale: perché tanto successo? Forse qualche editore si è messo a fare una scommessa con un amico: vediamo se riesco a portare al successo un manoscritto a caso preso dalla pila di quelli che mi sono arrivati oggi...
    Comunque sei una brava critica :)

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    1. ...un po' cattivella! Altro che fine didattico... E' difficile che mi venga voglia di criticare pubblicamente, ma certe volte si varca la misura. :)

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    2. Un po' di cattiveria è insita nei critici :)
      Comunque, c'è da dire che almeno l'autore è un belloccio.

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    3. Ecco, è meglio metterla così. Sai che ho esitato a postare la foto? Mi faceva una brutta impressione parlare male di lui e inserire anche la foto, come se fosse una dose supplementare di negatività nei suoi confronti. Se mi sente Salvatore... ;)

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  9. Mi sembra di aver già accennato a questo libro sul blog di Cristina, qualche tempo fa. L'unica cosa che gli consente di raggiungere un sei almeno stiracchiato è la trama, il giallo vero e proprio che, come dici tu, ha molteplici colpi di scena. Non mi sono sentita sballottata ma, al contrario, li ho apprezzati molto.
    Non mi sono dispiaciuti neanche gli inserti relativi alla scrittura, fra un capitolo e l'altro
    Per il resto non posso che concordare con il tuo parere. Il povero Luther è stato l'unico personaggio per cui ho provato qualcosa di simile alla simpatia, anche se parlare di empatia mi sembra esagerato. Il resto è il festival dello stereotipo. Ho trovato agghiacciante tutta la sottotrama relativa alla love-story, con dialoghi irrealistici e sentimenti ingenui, così come il blocco dello scrittore di Marcus... ma vogliamo parlare dei dialoghi telefonici fra quest'ultimo e la madre? Altro che USA: la signora somiglia all'amica calabrese di mia mamma, ossessionata dal fatto che il figlio mangi abbastanza e che si sposi.

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    1. Mi ricordavo che qualcuno ne aveva parlato da qualche parte, ed eri tu. Penso che il tuo giudizio sia più equilibrato: la trama non è male, immagino, per chi apprezza i gialli in generale invece di farci qualche incursione ogni tanto, come me. Gli inserti a me non sono piaciuti perché avevano un tono troppo senti-che-bella-frase-profonda. Luther in effetti sarebbe stato il mio preferito, non fosse per il modo in cui l'autore ha reso il suo difetto di pronuncia, che tanto per cambiare lo rende un po' ridicolo. La mamma di Marcus è impressionante, ma la mamma della barista (Jenny?) è fatta con lo stesso stampino. Si vede che era un'offerta speciale 2 x 1. ;)

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    2. è vero, non ricordavo più il difetto di pronuncia di Luther, però la sua storia era piuttosto commovente. Anche l'anziano da cui lui lavorava (come diavolo si chiamava?) non era un brutto personaggio, se non ricordo male... ho letto il libro due anni fa, e molte cose le ho rimosse!

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    3. Nemmeno lui era male, hai ragione. Direi che erano la coppia di personaggi più riuscita, o meno zoppicante. Anche loro, però, mi lasciavano piuttosto fredda, e questo influisce sempre sul mio giudizio. Sono fatta così, il lato emotivo è quello che mi trattiene di più quando leggo; gli stimoli intellettuali vengono dopo.

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  10. Non ho mai letto questo libro, e sinceramente non mi ha mai attirata molto anche dopo aver letto di cosa parlava (tutti me lo consigliavano quando era uscito: come se una persona che legge dovesse trovare ancor più emozionante una trama che ruota attorno ai libri xD).
    Devo ammettere che, se prima c'era una minima possibilità che qualcuno me lo prestasse e io lo leggessi volentieri, dopo questo post è scomparsa. Le parti di testo che hai presentato mi hanno fatta ridere, devo ammetterlo. Anche se, come dici giustamente, forse non era quello che l'autore si augurava!
    Ci sono moltissimi best seller che sembrano usciti dalle patatine san carlo e che tutti, inspiegabilmente, comprano. Ci sarebbe da fare un'indagine approfondita su questo misterioso fenomeno...

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    1. Dalle patatine San Carlo, certo! Come ho fatto a non pensarci? ;) Mi domando come andrà il suo prossimo libro. Magari, come è successo ad altri scrittori di grido, alla lunga l'autore migliora. (Sono un'ottimista nata. :) )

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  11. Recentemente ho letto un libro che non mi sarei mai sognata di leggere, "l'oltraggio" di Sara Bilotti, affibbiatomi da "leggereacolori" (un sito web che parla di libri e lo fa bene) per farne una recensione. È un libro - dicono- erotico, figurati il mio interesse!
    La storia è scritta discretamente, ma l'eros è tutto da ridere: la protagonista che si invaghisce di due fratelli (uno rozzo ma sexy, l'altro raffinato ma tutto fumo e niente arrosto), praticamente un secondo dopo avere messo piede nella villa dove vive uno di essi con la fidanzata che non ama più; le figure femminili tristissime, petulanti, dipendenti dal fascino perverso del fratello, quello wow!
    E non finisce lì: la promessa è una trilogia che non credo vorrò approfondire, in futuro!
    Ma ne ho beccati tanti altri bidoni letterari, colpevoli anche i miei gusti personali e le mie esigenze di lettura. Importanti, però, per capire come vengono oleati certi ingranaggi nel mondo dell'editoria!

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    1. P.s. Mi mancano le ultime venti pagine del tuo libro e lo finisco. Non vedo l'ora di dirti cosa ne penso! :)

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    2. Ehm... anch'io non vedo l'ora... speriamo bene! Potrei sempre essere una Dicker. :)

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    3. Dicevamo: come vengono oliati certi ingranaggi nel mondo editoriale. Ecco, come? Ho la sensazione di non possedere quel genere di olio. ;)

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    4. Sara Bilotti e la sottoscritta, dai oggi mi firmo, hanno lo stesso agente. Non so se esserne felice o disperata, lei ha pubblicato con Einaudi, io con goWare, di cui sono felice ma capirete che è un'altra cosa. La Bilotti ha scritto tra le varie cose che la stazione di Firenze si chiama Centrale, sanno tutti che è S.Maria Novella, peccato che l'agente è di Firenze e ha lasciato correre lo strafalcione.

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    5. Non sembra male, in prospettiva. Un agente che ha buoni contatti li può usare anche per te in futuro. L'altro aspetto è meno gradevole.

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  12. Abbiamo avuto la stessa "intuizione" questa settimana, solo che la tua è strutturata. ;)
    Come te, non sono solita parlar male dei libri, però alle volte è difficile non chiedersi come abbia fatto un testo ad avere il successo che ha avuto. Non ho letto il libro in questione, ma penso che la sensazione sia applicabile a molti.

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    1. Faccio visita al tuo blog, così scopro cosa ha fatto indignare te. E' un periodo un po' intenso, e ultimamente il mio pellegrinaggio per blog è molto rallentato. :)

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    2. Puoi pellegrinare da me direttamente domani, nel primo pomeriggio. ;)

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  13. Non l'ho letto e dopo avere gustato una riga dopo l'altra questo tuo post, non ho nessuna intenzione di leggerlo:) Mi sono divertita molto a immaginarti mentre sghignazzi nascosta dalle pagine di un libro. E su di una cosa sono super d'accordo: le promesse vanno mantenute nella vita. Poi, in un libro, un articolo, un post di un blog! Perché se non mantieni le promesse, soprattutto online i conti da pagare diventano salati :)

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    1. Ci mancherebbe che i fake se la passassero sempre bene! Ma me la prendo molto di più con l'editore che con l'autore. Se scrivessi come una bimba di sei anni e Bompiani mi offrisse un contratto, grazie! Non direi:"aspetta un attimo, non mi sento pronta". Invece Bompiani cosa pensa dei suoi clienti-lettori? Forse è meglio non saperlo... ;)

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  14. Insomma mi toccherà leggerlo...mi hai incuriosita.
    Corro in biblioteca!

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    1. Almeno in biblioteca, sì! Sennò gli ho fatto pure pubblicità.

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    2. Sì, sì, biblioteca! Voglio toccare con mano tutte queste falle. E forse (lo ammetto) anche capire perché ha avuto successo MALGRADO esse, a meno che non sia solo grazie alla campagna pubblicitaria e a una distribuzione molto efficace e magari anche al fatto che prima avesse scritto qualcosa di meglio. Però in biblioteca, perché se è davvero come lo descrivi, rischia di essere imbarazzante sullo scaffale della mia libreria di casa.

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    3. Se lo leggi, poi ci racconti? Magari a te fa un'impressione migliore. :)

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    4. Volentieri!

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    5. Eccomi! Mi sono arenata a pagina 27. Non ce la posso fare ad arrivare a pagina 770! Il prestito dura solo un mese, rinnovabile sino a due, si possono prendere in prestito al massimo tre titoli per volta e tanti bei libri mi sbirciano coi loro occhietti dagli scaffali della biblioteca..,

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    6. Ma dai, solo pagina 27? Mi fai sentire una vittima sacrificale sull'altare della lettura... o una sciocca, magari, a non notare quegli occhietti... ;)

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    7. Seriamente: il protagonista è antipaticissimo. Non desta empatia. L’autobiografismo è sfacciato. I dialoghi non sono il suo forte, confermo. Mi è bastato il primo, cito pagina 15 dell’edizione Bompiani. Marcus parla col suo maestro:
      “Il primo capitolo è fondamentale, Marcus. Se ai lettori non piace, non leggono il resto del libro. Tu come intendi cominciare il tuo?”
      “Non lo so, Harry. Pensi che un giorno ci riuscirò?”
      "A fare cosa?”
      “A scrivere un libro”. […]
      Quel che mi chiedo è: Harry soffre di una forma di demenza? Ha problemi di memoria? Se è così (se cioè questo particolare si scopre nel corso del libro) chiedo venia. In tal caso ok: è un dialogo verosimile.
      Devo ammettere che ogni tanto c’è qualche buona battuta, di un registro un po’ grossolano ma effettivamente godibile, tuttavia sono troppo rade nel testo per far reggere un romanzo di 770 pagine. Non me la sento di finirlo solo per qualche frase divertente ogni dieci pagine. Mi viene veramente da pensare che l’autore abbia avuto successo solo perché è un bel giovane.

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    8. Magari quello avrà aiutato. Non ho idea di cosa abbia visto l'editore nel libro.

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  15. Ma è famosto sto tizio? Io di sicuro non gli darò manco un centesimo! Che bello, non posso far peggio di lui! Vado subito a scrivere :=)

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    1. Fantastico questo effetto a sorpresa! :)

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    2. Dicker ha scritto un altro romanzo prima di questo, che ha avuto qualche difficoltà con la pubblicazione, ma alla fine ce l'ha fatta. Poi è arrivato il "fenomeno" Quebert.

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  16. Piu' che da capelli bianchi.. il dialogo è da "telefoni bianchi".. Da Assia Noris a Noel Coward...

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    1. Benvenuto! :) Sì, proprio "telefoni bianchi"... o piuttosto piangenti, visto il tenore delle conversazioni.

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  17. Capisco cosa passa per la mente leggendo e come certe cose diano fastidio. Wilbur Smith si è rovinato la carriera, da me, per la descrizione di una scena inverosimile in uno dei suoi romanzi

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    1. E' una disdetta per chi scrive: devi fare i salti mortali per essere apprezzato, ma basta uno scivolone per essere messo da parte. Fermo restando che Smith può permettersi di perdere qualche lettore ogni tanto.

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  18. Hai elencato quasi tutti i motivi che mi spingono a buttare un libro dalla finestra. L'ultimo libro che ho abbandonato è "The perks of being a wallflower". Secondo me ha personaggi di cartapesta e, in particolare, una cosa che non sopporto: quasi tutti i personaggi sparano massime a raffica sulla vita e l'universo manco avessero ingoiato una raccolta di aforismi. Detesto quando uno scrittore cerca di seppellirmi di risposte, invece di suscitarmi domande.

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    1. E' che suona sempre ostentato, come se l'autore si mettesse a sbandierare le sue verità, dicendoti: "scrivitela, questa, che è bella!".

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  19. Questo articolo mi porta a riflettere sulla cosa contraria, ovvero su COME scrivere un romanzo. Non ho letto la storia in questione, non mi attirava proprio, e sono felice di non averlo fatto. La cosa che più mi è piaciuta è la forza vitale che imprimi alla non-vitalità dei personaggi del romanzo. Come hai evidenziato, è un problema di banalità e di irrealismo, come se la vita fosse passata sotto cesoie. O fossimo dentro un bel film alla Pleasantville. Come sempre un ottimo articolo, che dovevo commentarti da un po'! (^^)

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    1. Per fortuna gli articoli non scadono! ;) Anche a me le brutte letture fanno quell'effetto: ribalti il discorso e... voilà, una bella lista di consigli!

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