25 marzo 2015

LA MORTE DELLA STORIA


I personaggi muoiono, questo è certo. Succede anche nelle migliori storie. Capita persino che muoiano quasi tutti e i lettori restino a bocca aperta come allocchi. George Martin, per fare un esempio a caso, è un vero sterminatore di personaggi.
Non sono una patita dei lutti in narrativa, lo ammetto. L'idea del lieto fine è talmente radicata in me che conservo un brutto ricordo dei romanzi in cui muore un personaggio cui sono affezionata, e rischio di non leggere altro dello stesso autore, pur riconoscendo le sue qualità. Brutta razza, quella dei lettori. Puoi dare loro il sangue e l’anima, ed essere cancellato dalle loro wish-list solo perché hai fatto morire un personaggio che senza di te non sarebbe mai esistito!

Della morte nella storia ho già parlato in un recente post, ma esiste anche una morte della storia. Daniel Pennac l’ha giustamente inserita tra i diritti imprescindibili del lettore, al punto tre, come mi ha ricordato l’ultimo articolo di Serena Bianca De Matteis sul blog che porta il suo nome.







La storia muore ogni volta che il lettore abbandona il libro, ma anche ogni volta che arriva al termine della lettura con lo stato d'animo del "mai più". È una piccola morte, perché può darsi che altri lettori permettano alla storia di vivere e diffondersi, ma come autori abbiamo ragione di temerla.  
In che modo il lettore “uccide” la storia, dipende dalla sua tipologia.

Il lettore lo-finisco-costi-quel-che-costi
Resiste, lotta fino all’ultimo. Si accascia stremato dopo l’ultima pagina, poi rimuove l’esperienza dalla memoria. Esiste in due versioni: il fanatico si obbliga a leggere ogni singola parola, anche se il libro vorrebbe bruciarlo, mentre il finto-fanatico scorre le righe a velocità stratosferica e salta qualche paragrafo… tanto non se ne accorge nessuno. 

Il lettore tu-con-me-hai-finito
Chiude il libro ostico con lo schiocco dopo dieci pagine o cento, indifferentemente, e lo ignora per il resto della sua vita. 

Il lettore ci-provo-ma-poi-cedo
Legge a velocità di lumaca, trovando scuse di ogni genere per passare ad altre letture o a incombenze diventate di colpo urgenti. Non decide coscientemente di mollare il libro, ma lo sposta per mesi dal comodino al tavolino del soggiorno al tavolo del computer, fino a quando - finalmente! - lo ripone nello scaffale con un sospiro.

Il lettore non-lo-posso-sopportare
Non solo il libro non gli piace, ma gli risveglia anche l'aggressività. Parla invelenito dell’autore agli amici, che siano interessati o meno, e si sente in obbligo di scrivere recensioni brucianti a destra e a manca, dove elenca tutti, ma proprio tutti i difetti del libro in questione.

Il lettore leggi-che-schifo-che-fa
È talmente indignato per la qualità del libro che ha letto da proporlo agli amici, in modo da avere qualcun'altro con cui parlarne male. Siccome presta la sua copia, viene il sospetto che il suo scopo inconscio sia liberarsene.

Il lettore mi-fido-del-giudizio-di-chi-lo-ha-letto
Si chiude il naso per arrivare all’ultima pagina, ma non sempre ci riesce. Comunque sia, registra il parere della maggioranza e lo fa suo. Il libro non vale la fatica di elaborare un giudizio personale.


Le usanze del lettore in questo campo sono soltanto una faccia della medaglia. Perché si abbandona la lettura, prima di tutto? Per definizione il lettore ama leggere. Se poi ha anche speso per acquistare il libro, è più che motivato a farlo. Cosa lo fa desistere?

Non conoscendo statistiche in merito, posso solo raccontarvi le caratteristiche che per me decretano la morte della storia, in assenza di pregi che riescano a compensarle.

- Il protagonista stupido


Passa tre-quarti del libro a non voler credere ciò che è chiaro come il sole. Agli eventi della storia reagisce sempre nel modo meno logico. Se vede l’amato/a parlare con una donna/uomo, parte per l’Australia ancora prima di domandare chi sia. Dopo avere sentito un rumore terrorizzante in cantina, decide di andare a controllare, possibilmente di notte, mentre manca l'elettricità per via della tempesta in corso. È depresso e sembra impegnarsi al massimo per rimanerlo il più a lungo possibile, anche se vince alla lotteria o trova l'amore.

Scrivo anch'io, perciò capisco che in questi casi l’intento dell'autore è quello di aumentare la tensione. In certi generi questo tipo di personaggio funziona, al punto da essere diventato un cliché. Purtroppo - gusti personali - se trovo il protagonista irrimediabilmente stupido, è improbabile che voglia scoprire cosa farà della sua vita.

- Il finale aperto


Non è giusto scoprirlo solo… alla fine! Così mi viene negata la possibilità di abbandonare il libro. Lo faccio simbolicamente, a posteriori. Perché mai dovrei inventarmi io come finisce la storia, quando mi hai portata fino a poche miglia dal porto sul tuo bianco vascello, scrittore? Se avessi saputo che il viaggio terminava con un abbandono in mare aperto, forse non avrei acquistato il biglietto.

- Lo stile che gronda autocompiacimento


Facciamo tutti i giochi di prestigio con le parole, noi scrittori; fa parte della nostra natura. Non tutti, però, lasciamo in secondo piano la storia per mostrare quanto siamo bravi e originali. Riflettori sulla trama, sui personaggi, vi prego! Lo stile è importante, ma non è tutto. Non cerco un’icona dell’autore davanti alla quale accendere ceri.

- Argomenti disturbanti, trattati in modo disturbante


Tra le varie vocazioni degli scrittori esiste anche quella di sferrare pugni allo stomaco del lettore, anche a fin di bene. Sesso spinto, sofferenze di bambini e animali, violenza cruda… c’è modo e modo di renderli, quando (e se) sono necessari alla storia. Non dubito che lo shock possa indurre a riflettere. Personalmente, nella remota ipotesi in cui mi venga voglia di essere torturata, giuro che non lo chiedo a un libro.

- Il linguaggio incoerente con il periodo storico della storia


Corre l’anno 2015, che ci piaccia o no. Per quale valido motivo uno scrittore dovrebbe ambientare la sua storia nel presente, ma usare un linguaggio ottocentesco? Questa scelta pare sottintendere che il linguaggio “antico”, suonando meno banale e più aulico, regali punti qualità a prescindere dal contesto. Dissento, per una questione di principio, oltre che di gusti personali. La scelta può avere senso quando la storia è ambientata nel passato. Cristina M. Cavaliere, per esempio, ha un vero punto di forza nella capacità di ricreare il linguaggio del periodo storico che tratta. 


Questi sono i principali motivi per cui abbandono un libro senza finirlo, ma altri me ne fanno venire la tentazione, soprattutto quando si sommano: una scrittura che non emoziona, un’atmosfera monotona, una trama troppo lineare e banale, un’ambientazione che non mi suscita interesse. Tutti difetti, che però difficilmente mi fanno interrompere la lettura, se altri aspetti della storia compensano. (A proposito, io oscillo tra la categoria dei lettori lo-finisco-costi-quel-che-costi e quella dei ci-provo-ma-poi-cedo.)



E voi, che genere di lettore siete? Abbandonate facilmente un libro? Cosa vi fa più accapponare la pelle mentre leggete?



52 commenti:

  1. Io abbandono i libri senza pietà. La vita è troppo breve per riempirla con i brutti libri.
    Un libro ha circa 100 pagine per convincermi a continuare, mi sembra un limite ragionevole. Se non mi prende nelle prime 100 pagine, pace, non eravamo fatti l'uno per l'altro.
    Non ho mai stilato, però, una lista di ciò che mi fa abbandonare un libro.
    Spesso, mi rendo conto, non c'è un perché, solo non è il momento (il che spiega anche il fenomeno del "ritorno di fiamma" con un libro o l'acquisto di un altro testo dello stesso autore).
    Però alcune cose sono pietre tombali sulla lettura.
    – L'incongruenza macroscopica e reiterata.
    È rimasto famoso un romanzo in cui sulle Alpi della mia regione è presente una leggenda che riguarda gli albatros. Tipici uccelli alpini. Impossibile proseguire.
    – Incompatibilità caratteriale tra me e il protagonista.
    I lagnosi depressi che si lamentano un sacco e non fanno nulla per cambiare la loro condizione (pur avendone le opportunità) già non li sopporto nella vita reale, figuriamoci nella letteratura.
    – Freddezza stilistica.
    Ho bisogno di innamorarmi dei personaggi, sentirli vivi. Se li percepisco come marionette nelle mani dell'autore, per quanto bravo posso essere, il miracolo non si compie.
    In generale non amo le storie corali e quelle con troppi punti di vista. Ho bisogno di sapere chi sono i protagonisti e non posso stare in pena per troppe persone!

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    1. Abbiamo gusti abbastanza simili. Con 100 pagine direi che concedi parecchio spazio all'autore... certe volte si fa fatica ad arrivare a quel punto! Però è vero, qualche volta è solo questione di momento. Quando ho quell'impressione cerco di non ostinarmi a leggere, perché se insisto troppo mi gioco la voglia di riprovare.

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  2. Io sono il lettore tu-con-me-hai-finito da almeno 4-5 anni e non me ne pento. La vita è troppo breve per sprecarla in letture che non ci appassionano. Dei motivi che decretano la morte di un libro, condivido con te lo stile che gronda autocompiacimento. Gli argomenti 'disturbanti' mi allontanano dallo scrittore in sé, non dalla storia, ma non si tratta mai di addii, di solito solo di lunghe pause. Ad esempio, ho impiegato uan cosa come 6 anni per leggere un altro libro della Mazzantini dopo "Non ti muovere".

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    1. Nel post stavo per citare proprio "Non ti muovere". L'ho trovato ben scritto, ma appunto disturbante. Mi ha lasciato l'animo così pesante che della Mazzantini non ho letto altro. La vita è troppo breve anche per sprecare ore a coltivare sentimenti negativi, secondo me!

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  3. Una volta leggevo fino in fondo anche se il libro non mi piaceva, adesso non più. Se un libro non mi piace perché costringersi, e perdere del tempo quando un altro, meraviglioso, ci aspetta da qualche parte?
    Argomenti disturbanti? Qualcosa di King in "It" mi aveva disturbato, però non ricordo bene cosa, quindi non doveva essere "troppo" disturbante! :)

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    1. Anch'io ho avuto la stessa evoluzione, e ho imparato a interrompere la lettura quando vedo che è tempo perso. Un po' mi costa, però; non lo faccio spesso.

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  4. Proprio oggi ripensavo a quel tuo post sulla morte dei personaggi e sono giunta alla conclusione che nella mia scrittura riesco ad accettare la morte di un personaggio solo quando è molto anziano e malvagio!
    Bello questo elenco delle reazioni del lettore!
    In genere quando mi arrabbio tanto quanto il lettore “Non-lo-posso-sopportare” è perché in realtà l’autore mi ha colpito, è un odio-amore e finisco col rappacificarmi.
    Mi capita spesso anche di fare morire la storia che sto leggendo e di resuscitarla dopo anni, perché, semplicemente, è arrivato il momento giusto!
    Sì, lo ammetto, mi è capitato di essere anche un lettore tu-con-me-hai-finito, anche e soprattutto con autori molto famosi e venduti…tutte le volte mi è accaduto non dopo dieci pagine, ma dopo 2 paragrafi.
    Mentre leggo direi che la cosa peggiore è quello che tu hai definito stile autocompiaciuto…ma ancora di più il moralismo!
    Mi è capitato di leggere un’autrice italiana famosa e abbandonarla dopo due paragrafi perché nei due paragrafi non faceva che ripetere “io sono una persona che questo…e una persona che quello…”. Non va bene in narrativa. Può andare in una intervista.
    Gli argomenti disturbanti invece…difficilmente li abbandono. Posso arrabbiarmi temporaneamente, abbandonare il libro per un po’ ma poi torno sulla pagina. Credo che un bravo scrittore (non io) non debba trovare estraneo nulla di ciò che è umano, anche se la cosa può dare fastidio a qualcuno. Se poi parliamo di mercato, è un altro discorso…certi argomenti io non oso trattarli, ma se qualcuno li tratta, li leggo, alla fine esprimo il mio giudizio che può anche non essere favorevole, ma alla fine del libro ci arrivo.

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    1. Hai ragione, chi scrive non deve preoccuparsi di dare fastidio a qualcuno nel rendere la realtà sulla pagina. Ognuno deve fare la sua parte.
      E' davvero detestabile quel "io sono una persona che". A parte essere brutto dal punto di vista stilistico, dà sempre l'impressione che chi parla si stia autoincensando.

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  5. Sono del tipo "il lettore, allora quando parte sta storia? osp è già finito è non è ancora decollato, che si ehm fotta sto scrittore." credo sia chiaro. Bacione Sandra

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    1. Sì, direi che si capisce cosa intendi!

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  6. Esiste un pezzetto di me in tutte e sei le categorie di lettore elencate. Una volta scelto il libro, lo finisco di leggere sempre, non importa quanto tempo ci vuole. Posso abbandonarlo bruscamente, ripensarci e riprenderlo un minuto dopo. Sconsigliarlo ma non per questo liberarmene.Fidarmi di chi mi dice che fa schifo, e poi cercarlo in libreria. Comprarlo e dimenticarmene. Dici che è grave? :)

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    1. Grave, sicuramente no; originale sì! E in questo processo... ehm... riesci a leggere più di un libro l'anno? Perché sembra impegnativo, raccontato così. ;)

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    2. Mi impegno molto. ;) Il processo si interrompe nel momento in cui subentra una variabile: un viaggio. Dato che ho dovuto chiudere con le letture notturne: bellissimo il silenzio della notte, ma il dazio pagato il giorno dopo, aveva costi energetici troppo elevati!

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    3. Quella della lettura notturna è una pratica che non oso nemmeno tentare! Se dovessi basarmi su quella, sarei quasi analfabeta, considerato il tempo che impiego ad addormentarmi. ;)

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  7. Oddio, credo di essere quello "leggi-che-schifo-che-fa", la versione spietata del "leggilo-che-bellissimo-che-è". Sono entrambe le mie versioni "me lettrice". Credo che la morte di un libro sia da considerare ogni volta che un lettore afferma "con te ho chiuso". Significa che non hai fatto il tuo dovere, specie se ti hanno seguito sino al tuo ventesimo libro e poi li hai miseramente traditi. Autori del genere ce ne sono moltissimi, con saghe che si sono trasformate in pagliacciate in cui solo i fedelissimi e i disperati in cerca di riscatto per il proprio personaggio preferito riescono ad arrivare alla fine.
    Ammetto che, sull'aspetto del motivo per cui abbandono un libro ci sono: lo stile con cui viene scritto (sono molto esigente in materia, se non mi prende subito, mi annoio e mollo) oppure la caratterizzazione di personaggi. Per me è importante avere personaggi forti, ben definiti, che non siano bamboline di carta velina. Se un personaggio ha la psicologia di un cinquenne, se un cattivo lo è diventato perché gli hanno rubato la merenda a scuola... quel libro è MORTO.
    Sul finale aperto mi hai fregata: sono una fan dei finali aperti, ma tantissimo!
    Per me è un nuovo inizio.
    E dove non arriva l'autore, arrivo io come lettore.
    E come scrittrice?
    Faccio la stessa cosa. Dici che è una brutta malattia?

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    1. Proprio no! Mi piace sempre sentire un punto di vista opposto al mio, soprattutto quando mi sento in sintonia con il suo proprietario. Un nuovo inizio... è un'idea molto bella. Quasi penso che potrei farla mia, ma so già che questo matrimonio non s'ha da fare!

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  8. Ciao Grazia, io mi definisco un lettore esigente. Se un libro non fa per me, lo depongo tranquillamente sullo scaffale , senza esitazione. Un libro, per rimanere sul mio comò, deve meritarsi la mia stima. Sarò troppo esigente?

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    1. Quasi quasi vorrei avere anch'io un po' della tua tranquillità nel rimettere il libro sullo scaffale. Leggere è un piacere, non un obbligo, perciò non ha senso soffrire o annoiarsi.

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  9. Fino a poco tempo fa ero una lettrice di quelle che non mollavano mai, come se abbandonare un libro fosse una sconfitta personale. Poi, però ho capito che perseverare mesi su un testo mi faceva perdere solo tempo inutilmente, quando invece avevo ben cose interessanti da leggere ed assaporare. Ora abbandono più facilmente un libro, anche se prima di farlo gli concedo una seconda opportunità e procedo fino a che non mi rendo conto che proprio non ce la faccio. Non c'è comunque un motivo univoco per cui lascio un volume: per noia, per incomprensibilità del testo o forse solo perché proprio non fa per me (anche se io stessa non saprei definire quest'ultimo concetto).

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    1. Certe volte non è così chiaro il motivo per cui un libro non piace. Cerco di scoprirlo perché dalle letture mi arrivano avvertimenti chiari su cosa non inserire nelle storie che scrivo. Neile mie letture abbandonate spesso il problema sono i personaggi, antipatici o insulsi. Per esempio un protagonista che ostenta a ogni passo il suo essere fuori dalle righe funziona quasi sempre come deterrente.

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  10. Io oscillo fra l'essere fanatica e l'essere una finta-fanatica. Cerco sempre di finire un libro che non mi piace perché ritengo importante comprenderne il motivo. Sono una scrittrice: se dipende da scelte sbagliate dell'autore, è importante che io sappia quali siano tali scelte, per evitare di ripeterle.

    Ho utilizzato i punti da te elencati per fare un po' di auto-analisi del mio romanzo in fieri. Non posso ancora dire nulla sul finale perché non l'ho ancora scritto, ma se mantengo l'idea che ho in testa non sarà aperto. Il protagonista è fin troppo "sgamato", altro che stupido. Non so affrontare bene gli argomenti disturbanti, che risultano un po' manieristi e il linguaggio è decisamente coerente con il periodo storico, anche se in revisione dovrò lavorare moltissimo sui dialoghi fra maschi.

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    1. Gli argomenti disturbanti sono difficili per uno scrittore. E' come camminare sul filo: basta uno sbuffo di vento e diventi grottesco, superficiale, melodrammatico, cinico...

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  11. Uh, grazie della citazione come prima cosa. :-)

    Indubbiamente appartengo alla categoria del "lettore lo-finisco-costi-quel-che-costi", sia perché sono testona sia perché sono caritatevole e vorrei vedere se in qualche modo si riscatta verso la fine. Però, come dicevo in un'altra occasione, a volte non dipende dall'autore che ha scritto un brutto libro, ma dipende da me perché il libro è troppo difficile. Ho un Q.I. nella media: il "Faustus" di Thomas Mann mi aveva veramente steso, e non parliamo di "L'urlo e il furore" di Faulkner. Ho lasciato a metà "Il castello" di Kafka e "Ulysses" di Joyce mi terrorizza solo a sentirne parlare. Ma non credo si possano definire brutti libri.

    Invece l'anno scorso ho letto i due libri più brutti della mia vita, dello stesso autore per giunta. Il primo era un romanzo storico, il secondo di narrativa varia e faceva accapponare la pelle. A quel punto è emerso il Mr Hyde che si cela in me e sono diventata "il lettore leggi-che-schifo-che-fa", coinvolgendo mio marito e mio cognato. Tu mi chiederai: perché li hai letti? Perché me lo aveva chiesto un'amica che voleva un parere "tecnico".

    Il protagonista stupido non lo sopporto nemmeno io, però almeno mi diverte! Quello che non sopporto è l'autore tronfio che emerge dal romanzo (vedi autore citato poco prima, quello dei due libri brutti).

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    1. L'autore tronfio è tosto da reggere. Meglio non reggerlo, quando si può, così forse si sgonfia.
      Sai che non avevo mai pensato al QI in relazione alla lettura? Deve essere perché non capito spesso su testi davvero impegnativi. Se poi mi imbatto in spy-stories e gialli e mi perdo dopo i primi intrighi, posso sempre dire che il genere non mi piace (ed è vero, ma a questo punto mi pongo delle domande...).

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    2. Poi come al solito è tutto soggettivo e dipende da tante cose. Molti mi citano "Autodafè" di Elias Canetti come romanzo difficilissimo. Non dico che fosse stata una passeggiata, all'epoca, ma ero arrivata in fondo senza troppi problemi. Invece con "L'arte della gioia" di Goliarda Sapienza ho mollato a venti pagine dalla fine, come un corridore che crolla a un metro dal traguardo. Mai successo, che rabbia! Però posso dire che proprio non mi è piaciuto ed elencare tutta una serie di motivi.

      Dimenticavo di dire nel commento precedente che anche a me, come Alessia, piacciono i finali aperti! In alcuni romanzi di Murakami c'è il finale aperto, l'importante è che l'autore sappia quello che fa... e nel suo caso non c'è ombra di dubbio.

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    3. ...e su Murakami capitolo, perché i suoi finali mi piacciono. Alla fine si arriva sempre a un "dipende dalla bravura dell'autore".

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  12. Ho scritto , tempo fa,un post in cui anch'io ho ripreso i 10 punti del decalogo del lettore di Pennac: ho così motivato il punto 3, il diritto di non finire un libro, sottolineando il fatto di essere molto selettiva, quando scelgo le mie letture. Non leggo qualsiasi cosa e se finisco con in mano un libro che non mi piace non vado oltre il primo capitolo (ma dev'essere breve, se no lascio a metà anche quello!). Sono per il tu-con-me-hai-finito! In genere desisto dalla lettura quando niente mi coinvolge, né la storia, né i personaggi: io devo emozionarmi, devo vivere la storia insieme all'autore che l'ha creata; se manca questa simbiosi, se non percepisco il feedback, allora mollo! E poi, non mi piacciono il linguaggio lezioso, le descrizioni estreme (dove il puntiglio sfiora la maniacalità), gli argomenti disturbanti come dici tu e quei libri che se la cantano e se la suonano da soli!

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    1. Ah sì, le descrizioni iper-dettagliate! Ci sono autori che in pratica ti obbligano a saltare paragrafi per non dormire. Certo che un singolo capitolo, se non mezzo, è uno spazio minimo per convincere il lettore... sei una lettrice-killer. ;)

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  13. Quello del linguaggio è l'errore più grave. Anche a me piace molto scrivere come se fossi nell'800, ma per storie di quell'epoca.
    Io ho abbandonato pochi libri, ma non erano proprio fatti per me. Dico sempre che ognuno ha le sue letture. Non ricordo se ho letto cose che mi hanno disturbato. Forse no, altrimenti me ne ricorderei. Non sopporto le scene di sesso, però, perché le reputo inutili in un romanzo quanto in un film, a meno che non sia una storia a luci rosse.

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    1. Tra l'altro è difficilissimo rendere le scene di sesso vere e proprie, anche per questioni di linguaggio. Mi trovo meglio a fermarmi ai primi gesti e lasciare al lettore il compito di immaginare il resto. Quei primi gesti, però, devono essere davvero intensi.

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    2. Secondo me le scene di sesso sono scene come le altre: sono inutili se non mandano avanti la trama, è invece meglio che restino se hanno un lavoro da fare nella storia. Come per qualsiasi tipo di scena, il problema è scriverle bene; per esempio, se sono scritte con troppi dettagli, ahem,, abbiamo un problema. Ma anche una scena di cucina sarebbe brutta con con troppi dettagli rispetto a quelli che servono al lettore ;-)

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    3. Sì, ma almeno non avresti problemi a chiamare cipolle le cipolle e burro il burro. ;)

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  14. Lo-finisco-costi-quel-che-costi. Magari lo odio e mi chiedo perché mi incaponisco, però lo finisco. Ho paura di perdermi qualcosa, abbandonandolo.

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    1. Il rischio è proprio quello, in effetti. Il mio problema è che, se mi ostino a voler finire il libro, sono talmente lenta che in quel tempo ne leggerei quattro. D'accordo che l'esperienza della lettura non si valuta a tempo, però...

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    2. Stessa cosa per me. Quando supero le due settimane inizio a chiedermi se non sia il caso di mollare, ma non lo faccio mai. Mah...

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  15. Ciao Grazia,
    ho ricevuto questa mattina la mail che annunciava il tuo post! Sono troppo dispiaciuta di arrivare così in ritardo, sia con i ringraziamenti per la citazione <3 , sia con la mia risposta a tanti spunti stuzzicanti. Dunque, su Goodreads ho uno scaffale “Mollati lì”. Sono andata a rivedermelo per rendermi conto di cosa, per me, decreta la sentenza di morte per libro, autore o tutti e due. In quello scaffale trovo:
    - Un classico esempio di “Lo stile che gronda autocompiacimento”, detto anche “Vorrei ma non posso”.
    - Un libro che ho audioletto, e purtroppo l’interpretazione non solo non mi ha convinta, ma mi ha anche infastidita. Nel tuo elenco manca questa casistica, cosa ne dici se la aggiungiamo? La vendita di audiolibri mostra un trend di crescita a doppia cifra, quindi potrebbe essere utile .
    - Il libro più inutilmente volgare che io abbia mai letto.
    - Il libro mollato perché non avevo voglia di soffrire. Lo confesso: si tratta di Martin. Gli ho dato quattro stelle e poi, dopo una serie di indagini, letture di spoiler, viaggi nei forum di tutto il mondo, ho consapevolmente deciso di non leggere più. A parte che, insomma, tu mi fai letteralmente innamorare dei metalupi e degli Stark, e poi… fai quello che fai? Non è così banale, la questione: per me i finali lieti non sono obbligatori. Parlando seriamente, alla fine il caro George mi ha dato la seria impressione di non sapere nemmeno lui dove andare a parare, e allora – poiché la vita non è infinita, e i libri belli sono tanti – ho deciso di dedicarmi ad altro.
    - Il libro che non mi ha acchiappato anche se mi sono impegnata. “Heart of Darkness”. Ho letto altro di Conrad che mi è piaciuto di più; con questo, ho dovuto arrendermi. Ho cercato di ricordare che è il libro che ha ispirato “Apocalypse Now”, ma non è bastato. Mollato, ripreso, mollato, ripreso… Una PALLA INFINITA.

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    1. A suo tempo Heart of Darkness mi piacque molto; adesso dubito che mi farebbe lo stesso effetto.
      Martin fa proprio inca**are! Quando è morto Ned Stark (il primo del necrologio) lo avrei strangolato, ma sono andata avanti, perché mi piaceva comunque molto. Credo che sia davvero bravo a gestire una trama tanto complessa, ma leggerlo è una missione, non un semplice piacere (ammesso che piaccia). Preferisco comunque romanzi più focalizzati, che hanno un significato e non sono la semplice riproduzione dell'aleatorietà della vita.
      (Qui non si è mai in ritardo! Mi fa molto piacere averti qui. :))

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  16. Anche io sono del tipo "tu-con-me-hai-finito" e da un bel po': basta libri che non mi piacciono! Anche perché continuo a comprare libri e a non trovare il tempo che vorrei per leggerli tutti, per cui aumentano le pile di quelli da leggere ;)

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    1. Ahi, Gloria, fai parte anche tu della nutrita famiglia che acquista cento e legge cinquanta (o meno)? Non c'è cosa che mi susciti ingordigia più dei libri, ma mi sembra immorale accumularli senza leggerli, perciò mi limito. Un po'. Qualche volta. ;)

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  17. Sicuramente sono un lettore: Il lettore tu-con-me-hai-finito. Sono molti i libri che ho chiuso con uno schiocco e messo a tacere per sempre. Qualcuno, raramente, viene riesumato per una seconda prova. Alla terza non arrivo mai.

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  18. Ciao io appartengo alla categoria "arrivo sempre in fondo e cerco di trovare il punto di forza di ogni libro". Nella mia vita (già lunga purtroppo) ho lasciato un solo libro in sospeso. Il terzo volume di Eragon perché proprio non riuscivo ad andare avanti, troppo lungo e noioso. Mentre in genere arrivo alla fine e non chiudo mai in faccia la porta ad uno scrittore al massimo al seguito di quel racconto. Odio chi parla male di un libro perché credo che ognuno abbia i suoi gusti e non ritengo giusto influenzare gli altri in maniera negativa... per il positivo invece sono una passaparola infermabile. Credo anche che non lasciare i libri dipende dalla scelta oculata che faccio prima di prenderli e dall'istinto. Mi è anche capitato di fermarmi a metà e rileggere dall'inizio alla ricerca di quel qualcosa che mi era sfuggito. Quando scelgo vado avanti perché se ho deciso di leggere c'è un qualcosa che mi ha affascinato...
    Luisa

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    1. Benvenuta, Luisa! Come lettrice riunisci in te caratteristiche che ti rendono il pubblico ideale per qualunque scrittore. Chi non vorrebbe essere letto con tanta clemenza? In effetti la critica può essere una cosa delicata, dove il giudizio soggettivo arriva a influenzare le persone. Certe critiche però sono piuttosto obiettive, ed esprimerle è normale.

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  19. Molto interessante :) !
    Ho l'abbandono facile, ma in genere accade ancora prima della lettura: scarto mentalmente la gran parte dei libri che vedo in libreria, su internet, o consigliati da amici e parenti. Sembra strano detto da una scrittrice, ma sono pochi, in proporzione, i libri in cui riesco davvero a immedesimarmi. Se imbrocco il libro sbagliato, in genere me ne accorgo entro le prime 20 pagine. Ho tentato una volta sola di seguire fino alla fine un libro che non mi prendeva, ma ho lasciato perdere miseramente a 10 pagine dalla fine. Non c'era niente che non andasse: era ben scritto, i personaggi plausibili, il tema particolare...ma non era "mio", semplicemente.

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    1. Cristina a 20 pagine dalla fine, tu a 10... Io non ce la farei ad abbandonare il libro a due passi dal traguardo, la mia disciplina nazi me lo impedirebbe. Ma in quel caso non si parla di traguardo, immagino. ;)

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  20. Devo dire che ultimamente abbandono più libri di quanto abbia mai fatto, e temo che i motivi siano due:
    - cerco letture focalizzate, che mi aiutino a scrivere il mio romanzo, oppure che siano talmente belle che non posso resistere anche se non hanno nulla a che fare con la mia scrittura;
    - scarico molti estratti sul Kindle, spesso di scrittori emergenti, che ahimé, come dire... era meglio se si esercitavano un altro po' prima di pubblicare.

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    1. Io ho anche la sensazione che stiamo diventando frettolosi, subito impazienti. Magari per te non è così, ma su di me questo lo noto. Se il libro non mostra qualcosa che mi attiri nelle prime pagine, comincio a pensare "quanto spazio gli concedo?". Una volta mi cuccavo certi mattoni... anche i testi che facevano leggere a scuola, cercavo di capire cosa avessero di speciale e lo trovavo sempre. Non pensavo nemmeno di lasciarli a metà. Certo un classico è un po' diverso dal romanzo di un esordiente-emergente... ;)

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  21. Difficile che abbandoni. Semplicemente perchè è difficile che scelga in modo sbagliato un libro. Un tempo ero molto meno selettiva e abbandonavo, raramente ma poteva accadere. Oggi è rarissimo. Una cosa che mi concedo è saltare qualcosa, questo ancora più raramente, ma necessario quando di base la storia mi è già nota e non voglio non ultimarla, ma semplicemente gustare i passaggi che ho già visto nel film che dal libro è tratto.

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    1. Però, dici bene: c'è il comportamento a libro iniziato, ma c'è anche la scelta a monte. Mi piace scegliere bene, però mi piace anche sperimentare. Per questo nel mio caso si rende necessaria anche la capacità di mollare l'esperimento nato male.

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  22. Mmmh, di solito finisco il libro costi quel che costi, altri invece... cedo, capita raramente pero`! Giuro.
    Odio i finali aperti, ma in alcuni libri credo sia necessario. Il racconto dell'ancella di margaret atwood, non poteva finire diversamente, anche se mi ha disturbato molto! Lo consiglio, scritto negli anni 80, ma pur essendo un romanzo di fantascienza è molto attuale!

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    1. La Atwood mi piace molto, ma non ho letto quel libro. Purtroppo sono diventata ipersensibile alle letture disturbanti; tendo a calarmi troppo nei personaggi. Se vado avanti così mi toccherà ripiegare su Geronimo Stilton. ;)

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