21 febbraio 2015

LO HA DETTO…GRACE PALEY


 


Non vivere con qualcuno che non sostiene il tuo lavoro di scrittore. È fondamentale.
Leggi molto. Non temere di essere influenzato da ciò che leggi. Sei più influenzato dalla voce della tua infanzia di quanto puoi esserlo dalla lettura di qualche autore.
L’ultimo consiglio è di tenere carta e penna sempre a portata di mano, specialmente se scrivi poesia; ma anche se scrivi narrativa devi prendere nota di ciò che ti viene in mente, o lo perderai e non riuscirai più a recuperarlo. Spesso saranno stupidaggini, perciò non avrà importanza; ma in caso sia proprio ciò che ti serve per risolvere il problema che hai con la storia o simili, sarà meglio che tu abbia carta e penna in tasca.
Ho dato questo grande consiglio a un seminario. Tre ore dopo ha detto a uno studente che mi piaceva il suo lavoro e gli ho chiesto come potevo mettermi in contatto con lui. Era pronto a darmi nome e indirizzo, ma non avevo carta e penna.



Grace Paley  (1922-2007) è stata una scrittrice, poetessa, insegnante e attivista statunitense. In una quarantina d’anni ha scritto solo 45 racconti, ma questo non ha impedito ad autori del calibro di Philip Roth e Saul Bellow di lodarla pubblicamente per la “singolarità” della sua voce.





Questa settimana Cristina M. Cavaliere è stata tanto gentile da intervistarmi per il suo blog Il Manoscritto del Cavaliere. Spero che passerete a trovarci!






11 commenti:

  1. Ciao Grazia!

    Si tratta di una citazione complessa e ricca di spunti. Ne coglierò solo uno: "Non temere di essere influenzato da ciò che leggi." Proprio di recente leggevo questa serie di manuali sui racconti a cura di Guido Conti. Ognuno era dedicato a un genere specifico (giallo, satira politica ecc.), e lui sosteneva come fosse importante l'influenza che circolava da un autore all'altro, e come non si potesse parlare di plagio, ma di un ampio sistema di vasi comunicanti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo stesso concetto lo ho trovato espresso in altra forme, e lo condivido. Pensare di scrivere come se nessuno avesse mai scritto prima mi sembra poco realistico, e forse anche un po' presuntuoso. Il plagio naturalmente è un'altra cosa.

      Elimina
  2. Evviva i compagni che ci sostengono! Credo anch'io che siano fondamentali. Quanto al discorso delle influenze non so. Credo di pensarla come la Paley. Se abbiamo qualcosa di nostro da dire emergerà come "nostro" nonostante l'inevitabile risonanza con altri autori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La penso anch'io così sull'influenza delle letture. Se non sei capace di mettere insieme una storia, nemmeno ispirandoti agli altri ci riuscirai, a meno che non copi di sana pianta; se invece ne sei capace ma risenti dell'influenza di qualche autore, inevitabilmente farai diventare tua la storia strada facendo. All'inizio il risultato potrebbe essere un po' incoerente, ma è un problema temporaneo. Male che vada, c'è sempre la selezione naturale in azione... ;)

      Elimina
    2. (I compagni devono avere una pazienza... tra le volte che ti vedono con l'espressione trasognata, i discorsi che si sorbiscono nei momenti in cui devi per forza dire ad alta voce il problema del momento, l'assenza dalle faccende domestiche... beh, sarebbe giusto santificarli! :))

      Elimina
  3. Sì, sono d'accordo sul fatto che occorra leggere più che si può...per evitare il più possibile di rimanerne influenzata, ho sempre utilizzato un metodo empirico: leggo più libri contemporaneamente, magari di generi diversi. Per me funziona.
    Le annotazioni di spunti improvvisi, d'improvvise ispirazioni, in qualche modo cerco sempre di farle, a volte scrivendo sul telefono o persino sulle mani. Quando proprio non ho nulla a disposizione uso un metodo associativo: compio un' associazione d'idee che tramuto in una breve frase, con una funzione mnemonica...credo che questo espediente mnemonico abbia un nome, ma non lo ricordo: non ho studiato quelle tecniche.
    Per quanto riguarda la prima frase...oddio! Ad esempio, divorziare perché il marito non sostiene la nostra attività di scrittura? Mi sembra un po' eccessivo! Al massimo: non renderlo partecipe di essa, tenerlo il più possibile fuori, se è un'attività che lui non comprende e non auspica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io ho una valvola naturale relativa al genere: se sto scrivendo fantasy, non mi viene voglia di leggerlo, per esempio. Credo comunque di essere sensibile alle influenze in modo talmente generico che sarebbe impossibile riconoscerne gli effetti in ciò che scrivo. Penso sia più una questione di atmosfere che di stile, nel caso.
      (Divorziare no, però la tacita disapprovazione e le occhiate perplesse possono fare molto, molto male...)

      Elimina
  4. Grace Paley... fatti l'iPhone... ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Facendo un paio di conti, avrebbe dovuto comprarlo giusto prima di morire. Credo che possiamo giustificarla se ha usato il notes.

      Elimina
  5. "L’ultimo consiglio è di tenere carta e penna sempre a portata di mano" (hai notato quante virgolette sto usando in questi giorni??)... avevo smesso di farlo. Poi, qualche settimana fa, complice un buffo blocco pieno di gatti e una strana penna piena di colori, ho ripreso a buttar giù frasi, parole, concetti. Oddio, quanto mi mancava! Quei lemmi gettati lì, quasi a caso, stanno riempiendo pagine e pagine di storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dà una gran soddisfazione prendere note a mano libera! Se sono colorate, per me è il massimo.

      Elimina