22 gennaio 2015

EMOZIONI AL MICROSCOPIO: IL DUBBIO


Stamattina riflettevo sull’importanza delle scelte.

In realtà non pensavo alla scrittura, ma alla vita in generale. Capita, in certi momenti, di prendere atto con maggiore chiarezza di cose che solitamente si preferisce mantenere nebulose, e non è sempre un quadro piacevole quello che ci si trova davanti. Fa la differenza poter dire, osservando quel quadro: se tornassi indietro, nella stessa situazione, farei lo stesso.





La scelta consapevole è preziosa quanto complessa. Dentro c’è la “scelta di scegliere”, in primis, e cioè di non lasciarsi trascinare come relitti alla deriva. Bisogna utilizzare tutte le risorse, senza ignorarne nessuna: testa e cuore, informazioni e intuizioni, coraggio e prudenza. Qualche ingrediente prenderà il sopravvento, alla fine, ma per ragionare serve un po’ di tutto questo. È anche necessario esaminare ogni opzione, senza scartarne alcuna a priori, ipotizzando i possibili esiti. D’altra parte è importante non precludersi la possibilità – reale, non fittizia – di cambiare idea in corso d’opera. Eh sì, perché un errore è un errore. Se a quello facciamo seguire un altro errore per malintesa coerenza, ne abbiamo totalizzati due (non avendo segno opposto non si elidono a vicenda!).

Cosa succede quando sotto la lente c’è la scrittura?

Le scelte dei personaggi nascono, inciampano e hanno successo (o fanno soffrire) esattamente come quelle degli esseri umani reali. Non è detto che il lettore debba sorbirsi ogni tormento e ogni dettaglio delle riflessioni del personaggio, ma tratteggiando il suo percorso interiore glielo faremo sentire più vicino.

Visto che scegliere non è sempre facile, eccolo lì, il nostro personaggio, che si dibatte nel dubbio.

Quello del dubbio è un momento psicologico in sé positivo, che ci permette di costruire scenari alternativi e prendere in considerazione opzioni non contemplate dal nostro temperamento e dalla nostra educazione. Quando il "momento" si protrae nel tempo, però, viene vissuto come un problema, e in casi patologici può sfociare nella paralisi: si riflette sulle diverse ipotesi, si confrontano pro e contro, si soppesano i possibili rimpianti/rimorsi futuri, ma il processo si avvita su se stesso senza andare oltre questo stadio.

Che il momento del dubbio sia delicato per il soggetto è dimostrato dai suoi segnali esteriori, che rivelano una forma di disagio. (Alcuni sono tratti da The Emotion Thesaurus di Angela Ackerman e Becca Puglisi.) 

- guardare lontano con le sopracciglia aggrottate
- passare le dita tra i capelli
- passare una mano sul viso, sugli occhi o sulla nuca
- dondolare la testa da un lato e dall’altro
- mordersi un labbro, l’interno di una guancia
- tenersi a margine di un gruppo o di un evento
- tormentare gli abiti
- fare un sorriso tirato
- giocherellare con anelli o bottoni, evitando di incrociare lo sguardo dell’altro
- tamburellare con la penna sulla scrivania
- riflettere tenendo una mano accostata al mento o alla bocca
- oscillare sui piedi
- deglutire ripetutamente
- agitarsi sulla sedia
- ritardare le risposte
- interrompere le frasi con pause di esitazione, mugolii o interiezioni che esprimono dubbio (bah, mah, boh)
- sospirare di frequente
- compiere gesti in modo distratto e maldestro
- cercare consiglio da una persona amica
- avere un'espressione contratta e preoccupata 

Finita la fase di dubbio, la decisione è presa, ma forse il personaggio avrà qualche ricaduta nei suoi vecchi comportamenti prima di stabilizzarsi nel suo nuovo status. Questo causerà stress in lui e nei personaggi che gli sono vicini, e forse indebolirà la sua determinazione a rispettare la scelta fatta, oppure al contrario la rafforzerà, rendendolo esigente con se stesso al limite dell'inflessibilità. Mostrare (non "raccontare"!) questi risvolti psicologici al lettore gli renderà il personaggio più reale.

Di scelte, però, non esistono soltanto quelle dei personaggi. Prima ci sono le nostre scelte di autori, condizione necessaria alla loro esistenza. Alcune di queste scelte sono così importanti che servono da pietre angolari per la costruzione della storia, perciò saranno le prime che cercheremo di definire.

Parlando di me, mi serve sapere subito che metodo userò, visto che a ogni romanzo sperimento qualche variante; poi devo individuare tempo verbale, persona narrante e punto/i di vista. Sono elementi tanto fondamentali da cambiare radicalmente il mio sguardo sulla storia. Mi serve anche avere un’idea dell’atmosfera che voglio per il romanzo, perché su quella base deciderò i punti di trama e lo stile. Devo individuare il momento giusto in cui fare iniziare la storia e decidere come farla terminare, perché non so viaggiare senza destinazione. Non è detto che il finale… finale sia esattamente quello pianificato, ma intanto avrò avuto un filo logico da seguire e si sarà ridotto il rischio di incappare in uno dei problemi descritti in questo post carino, trovato sul blog Changes. Chances.


E voi, quali sono le scelte che affrontate per prime nel prepararvi a una nuova storia?




27 commenti:

  1. C'è sempre da imparare leggendo i tuoi post. Grazie!

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    1. Benvenuta, e grazie per l'apprezzamento! :)

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  2. Bello, il dubbio come lo racconti tu sembra una cosa facilissima da realizzare su carta... ;)
    Quali sono le scelte che affronto io prima di iniziare a scrivere, chiedi? Be', per prima cosa mi chiedo se la storia mi interessa così tanto da dedicargli del tempo. Poi, mi chiedo se può interessare anche il lettore. Il resto è una conseguenza... :)

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    1. Non posso dire che le tue due prime domande non siano fondamentali...

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  3. Davvero belli questi post sulle emozioni!
    Il dubbio è una tematica forte nei miei scritti. Da una parte c'è il dubbio che porta alla ricerca della verità, dall'altro quello esistenziale, che non permette mai ai miei personaggi di sentirsi totalmente nel giusto. La cosa è tanto marcata che a un certo punto ne "La roccia nel cuore" faccio rimarcare al protagonista che la parola che usa più spesso è "forse".
    Ovviamente, anch'io sono una persona dubbiosa. Ho la forma mentis della scettica, voglio la "prova provata" di tutto e mi metto costantemente in discussione. Per cui non sono affatto convinta che il dubbio debba essere una condizione transitoria. Io e i miei personaggi ce ne nutriamo...
    Sulle storie da scrivere prendo le decisioni abbastanza velocemente, ma, ovviamente, ho sempre il dubbio che non siano quelle giuste...

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    1. Ottima aggiunta: il dubbio come aspetto del carattere anziché come momento. La velocità nel decidere sulle storie un po' te la invidio. Una volta ero più decisa, mentre per l'ultimo romanzo in particolare (quello che sto scrivendo) ho perso settimane a domandarmi cosa usare come persona e tempo verbale. Spero almeno di averci azzeccato, alla fine!

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  4. La prima scelta che faccio è quella del "davvero è un'idea così figa?" Poi procedo per gradi, quasi istintivamente nelle cose tecniche (tempi di narrazione ecc) e lasciando sempre molto spazio all'improvvisazione per quanto riguarda trama e personaggi (comunque abbozzati).
    Di solito, parto da una situazione.

    Moz-

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    1. Quel "davvero è un'idea così figa?", al momento, è la domanda mitica a cui vorrei rispondere con un sì convinto, per una volta. A te è già capitato? E' proprio il mio sogno, pari pari. :)

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    2. Mi è capitato, ultimamente, con Onirica. Fiero di aver portato a termine quell'impresa^^

      Moz-

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    3. Allora vengo a ficcare il naso. :)

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    4. Se lo vedrai, poi aspetto un tuo giudizio^^

      Moz-

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  5. Io navigo nel dubbio.
    Ancora adesso, che sto procedendo con la stesura, me ne pongo moltissimi.
    Seguo però i consigli di chi mi ha detto: scrivi, poi tutto diventa chiaro.
    Persona narrante, tempo verbale, punto di vista... ce l'ho
    Snodi di trama principali... ce l'ho
    Finale... anche!
    Il resto è continuamente messo in discussione. Però si procede.

    Il mio protagonista invece dubbi ne ha pochi. Qualche domanda dovrebbe farsela: è un pazzo incosciente. La coprotagonista è l'esatto opposto! :D

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    1. "Si procede." Hai detto tutto! (Il contrasto tra i caratteri dei personaggi crea sempre un bel movimento nella storia.)

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  6. "Non so viaggiare senza destinazione...", tu dici. Io sogno di arrivare al giorno in cui posso prendere un biglietto di sola andata e viaggiare senza obblighi di tempo e destinazione. È un sogno, al momento! Allora oggi mi chiedo: ma questa idea che mi piace tanto, ha un possibile perché/senso anche per gli altri? E ascolto la risposta che mi arriva dalla pancia più di quella della testa :)

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    1. Quel tuo sogno è un po' anche il mio, ma credo che per me sia un sogno posticcio, non sentito davvero. Dubito che lo realizzerei, anche potendo. La scrittura, però, è un mondo diverso. Non riuscirei a dare una coerenza alla storia senza sapere dove sto conducendo i personaggi. Può anche darsi che loro alla fine tentino un colpo di mano... ma dovranno essere molto, molto convincenti per farmi cambiare idea. :)

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  7. Tema interessante! Ma è un'emozione il dubbio? Secondo me è un modo di essere, una mentalità.
    Io sono piena di dubbi, fa parte del mio carattere. Ci sono vantaggi e svantaggi: da un lato, chi mi conosce mi reputa una persona democratica e non ottusa, dall'altro, questo significa essere troppo spesso indecisi, avere molti rimpianti, non vivere bene le responsabilità.
    Per contro in letteratura, sia quando scrivo che quando leggo, mi sento attratta da personaggi tutti di un pezzo, nel bene e nel male. Persino un perdente per me deve essere perdente fino in fondo e andare incontro alla rovina in maniera sublimemente ottusa! Anzi, ti ringrazio perché mi hai spinto a riflettere su questo, non ci avevo mai pensato prima: i personaggi che amo hanno poche sfaccettature perché, ritenendo di averne troppe io, a volte non le sopporto!
    Una piccola citazione da "L'uomo senza qualità", di Musil, un romanzo imperniato sul tema del dubbio: "Dio crea il mondo e intanto pensa che potrebbe benissimo essere diverso".

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    1. Non sono un'esperta, ma ho trovato il dubbio annoverato tra le emozioni. Certo, come dici tu (e ha detto Antonella-Tenar) può anche essere un tratto caratteriale.
      Il perdente che "va incontro alla rovina in maniera sublimemente ottusa" è impagabile! :)

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  8. Sono contenta che tu abbia considerato il dubbio un'emozione (penso che sia un'emozione, ma in genere si parla solo di quelle più viscerali ed è un peccato perchè si perdono di vista tutte le sfumature più sottili dell'animo umano).
    In genere, prima di scrivere una storia, mi chiedo a lungo se valga la pena scriverla, se ho davvero qualcosa di nuovo da dire o no. Dopodichè, comincio ad annotare sensazioni fisiche ed emozioni, i primi segnali con cui una nuova storia mi si "manifesta".
    Il dubbio è un ingrediente importante delle mie storie. I miei personaggi possono essere divisi in "quelli che non capiscono niente dall'inizio alla fine, e ne sono consapevoli" e "personaggi convintissimi che tentano di sfuggire al dubbio con tutte le loro forze". Quelli che alla fine si lasciano agguantare dai dubbi, possono salvarsi. Gli altri vanno incontro alla rovina ad occhi chiusi.

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    1. Che la storia si manifesti con segnali fisici mi sembra molto interessante; anche Elisabeth George ne parla nel suo "Write Away". Ci farò caso. E poi il fatto che solo chi ha dubbi può salvarsi, beh, mi sembra illuminante. Allora anche per te il vero perdente va incontro alla rovina in maniera "sublimemente ottusa", come dice Francesca. :)

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  9. Grazie per questa serie di post, utilissimi. In questo periodo più che mai mi sembra di usare sempre gli stessi movimenti per esprimere le emozioni, quindi ben vengano nuove idee. Il dubbio poi non mi manca mai... nella vita come nei romanzi :)

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    1. In questo periodo anch'io tra i dubbi ci navigo abbastanza, soprattutto in ambito scrittura...

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  10. Di solito la mia scrittura nasce da una spontanea impellenza che ho quando qualcosa nel mio quotidiano non passa inosservata. Ecco il dubbio: ma come la racconto per renderla il più efficace possibile? Di solito parto dal "cosa" voglio raccontare. Per esempio, una mia amica è in piena crisi esistenziale: voglio far conoscere il perché è entrata in crisi o raccontare come sta attraversando questo periodo? Scelto il taglio, oggettivo o soggettivo, che voglio dare alla storia, decido il resto: se usare il tempo presente o il passato, il discorso diretto o indiretto... (La cosa che mi succede spesso è passare dalla prima persona narrante alla terza, in continuo dubbio se usare una o l'altra in base all'efficacia che voglio abbia la vicenda narrata). Le idee mi vengono in divenire, cioè non ho scalette che prevedano un inizio ed una fine ben precisi; comincio a raccontare, so più o meno dove voglio andare a parare, ma lascio andare la fantasia dove vuole, salvo poi ritornare sui miei passi quando capisco quale dev'essere la strada maestra. Una costruzione capillare che deve avere armonia e soprattutto "acchiappare" il potenziale lettore. Ecco il dubbio n. 1: ne sarò capace?

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    1. Benvenuta! :)
      Certo, il tuo dubbio n. 1 è il padre di tutti i dubbi, quello che fa impallidire gli altri...
      La questione prima o terza persona ha dato molto da pensare anche a me di recente. In un racconto l'eventuale cambiamento di persona è un problema tutto sommato piccolo, ma in un romanzo diventa un lavoro enorme in fase di revisione.

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  11. Bel post, come sempre! "E voi, quali sono le scelte che affrontate per prime nel prepararvi a una nuova storia?" ... è una bella domanda. Direi che prima di tutto cerco di individuare una specie di collante o filo conduttore che leghi insieme tutta la storia, che non sia solamente l'avventura nel romanzo. Una sorta di "significante" che corre sottotraccia durante tutta la narrazione e che poi esca allo scoperto, magari alla fine. Non sempre è facile individuarlo subito, ad esempio sono in difficoltà con una nuova idea, perché la storia c'è, ma non riesco ancora ad individuare un significato profondo.

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    1. Anche per me la ricerca di quel significante è fondamentale. Senza, la storia non acquista pressione dentro di me e non mi sento pronta a scriverla. Per questo, anche se so che potrei scoprirlo nel corso della prima stesura, fin dall'inizio me ne vado in giro come un cercatore con il lanternino, domandandomi cosa sto cercando di dire e cosa sta cercando di uscire. Non sempre è la stessa cosa, stranamente!

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  12. Di nuovo, questa idea dei post sulle emozioni è una figata.
    Il dubbio, come dice qualcuno nei commenti, non è propriamente un'emozione, a mio parere il DISAGIO è un'emozione, derivante dal dubbio, che è invece uno stato d'animo.
    Il dubbio in sé credo che sia paralizzante, se lo dovessi descrivere sceglierei l'immobilità, l'incapacità di muoversi, agire, pensare chiaramente. Parlerei di pensieri ricorrenti, irrazionali, irrisolvibili che creano un circolo vizioso mozzafiato. La persona affetta da dubbio non riesce a uscire dalle opzioni sul tavolo davanti a sé, immaginandone altre o cambiando punto di vista. Spesso solo eventi o persone esterne spezzano questa condizione.

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    1. Talvolta lo fanno nel modo più banale, dando un suggerimento semplice e perfettamente alla portata del dubbioso, che magari l'aveva già sentito da altri... e di colpo la nebbia si dirada. Sollievo per il dubbioso, frustrazione per quegli "altri" che avevano già sudato sette camicie per fare arrivare il messaggio...

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