22 ottobre 2014

LO SCRITTORE SALE IN CATTEDRA


Una frase un po' presuntuosetta così, alla prima impressione. Eppure lo fate anche voi, senza accorgervene, ogni volta che scrivete: fate uscire sulla pagina il pezzo, lo rileggete, notate le pecche e vi sforzate di correggerle. Alla fine vi troverete a conoscere meglio voi stessi come scrittori, ma anche sul modo giusto per affrontare quella specifica scena, quel dialogo, quella descrizione. Avete imparato da voi stessi, insomma, e questo è solo uno dei tanti, validissimi motivi per rendere la scrittura un’attività quotidiana, o quasi.

Io, come voi, imparo, anche grazie al fatto di avere scritto in questi anni testi molto diversi tra loro. Per questo oggi vi racconto cosa ho imparato scrivendo Due vite possono bastare, il mio romanzo risultato finalista al Torneo IoScrittore e pubblicato in versione digitale nel 2013 (con una copertina da urlo… di raccapriccio, ma tant’è).


La Piazza del Mercato di Göttingen, una delle tappe nel viaggio di Goran




- Basta un piccolo spunto per dare vita a una lunga storia

Lunga come un romanzo, in effetti. Partendo da dove? Dal pensiero che mi ha stuzzicata mentre leggevo su una rivista di un uomo che aveva recuperato la memoria dopo averla persa per un incidente d’auto. Non era certo la prima volta che sentivo parlare di amnesia, ma in quel momento mi ha dato un brivido immedesimarmi nella persona che era tornata dopo il coma a una vita che era sua, ma non poteva riconoscere come tale.

Che effetto fa vederti intorno volti sconosciuti che ti parlano con amore e tra le righe chiedono di essere riamati? Come fai fronte a una realtà estranea che pure devi accettare, sforzandoti di tornare quello che eri, e forse, nel profondo, non potrai mai più essere?

Una realtà devastante, ho pensato. E se fosse ancora peggiore? Se la fine dell’amnesia si presentasse con ricordi del tutto incompatibili con la realtà “reale”?

Eccolo lì, il classico “what if…” dello scrittore. La storia di Goran nasce così. 

- È importante creare movimento

Nel caso di Goran, il movimento è anche fisico e si traduce nel suo viaggio attraverso l’Europa alla ricerca dell’origine delle sue visioni; ma potrebbe anche essere un diverso tipo di movimento, creato da ostacoli, avversari, sorprese. Alfred Hitchcock ha detto che il cinema è la vita privata delle noiose. Credo che questa massima si adatti benissimo anche alla narrativa. 

- I contrasti sono una risorsa importante 

In un certo senso questo deriva dal punto precedente, perché i contrasti creano movimento. Non parlo qui di contrasti intesi come conflitti, ma come semplice accostamento nella storia di elementi che spiccano per le loro differenze. In Due vite possono bastare ho creato un cast di personaggi molto diversi tra loro per età, carattere e problematiche, ma il contrasto è presente anche nelle ambientazioni, che da quotidiane si fanno sempre meno familiari con l’arrivo in Scandinavia di Goran e delle persone che lo inseguono per aiutarlo.


La Biblioteca Centrale di Amburgo


- È importante far nascere una domanda chiara nel lettore

Questo problema non me lo ero posta più di tanto in precedenza. Cercavo di dare un buon ritmo all'incipit, di evitare flashback e descrizioni inutili, di fare intuire al lettore che la situazione dei personaggi era abbastanza instabile da promettere sviluppi interessanti, ma non avevo mai visto la questione in questo modo: fare nascere in chi legge una domanda il più possibile precisa, e farlo già nelle prime pagine. Un semplice “cosa succederà?” può essere troppo generico. Nel caso del mio romanzo, l'ho trasformato subito in un “chi e perché?”, su cui si basa l’intera storia. 

- Serve un outsider 

Questo l'ho scoperto parecchio tempo fa. Ho sempre visto la figura dell’individuo fuori dal coro come la più scomoda e stimolante tra tutte, quella che costituisce per il suo ambiente un fattore di evoluzione, nel bene o nel male. Un catalizzatore per la crescita altrui, insomma, che dal suo punto di vista non banale presenta la realtà sotto una luce diversa.

Nel mio romanzo, l’outsider è Nico. È piccola, ma sveglia. È furba. È nei guai. Con tutto questo, non solo si sforza di stare a galla, ma è disposta ad aiutare anche gli altri a nuotare. 

- Non bisogna temere le scene difficili

Forse sembrano parole vuote, ma è così: anche la scena più difficile alla fine trova la sua via. Magari la riscrivete dieci volte e altrettante volte la fate rileggere ai vostri lettori-cavia. (Non ne avete? Correte subito a procurarvene un set completo!) Sta di fatto che, dopo avervi fatto sudare le proverbiali sette camicie, anche quella scena non solo si reggerà in piedi, ma farà emozionare sia voi che i lettori. Qui non posso fare riferimenti al romanzo senza creare spoiler, perciò credetemi sulla parola.


Paesaggio finlandese


- Alla fine tutti i fili della trama devono essere annodati, ma…

…se si sceglie l’elemento giusto, può anche essere intrigante lasciare un piccolo punto interrogativo. O no? 

- È utile individuare subito le "perle"

Questa è una nota prettamente tecnica: trovare all’interno del proprio romanzo frasi adatte a essere riportate su una recensione, su un’intervista o altro, è un lavoretto fastidioso, fatto a posteriori. A revisione completata, la storia la si è letta circa una ventina di volte, e potrebbero di sicuro bastare; ma durante la revisione, mentre ancora si assaporano le frasi per le ultime rifiniture, è facile crearsi un file con quelle più simpatiche, incisive o affascinanti (si spera), cui attingere quando serve.


Cosa ne pensate di queste mie deduzioni sul campo? Succede anche a voi di mettere a fuoco a ogni nuovo lavoro qualche piccola verità dell’arte scrittoriale? E soprattutto, sono riuscita nel mio bieco intento di rendervi curiosi su Due vite possono bastare? Se vi interessa conoscere qualche parere dei lettori, lo trovate qui.



29 commenti:

  1. Nel "bieco intento" sei riuscita alla grande, accidenti, mi sa che non resta altro da fare che leggere il romanzo!
    Quanto al resto:
    - "Basta un piccolo spunto per dare vita a una lunga storia": lo so! Da oltre un anno sto cercando di scrivere dei buoni racconti, ma non sempre mi riesce, perché ogni spunto che mi viene in mente finisce col prendere troppo spazio e ci vorrebbe un romanzo, ma io ancora non mi sento in grado di compiere tanta opera!
    - "È importante far nascere una domanda chiara nel lettore". Questo è molto interessante e anche molto difficile. Non sono sicura di avere capito bene. E' la solita questione del risvegliare l'interesse del lettore? No, credo sia qualcosa di un po' diverso: il lettore deve provare interesse ma non in maniera nebulosa e oscura, deve sapere esattamente il motivo per cui vuole arrivare sino alla fine. Ho capito bene?




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    1. Proprio questo intendevo: risvegliare l'interesse del lettore è importante, ma dargli una domanda precisa da "rosicchiare" mentre legge è ancora meglio. E' soltanto una mia impressione, che può essere contraddetta da tanti romanzi di successo. Come sempre, tutto è legato al risultato finale, che spesso sfugge a ogni nostra analisi.

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    2. A proposito, anche a me succedeva sempre di avere idee adatte a un romanzo e non a un racconto. Ci ho messo un po' ad avere l'approccio giusto, quando usavo i racconti per allenarmi e partecipare ai concorsi. Adesso la situazione è la stessa, infatti di racconti non ne scrivo più.

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  2. Quando decidiamo di intraprendere il progetto di un romanzo, diamo il via ad un viaggio meraviglioso che trasforma anche noi, non solo l’eroe. Io so di dover ancora imparare moltissimo. A volte mi sento minuscola (e mi ci sono sentita anche leggendo questo articolo) proprio a causa della mia inesperienza. Ma guardo verso la meta con la meraviglia negli occhi, come un bambino che osserva il mondo per la prima volta. Qualunque sia il destino del mio libro, so che ne uscirò trasformata.

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    1. Oggi non so perché ho problemi di connessione ed ho dovuto inventarmi un nuovo account per poter commentare...

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    2. Misteri di Blogger? ;)
      Secondo me è fantastico immaginare quella della scrittura come una strada molto, molto lunga. Non solo perché lo è nei risultati pratici, ma anche per il suo valore. E' una lotta tenere sempre presente nel tempo che scrivere è un privilegio (o un dono, o comunque lo si voglia chiamare), ma è l'unico modo per viverlo bene.

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  3. Molto interessante. Ho una domanda: quanto tempo hai impiegato a scriverlo? Dall'idea alla revisione, comprese, quanto tempo è passato?

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    1. Non mi segno i tempi, ma in base ai file direi che sono passati circa quattro mesi dal casting alla fine delle revisioni. Dall'inizio del lavoro sull'idea al casting, non lo so, forse un mesetto.

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    2. Non lavorando è più facile tenere un buon ritmo.

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  4. Mi ha molto interessata leggere il racconto del tuo processo creativo. Com'è giusto che sia in alcuni punti mi sono ritrovata, in altri meno. Ad esempio io mi rendo conto di avere uno scarso controllo sul "cast". I personaggi sono lì e basta, io al massimo posso raccontarli in un modo o nell'altro, ma loro, maledetti, esistono a prescindere. Mi ritrovo invece molto sulla domanda precisa da far nascere al lettore, su quella si può orientare tutta una narrazione.
    Interessante anche l'idea di estrapolare delle frasi. Io ho dovuto farlo per entrami i romanzi editi, ma non mi è mai piaciuto. Forse, se ci avessi pensato già in revisione mi sarebbe venuto più facile...

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    1. Forse do un'impressione un po' falsata della realtà. Cerco di conoscere i personaggi prima di scrivere, questo sì, ma di solito se ne presentano solo due o tre di loro spontanea volontà, perciò mi domando chi altro mi serva far recitare nella storia. Quello che chiamo casting è la scelta di qualche foto in rete che mi aiuti a visualizzarli meglio, un appiglio per la fantasia. Il resto sono riflessioni fatte a posteriori, quando capisco cosa piace a me, alle benemerite beta readers e poi ai lettori.

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  5. In casi come questi lo scrittore deve salire in cattedra.

    I personaggi in forte contrasto mi piacciono, non ci avevo mai pensato. E a pensarci dopo appare pure logico: il lettore non vede, ma deve capire un personaggio leggendo, quindi più è marcato il contrasto e più risalta e è riconoscibile un personaggio.

    Le perle di cui parli a che servono in realtà? Per un tuo uso personale, se vuoi citare un brano, o parli di pezzi che ti richiedono altri per una recensione?

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    1. Intendo come "perle" le frasi meglio riuscite del romanzo, che poi si possono utilizzare nelle varie forme di promozione. Sperando che siano perle davvero!
      Hai ragione, l'importanza dei contrasti nasce da lì. Un po' come in teatro, dove devi usare un trucco pesante per renderti meglio percepibile dal pubblico.

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  6. L'hai scritto in quattro mesi?!? WOW! Sono senza parole. Ci sono due punti molto importanti che mi sono segnata e ti ringrazio perché non ne avevo idea. Il primo è quello di segnarsi le frasi "cool" durante la revisione, il secondo è il ruolo dell'outsider. Sinceramente non ho mai usato questo personaggio e non ne conosco bene le sfumature e i risvolti, mi sarebbe molto utile saperne di più... magari se qualcuno con tanta esperienza volesse scrivere un post sull'argomento... please and thank you... :)

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    1. Cinque, dall'idea. Come dicevo a Salvatore, non lavorare aiuta parecchio, anche se il tempo disponibile non è tanto quanto si può credere, quando si ha una famiglia... composita. :)
      Un post sull'outsider lo avevo già in lista, perciò arriverà presto.

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  7. Anche io sono molto attratta dalla figura dell'outsider, sì dicci di più!
    Curiosità: come hai scelto l'ambientazione?

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    1. Ho fatto qualche anno fa un viaggio in camper fino a Capo Nord, perciò ho seguito fino a un certo punto il percorso di Goran. Sono posti davvero affascinanti, che meriterebbero più spazio di quello che ho loro dedicato nel romanzo.

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  8. Certo che le persone sono sempre delle cucine di sorprese! Il libro l'ho già comprato, ma come sai in questo periodo sto cercando di tenermi a galla in mezzo a un mare di papiri, sia miei che di altri. Non appena riemergo dall'apnea, mi riprometto di leggerlo, mi hai messo curiosità eccome.

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    1. In realtà volevo scrivere "fucine di sorprese", ma mi è uscito "cucine di sorprese". Siccome il lapsus mi sembra carino, lo lascio! :-)

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    2. Anche "fucile di sorprese" andava benissimo. ;) Non ti dico quanti libri iniziati ho a mano in questo momento... sono diventata una lettrice anarchica! Comunque comprendo molto bene la situazione.

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  9. "Far nascere una domanda chiara nel lettore"... ops! Ammetto di non aver mai pensato alla cosa, nemmeno in generale. Ci proverò, d'ora in poi.
    Quanto all'outsider, non lo uso nemmeno io - faccio fare tutto ai personaggi principali: li rendo sempre multitasking. Forse pure troppo, chissà? Magari l'ousider potrebbe essermi utile. Mi sembra una figura piuttosto interessante, perciò mi accodo, in attesa del post.

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    1. Bene bene, allora l'outsider lo mettiamo in sala d'attesa... :)

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  10. Cominciamo con la frase che mi ha fatta ridere: "altrettante volte la fai rileggere ai tuoi lettori-cavia. (Non ne avete? Correte subito a procurarvene un set completo!)" :D :D

    Torno seria: Sappi che questo articolo l'ho appena stampato e verrà affisso qui sul muro del mio studio :)

    Domanda: Posso applicare i tuoi suggerimenti anche al libro non-fiction che sto scrivendo, vero? Perchè mi pare di poterlo fare (adattandoli)

    E ancora: Se riuscirò a finire il mio libro in 4-5 mesi, ti pago una cena in Oman.

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    1. Che offerta fantastica! Rischi di essere pungolata telefonicamente fino allo sfinimento...
      Sono convinta che questi punti si possano applicare anche alla non-fiction, interpretandoli un po'. In fondo tutti i consigli di scrittura creativa sono strumenti per una migliore comunicazione, perciò hanno anche una validità più ampia, a guardarci bene.
      (Mi racconterai del tuo non-fiction? Lo comprerò comunque!)

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    2. Semplice: è il racconto semiserio di tutte le avventure semiassurde capitatemi durante il mio primo anno sabbatico, dalla Cina al Myanmar all'Iran, per finire in Oman. Devo "solo" cercare di rendere vivi i personaggi incontrati, le situazioni vissute, di ricordare i dialoghi, impresa non facile: scrivere post sul mio blog è una cosa, scrivere un libro è tutta un'altra. E inciampo continuamente sul timore di non essere in grado, sulla procrastinazione, sulla pagina bianca.
      Quanto è difficile tirare fuori tutto, metterti a nudo e scrivere?

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    3. Sì, è davvero difficile, almeno cominciare. Sembra un atto così solenne... ma anche fragile, come camminare su uno strato di ghiaccio attraverso cui vedi l'acqua, e pensi: "no, non ce la farò." Quando ti accorgi che è già tutto successo, nella realtà o nella tua testa, e aspetta solo di poter uscire senza che tu ti metta in mezzo, allora ti senti meglio. Almeno per me è sempre così.

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    4. e anche questo commento è stato stampato, e affisso nella mia bacheca dedicata a chi mi fa da ispiratore :)

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