17 settembre 2014

SCRIVERE PER RAGAZZI: COME E PERCHÉ


Oggi vi parlo di un genere non molto trattato nei discorsi tra addetti ai lavori: la letteratura per ragazzi, che pure costituisce una parte consistente delle pubblicazioni in questo periodo di buio totale.

La letteratura definita YA, cioè Young Adults (intesi come esseri umani tra i 13 e i 18, più o meno) occupa una buona fetta delle mie letture e mi interessa anche come autrice. Il mio ultimo romanzo, attualmente in circolazione tra gli editori, è proprio una storia per adolescenti. Non ci sono arrivata per scelta, ma piuttosto per una propensione a lungo rimasta nascosta anche a me stessa.

Cosa ci trovo di speciale nello scrivere per ragazzi?

Non è facile da spiegare. Mi piace vedere il mondo nelle sue tinte più nette attraverso i loro occhi, ancora privi dei filtri derivati dell’esperienza e dalla patina grigia che la accompagna. C’è energia nella loro impazienza, nella loro intolleranza, nella loro apparente arroganza. Mi piace la timidezza che nascondono, l’idealismo estremo con cui portano avanti le discussioni, la capacità di scoprire, stupirsi e cambiare.

Dentro di loro ci sono tesori di potenzialità che gli adulti spesso non riconoscono, finendo con l’affibbiare loro etichette approssimative e dannose. Non dimentichiamo che gli adulti sono il loro primo specchio. Se l’immagine che rimandiamo al ragazzo è quella di uno smidollato senza cervello, la percezione che ha di sé ne verrà comunque influenzata, e non per il meglio.

Scrivere per i ragazzi è più facile che scrivere per gli adulti?

Io l'ho trovato entusiasmante, ma credo che no, non sia affatto facile. Non tutti i giovani leggono al di fuori dell’imposizione scolastica, e anche i veri lettori non sono certo giudici delicati. Qualche pagina noiosa basta a spedire il romanzo a prendere polvere su uno scaffale, e non c’è da sperare che l’autore venga ripreso in considerazione in seguito. Avanti il prossimo!

Allora cosa deve mettere nel suo bagaglio un povero autore per partire con il piede giusto?
Eccovi i consigli degli esperti miscelati alla mia esperienza personale, ancora in gestazione.






- Conoscere davvero i ragazzi

Comprendere i loro sentimenti, le difficoltà della crescita, i loro interessi, le loro paure. Non è così impossibile. In fondo quel periodo della vita lo abbiamo passato tutti. Ma il nostro deve essere un contatto vivo, o in alternativa dobbiamo essere noi stessi rimasti un po' ragazzi. Però è importante anche… 

- Apprezzare i ragazzi così come sono

Facciamo discorsi ispirati per educarli, ma nel quotidiano li detestiamo, con i loro look improbabili e gli atteggiamenti che ci fanno uscire dai gangheri? Pensiamo che siano cento volte peggio di quanto eravamo noi alla loro età?

Meglio che ci dedichiamo ad altri generi, allora. Non si scrive per educare o “raddrizzare”, come dicevano i nostri nonni, né ci si può rivolgere a giovani idealizzati che esistono solo nella fantasia dell’autore.

- Mettere i ragazzi al centro della storia

I protagonisti e i loro amici devono essere ragazzi, di solito un paio d’anni più grandi dei lettori cui ci si rivolge. Gli adulti nella storia esistono, come no; ma il loro ruolo deve essere secondario, e soprattutto non includere alcun contributo decisivo. La storia deve avere al centro giovani che, da soli o con minimo aiuto, mettono in moto le proprie risorse per risolvere il problema clou della storia, maturando nel processo.

Nessun salvatore, quindi, che sia genitore o insegnante o poliziotto. Questo spesso obbliga l’autore a creare artificialmente una situazione in cui gli adulti di riferimento siano assenti perché malati, morti, in prigione. Sì, perché nella realtà quotidiana la maggior parte dei ragazzi si trova adulti in mezzo ai piedi a ogni momento! 

- Non predicare

È impossibile scrivere storie che non contengano un messaggio. Sono gli eventi stessi a trasmetterlo, quel messaggio, come sintesi finale della lunga catena di cause ed effetti. Se il ribelle alla fine rientra nei ranghi consapevole di volerci stare, il messaggio è di un tipo; se ci rientra malvolentieri, meditando una nuova fuga, avremo un messaggio molto diverso. In questo senso l’autore non può essere davvero neutrale, se non interrompendo la narrazione a storia incompiuta.

Ma il lettore non ama vedere l’autore sul pulpito; preferisce trarre da solo le sue conclusioni. Questo è vero più che mai per un lettore adolescente insofferente, abituato a sentirsi ricordare ogni giorno dagli adulti come dovrebbe essere o non essere.

- Scegliere argomenti importanti per loro

Le questioni estetiche, il motorino, i brufoli: sono davvero stupidaggini? Provate a chiederlo ai ragazzi quando si trovano ad affrontare il problema. Ma del loro mondo fanno parte anche eventi drammatici come gli abusi familiari, la dipendenza da droghe e alcol, l’ecologia, la malattia, la morte.

In sintesi, con i ragazzi si può e si deve parlare di qualunque argomento, purché sia di loro interesse e lo si tratti nel modo giusto.

- Usare stile e linguaggio adatti

Il linguaggio non deve essere semplice – i ragazzi di questa fascia d’età sono molto più evoluti di quanto crediamo – ma non può certo permettersi di essere pedante, né eccessivamente involuto. Lo spettro della noia incombe!

Non c’è bisogno di infarcire i dialoghi di termini gergali che renderebbero la storia obsoleta dopo sei mesi, né di volgarità e parolacce, perché bisogna anche…


- Tenere conto dei filtri

Molto spesso per i ragazzi di questa età la scelta del libro da leggere passa attraverso gli occhi vigili di genitori, insegnanti e librai. Per questo motivo la presenza di scene di violenza, di sesso o di qualunque elemento disturbante va valutata domandandosi: “serve davvero?”.

Se la risposta è “sì”, possiamo contare che anche le persone-filtro accatteranno la nostra scelta; se invece la risposta sincera è “mi piace di più così”, senza una ragione specifica, forse facciamo meglio a rivalutare la cosa.

- Rispettare l’età dei lettori

C’è un discreto abisso tra un dodicenne e un diciassettenne. L’autore deve tenerne conto, senza per questo cadere nella trappola della storiella edulcorata per i più giovani.

- Offrire un’ipotesi di maturazione

Non serve per forza un lieto fine. Talvolta un esito agrodolce può essere il più adatto. Lo stesso, proporre una storia che non contenga in sé una luce, per quanto piccola, non ha senso nel rivolgersi a persone per cui tutto è ancora possibile. I personaggi devono crescere nel corso della storia, e crescere significa imparare a fare fronte al dolore e alle difficoltà senza esserne spezzati.

Se vogliamo trasmettere ai ragazzi il nostro cinismo e le nostre deprimenti conclusioni sulla vita… siamo delle tristi persone! Per fortuna nessuno ci pubblicherà. Si spera.

- Offrire un’esperienza coinvolgente

I ragazzi nella lettura cercano intensità: avventura, passione, sentimenti forti, ideali, gesti eclatanti, divertimento, scelte drastiche, imprevisti. Le varie sfumature di grigio lasciamole per l’età della pensione, se proprio è necessario (non lo è).

Il giovane lettore non deve vivere la storia come una zavorra da trascinare fino all’ultima pagina. E poi, sopportereste la responsabilità di avere allontanato dai libri – forse per sempre! – un potenziale lettore? Già, sarà ancora l’editore a scremare…

- Dimenticare che ci si sta rivolgendo a ragazzi

Sono solo giovani adulti, in fondo, non individui di una specie aliena! Non c’è bisogno di guardare in giù per parlare con loro. Consideriamo i loro gusti alla stregua dei gusti di qualunque lettore di gialli, o di fantastico, o di romance. Specifici, ma non di diverso livello. Tra l’altro, sapete che sono moltissimi gli adulti che leggono abitualmente opere per ragazzi, proprio come me? Perderseli in partenza sarebbe un peccato.

Cosa ne sarà del mio romanzo per ragazzi “lo scopriremo solo vivendo”, come cantava uno sconosciuto. Nel frattempo, in caso qualcuno fosse interessato, vi passo i titoli dei testi su cui mi sono documentata… perché mi sono documentata, naturalmente! Adoro salire sulle spalle degli autori più esperti per guardare lontano.

- Scrivere libri per ragazziManuela Salvi
- Writing Young Adult Fiction for DummiesDeborah Halverson 


E voi, avete mai pensato di tentare questo genere?  Perché sì, o perché no?



25 commenti:

  1. Sì, è un genere che mi piace molto, ma forse + come veniva inteso quando ero adolescente io, la collana "ragazze oggi" ad esempio, conteneva la grandissima Brunella Gasperini e molte altre decisamente meno note, romanzi per me attuali, ma probabilmente solo x me, visto che non trilla mai un cellulare oviamente ad esempio. Insomma mi affascina, ma probabilmente non riuscirei a scrivere nulla di decente, non ho figli e sono un po' fuori dal giro. L'unico tentativo, a rileggerlo, scritto molti anni fa in effetti era un pastrocchio. Non ultima considerazione il fatto che l'editoria per ragazzi mi sembra messa persino peggio della narrativa. BACIO Sandra

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    1. Forse, se la letteratura per i ragazzi di adesso non ti piace, i tuoi lettori di elezione sono altri. Credo che proprio questa divisione nei gusti tra il "com'era" e il "com'è" sia un ostacolo se si vuole scrivere per i ragazzi. L'età adolescenziale però è particolarmente difficile da avvicinare. Io ho dalla mia parte un figlio disassettenne che mi tiene aggiornata, ma non è detto che basti.

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  2. Ci ho pensato NI.
    Nel senso che mi piacerebbe, prima o poi, scrivere uno YA - dato che mi sono posta come obiettivo quello di non mettermi (quasi) nessun paletto riguardo a ciò che voglio/vorrei scrivere.
    Tuttavia ammetto che ho difficoltà a pensare a una storia che possa andare bene per i ragazzi; molto probabilmente perché non c'è questa gran comunicazione tra me e loro. Quando non li ignoro sono sempre in bilico tra il "ti ascolto, parliamo" e il "adesso ti apro in due". Sarà anche che, da quando ho smesso di dare ripetizioni, gli adolescenti sono usciti dal mio radar: in famiglia ho cugini dai 20 in su e un solo cuginetto di nove mesi. Il mio unico nipote, invece, ha otto anni. Con gli adolescenti ho a che fare prevalentemente al bar e al cinema e in quelle occasioni, come ho detto, sono poco incline all'interazione pacifica :-| Con i bambini fino ai dieci anni, invece, è una pacchia. Eppure non riuscirei a scrivere una storia per quel target di età. Non escludo, in entrambi i casi, che si tratti di un mio problema di maturità - sia come scrittrice che come persona.
    Visto che è ancora molto lontano il tempo in cui proverò a scrivere uno YA, per ora metto in lista il testo di Manuela Salvi e aspetterò di leggere il tuo romanzo.

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    1. I bambini sono affascinanti, i ragazzini e gli adolescenti sono più scomodi. Io sto imparando tanto crescendone uno, ma se così non fosse mi terrei ben lontana da questo genere, credo. E' difficile immedersimarsi senza un contatto quotidiano.

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  3. No, non ci ho mai pensato. Forse perché ai miei tempi praticamente non esisteva una letteratura per giovani adulti, ma soltanto letture più adatte ad essi (cioè all'epoca a noi) rispetto ad altre.
    Invece ho pensato diverse volte a scrivere qualcosa per bambini, grosso modo tra i nove e gli undici anni. Ma poi non l'ho mai fatto. Sì, credo che sia di una difficoltà estrema e che lo sia anche scrivere per giovani adulti! Che dire: in bocca al lupo!

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  4. Articolo molto interessante.
    Quando dici che non è necessario il lieto fine, mi hai ricordato che ai tempi (avevo 22 anni, non certo un'adolescente) gradii molto il finale di "Tre metri sopra il cielo", proprio perché agrodolce: i due fidanzati si lasciano e lui si consola facendo un giro in moto con il fratello maggiore. Credo sia l'unico libro decente di Moccia. Tutto il resto è diseducativo all'ennesima potenza.
    Un altro YA che ai tempi apprezzai, sebbene fossi già un po' grandina, era "Bianca come il latte rossa come il sangue", sebbene abbia considerato lo stile di D'Avenia fin troppo elementare. "Qualcuno con cui correre" di David Grossman può essere gradito anche dagli adulti: parla di adolescenti ma descrive sentimenti davvero molto maturi. Bellissimo. Anche il film.
    Non ho mai pensato di scrivere un YA, ma non lo escludo a priori. Il mio romanzo, per contro, potrebbe essere un NA in quanto racconta la generazione fra i 20 e i 35 anni (non so cosa facciano i letterati, ma in sociologia i New Adult sono questi) ma è troppo presto per inquadarlo in un genere vero e proprio. Comunque sto approfondendo :)

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    1. Davvero i NA sono così "grandi"? Io pensavo fossero subito dopo gli YA, tipo 20-25.
      "Qualcuno con cui correre" è l'unico che conosco dei libri che citi, e mi è piaciuto molto.

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    2. Dal punto di vista sociologico, siccome l'inserimento nell'ambito lavorativo è stato posticipato, è stato fatto altrettanto con l'età di riferimento. A livello letterario, tuttavia, non saprei. Sinceramente non ho ancora targettizzato bene il mio romanzo, ma credo che un legame almeno parziale con il genere NA ci sia, almeno per quel che riguarda il "grosso" della storia. Man mano che procederò con la stesura potrò essere più precisa.

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  5. L'argomento in effetti è poco dibattuto, per cui il tuo post è molto interessante. Come lettrice leggo volentieri i libri per ragazzi, ad esempio ho amato moltissimo Le Cronache di Narnia o tutto il ciclo di Terry Brooks su Shannara e altri suoi. Lo facevo più in passato, però, quando avevo mio figlio in crescita esponenziale, e si era innamorato del genere fantasy.

    Come autrice no, non ho mai pensato di scrivere storie per ragazzi perché è difficile e sono sicura che non sarei all'altezza. Un altro genere difficilissimo è quello per i bambini, che a me però piace da impazzire specie quando è corredato da splendide illustrazioni. Comunque i giovani sono i critici più esigenti!

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    1. Davvero ci sono libri meravigliosi per i bambini! Ho saccheggiato le biblioteche per nutrire il figliolo quando era piccolo, e non smettevo di dire "se ci fosse stata questa roba quando ero piaccola io!". Non che non mi piacessero le mie letture del periodo, anzi; ma le illustrazioni erano molto meno curate, i temi più limitati, e i finali... ah, quante storie finivano con la morale "se non dai retta agli adulti poi finisci nei guai"?

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  6. Anch'io leggo spesso libri per ragazzi, diffidando (forse anche troppo) dalle mode del momento. In generale preferisco libri per ragazzi di autori che scrivono anche per adulti, piuttosto che quelli degli "specialisti", non ne saprei dire il motivo, ma "Agata e Pietra Nera" della mia amata Le Guin, molte storie di Gaiman (adesso sto leggendo "Cose Fragili"), "Capitan Alatriste" di A. Perez-Reverte sono libri che trovo splendidi. Come autrice scrivo spesso di ragazzi, sopratutto di adolescenti, ma mi rivolgo preferibilmente agli adulti perché mi piace sempre l'idea di guardare (e far guardare) il mondo con altri occhi e quindi scrivere di ragazzi ai ragazzi è meno nelle mie corde.

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    1. Grazie per i suggerimenti! Faccio fatica a trovare consigli in rete, perciò finisce che scelgo sempre un po' a caso. Le mode non sempre incontrano i miei gusti, ma spesso ci trovo qualcosa di interessante. Per esempio le serie di Twilight, Hunger Games e Shadowhunters le ho seguite tutte con piacere, pur trovando difetti, e non pochi.

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  7. PS: ma "Il gioco del Trono" di Martin lo consideri per ragazzi?

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    1. Martin non è proprio per ragazzi, anche se letto sicuramente anche da ragazzi.

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    2. Concordo con Daniele. Certe parti sono anche piuttosto forti, pure per me (che però sono notoriamente una mammoletta).

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  8. A me piace molto leggere storie per ragazzi e ho anche varie idee da sviluppare. Ma preferisco storie d'avventura, declinata in varie epoche, e non altro, sia da leggere sia da scrivere. Per esempio non scriverei mai, né leggerei mai, una storia per ragazzi ambientata nei giorni nostri e che parla di problemi adolescenziali e simili.

    L'ultima letta è Cacciatori di tesori, il cui seguito però leggerò in inglese. Come ho letto in originale uno dei libri d'avventura di Enyd Blyton e il primo di Laura Ingalls. Ma mi è piaciuto anche Il complotto di Frankenstein di Massimo Polidoro, di cui ho preso il secondo romanzo e prenderò il terzo e altri.

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    1. Grazie anche a te per i consigli, sempre utili. Se scrivi di avventura troverai forse orecchie, anzi, occhi interessati negli editori. Si dice che siano stanchi di fantastico. Un peccato (ammesso che sia vero), ma lo capisco. Quando i cloni imperversano è il momento di guardare altrove.

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    2. Ehi, Laura Ingalls quella della casa nella prateria?

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    3. Per l'avventura buono a sapersi, ho diverse idee :)

      Sì, Laura Ingalls è proprio lei, ho un cofanetto con tutti i romanzi che ha scritto sulla sua vita nella casa della prateria, in inglese.

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  9. Non credo che scriverò mai YA né che scriverò mai libri per l'infanzia. Tuttavia, se mi dovesse capitare, mi ricorderò di questo post. Ottime indicazioni! :)

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    1. Chissà perché, da come lo dici ho l'impressione che i "giovani" li faresti al forno. Sbaglio?

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    2. No, alcuni anche alla griglia. :)
      Scherzo. Solo che non è il mio genere e non credo di poter scrivere qualcosa che non è nelle mie corde.

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  10. Bel post, ho imparato tante cose che non conoscevo. La letteratura YA mi piace molto, è fresca, speranzosa, mi fa pensare a un lieto fine raggiunto dopo mille peripezie, così come dovrebbe essere. Crescere è difficile a qualsiasi età, io ho ancora drammi adolescenziali che giocano un ruolo preponderante nel mio presente e credo che molti autori YA scelgano questo genere per aiutarsi a maturare o per avvicinarsi alle tematiche dei propri figli adolescenti.

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    1. Lo YA fa la stessa impressione anche per me. Scriverlo è una viaggio di conoscenza nell'animo dei ragazzi (e di un figlio, certo) ma anche una scoperta di se stessi al di là dei condizionamenti e dell'ingrigimento dell'animo che spesso colpisce gli adulti. C'è qualcosa di terapeutico sia nel leggerlo che nello scriverlo.

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