23 luglio 2014

SCRIVERE SÍ, MA COME?


Un paio di settimane fa mi sono trovata a parlare delle caratteristiche che rendono noi scrittori un po’ – soltanto un po’ – ridicoli; ma una di queste caratteristiche l’ho trascurata, perché in fondo può essere ridicola come no: il kit di accompagnamento alla scrittura, che per me comprende il luogo in cui scriviamo, gli oggetti che ci piace avere intorno, gli strumenti che utilizziamo e tutto ciò che in qualche modo è collegato all’atto dello scrivere.

Gli elementi che compongono il nostro kit sono in parte frutto delle nostre scelte, in parte assegnati dalla sorte, non sempre gentile verso i nostri gusti; certe volte ci fanno sentire meglio, altre volte sono così importanti per noi che la loro assenza rischia di farci rimandare la seduta di scrittura.

E io, come scrivo?


  

· Bevande, cibi & co.

Una tazza di tè, anche multipla se è kukicha (senza teina), oppure una tisana.

Mi piace sorseggiare mentre scrivo. Il gesto che mi fa distogliere dai tasti per prendere la tazza e poi riappoggiarla dopo avere bevuto è proprio il minuscolo stacco che mi occorre per rilassare la mente e sciogliere il nodo del momento. Ogni tanto mi do una sferzatina con un quadretto di cioccolata fondente.

Come vedete, sono una trasgressiva nata! Per me niente caraffe di caffè forte (se bevo più di un espresso al giorno passo la notte a ballare la tarantella), né sigarette (vade retro, sono asmatica!), né alcolici di sorta (sul momento scrivo a motore, subito dopo crollo addormentata). Tanto per dire quanto mi riconosco nel cliché dello scrittore maledetto.

· Oggettistica

Mi piace avere dei fiori in vista, a lato dello schermo. Possono anche essere finti, purché siano piccoli e carini. Se non ci sono fiori devono esserci colori in qualche altra forma; per questo ho dipinto un sasso a motivi etnici e lo tengo a portata di mano, in caso di emergenza grigiore. Mi sento in buona compagnia anche con una candela accesa.

Quasi necessaria è la mia cartellina per appunti stile regista (quella con la molletta in cima, per intenderci). I fogli sono di carta riciclatissima, non quella "nobile" ma quella cui è rimasta una facciata libera dall’uso precedente. Per scriverci uso di solito penne e pennarelli colorati.

· Luogo

Il mio portatile poggia sul grande tavolo della zona giorno, di fronte alla cucina e in diretta comunicazione con la zona salotto e la Grande Banalizzatrice, la tivù. Per questo benedico gli auricolari in ogni loro forma, dimensione e colore. Scrivere con un ameno sottofondo di jingle pubblicitari e dibattiti urlati è una punizione che non augurerei al mio peggior nemico, se ne avessi uno.

Essere al centro della vita di casa, tivù a parte, mi piace. Questo nonostante io fantastichi spesso di una stanza tutta per me a qualche spanna da terra (un primo piano, un soppalco, la cima di una torre). Sono appiccicosa con la famiglia. Non vorrei intrusioni, ma quando sono da sola… mi sento sola.

Scrivo senza problemi anche nelle biblioteche dove non regna il silenzio da chiesa, che trovo un po’ pesante, oppure al bar giusto, movimentato ma non troppo, seduta a un tavolino d’angolo da cui posso vedere la gente e sentirmi le spalle coperte. Il mio sogno nel cassetto, però, è un altro: avere l’occasione di scrivere mentre sono in vacanza in qualche luogo ameno, magari davanti al mare, oppure con vista sulle Dolomiti. Questo sogno temo che resterà nel cassetto molto a lungo, perché la mia capacità di scrivere si riduce in proporzione ai chilometri che mi allontanano da casa. Non c’è circostanza o panorama che tenga: se sono lontana da casa mi si chiudono le porte della fantasia. Devo essere come il mio cane, che quando cambia ambiente riduce al minimo le funzioni vitali fino al ritorno.

· Musica

Non-musica, nel mio caso. Oltre a essere del tutto incapace di ascoltare canzoni o musica strumentale senza metterle al centro dell’attenzione, non riuscirei mai a scegliere il sottofondo musicale giusto per la scena che sto scrivendo. Di fondo credo che il mio istinto mi porti sempre verso il silenzio.

· Illuminazione

Quando la luce solare non basta, la mia lampadina da tavolo a led è ottima e flessibile come un serpentello.

Vi ho presentato il mio kit di scrittura personale. E voi, come e dove scrivete? Vi piace così, oppure cambiereste qualcosa?



28 commenti:

  1. Magnifico post! L'unico problema è che rischi risposte chilometriche, come la mia.
    A me piace scrivere in perfetta solitudine: questa è la condizione essenziale. O meglio: senza avere attorno nessuno che mi conosca e possa rivolgermi la parola, per cui vanno bene anche i luoghi pubblici, come bar o biblioteca e persino autobus, però meglio se mi trovo a casa mia da sola, col telefono staccato.
    Scrivo anche io, generalmente, sul tavolo di cucina, circondata da uno o due libri che sto leggendo e altrettanti che ho in programma di leggere. Non è che io li consulti: mi fanno compagnia.
    Anch'io preferisco il silenzio oppure sottofondi piuttosto prevedibili, come i rumori della natura o della gente in un bar o mezzo pubblico. A volte scrivo su di una sedia in giardino. Io alterno pc portatile a scrittura a penna su un quaderno: in genere adotto quest'ultimo metodo nei periodi in cui incontro maggiore difficoltà d' "ispirazione", se mi è concesso il termine.
    Non mangio mai mentre scrivo: sono una buongustaia e mi distrarrei troppo. Anch'io bevo tè oppure, quando scrivo la mattina appena alzata (mi capita spesso), caffellatte.
    Sì, anche a me piacerebbe molto scrivere in vacanza, ma è vero: non ci si riesce! Nel mio caso il motivo principale è che è difficile rimanere soli. Però in quel tipo di situazione mi vengono delle idee, di cui prendo brevemente nota per poi svilupparle a casa.

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    1. Anch'io in vacanza riesco a pensare qualcosa, per fortuna; e anch'io conservo uno spazio-scrittura a mano, però soltanto per prendere appunti mentre sviluppo la storia oppure durante la revisione. Sembra poco, ma per me è fondamentale.
      Perché non potresti usare il termine "ispirazione"?
      A proposito: le risposte fiume mi piacciono molto!

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    2. Mi pare che nelle tue teorie questo termine non trovi molta fortuna...ma forse dovrei ripassarmele! :$

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    3. Hai ragione, non parlo molto bene dell'ispirazione, ma non ce l'ho davvero con lei, che viene a farmi visita in molti momenti importanti. Piuttosto sono in disaccordo con chi vede l'ispirazione come qualcosa che ti cade in testa dal nulla, e se non ti cade non scrivi. Mi sembra che questo sia un modo troppo passivo di considerarla, una specie di offesa. Come ha detto qualcuno che non ricordo, l'importante è presentarti all'appuntamento con la scrittura con costanza. Se insisti, anche l'ispirazione arriverà. Anch'io la vedo così. Chiedo venia alla Musa per non averle reso giustizia!

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  2. Anche io scrivo in salotto, in un angolino vicino alla finestra (ho pubblicato una foto su facebook qualche giorno fa) ma quando mio marito è troppo rumoroso mi sposto in cucina, che mi piace anche di più perchè piccola e raccolta. Una fissazione è che quando scrivo la stanza deve essere ordinata. Il caos mi distrae. Anche io spesso ho dei libri vicino a me. Tengo facebook aperto perchè mi fa compagnia, ma dopo un po' le notifiche mi stufano e lo scollego.

    Le sigarette sono sempre al mio fianco, ma non le fumo mentre opero bensì nelle pause fra una scena e l'altra durante le quali, solitamente, ascolto un paio di canzoni con l'i-pod per staccare la mente. Prima di mettermi all'opera faccio sempre una bella centratura del cuore. Se mangio qualcosa, è solo frutta. :)

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    1. Però, sarebbe una buona idea ascoltare un paio di canzoni nei momenti di stacco. Devo provare.

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  3. Ma che bel post!
    Allora, io ho il mio angolo di salotto che comprende una comodissima poltrona ikea con poggiapiedi. Scrivo sul portatile, appoggiato a un altrettanto comodo apposito cuscino-scrivania ikea. Sorseggio anch'io bevande maledette quanto le tue: té, té freddo, acqua tonica e, massimo della trasgressione, coca cola light (il massimo è berla direttamente dalla lattina). Di fondo, se possibile, cantautori italiani, non li ascolto veramente, ma mi piace l'idea che la loro abilità con le parole mi arrivi per osmosi. Se però c'è la tv accesa non mi disturba davvero (a meno che non passino qualcosa di interessante, allora mi distraggo). Poi ho una sorta di mobiletto portatile con su la stampante e, il quadernetto con i gatti per gli appunti, e i libri di consultazione più utili al momento, ora come ora testi sulla conservazione e il recupero dei materiali scheletrici e saggi sulla stregoneria in Piemonte.
    Niente riti particolari. La mia giornata ideale di scrittura prevede anche una corsa o ciclette o una camminata, muovere i muscoli in silenzio mi aiuta a concentrare i pensieri.

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    1. Concordo sugli effetti della corsa/camminata! Comunque tu sei alla coca cola, la perdizione incombe... va bene che è light... però tra ikea e coca ci possiamo fare uno spottino.

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    2. In effetti sì, è un po' spot, ma la poltrona ha davvero migliorato se non la mia scrittura, la salute della mia schiena. E poi ho dimenticato il gatto! Anche adesso è riuscito a infilarsi tra me e il portatile e le fusa sostituiscono la musica. Peccato che ogni tanto allunghi la zampetta fino alla tastiera, con esiti disastrosi.

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    3. Non t'invidio la coca cola, non t'invidio la poltrona....ma il gatto si!!! :)
      Per evitare problemi con le zampe, metti il salvataggio automatico ogni minuto!

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    4. Con la mia Maya (35 chili di incrocio pastore tedesco-labrador, nera come una notte nera) certe cose non succedono... ;)

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  4. A me piace scrivere in cucina, dove ho un bel tavolo ampio ma sgombro, telefono alla mano ma solo per rapide occhiate, e gli appunti se servono. Mi distraggo molto facilmente, quindi qualsiasi rumore molesto fuori dall'ordinario mi irrita, la televisione dev'essere rigorosamente spenta o gli occhi si spostano automaticamente sullo schermo: ho un passato da tv dipendente, ma anche adesso non scherzo. La sopporto se la sento come sottofondo, a volume non troppo alto, da un'altra stanza (ovviamente quando la guarda qualcun altro).
    Meno oggetti ci sono attorno a me, meglio è. Tollero che ci sia qualcuno solo se sta in silenzio e mi dimentico della sua esistenza.
    Ho una seconda postazione, a casa dei miei, la mia vecchia scrivania e il mio vecchio computer, ma solo se riesco ad isolarmi dai parenti.
    E come bevande non disdegno niente che sia fresco, compresa una birra leggera (che tristezza essere il più maledetto del gruppo con una birretta da 5°), ma niente cibo.

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    1. Anche per me la tranquillità non è mai troppa. Convivo con la sensazione di avere costanti fonti di disturbo, ma quando qualcuno mi rivolge la parola mi accorgo di essere mille miglia lontana con la mente. Nel mio caso, più che di una vera distrazione si tratta di un fastidio generico.

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  5. Io scrivo nella mia non-camera (che in realtà sarebbe il salotto... solo che me ne sono impadronita io; gli ospiti li mettiamo in balcone :P), al mio scrittoio-libreria, così ho tutto sotto mano, anche un libro nel caso in cui avessi voglia di staccare per qualche minuto.

    Quanto alle bevande & Co., sono una discarica: quello che trovo, mangio. Di solito non tengo nulla nelle vicinanze della mia postazione, nella speranza che "lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco". Non funziona mai. E la non-camera è di fronte alla cucina, quindi...

    I ripiani della libreria dello scrittoio sono pieni di cianfrusaglie: roba che perlopiù mi fa sorridere. Ma in realtà ho bisogno di un solo oggetto, quando scrivo: il mio antistress a forma di geco. Pesante come un macigno, ma mi piace palleggiarlo da una mano all'altra quando mi blocco o devo fermarmi a riflettere su una scena.

    La musica solo nelle pause! Invece un film in sottofondo non mi infastidisce; anzi, in qualche modo mi aiuta a isolarmi. Per questo metto spesso un dvd che conosco a memoria: non sono tentata di stravaccarmi a letto e seguirlo, ma quando ho bisogno di staccare un attimo ho qualcosa da guardare (se non mi va di leggere o di ascoltare una canzone).

    Come illuminazione, ho una lampadina scarsissima. Eppure mi ci trovo bene. Con la luce del lampadario, non so perché, non riesco a scrivere.

    Poi, come ultima cosa, ho bisogno del mio cane: ogni tanto gli faccio i chiodi io, più spesso li fa lui a me. In ogni caso, se non mi dorme accanto è come se mi mancasse qualcosa.

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    1. Okay Sam, cercherò di non farmi ospitare... ;)
      La luce non diffusa, ma localizzata: sì, ha una sua importanza. E il geko pesante... c'è qualcosa di speciale, vero, negli oggetti pesanti? Ogni tanto mi viene un'insana passione per qualche oggetto di ottone o di pietra. Non so dire, ma in mano trasmettono una sensazione di solidità, di radicamento.
      La mia Maya ogni tanto sbuca con il nasone da sotto il tavolo, oppure mi appoggia il muso sulle ginocchia, ma più spesso mi ignora mentre scrivo. Sarà perché sono irraggiungibile.

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  6. Bevande: Caffeina (anche adesso! Go go caffeina)
    Oggettistica: Accendino, sigarette. Non possono mancare.
    Luogo: dipende. Per il web (come ora) cucina. Il ronzio del frigo è zen. Se no, panchina in piazza.
    Musica: sempre e comunque. Cuffie e vai di Indie o Dark. Una leggerissima sinestesia mi aiuta molto a creare visioni dai suoni. Credo sia l'opposto tuo, sai?
    Illuminazione: Non so che dire al riguardo. Si, naturale o artificiale. Altrimenti dopo alcune ore davanti al PC vedo strane cose rosse un poco ovunque.

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    1. Io e te, in pratica, siamo quasi le due facce della medaglia! Invidia per quanto reggi la caffeina. Il caffè mi piace, ma non posso esagerare. Se anche non mi saltassero i nervi, dovrei buttare via la mucosa gastrica, temo...

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  7. Per cancellare il rumore del mondo ascolto la pioggia (rainymood.com). Vabbè che quest'estate non ce n'è bisogno viste le condizioni atmosferiche... il mio computer è un piccolo notebook leggero per viaggiare e comodo per scrivere anche sul divano tenendomelo sulle ginocchia. Sia nella casa in Canada che in Italia ho una stanza dedita alla scrittura, entrambe arredate con stile minimal per evitare distrazioni, con pareti tappezzate di appunti, cartelloni e schede personaggi. Sulla scrivania ho due o tre astucci ricolmi di biro e pennarelli, una mia grande passione/ossessione!

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    1. Bello il sottofondo piovoso... poi condivido in pieno la passione per biro e pennarelli. Se mi azzardo a entrare in una cartoleria fornita rischio grosso!

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  8. Solo in poche varianti il mio sentire (to feel) lo scarso scrittore che c'è in me è diverso dal tuo.
    Ho scoperto che la musica mi dà la carica. Quella pop e canora (solo e severamente italiana) mi dà la carica per scrivere. Quella classica (solo piano) va bene per correggere.
    Amo anch'io il conforto della bevanda calda, mi dà le stessse sensazioni. Ma io amo il tazzone di caffè d'orzo.
    Fisime.
    Non so se mai scriverò qualcosa di appena decente, ma i vizi ce l'ho tutti.

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    1. Da qualche parte bisogna pure cominciare! Anche vezzi e vizi vanno bene. :)

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  9. Bellissimo post che va a completare il ritratto dello scrittore bello e dannato ;-)... ahah, sarà che ho appena finito di leggere un romanzo di Zafon sul tema, una delusione, tra l'altro, rispetto al primo libro suo.

    Di solito scrivo in studio perché in alcune fasi ho bisogno di consultare i miei numerosi raccoglitori con ricerche storiche oppure i saggi o andare sul web per controllare delle date e anche perché... non ho un portatile.

    Metto una musica di sottofondo, niente persone che cantano perché mi distraggono. Scrivo la prima stesura a computer, e correggo la revisione su carta. In generale c'è silenzio, ma a dirti la verità non ho mai provato a scrivere in esterni, per cui non so se riuscirei a isolarmi così come faccio quando leggo. Di solito in esterno ho preso appunti di alcune idee per non dimenticarmene.

    Di una cosa sono sicura, però: non riesco a scrivere molto lontana dalla città, cioè da casa mia. E' come se mi mancasse il carburante.

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    1. Nemmeno tu ci riesci? Credevo fosse la mia indole poco dinamica a ostacolarmi, ma forse è normale. Anzi, forse è proprio dalla relativa mancanza di stimoli eccitanti tipica del quotidiano che nasce l'esigenza di aprire le porte della fantasia.

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  10. Davvero interessante confrontare i diversi approci e modalità che avete tutti!
    Io all'inizio scrivevo ovunque, letteralmente. Un paio di paragrafi sono nati in sala d'aspetto del medico, con le vecchiette che mi guardavano storto perchè non partecipavo ai gossip di paese. Era il periodo in cui giravo con un quadernetto sempre in borsa, finchè non è diventato talmente voluminoso e prezioso che la paura di perderlo me lo ha fatto mettere sotto chiave in casa. Da allora ringrazio Moleskine per le sue innumerevoli possibilità in formati, dimensioni, strappi, inserti e colori. Ci appunto tutto, poi vanno ritrascritti nel masterbook (il quaderno sotto chiave) e rigorosamente distrutti dentro un tritacarte elettrico (si, c'è qualcosa del maniacale in questo....)
    Poi è cominciata la scrittura a computer. Nonostante io abbia uno studio con pc fisso, lo trovo scomodo e fuorviante, per cui preferisco usare il mio netbook, a scelta tra il mio angolino del divano con luce led o la panchina in terrazzo o le sedie del giardino (quando la famiglia Zanzare me ne lascia gentilmente l'uso, su cauzione).
    Posso anche avere qualcuno intorno, ma deve essere silenzioso (con mio marito è impossibile perchè ha sempre una scusa per chiedermi qualcosa, ma io sono in un altro mondo, fuori dal tempo). Tv spenta ed a volte stacco anche la rete per evitare facebook.
    Non mi sembra di bere o mangiare qualcosa in particolare....forse quando è stagione, una tisana, ma non è strettamente connessa alla scrittura.
    E la musica. Ecco, questa per me è fondamentale.
    Ho cominciato a scrivere con la musica. L'ispirazione è nata con un cd di John Mayer (se mai pubblicherò, mi toccherà pagargli una cena a lui e fidanzata - Katy Perry ndr). E continua con altri: Nickelback, Chris Cornell, Duran Duran (quelli odierni). Tant'è vero che tra gli appunti ho segnato una soundtrack: quasi ogni capitolo/paragrafo/azione ha la sua canzone. Ed è la canzone che mi predispone nello stato d'animo di scrivere quel momento della storia.
    Per cui il lettore mp3 è uno degli oggetti che accompagnano il mio masterbook.
    E per questo devo anche evitare di ascoltare altre canzoni, che invece mi piacciono. Con i Linkin Park esce fuori la mia anima leggermente dark, per cui come prossimo progetto si sta preparando una bella saga fantasy. Senza vampiri, prometto.

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    1. Voglio provare la musica negli istanti di pausa/blocco. Con i Linkin' però non ci provo nemmeno; mi scatenano il canto istantaneo, visto che conosco i testi a memoria. A dire il vero quello è un problema con tutte le canzoni: mi viene da cantarle, dall'inizio alla fine. In effetti canto sempre. Se non lo faccio è un chiaro segno di morale sotto i piedi.
      (Tritacarte elettrico? Sembra un gesto liberatorio.)

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  11. Io scrivo con il mio portatile su un piccolo scrittoio, ingombro di portapenne, qualche libro, l'immancabile dizionario.
    Non ho riti, non bevo e non mangio, quando scrivo scrivo. Mi isolo dal mondo, ignoro rumori e voci. Inoltre per evitare tentazioni di e-mails, tweets etc. scollego addirittura il wifi.
    Non ho mai provato a scrivere in posti strani e fuori casa, ma so già che non ci riuscirei.

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    1. Temevo fossi stato sopraffatto da queste blogger prolifiche! ;)
      La tua situazione, semplice come filtra dalle tue parole, mi sembra niente male. Se capisco bene hai una buona capacità di concentrazione e una situazione che ti permette di scrivere a modo tuo, senza troppe frustrazioni. Scusa se è poco!

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    2. No, adoro le blogger e mi piace quello che scrivete. ;-)
      Forse ci metto un po' di tempo, ma se ho deciso di fare qualcosa (come leggere questo articolo), difficilmente resta incompiuta.
      La concentrazione è sempre messa a dura prova, ma finora riesco a spuntarla e restare concentrato.
      Non è affatto poco, ma come per te e ognuno che ha commentato, c'è da dire che se le condizioni non sono ottimali, ovvero la scrittura non mi isola, allora non riesco affatto a scrivere, devo fare tutt'altro. Siamo sempre in equilibrio precario su un filo fra realtà e fantasia.

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