14 maggio 2014

LE DIECI GIOIE DELLO SCRITTORE


Sto invecchiando? Sono diventata di colpo pessimista? Sono vittima di un attacco di scoramento? Oppure… non ho più voglia di scrivere?

Me lo domando troppo spesso, ultimamente. Questo si riflette anche sui miei commenti sparsi nella blogosfera, che spesso hanno sottolineato gli aspetti più frustranti della scrittura, primo tra tutti un divario fatica-risultati con cui non è facile convivere.

Però, dico io: nessuno mi obbliga a scrivere.

Lo faccio da anni, ma dove sta scritto che io non possa gettare tutto alle ortiche? Esistono tanti modi interessanti di vivere il tempo libero. Potrei leggere di più. Potrei camminare, disegnare o dedicarmi alla cucina, per la gioia dei miei familiari. Non c’è un singolo motivo per cui io debba proseguire su una strada se quella strada non mi convince più. Di sicuro il mondo può fare a meno delle mie produzioni letterarie. È facile, in fondo, dire basta. O no?

Per capirlo, ho pensato, mi serve tempo. Ho rimandato ogni brainstorming su nuove storie, ho smesso di scrivere racconti e partecipare a concorsi, ho sospeso le operazioni promozionali, ho preso con calma la revisione del romanzo che avevo già scritto. Sono uscita dalla modalità di scrittrice invasata per entrare in quella di scrittrice in stand-by, o quasi. Mi sono travestita e auto-spiata, e cosa ho scoperto?


Che faccio fatica a immaginare una vita senza nuove storie da inventare. Che la testa torna sempre a fantasticare su cosa scrivere “dopo”. Che nel silenzio, lontana dai riflettori dell’attenzione di amici e parenti, la voglia di scrivere è ancora accesa, anche se nascosta sotto strati di cenere e disillusioni. Così ho deciso di scrivere un post sulle gioie della scrittura, perché ci sono impressioni davvero speciali legate all’essere una contastorie.


1 – Avere un personaggio nuovo per la testa

All’inizio è solo un’istantanea: un viso, una situazione, un gesto. Da qualcosa bisogna pur partire. Poi le istantanee si moltiplicano, diventano un album, e il personaggio inizia a muoversi, ad avere gusti, reazioni, problemi, ricordi. Davvero, secondo me è fantastico portare avanti la mia giornata tra un’incombenza e l’altra, mentre lui/lei continua a fare capolino tra i miei pensieri per raccontarmi (impormi, certe volte) la sua storia.

2 – Il senso di onnipotenza

Il mio foglio per il brainstorming, al centro la domanda del momento, una penna in mano. Basta questo a darmi la percezione delle infinite porte, degli infiniti bivi della storia. Al personaggio può succedere questo o quest’altro. Può incontrare Tizio o Caio. E se invece…? Dipende soltanto da me.

3 – Giocare con le parole

È una specie di magia: sostituisco un termine, inverto la struttura della frase, ci metto un punto, la faccio diventare una subordinata alla frase successiva. La frase dapprima zoppica, poi è piatta, ma alla fine – voilà – suona proprio giusta, come se fosse stata così fin dall'inizio e io fossi stata un po’ tarda a trovarla. Certe volte è il settimo, l’ottavo tentativo; ma può anche essere il ventesimo. Me ne accorgo mentre cancello i moncherini di frase messi alla prova e poi abbandonati. Ma non è un problema: sto giocando.

4 – Lo stupore al termine della prima stesura

Ma allora ce l’ho fatta! Come se non avessi mai scritto una storia in vita mia.
Qualunque sia il risultato, alla parola “fine” ci sono arrivata, e non è poco. Una scena dopo l’altra, un capitolo dopo l’altro, una scheda dopo l’altra. L’elefante un boccone alla volta. Mi congratulo con me stessa, alla faccia degli sforzi che seguiranno per trasformare la prima stesura in opera finita e per segnalare al mondo che sì, sembra incredibile ma una nuova storia va ad aggiungersi nel Grande Calderone. Qualcuno vuole assaggiare?

5 – La revisione

Lo so, dopo un po’ diventa uno strazio, ma mi piace tanto mettere mano alla prima stesura pensando che riordinerò le tessere, sostituirò quelle mancanti e aggiungerò colore a quelle sbiadite, e alla fine il mosaico si rivelerà in tutta la sua bellezza. Spero.

6 – Godermi il film

Scrivendo traduco in parole il film che vedo con gli occhi della mente. Non è così anche per voi? Quando il film non c’è o non è chiaro, non vale la pena di mettermi a scrivere, perché quello che esce sono solo parole una di seguito all’altra, senza anima e senza futuro.

7 – Emozionarmi per ciò che ho scritto

È fantastico rileggere le mie scene preferite a distanza di tempo e ritrovarmi di nuovo emozionata, di nuovo con la pelle d’oca o il nodo alla gola. Forse è un’esagerazione, ma mi capita. E sono convinta che quelle scene arrivino a destinazione.

8 – Vivere in due mondi contemporaneamente

La mia realtà mi piace; so di essere una privilegiata e non do niente per scontato. Però, che gusto tuffarsi nella storia in certi momenti! Quando il quotidiano sembra troppo insipido o c’è qualcosa di ostico da ingoiare, la storia mi aspetta per portarmi via, là dove è richiesta la mia presenza. I personaggi sono seccati; qualcuno cammina per la stanza a braccia conserte, qualcun altro si è svaccato su una sedia e sbuffa controllando l’orologio. Allora, quand’è che si gira? Eccomi, ragazzi, si può iniziare.

9 – Vivere un’impresa epica

Come dice il nano Gimli: “Certezza di morte. Scarse possibilità di successo. Che cosa aspettiamo?” Diventare scrittori non è cosa da tutti. Pochi riescono e il fallimento è dietro l’angolo. Già provarci, però, che gloriosa impresa!

10 – Sentirmi parte della grande tribù degli scrittori

All’inizio non ci pensavo, anzi, mi sentivo sola soletta, come se il fatto stesso di scrivere mi ponesse in cima a un alto monte dove arrivavano solo le nuvole e gli strilli dei rapaci. Affascinante, per qualche mese. Dopo è stato bello scoprire di essere in compagnia. Me lo hanno fatto sentire i forum, i concorsi, i social network e i blog altrui, e adesso anche i commenti sul mio blog. Sentirmi parte della grande tribù che unisce tutti gli scrittori del mondo mi dà forza e mi fa venire voglia di offrire il mio piccolo contributo. Come questo post, guarda caso.

Ma raccontatemi di voi. Quali sono le vostre massime gioie nella scrittura?

Mentre ci pensate vi comunico che è uscito oggi, fresco di forno, l’approfondimento periodico dedicato a chi si iscrive al blog tramite e-mail, dal titolo “CHI HA PAURA DELLA REVISIONE?


 

CURIOSANDO TRA I BLOG…

...ho trovato un interessante articolo di Giordana Gradara (blog Gli appunti di Mur) sulla sinossi, un aspetto della scrittura piuttosto ostico.


LO HA DETTO… Margaret Atwood
Probabilmente vi servirà un dizionario, un libro di grammatica di base e una certa presa sulla realtà, vale a dire: niente pasti gratis. Scrivere è un lavoro. È anche una scommessa. Non c’è un piano pensionistico per gli scrittori. Gli altri possono aiutarvi in qualche modo, ma nella sostanza sarete soli. Nessuno vi obbliga a farlo; lo avete scelto liberamente, perciò non lamentatevi.


30 commenti:

  1. "Ma raccontatemi di voi. Quali sono le vostre massime gioie nella scrittura?".
    Dire iche i tuoi sono ottimi spunti da adottare. :)

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    1. Non so se puoi adottarli, credo che vengano spontaneamente. Da te sono già arrivati? ;)

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    2. Grazia,
      non so se ce la faranno0 ad arrivare: la strada è... molta! :DDD


      NB_ Se ho inteso bene la sfumatura di quello "arrivati".

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    3. Hai inteso benissimo. Sì, il cammino è lungo e impegnativo, e molto interessante nella sua evoluzione. Sono tanto curiosa.

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    4. Profondo molto impegno e umiltà nell'apprendere quest'arte. Te sei uno [una] dei miei riferimenti.

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  2. Tutte le piccole gioie che tu elenchi sono in realtà anche le mie, sono situazioni che illuminano e riscaldano. Ma me ne viene in mente anche un'altra: la gioia che provo per il fatto stesso di CREARE, e di vedere un'idea intangibile concretizzarsi in immagini e parole. Nel momento in cui percepisci te stesso come un demiurgo, ciò che stai facendo acquista un senso ancora più profondo.

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  3. P.S. Una curiosità tecnica che mi è sorta leggendo il tuo post: il brain storming con la domanda centrale e le idee circostanti è utilizzato soprattutto in fase di progettazione, oppure aiuta a sbloccarsi anche nella prima stesura.. se non addirittura più avanti? :) Grazie mille

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    1. La gioia che nasce dalla creazione della storia, giusto. Più profonda e meno capricciosa del semplice poter decidere come si vuole.
      Il brainstorming io lo uso ogni volta che mi trovo a dover decidere qualcosa e non sono del tutto convinta di quale sia la strada migliore, quindi durante la pianificazione e la revisione sicuramente, ma qualche volta anche durante la prima stesura. In effetti il brainstorming non è niente di trascendentale, ma per come è concepito aiuta a scegliere a mente libera, e questo secondo me è molto utile a uscire dalle vie più banali.

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    2. Proverò ad utilizzare questa tecnica, se ce ne sarà bisogno. Di solito, in caso di mancanza di idee, scivolo nel metodo molto meno costruttivo della "sega mentale" (perdonami l'espressione non proprio fine) ma mi rendo conto che non va molto bene ;)

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  4. Il fatto è che il "posso smettere quando voglio" non regge. Non riesco a smettere. E neppure voglio.

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    1. Non vivi nessun conflitto. Meglio di così!

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  5. Grazie per la citazione e complimenti per il post.
    Devo dire che hai riassunto più o meno bene tutte le gioie della scrittura. Secondo me, poi, c'è anche un qualcosa di meno immediato, una crescita personale che l'elaborazione di una trama complessa può regalarti più di altro. Una sorta di capacità di vedere e tradurre quello che ci gira attorno, diciamo, per citare Emmett Brown, in maniera quadrimensionale.

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    1. Hai ragione, la crescita personale è molto importante. Penso che arrivi con il tempo e con gli sforzi fatti per uscire dai confini del nostro terreno sicuro.

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  6. I tuoi punti sono sicuramente anche i miei, ma concordo con Chiara anche sulla magia del "creare". E poi c'è il senso di armonia che viene fuori a conclusione della storia, quella sensazione che tutto si incastri come in un disegno, e che è così potente a volte da farti andare avanti a scrivere nonostante lo scoraggiamento...

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    1. E' vero, quando capita la sensazione è grandiosa. Ti lascia anche stupefatto, no? Hai inventato la storia un pezzetto alla volta, con tanti dubbi, e poi la vedi intera e perfetta, a modo suo.

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  7. Io sono fermamente convinto - e a ragion veduta - che il successo sia del tutto indipendente dalla qualità, a tutti i livelli, e non solo letterario. In una mia canzone di un po' di tempo fa:

    A separar grano dal loglio
    non ci vuol talento, solo buon mestiere
    a scriver di successo ci vuol solo sedere

    Su questi presupposti, e considerato che, per chi scrive, è soltanto l'ego a chiedere soddisfazione, sicuro che non conti più un commento anche di una di sola persona che è rimasta contenta di averti letto, piuttosto che pubblicazioni, vendite ecc., che sono, nella maggior parte dei casi, direttamente proporzionali alle conoscenze, alle raccomandazioni, al denaro investito ecc.?


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    1. Benvenuto! :)
      Non penso che il successo sia indipendente dalla qualità, sinceramente, ma piuttosto che la qualità non sia garanzia di successo, come la scarsa qualità non è garanzia di fallimento. Però la soddisfazione di piacere a pochi non è la mia prima scelta, se ce n'è una. Per me scrivere è comunicare; se comunico con pochi, forse comunico male. Ci provo, anche senza raccomandazioni, conoscenze e denaro investito. Non si può mai sapere.

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    2. Mi spiace, glaurito: sebbene sia d'accordo che il successo e la qualità siano indipendenti, mi permetto di dissentire per quanto riguarda l'altro aspetto del tuo post. Non penso assolutamente che sia soltanto l'ego a cercare soddisfazione quando si scrive. Tutt'altro: penso che la scrittura sia un'attività fortemente spirituale per chi la pratica. Questo, almeno, per quanto mi riguarda.

      Sarà che sono molto vicina alle filosofie orientali, pratico da anni meditazione e yoga, e se lo scopo di queste discipline è quello di sospendere il mentale con i suoi inganni, per aiutare la focalizzazione sul momento presente, la scrittura non è molto lontano da questo, almeno in prima stesura, quando il revisore in giacca e cravatta è ammanettato ed imbavagliato, il mondo scompare e la mano scorre libera sulla tastiera.

      "Scrivere zen" di Natalie Goldberg è uno dei libri che mi ha aiutata ad assumere questo approccio nei confronti della scrittura, evidenziando come quest'arte possa essere per lo scrittore uno strumento di autoconoscenza, un modo per ripulire sè stessi dalle tossine, dalle energie negative che nel corso della giornata ci rimangono incastrati addosso, dalla rabbia, dal dolore e da tutte quelle emozioni che, volenti o nolenti, trasferiamo su carta. Anche per questo la prima stesura deve essere fatta senza fermarsi, senza preoccuparci se ciò che scriviamo ci urta, ci fa del male, ci fa piangere. Addirittura, senza preoccuparci della grammatica. Solo in seconda fase possiamo liberare il super-io, ed usarlo come supporto per revisionare... ma non prima.

      Io non potrei vivere senza scrittura perchè mi aiuta a stare bene. Ed in questo frangente l'ego non c'entra proprio nulla. :)

      Buona giornata a te, a Grazia, a tutti

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    3. Quante cose abbiamo in comune, Chiara!

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    4. Grazia, non credo neppure io che piacere a pochi sia meglio che piacere a molti, sarebbe un atteggiamento che nasconde semplicemente la frustrazione del "vorrei ma non posso". Però gran parte del successo, nella maggior parte dei campi, è questione solo di pubblicità, non di qualità. Per mantenerlo, alla lunga, dovrebbe (uso il condizionale) sussistere anche una certa qualità, ma non sempre, e credo che nella scrittura, nella musica e nello spettacolo (ma anche nelle libere professioni) esempi ce ne siano a bizzeffe.

      Per quanto riguarda "l'ego", Chiara, in fondo non la pensiamo allo stesso modo e cioè che scrivere fa bene prima di tutto a noi stessi? E dunque è proprio l'ego che se ne beneficia?

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    5. Credo che intendiamo il termine "ego" in modo diverso. Anche se in latino significa semplicemente "io", in piscologia si definisce così non ciò che siamo realmente, ma l'immagine che abbiamo di noi stessi, derivata di riflesso dall'immagine che gli altri ci trasmettono di noi (spero di non essermi espressa male, non è il mio campo). L'ego si nutre non di ciò che è il nostro vero bene, ma di ciò che gli consente di espandersi. Esistono di sicuro persone che scrivono per questo tipo di ego, come no; basta vedere come alcuni aspiranti scrittori prendono le critiche! Non mi riconosco in questo quadro, però.
      Quanto ai meccanismi della grande editoria, si sa che non sono certo perfetti, ma non ne esistono di migliori, perciò vanno presi con filosofia, secondo me. Come dire: saranno pure meccanismi beceri, ma spero di entrarci presto. ;)

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    6. "Per me scrivere è comunicare".

      Sono d'accordo. E per la stessa ragione sono d'accordo con chi ha detto di diffidare degli scrittori che dicono di aver iniziato scrivendo per se stessi. Per me stesso scrivo un diario. Se scrivo un libro lo faccio perché ho il profondo desiderio che altri lo leggano, perché sento lo stesso identico bisogno di comunicare di chi compone musica o dipinge un quadro.

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    7. Credo che spesso ci sia un'incoerenza di fondo, dovuta anche al fatto che sembra becero ammettere che si scrive per pubblicare; è un apparente calo di tono rispetto ai discorsi più elevati su arte e talento. Molte delle persone che dicono di scrivere per se stesse si inacidiscono perché non trovano un editore, e magari finiscono con il pubblicare a pagamento. E' importante capire cosa si cerca scrivendo. Già così non è una strada facile.

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  8. Glaurito, forse alla base delle nostre convinzioni c'è un orientamento spirituale diverso, ma io credo che l'ego sia nutrito da questioni decisamente più basse, come la gloria, il guadagno e il successo. La scrittura va a nutrire qualcosa di molto più profondo. Chiamalo anima, chiamalo spirito, chiamalo come vuoi, ma non c'entra niente con l'ego, che si nutre di istinti bassi ed è fortemente vincolato al mentale.

    Grazia: mi fa piacere. Ti leggo sempre molto volentieri. Mi piace il tuo piglio ironico!

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  9. Chiara, che questioni interessanti poni! Hai ragione, forse è il nostro approccio ad essere differente (io ho una visione più immanente e tu più trascendente?), però l'amore per la scrittura ci accomuna e il mio piccolo commento voleva appunto esaltare il punto 7 del post di Grazia: coltiviamo quell'emozione sempre, a prescindere dalle difficoltà che possano esserci nel diffondere le nostre creazioni, che non devono farci perdere la fiducia né la passione. Un caro saluto

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    1. Certo, forse la differenza è soltanto di carattere terminologico ed entrambi pensiamo la stessa cosa. Sono legata al concetto di "ego" così come viene proposto dalle filosofie orientali, dunque lo contrappongo all'aspetto più spirituale dell'essere umano. Scrivere è, appunto, un piacere spirituale per me. Non mentale. :)
      Buona giornata

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    2. Hai ragione, è proprio così: coltivare la passione per la scrittura senza legarla ai risultati pratici. Non è sempre facile, ma di sicuro ne vale la pena. :)

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  10. Che bel post, Grazia, mi rifletto in pieno in ognuno dei tuoi punti. E c’è una prima frase che mi ha acceso una lampadina, quando dici che potresti non scrivere, ma “Potrei leggere di più.” Ed è una frase rivelatrice perché leggere e scrivere vanno a braccetto, uno è preludio dell’altro, quindi certamente non potresti fare a meno di scrivere! Scrivere è come costituire un deposito di tesori interiori che nessuno potrà toglierti e che vanno ad arricchire lo spirito come dice Chiara. Ovunque ti trovi, loro sono con te e non possono che aumentare, e non diminuire. O, per usare un’altra immagine, scrivere è come avere un giardino invisibile da coltivare con molto amore e grande pazienza senza scoraggiarsi.

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    1. Temo che sia vero: non posso smettere di scrivere, oppure se lo facessi pagherei un prezzo molto alto. Quei "depositi di tesori interiori" sono qualcosa cui è molto difficile rinunciare! Grazie. :)

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