7 maggio 2014

LA TENSIONE NELLE PICCOLE COSE


Il conflitto è l’anima della storia. In assenza di conflitti è impossibile creare tensione, e senza tensione la storia si affloscia. Lo sottolineano i maestri di scrittura, ma non ce ne sarebbe bisogno: come lettori ci accorgiamo benissimo di quanto sia facile abbandonare il libro che stiamo leggendo se si dimostra piatto e povero di emozioni. Quando l’autore è famoso e l’opera apprezzata possiamo anche sentirci vagamente in colpa. Di sicuro siamo noi a non cogliere il fascino sottile della storia, la sua profondità eccetera eccetera. Intanto il libro lo mettiamo da parte, ripromettendoci di riprenderlo in mano in un momento più tranquillo e più ispirato. Forse.

Questo momento, in fondo, è il vero spauracchio di qualunque autore: la spinta a proseguire la lettura si è esaurita, magari dopo poche pagine. Se l’autore famoso ha diritto a un bonus (“lo leggerò più avanti”), l’autore sconosciuto di solito non è oggetto della stessa cortesia (“questo libro fa schifo” o, peggio, “questo autore fa schifo”). Adiós.


Mi sono addormentato qui


Il problema della tensione nella storia va affrontato fin dall’inizio, nella preparazione alla prima stesura, perché le iniezioni di tensione che tenteremo durante la revisione avranno un’efficacia limitata. Le maggiori fonti di tensione, infatti, risiedono negli eventi della trama e nel carattere dei personaggi, tutti elementi fondamentali senza i quali la storia non possiamo neanche iniziare a scriverla.

Come sottolinea Daniele Imperi nel suo ultimo articolo sul blog Penna Blu, a creare tensione nella storia è anche il modo scelto dall’autore per presentarla. Un incipit capace di stuzzicare la curiosità del lettore, le chiusure di capitolo che lasciano in sospeso gli esiti della scena, le sorprese, sono solo alcune delle tante, rodatissime tecniche che si possono usare per tenere sveglio chi legge.

Esistono però anche altre fonti di tensione, che nascono non tanto dal modo di esporre la storia quanto dalla situazione del protagonista. Se siamo riusciti a rendere il protagonista interessante agli occhi del lettore – e dobbiamo esserci riusciti! – si sarà già instaurato un legame basato su sentimenti diversi a seconda del tipo di personaggio: simpatia, empatia, ammirazione, curiosità. Tutto va bene, purché il sentimento ci sia.


A questo punto ciò che accade al protagonista si riflette direttamente sul lettore. Se il protagonista vive un qualunque tipo di disagio, anche il lettore lo percepirà e attenderà con fastidio o con vera ansia che la causa del disagio sparisca. Non è questo il succo della storia, in fondo? Guai di ogni genere + protagonista che cerca di uscirne = tensione. Ma non tutti questi guai sono macroscopici e carichi di drammaticità. La tensione, per fortuna, non si nutre soltanto di inseguimenti in auto, fughe rocambolesche e omicidi, ma anche di piccoli eventi e situazioni che il lettore conosce bene perché fanno parte anche della sua vita. 

· Disagi fisici
Quando non stiamo bene fisicamente tutto ciò che facciamo ne risente. Il protagonista ha da giorni un mal di testa che lo fa impazzire; una sciatalgia lo costringe a letto e gli impedisce di partecipare a un evento cui teneva molto; è invitato a una cena ma non può mangiare per il mal di denti. 

· Intoppi
La vita è piena di situazioni che non vanno come dovrebbero andare. Il protagonista deve essere puntuale a un appuntamento importante e un guasto all’auto glielo impedisce. Gli serve un certo documento e si accorge di averlo infilato in un libro che ha poi prestato. Sta cercando di vestirsi ma gli parte la zip dei pantaloni.

· Combinazioni infelici
Sono quelle coincidenze poco simpatiche che nella realtà ci fanno uscire dai gangheri. Al protagonista cadono le chiavi; mentre si china per raccoglierle sbatte la testa contro lo stipite della porta. Ha chiesto in prestito una camicia bianca a un amico e qualcuno gli rovescia addosso il vino. Deve cantare e si sveglia afono.

· Fattore tempo
Il tempo è uno dei grandi tiranni della nostra vita. Il protagonista ha una scadenza da rispettare assolutamente, pena conseguenze gravi. Si ritrova a pressare troppi impegni in una sola giornata. Sogna di avere un po’ di tempo libero.

· Contrasti interiori
La realtà crea al protagonista situazioni che lo costringono a fare violenza a se stesso. È timido e gli viene chiesto di parlare in pubblico. Fatica a mantenere l’autocontrollo e deve trascorrere ore in compagnia della persona che più odia. Sogna una vita nella natura ma si accorge di non sopportare gli insetti.

· Contrasti esterni
I “nemici” possono essere persone, ma anche oggetti o forze della natura. Il protagonista ha un furioso litigio con il fratello. Fugge da un edificio minacciato dal terremoto. Deve riuscire a imporre il proprio punto di vista in una riunione che lo vede in minoranza. Vuole aprire un baule ma la serratura resiste a ogni suo tentativo.

· Affari di cuore
L’amore offre mille sfumature di tensione: le esitazioni che precedono i primi approcci, i primi contrasti a storia d’amore già iniziata; il tradimento, la rappacificazione; la scoperta che il partner non corrisponde alle aspettative.

· Aumento delle poste in gioco
Non sempre le conseguenze dei fatti sono quelle che avevamo immaginato. Il personaggio pensa di rischiare solo una figuraccia se si lascia scappare il criminale per la seconda volta, invece si trova incastrato in una macchinazione ai suoi danni. La protagonista crede di riuscire a farsi perdonare dal marito, ma lui le presenta la richiesta di divorzio da firmare.

· Scelte
Danno molto da pensare, talvolta senza nessuna certezza del risultato. Il personaggio deve decidere se conservare il vecchio lavoro o tentare un’attività in proprio. Non sa come comportarsi per recuperare il rapporto con sua figlia adolescente: insistere per trovare un varco nella sua corazza, oppure lasciarle il tempo che le serve a superare la morte della madre?

· Strascichi del passato
Ciò che siamo è ciò che siamo diventati. Il personaggio può avere un rapporto conflittuale con sua madre, essere costretto a fare i conti con un ex-amante trasformato in stalker, oppure avere scarsa autostima per un vecchio fallimento professionale.

· Segreti
Cose che nascondiamo agli altri, ma spesso anche a noi stessi. Il personaggio porta il peso di una responsabilità mai confessata e scaricata sulle spalle di un altro. Conserva in fondo all’armadio un oggetto che potrebbe cambiargli la vita. Non ha mai spedito la lettera che gli era stata affidata.


Questi sono soltanto alcuni dei “fattori di disturbo” che affliggono la vita delle persone, reali e immaginarie. Alcuni di essi hanno un peso minimo, altri potrebbero scatenare una tempesta in piena regola. Nel primo caso avremo una piccola dose di tensione da usare per vivacizzare una scena utile, ma di per sé un po’ piatta; nel secondo caso ci troveremo in mano un piccolo ordigno e potremo decidere cosa farne.

Questi elementi portatori di tensione hanno un valore in sé, ma sono anche utilissimi per i collegamenti che possono creare con altri elementi di più vasta portata. Una sola, piccola scintilla può far scoppiare un incendio di proporzioni bibliche; basta scatenare un po’ la fantasia domandandoci “e se…?” Di sicuro non possiamo imperniare la nostra storia su un personaggio che ha come unici guai avere perso il treno o dover sostituire un collega nel turno di notte; ma sul treno successivo, oppure durante quel turno, può sempre succedere qualcosa…

Usate anche voi queste fonti di tensione minori? Ce n'è qualcuna che vi piace in modo particolare?


LO HA DETTO… PO BRONSON
Pensate ai vostri personaggi principali come ospiti a cena. I vostri amici trascorrerebbero volentieri una decina di ore con loro? Che siano amabili o malvagi, i personaggi devono per forza essere interessanti.



22 commenti:

  1. Come il solito ammiro la tua precisione nello scegliere le citazioni. Anche questa è perfetta. Tempo fa scrivevo che i personaggi devono essere memorabili, nel senso che si stampano nella memoria e che questo nasce spesso da un forte conflitto insito in loro. Inoltre, è chiaro, in una storia, tutto quello che potrà andare loro male andrà male, dalla perdita delle chiavi al disastro atomico. I personaggi danno il meglio di loro nei momenti di crisi. O forse sono solo io che sono sadica...

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    1. Qualcuno (chi era?) diceva: metti il protagonista sull'albero e poi tirargli sassi fino a quando non trova il modo di scendere. Che belle persone siamo noi scrittori!

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    2. Meglio comportarci così con i personaggi che con le persone vere, no?

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    3. Sì, lo preferisco. Anche se certe volte...

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  2. Al tuo elenco sulle emozioni che il personaggio dovrebbe suscitare – simpatia, empatia, ammirazione, curiosità – ne aggiungerei una ugualmente potente: l’odio. Ci ricordiamo tutti del “cattivo che amerete odiare” perché indelebilmente impresso nella memoria, sia nell’ambito di un film o di un romanzo! In qualunque maniera sia, il personaggio deve suscitare coinvolgimento, sia per identificazione personale che per avversione (quando gliene auguriamo di ogni, e invece trionfa sempre…). Per quanto riguarda l’elenco delle tensioni minori, a volte le uso ma con parsimonia, perché i miei romanzi sono già parecchio movimentati, specie gli ultimi sui crociati. Quindi se uno dei protagonisti si sta preparando per la battaglia, non gli faccio cozzare anche la testa contro il palo della tenda (stavo per scrivere “gli parte la zip dei pantaloni”, cosa che mi ha fatto molto ridere nei tuoi esempi, ma purtroppo non si usava ancora nel 1099)! A parte gli scherzi, se si può includere la gestualità o un certo uso del linguaggio nei dialoghi come fonte di tensione minore, sì, ne faccio uso nel momento giusto.

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    1. Il crociato è già servito così, non gli serve nessuna aggiunta di tensione! Sto ancora ridendo...

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    2. A chi lo dici! Come ho detto in più riprese, il mio sogno è quello di scrivere un romanzo satirico su di loro, stile Brancaleone alle Crociate, dove gli farei fare le cose più improbabili, tipo aiutare la mogliettina caricando la lavatrice o cambiando il pannolino al pupo.

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    3. Quando lo scrivi avvisami, lo compro subito. :)

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  3. Grazie della citazione :)
    Hai inserito elementi di tensione a cui non avevo pensato. In fondo sono dettagli, forse piccoli, che fanno la differenza. La tensione non è solo da studiare dal punto di vista macroscopico, come incipit e fine di capitoli, ma anche microscopico, come nei dettagli che hai mostrato.

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    1. ...anche se esagerando si può scivolare nel grottesco, immagino. "Prego" per la citazione, il tuo blog lo merita. :)

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  4. Alcuni degli elementi che ho letto qui sono stati inconsciamente inseriti nel mio romanzo o almeno nello schema della trama che sto elaborando, in particolare per quel che riguarda i contrasti interiori che, oltre a dare pepe alla storia, spingono all'evoluzione dell'individuo. La storia si svolge su piani temporali differenti: il presente e il passato si alternano. La "formazione" del personaggio ha un valore fondamentale, dunque via libera a segreti, conti in sospeso e traumi irrisolti!

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    1. L'uso del presente alternato al passato, riferito al tuo romanzo, mi ricorda che esistono strutture di romanzi molto meno lineari delle mie e potenzialmente più interessanti. Devo approfondire questo aspetto, prima o poi.

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    2. Se siano più interessanti non lo so, ma devo ammettere che è abbastanza complicato e sto pensando di scrivere i due filoni narrativi separatamente, per poi incastrarli successivamente. Devo ammettere che, nell'organizzare questa struttura, mi sta aiutando molto il tuo suggerimento di fare le schede con i punti della trama, perchè nel momento di ordinarli temporalmente riesco a comprendere come amalgamare il tutto. Durante il weekend vorrei fare un "esperimento" (sono ancora in una fase di ricerca del metodo) ovvero scrivere dei brani estraendo le schede "casualmente"... uso le virgolette perchè io al caso, in realtà non credo. Ciò che decido di scrivere, o che mi capita di scrivere, è sempre la risposta ad un bisogno inconscio :)

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    3. Che strano esperimento, sono curiosa di sentire le tue impressioni dopo.

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    4. In questa fase del romanzo mi sto ponendo, nei confronti della scrittura, con immensa umiltà e disponibilità ad imparare. Provo molte strade, cercando il mio metodo. Scrivere le schede della trama mi ha aiutata molto, ma non le ho ancora ordinate cronologicamente. Tuttavia, durante il weekend, ho iniziato a sviluppare uno dei punti che credo andrà nella parte centrale del romanzo. Devo dire che, stavolta, è andata abbastanza bene: ragionare su frammenti narrativi più piccoli mi aiuta a non perdermi nella quantità immensa di materiale che ho a disposizione (cosa che mi spaventa alquanto). Più avanti, probabilmente, quando sarò riuscita ad ordinare le schede ed avrò finito la fase di preparazione (manca ancora qualche personaggio secondario) probabilmente seguirò un ordine di scrittura diverso. Per ora vado avanti così, perchè mi serve anche per esercitarmi. è tanto che non scrivo, sono reduce da un blocco durato cinque anni, dunque via libera a tutto ciò che può aiutarmi, con la consapevolezza che la libertà e il divertimento sono fondamentali per non chiudermi di nuovo. Rimango comunque aperta a dritte e consigli. Se pensi che questo modo di lavorare potrebbe non essere funzionale sono disponibilissima a sentire le tue opinioni in merito. è sempre bello poter imparare da chi ne sa più di me...

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    5. Secondo me fai benissimo a lasciare spazio a ciò che ti aiuta a ripartire, prima di tutto. Poi trovo molto utile frammentare la scrittura del romanzo per renderla più agevole. Secondo me proprio la sensazione di trovarsi davanti a un'impresa ciclopica trattiene molte persone dallo scrivere, oppure le disperde dopo che hanno cominciato; affrontare un pezzetto per volta è la tattica migliore, come in quel detto sul mangiare l'elefante. :)

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  5. Ho inserito in testa un paragrafo sui disagi fisici, che mi sembrava giusto annoverare tra i fattori di disturbo.

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  6. Mio marito dice che sto diventando sadica quando scrivo. Effettivamente ultimamente faccio accadere di tutto ai miei personaggi :)
    Comunque, come lettrice mi piace molto potermi identificare anche nelle piccole cose che accrescono la tensione, a volte le situazioni macroscopiche restano un po' al di là della nostra vita di persone normali. Per questo preferisco in genere i romanzi che puntano molto sulla suspense psicologica, che secondo me resta l'arma migliore per catturare l'attenzione.

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    1. Hai ragione, le fonti di tensione minori certe volte creano un'atmosfera più intensa proprio perché puoi applicarle a un contesto normale. Non c'è niente di più inquietante di ciò che si infiltra nella sicurezza del quotidiano.

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    2. Il tuo post capita a fagiolo perchè proprio ieri, parlando con mio marito, evidenziavo la mia necessità di inserire nel romanzo un numero elevato di elementi che accentuino il realismo. Se la trama ruota intorno ad un gruppo di amici in cui, nel giro di un decennio, ne succedono di ogni, diventa fondamentale ricordarsi sempre che l'obiettivo è anche quello di offrire uno spaccato generazionale, dunque via libera ad eventi storici che si intersecano con le vicende dei protagonisti, a film che sono diventati un cult, a piccole scene di vita quotidiana che trasmettano la sensazione di avere a che fare con persone normali. Mi rendo conto che, per l'accento che pongo sui sentimenti e sulle emozioni, l' "effetto beautiful" rischia di essere sempre in agguato :)

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    3. Se non ci sto attenta l'"effetto beautiful" lo rischio anch'io, perché a prendermi di più sono quasi sempre i sentimenti dei personaggi. Questo come istinto, perché poi mi rendo conto che i sentimenti in assenza del resto (un buon resto!) non riescono a esprimersi compiutamente.

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    4. Hai ragione, i sentimenti non sono avulsi dal loro contesto. Ma, se descritti bene, più di tutto il resto possono innescare meccanismi di identificazione, perchè sono universali :)

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