1 aprile 2014

VOLEVO ANDARE AL MAURIZIO COSTANZO SHOW…


D’accordo, fa ridere. Non solo, mi presenta come una brutta persona, cosa che spero di non essere. Eppure è vero: quando ho iniziato a scrivere immaginavo una me stessa non dico di successo, ma quanto meno conosciuta e apprezzata al punto da essere ospitata da trasmissioni come, appunto, il Maurizio Costanzo Show. In famiglia abbiamo scherzato per anni su questo, e anche sulle fantasticherie di castelli e cifre a sei zeri stile Rowling.

Questa confessione – che mi mette un po’ a disagio, ma spero vi strappi almeno un sorriso – introduce la domanda del giorno: quante cose abbiamo immaginato all’inizio della nostra vita di scrittori che poi si sono rivelate solenni stupidaggini? Per quanto mi riguarda, ho dovuto aggiustare la mira parecchie volte. Ecco qualche idea balzana distrutta – ahimé –dall’esperienza.

1 – Chi ha letto molto sa anche scrivere.

Magari fosse così semplice. Invece si può leggere come forsennati per tutta la vita e non riuscire a buttare giù una storia degna di essere letta. Niente di strano, a pensarci: in fondo non ci illudiamo di essere cuochi provetti soltanto perché ci piace mangiare bene!

Se il passaggio da lettore a scrittore non è affatto ovvio, è però verissimo che leggere è fondamentale per chi scrive. Serve a imparare dalla bravura dei maestri e dagli errori degli autori scarsi. Serve a ricaricare il serbatoio delle idee. Serve ad affinare lo stile. Serve a staccarci dalle nostre storie per tuffarci in quelle degli altri. In ultimo, serve a vivere non una, ma mille vite – una caratteristica molto importante se si vogliono creare trame e personaggi degni di essere ricordati.

Ho avuto modo di verificare sulla mia pelle l’importanza della lettura quando, avendo iniziato a scrivere a tempo pieno o quasi, mi sono trovata a ridurre progressivamente il tempo dedicato ai libri. Il romanzo da scrivere, una revisione, qualche racconto da spedire ai concorsi, un po’ di autopromozione in rete… il tempo volava, ma il prezzo da pagare per questo impegno intensivo era troppo alto. Senza leggere, o anche leggendo poco, la vita si fa angusta, la vena scrittoriale si inaridisce. Alla lunga ci si sente soffocare.


2 – Nel mondo dell’editoria, chi scrive bene ce la fa.

Questa idea vacilla già per come è concepita. Cosa intendiamo con “bene”? Le mie prime storie mi sembravano meravigliose, ed erano anche scritte in italiano corretto. Ciò non toglie che fossero infarcite di ingenuità dilettantesche, le stesse che adesso mi fanno sorridere quando le rileggo. Il processo è infinito; immagino che tra qualche anno mi troverò a sorridere dei miei lavori attuali.

Il secondo intoppo è sul significato di quel “ce la fa”. Nella mia mente era un concetto vago, che conteneva in sé la pubblicazione, il gradimento del pubblico e – non ultimo – un riconoscimento economico per il lavoro di mesi, se non di anni. Questo mi ricollega all’ennesima illusione…

3 – Vengono pubblicati anche pessimi autori, perciò il mercato non è selettivo.

Logica inappuntabile, smentita però dai fatti: in commercio si trovano anche libri orribili e oggettivamente mal scritti, ma tanta faciloneria termina all’arrivo in redazione del nostro manoscritto. Noi dobbiamo essere eccezionali per essere presi in considerazione, garantito. Potremmo dedurne che…

4 – La cosa più importante è migliorare.

Verissimo, in una certa misura. Ogni sforzo in questo senso è fondamentale. Nel lungo periodo, però, credo che diventi più importante la tenacia. Non mollare, semplicemente.
Scrivere porta via tempo alla nostra vita, fa uscire ciò che abbiamo dentro di delicato e prezioso per esporlo al mondo; ci rende vulnerabili, spesso senza darci altro premio che una vaga speranza. D’altra parte ci dà emozioni impagabili, che molte persone non proveranno mai. Nel bilancio, però, devo dire che ci sono tanti motivi per smettere di scrivere e soltanto uno per continuare: la passione, pura e semplice, per le storie che inventiamo.

5 – La pubblicazione è l’inizio di una carriera da professionista.

Adesso metterei volentieri la firma a uno spartiacque così definito, anche se arduo da superare. In fondo sembra logico: scrivi, e se le tue storie piacciono riesci a fare della scrittura la tua professione. E invece no!

Si può pubblicare a pagamento, ma questo non vale niente, se non come esperienza personale di scrittura (anzi, conviene tacerlo nei curriculum, perché non mette in buona luce).

Si può pubblicare con un piccolissimo-piccolo-medio editore, ma restare nell’anonimato più assoluto a causa dell’assenza di promozione.

Si può pubblicare con un editore importante che però non punta su di noi più di tanto, perciò ci farà comparire su qualche newsletter o articolo in rete, senza offrirci una buona esposizione nelle librerie o altre forme di promozione che ci permetterebbero di incontrare i potenziali lettori.

Per fortuna le cose non vanno sempre così. C’è anche chi raggiunge un certo grado di notorietà con un balzo repentino che ha del miracoloso, ma più spesso il progresso avviene a piccoli passi, con le speranze che alla fine si realizzano per un apparente colpo di fortuna, in realtà preparato in anni di duro lavoro. Comunque sia, la mia idea della pubblicazione che spalanca le porte del professionismo era una vera, indiscussa bolla di sapone.

6 – Gli scrittori professionisti vivono di scrittura.

Gli scrittori come John Grisham e Dan Brown, magari. Lo scrittore medio non mantiene di certo la famiglia con le royalties; lo scrittore esordiente, invece, con i proventi del suo lavoro ci va a mangiare una pizza. Altro che vivere di scrittura!



Anche per una fan dello “yes, we can” come sono io, la progressiva riduzione delle aspettative non è affatto indolore, e porta con sé un calo di energia creativa che davvero detesto. Per questo, nonostante mi piaccia guardare avanti, dico: belle, le impressioni dei primi tempi! Un bagno di sana incoscienza una tantum me lo farei volentieri.

E voi, come immaginavate il vostro percorso di scrittori? Magari non pensavate al Maurizio Costanzo Show... ;)

HANNO DETTO
Non smettete di scrivere. È facile abbandonare nei primi dieci anni. A nessuno importa se scrivete o no, ed è molto difficile continuare circondati dall’indifferenza generale. Nessuno vi licenzia se non scrivete, e se lo fate spesso non ne vedete i risultati. Lo stesso, non smettete di scrivere.
(Andre Dubus)


23 commenti:

  1. Ciao Grazia,
    punto per punto

    1-_ Ho sempre letto di questa raccomandazione da voi scrittori, ma l’ho sempre presa con le pinze. Vari motivi, uno per tutti: il tempo. O scrivi tanto (e leggi poco), oppure leggi tanto (e scrivi poco). Se poi sei ricco di tuo, puoi non lavorare e dividere il tempo tra lettura e scrittura.
    Mangiare, per lo più, è un istinto; poco lavoro cerebrale.
    2_ Assolutamente no! È come nella vita quotidiana, una buona dose di c__o!
    3_ Ti credo, è un po’ la conseguenza del punto 2.
    4_ Mi viene in mente la chiosa finale. A proposito, bella frase. In quale testo?
    5_ Facile a dirsi vè?
    6_ Loro sicuramente sì, ma c’è una buona fascia che…

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    1. Frase tratta da Goodreads, non ne conosco l'origine. Spero che tu abbia apprezzato l'ironia del brindisi!

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  2. Molto bella questa "confessione", Grazia. Anche senza pensare al Maurizio Costanzo, è vero che farsi delle illusioni fa parte del percorso di chi scrive. E poi a ben pensarci si tratta di illusioni che si nutrono soprattutto di sentito dire e di luoghi comuni, in particolare i primi due che citi.
    La verità è che quando le bolle di sapone scoppiano, resti faccia a faccia con la tua passione per la scrittura. Se è abbastanza forte da sopravvivere senza le illusioni, allora vai avanti. Altrimenti ti lasci andare...
    Personalmente non tornerei indietro. Meglio essere consapevoli e conoscere almeno un pochino il mondo editoriale, secondo me, piuttosto che coltivare false speranze. Delusi sì, ma ancora in piedi :)

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    1. Certo, una realtà difficile è comunque meglio di un bel sogno. Solo qualche volta vorrei risentirmi così super-carica... ma vado a momenti, e per fortuna non posso dire che sia tutto statico nel mio percorso. Per dirla con Enzo, se son rose...
      (P.S. Sai che volevo scrivere un pdf da scaricare sulla revisione? Sapendo che ci stai pensando tu, credo che mi dedicherò ad altri argomenti. ;))

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    2. Noooooo!!! Ma scherzi? Un pdf da scaricare sulla revisione è un'idea bellissima, ti prego portala avanti. Primo perché egoisticamente mi sarebbe utilissima; secondo perché il mio progetto è a lungo termine, non so neppure quando lo inizierò; terzo perché le cose potrebbero essere complementari, non è affatto detto che abbiamo lo stesso punto di vista sulla revisione; quarto mi sentirei malissimo se ci rinunciassi per colpa mia. Basta?!

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    3. Ma figurati, mica sarebbe colpa tua! In fondo un blog di scrittura è anche un servizio, ed è normale diversificare; e comunque anch'io ci metterei un po' a scriverlo, perché non ho ancora radunato le idee. Beh, ci penserò. E' vero che non rischiamo di scrivere esattamente le stesse cose, visto che l'argomento è infinito. ;)

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    4. Ragazze,
      e perché non a 4 mani?
      Ve lo scrivete in bozza, ve lo scambiate via mail, lo integrate o modificate e ce lo "regalate".
      No?

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    5. Eh l'idea in teoria è carina, in pratica non sarebbe facile. E' impegnativo scrivere a 4 mani, più di quanto si pensi...

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    6. Ehi Teresa la conosci quella frase «Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli» (Alfieri)?
      Scambiatevi le mail forza (mi piacerebbe essere in cc in questo singolare esperimento, ma questo non conta). Dài, scrivi a Grazia!

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    7. La tua idea non è male in sé, Enzo, ma ti dico sinceramente che scrivere a più mani è una delle esperienze più frustranti che io abbia mai provato! L'ho fatto una volta soltanto, e mi sono ripromessa di non ripetere l'errore, nemmeno con persone con cui mi trovo bene, come Maria Teresa. Almeno scrivere deve essere una cosa totalmente libera, su cui hai potere decisionale. Se devi cercare compromessi, allora la soddisfazione è più o meno quella di fare le pulizie di casa (cosa mooolto in fondo alla mia graduatoria). ;) Anche tu dello stesso parere, Maria Teresa?

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    8. Sì, capito. E ti do ragione, è come sentirisi legato a una zavorra troppo corta, no? Oppure come indossare una gonna (per voi due donne) non tua.
      Ma, non sono esperto, non si può suddividere la revisione in due categorie? Che ne so: la punteggiatura, la legge dello show don't tell. Oppure l'uso delle virgolette o dei caporali.

      PS_ Non voglio ammorbare (parola romanesca credo) i tuoi gentili ospiti, per cui mandami la tua mail, così continuo ad assilarvi in privato.

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    9. Io ho fatto l'esperienza di scrivere a 4 mani più che altro per lavoro e come dicevo non è una cosa facile. Ora sto ritentando l'esperimento in un altro ambito, e le discussioni infinite che ne stanno venendo fuori non sono piacevoli! Mettere insieme due teste non è facile, mai. Capisco bene poi anche quello che dice Grazia sul sentirsi poco liberi.

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    10. Pensa che nel mio caso eravamo in otto! :(

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  3. Maurizio Costanzo mi ha sempre inquietato, non ti sei persa niente non andando al suo show! :D

    Mi è piaciuto molto il tuo post, offre molti spunti interessanti e non riesco a condensarli tutti in questo commento. Oggi essere uno scrittore in termini tradizionali è più difficile, i contenuti (spesso gratuiti) a disposizione di ognuno di noi sono aumentati a dismisura a causa di internet. Allo stesso tempo però grazie alla rete si aprono nuove possibilità: potresti essere invitata a seminari dove si parla di scrittura, aiutare qualche scrittore ad esprimere il suo potenziale, sistemare siti web scritti in modo terribile, e così via.
    Certo, così non ti dedichi solo alla narrativa, ma con un po' di creatività e spirito imprenditoriale puoi riuscire ad avere un'entrata dignitosa. Se poi diventi un'autrice di best seller non avrai più nemmeno questo problema! ;)

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    1. Forse il Maurizio Costanzo Show era un po' becero, in effetti. ;)
      Io scrivo anche saggistica (un manuale di scrittura già pubblicato e un altro testo ancora in forse), e sono anche stata invitata a incontri nelle biblioteche, ma... servono tre vite! Credo che focalizzare sia necessario - focalizzare, non incaponirsi - per provare fino in fondo. Poi, chissà... Comunque ho lo spirito imprenditoriale di un bacherozzo, perciò su quel fronte c'è poco margine. :D

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    2. Nel tuo caso hai assolutamente ragione. Con pubblicazioni e collaborazioni già alle spalle, puoi e devi selezionare i progetti che ti danno più soddisfazione personale (e magari anche un buon ritorno economico).
      Il mio commento è più rivolto ad uno scrittore nella fase iniziale della sua carriera, quella in cui pensa non possa dedicarsi alla scrittura al 100% e trovarsi un lavoro "vero".
      In questo caso applicando inventiva e spirito imprenditoriale può riuscire a crearsi una professionalità sempre più basata sulla scrittura, fino al momento di fare il grande salto! :)

      PS: Aprire un blog è già un bell'esercizio di spirito imprenditoriale, devi gestire molti aspetti diversi ed imparare un po' a vendere e venderti (o, per non dirla in modo così poco elegante, imparare a proporre la tua persona ed i tuoi lavori). Quindi, se un giorno vorrai provare la carriera di libera professionista potresti scoprirti già a metà dell'opera! ;)

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Il tuo post, così divertente e intelligente al tempo stesso, mi ha fatto davvero sorridere e mi ha ridato il buonumore. Grazie, Grazia! Il mio problema, probabilmente, è che sono stata viziata fin da subito con la vincita ad alcuni concorsi, e la conseguente pubblicazione, molto anni or sono ahimè. Senza arrivare alle vette del Maurizio Costanzo Show – oggi si parlerebbe probabilmente di Fabio Fazio e del suo Che tempo che fa come oscuro oggetto del desiderio - mi immaginavo già come partecipe a pieno titolo dell’olimpo letterario. Poi la parabola ha cominciato a declinare rapidamente, anzi, a dir la verità, ora che ci penso non è mai partita… Alla luce dei miei anni e della mia esperienza (?), sono comunque arrivata alla conclusione che il futuro è nel grembo degli dei e che, per quanto tu possa scrivere bene, o per quanto tu faccia per acquisire visibilità, o per quante persone tu possa conoscere, è molto difficile emergere nel mare magnum dell’editoria di oggi che, non dimentichiamolo, è anche impresa. Nella bellissima citazione che hai inserito come chiusa al post è racchiuso il senso di tutto il processo di scrivere.

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    1. Sento gli echi del mio stesso percorso, Cristina! Io ho iniziato scrivendo un romanzo, ma subito dopo mi sono dedicata ai racconti e ai concorsi, anche per fare un po' di gavetta; e anche a me non sono mancate le soddisfazioni. Ugualmente, l'incoraggiamento cui ripenso più spesso è uno ricevuto nel periodo in cui proponevo in giro quel primo romanzo, paradossalmente inserito in una lettera di rifiuto. "Sono spiacente di comunicarLe che il testo da Lei inviatoci non rientra nel nostro piano editoriale; però continui a scrivere, è brava." Da allora, ogni volta che sono in dubbio se continuare a scrivere, arriva un piccolo passo avanti a ridarmi coraggio. Tutto sommato non si può chiedere più di così. :)

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    2. E non dire così. Mi farai commuovere ora! :)

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  6. Care "ragazze", perché per me siete ragazze, vi invito a non recedere, a non demoralizzarvi, a continuare con tutte le forze. Io ho passato la vita a leggere e poi non ho resistito a una storia che mi "chiamava" e alle soglie dei 50 anni sono riuscita a pubblicarla con un editore piccolo ma serio e accurato. Ho toccato il cielo con un dito ma ben presto tutte le mie idee sulla pubblicazione si sono rivelate illusorie. Sono passati 15 anni da allora e non ho più l'energia per "darmi da fare", ma voi invece non demordete: non sarà Fazio, non sarà Costanzo, ma ogni lettore in più è una bella conferma. Quanto ai guadagni, neppure Elsa Morante ce l'ha fatta... Ah, un'ultima precisazione: io continuo a scrivere!

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    1. Benvenuta, Nadia! :) Il tuo incoraggiamento è il benvenuto. Hai ragione, ogni lettore entusiasta è una grande soddisfazione. Tutto sta a trovare un equilibrio tra speranze e realtà. Scrivere dà molto e impegna molto. Personalmente, finché vedo nuove prospettive, anche potenziali, so che posso nutrire la mia passione; se questo venisse meno, non sono sicura di riuscire a mantenere vivo l'entusiasmo a dispetto di tutto. (Dico questo, ma non ho ancora mai finito una storia senza avere in mente la prossima... chissà, forse sono più legata alla scrittura di quanrto creda.)
      P.S. Grazie per il "ragazze"! Anch'io chiamo così tutte le mie conoscenze femminili, da qualche anno a questa parte. E' confortante, è carino. Anche se Enzo si sentirà un po' escluso... ;)

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    2. Sì, ma 'n te preocccupà. Non ce tengo a essere chiamato "ragazza"! :D

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