22 aprile 2014

IL PERSONAGGIO AL CENTRO DELLA STORIA

Ogni storia nasce dai personaggi, dal loro carattere, dai loro desideri e timori. Provate a immaginare una trama senza attribuire caratteristiche a nessuno degli attori, e anche voi vi accorgerete di quanto sia difficile.

Ciò che accade nella storia è talmente incollato a chi lo vive da poter persino essere usato dall’autore come strumento di lavoro. Quando la trama non ci convince, ma non riusciamo a farci venire in mente alternative valide, spesso funziona immaginare la stessa trama recitata da un personaggio completamente diverso: cosa succederebbe se fosse dell’altro sesso, un bambino, un vecchio, oppure avesse caratteristiche psicologiche agli antipodi di quelle attuali? Qualche volta si scopre che uno dei personaggi ipotizzati è più azzeccato per la trama esistente; altre volte si finisce con il seguirlo e cambiare completamente la storia. In entrambi i casi il legame indissolubile tra personaggi e trama ci aiuta a non commettere forzature come autori, permettendo così alla storia di sviluppare tutte le sue potenzialità.



Se i personaggi – almeno quelli principali – sono il cuore della storia, dobbiamo conoscerli bene prima di raccontare le loro vite. È vero che la nostra idea iniziale di ogni personaggio si chiarisce e si completa scrivendo, anche in assenza di preparazione preliminare, ma in questo modo la nostra prima stesura diventerà solo una brutta copia della storia, e non la bozza dell’opera finale. I personaggi devono avere già dall’inizio una loro personalità definita, e da lì subire i cambiamenti prodotti dalle esperienze che si trovano ad affrontare.

Riconosciuto ai personaggi il posto che meritano, una volta che siamo arrivati a conoscerli come amici intimi ci resta da decidere come rendere sulla pagina ciò che sono per farli arrivare al lettore. È un processo istintivo, ma come sempre nutrire e arricchire il nostro istinto ci porta ad ampliare la gamma degli strumenti a nostra disposizione.

- Aspetto fisico

Dall’aspetto del personaggio il lettore può capire molto di lui. Tipologia e colori dell’abbigliamento, pettinatura, trucco, barba, cura delle mani, piercing e tatuaggi, uso di accessori, sono solo alcuni dei tanti elementi che appartengono a questa sfera ed esprimono il carattere del personaggio, il suo background familiare e culturale e persino il suo stato d’animo del momento.

- Movimenti, gesti

Ogni persona ha un suo modo particolare di camminare, muoversi, gesticolare. Alcuni atti abituali sono paragonabili a veri e propri tic nervosi, come fare scricchiolare le dita quando si è soprappensiero, dondolare da un piede all’altro o mangiarsi le unghie. Questo ci può rivelare quanto il personaggio sia esuberante, controllato oppure ansioso, per fare solo qualche esempio.

- Oggetti di cui si circonda

È impossibile non riflettere qualcosa di sé nei luoghi che si frequentano quotidianamente. Il personaggio ordinato, quello sciatto, quello minimalista, quello estroso, avranno ognuno un’influenza visibile sul proprio ambiente. Sono importanti anche gli oggetti che il personaggio acquista, mette in mostra, porta con sé. Il semplice fatto che faccia la sua apparizione con un libro in mano fa nascere nel lettore ipotesi sul suo conto: è uno studioso o un appassionato lettore? Ha trovato il libro in metropolitana? Lo sta riportando a un amico? Del tutto diverso è l’effetto se il personaggio in mano tiene una bottiglia.

- Pensieri

Le riflessioni del personaggio ci consentono di entrare nella sua mente, senza altro filtro della sua psiche. Ciò che troviamo non è necessariamente la Verità con la maiuscola, che può essere nascosta a lui stesso da autogiustificazioni, sensi di colpa, rimozioni causate da traumi passati; tuttavia è ciò che il personaggio ritiene verità e che determina quindi molti suoi comportamenti e scelte.

- Parole

Ciò che il personaggio dice, come lo dice e a chi, ci offre una prospettiva importante su di lui, non meno di ciò che tace.

- Azioni e scelte

Questo è forse lo strumento più forte per mostrare di che pasta sia fatto il personaggio. I suoi pensieri possono anche essere inquinati, le sue parole false, ma il suo comportamento è rivelatore nelle situazioni quotidiane come nei momenti cruciali. Altrettanto indicativo è ciò che il personaggio rifiuta o dimentica di fare.

- Impressioni degli altri personaggi

Ciò che gli altri dicono e pensano del personaggio in questione integra il quadro che il lettore ha di lui, perché spesso lo presenta sotto una luce diversa. Questo può anche essere usato per creare aspettative nel lettore nei casi in cui non sia possibile far entrare in scena il protagonista già nelle prime pagine, come molti maestri consigliano di fare.

Tutti questi elementi nel loro insieme sono gli indizi su cui il lettore si baserà per farsi una sua idea del personaggio; ma non è detto che ogni indizio trovi conferma nel proseguo della storia; anzi, come autori possiamo talvolta scegliere di “ingannare” il lettore presentando il personaggio in un modo per poi mostrarlo diverso e introdurre le contraddizioni presenti nella sua vita. Per proseguire con il nostro esempio, il personaggio può tornare a casa e mettersi a leggere il libro in poltrona, ma può anche gettarlo nel caminetto a mo’ di combustibile. Questo tipo di inganno però non deve essere casuale, ma mirato a far percepire il personaggio nella sua complessità. La sorpresa fine a se stessa non ha valore per il lettore.

In definitiva sono tanti gli strumenti che abbiamo a disposizione per trasmettere il personaggio al lettore. L’ideale è usarli tutti per renderlo il più possibile realistico e tridimensionale. Qui infatti è particolarmente importante applicare il principio dello “show, don’t tell”; dobbiamo cioè mostrare al lettore il personaggio dal vivo, e non riassumere il suo carattere o il suo stato d’animo in una semplice etichetta: “simpatico”, “nervoso”, “felice” sono espressioni banali, che non suscitano emozione perché sono mediate dalla sensibilità dell’autore. Se mostriamo il personaggio che fa ridere i colleghi, tamburella le dita sul tavolo o abbraccia la prima persona che incontra, possiamo essere sicuri che il lettore capirà e troverà la situazione più interessante.



LO HA DETTO… John Gardner
 
È il personaggio a dare vita alla narrativa. L’ambientazione esiste solo perché il personaggio abbia un luogo dove muoversi. La trama esiste solo per spingere il personaggio alla scelta e all’azione, in modo che possa scoprire chi è veramente. Il tema esiste solo perché il personaggio si alzi in piedi e sia qualcuno.


12 commenti:

  1. Una riflessione seria (dopo una mega-scorpacciata di cioccolato, è dura). Ci voleva. Bene, grazie

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    1. ...e buona digestione, dopo gli auguri. ;)

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  2. Movimenti, gesti, azioni e scelte sono gli aspetti su cui lavoro di più per caratterizzare i miei personaggi.
    Alle riflessioni, non so perché, tendo a dare poco spazio, invece.
    Anche ciò che pensano gli altri personaggi mi aiuta molto; più delle riflessioni, in effetti: in una delle storie che sto scrivendo, sto 'costruendo' la personalità dei miei protagonisti attraverso ciò che pensano l'uno dell'altro e attraverso le loro azioni. Sono in disaccordo, all'inizio (talmente tanto che stanno meditando di farsi fuori a vicenda), per cui sarà divertente portarli a ricredersi e a scoprire come stanno realmente le cose :)

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    1. Le riflessioni sono anche il mezzo più rischioso, perché la stasi incombe. Il tipo di puzzle che dici tu, invece, piace molto anche a me: un quadro del personaggio che si svela piano piano, senza mai arrivare alla verità assoluta su di lui, che magari quella verità la tirerà fuori al momento giusto.

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  3. è molto interessante creare personaggi, e vedere come evolvono. Di solito scrivo qualche capitolo di una storia giocando con i personaggi, per esempio l'eroina è bionda poi diventa mora e "sento" quale le si addice di più. Alcuni personaggi usano parolacce o iniziano sempre le frasi con "cioè". Quando mi sento di conoscere bene i miei personaggi, ricomincio a scrivere la storia daccapo. Nel frattempo, avrò anche sperimentato diversi stili e ritmi narrativi, e saprò quale voglio usare per questa particolare storia. (Detta così sembra facile, diciamo che questo sarebbe quello che vorrei riuscire a fare!!) :)

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    1. E' interessante il tuo modo di procedere! Credo che sia anche molto utile essere disposti a "giocare", come dici tu, senza paura di sprecare tempo e di sbagliare.

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  4. Il fascino del personaggio è indubitabile e, come dici, è lui il vero motore di qualsiasi tipo di narrazione. Infatti spesso si tende ad attribuire caratteristiche antropoforme agli animali, e persino agli oggetti. Una volta provai a leggere il romanzo di uno scrittore francese interamente ambientato negli appartamenti di un condominio. Non c’erano esseri umani e tutto passava attraverso la descrizione degli oggetti dei proprietari, visti proprio come tali. L’esperimento era interessante, ma lo lasciai dopo una ventina di pagine. Non riuscivo ad andare avanti senza nemmeno un essere vivente e la sua distorta psicologia…

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    1. Sarebbe così anche per me. Per lo stesso motivo faccio fatica a leggere storie dove i personaggi sono secondari rispetto alla trama, come succede con certi gialli per esempio.

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  5. Mi trovo pienamente d'accordo con la citazione di Gardner. Per me una storia è sempre la storia di qualcuno e spesso il qualcuno nasce prima della storia. Prima mi devo innamorare di un personaggio, solo dopo lo seguo nelle sue avventure.

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    1. Come dicevo anche sul blog di Daniele, a me di solito vengono in mente insieme un personaggio particolare e un suo possibile problema. Non riesco a capire cosa nasca prima nella mia testa, ma in fondo è un dilemma utile quanto quello dell'uovo e della gallina. ;)

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  6. vero.. complimenti.. quando i personaggi sono sfocati e senza contrasti interni, non si va da nessuna parte, a dispetto di qualsiasi trama

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