26 marzo 2014

CHI BEN COMINCIA…


…è a metà dell’opera. Il buon giorno si vede dal mattino. Né di venere, né di marte, non si sposa né si parte, né si dà principio all’arte. Herman Hesse: “Ogni inizio contiene una magia.”

Non è soltanto la sapienza popolare a sottolineare quanto sia importante il modo in cui si inizia ogni impresa, che sia una qualunque giornata della nostra vita o una rivoluzione. Quei primi momenti sono delicati e fondamentali, perché contengono in sé il germe di tutto ciò che si svilupperà più avanti.

Idea niente male per un angolo lettura!


L’inizio della storia che vogliamo raccontare – l’incipit – non sfugge a questa legge naturale. Forse non ci fa piacere pensarlo, ma il modo in cui iniziamo il nostro romanzo ha un peso determinante sul suo destino, per due ottimi motivi: l'incipit fa sì che gli editori prendano in considerazione il nostro testo per intero invece di cestinarlo dopo averne lette poche righe – cosa che accade fin troppo spesso – e inoltre accende nel lettore la scintilla d’interesse che lo spinge prima all’acquisto e poi alla lettura. Ma cosa fa l’incipit di tanto importante?


- Presenta il protagonista (di persona o attraverso dialoghi e pensieri di altri personaggi)
- Delinea la situazione di partenza
- Fa intuire il problema su cui verterà la storia
- Chiarisce ambientazione e periodo storico
- Fornisce al lettore un assaggio dello stile e dell’atmosfera del romanzo

Detta in breve, nell’incipit è contenuta la promessa che il resto della storia dovrà mantenere. Sono poche righe che parlano non soltanto del romanzo, ma anche di noi come autori. Mica roba da poco. Cosa possiamo fare per presentare al meglio noi stessi e la storia?

1 – Scegliamo bene il punto d'inizio della narrazione.

Come autori avremo inventato la storia seguendo un filo logico, cercando nel passato le cause degli eventi, perciò ne avremo una visione cronologica. Questo non significa che dobbiamo per forza iniziare la narrazione dalle origini; anzi, può essere una pessima idea. Se partiamo da una realtà serena e ci prendiamo qualche decina di pagine per arrivare al primo elemento disturbante, probabilmente avremo già annoiato chi legge – cosa deleteria se si tratta di un editore, ma pessima anche se si tratta di un lettore qualunque. Viviamo in un mondo veloce, e l’abitudine alle informazioni veicolate tramite immagini ci rende impazienti. Avete notato quanto sembra lungo un video di tre minuti?

Il tempo dei romanzi che iniziano con lunghe descrizioni e specifiche sul contesto è passato da un pezzo. Il momento migliore per fare partire la storia, in linea di massima, è quello in cui “il Problema” è già maturo e arriva il fattore scatenante a dare il via agli eventi. Se vogliamo presentare un quadro di serenità iniziale, dovrebbe essere brevissimo e rivelare al più presto che sotto la serenità covano tensioni capaci di mandare all’aria tutto… e lo faranno, perché se non scombiniamo la vita dei personaggi, che gusto c’è?

2 – Creiamo da subito interesse per il protagonista.

Comunque si decida di iniziare la storia, il lettore non sarà davvero preso da ciò che raccontiamo fino a quando non proverà un interesse emotivo, e non solo razionale, verso il protagonista. Il desiderio di proseguire la lettura infatti è nutrito dalla preoccupazione per ciò che può accadergli nella situazione che stiamo delineando. Se stendiamo pagine su pagine di buona scrittura senza avere prima suscitato nel lettore questo tipo di attenzione, parte dei nostri sforzi andrà sprecata.

Il legame emotivo del lettore con il protagonista, che sia basato sull’ammirazione, sull’empatia o sull’identificazione, non è poi tanto difficile da creare. In fondo noi per primi, in quanto autori, siamo affascinati dal nostro protagonista! Tutto sta a capire perché, e presentare il personaggio al lettore fin dall'inizio con qualche caratteristica che lo induca a prendere le sue parti. Forse il personaggio ha subito un rovescio della sorte; forse il suo carattere è ammirevole, oppure le sue azioni sono in contrasto con le sue parole o il suo aspetto in un modo che risulta toccante. L’importante è che il lettore scopra subito – tramite le parole o i pensieri di altri personaggi, se fosse inopportuno farlo entrare in scena così presto – che il protagonista gli interessa abbastanza da voler scoprire cosa gli succederà.

Piccolo avvertimento: se il protagonista non compare in nessuna forma nella nostra scena iniziale, meglio non presentare con dovizia di particolari interessanti un personaggio che poi si rivelerà una semplice comparsa. Le aspettative deluse sono un pessimo inizio!

3 – Bando alle lungaggini.

Al centro della storia c'è sempre il fattore umano: il protagonista in questo preciso momento, in una situazione che sta raggiugendo il punto di non ritorno e lo spingerà verso l'ignoto, o almeno verso un cambiamento importante. Il resto, se ci dilunghiamo adesso, per il lettore è distrazione, è noia. Per questo nelle prime pagine è meglio evitare lunghe descrizioni di ambienti e personaggi, ma anche le incursioni nel passato, che può essere proposto più avanti in modo discreto, sfruttando pensieri e dialoghi. Per ora l’importante è aiutare chi legge a calarsi nel presente della storia.

Se il passato è davvero intrigante e ha forti ripercussioni, può meritare un prologo, ma (dicono i saggi) che sia potente, incisivo e breve. Non mi dilungo su questo aspetto, perché è stato oggetto del recente articolo di Maria Teresa Steri sui flashback.

4 – Inventiamo una prima frase perfetta.

Deve essere concisa, originale, sorprendente; una frase che incuriosisca e si faccia ricordare. Semplice, no? Anche qui, fare appello soltanto alla mente razionale del lettore non basta; bisogna trasmettergli un’emozione. Può trattarsi di una battuta di dialogo di forte impatto, oppure di un’affermazione rivelatrice di un aspetto del personaggio, o di un dettaglio strano dell’ambiente. Le possibilità sono innumerevoli.

Per avere un’idea più precisa di come funziona la prima frase di un romanzo possiamo scegliere dalla nostra libreria una ventina di buoni libri e leggere la loro frase di apertura. Quali sono le più efficaci, e perché? Quali cambieremmo, e in che modo? Dagli esempi si impara molto.

Se anche pensandoci e ripensandoci non riusciamo a trovare una frase con le caratteristiche giuste per iniziare il nostro romanzo, forse abbiamo fatto partire la storia troppo presto nel tempo, in un momento ancora troppo povero di tensione.

Naturalmente questi sono solo criteri di massima da prendere in considerazione. La nostra storia è un caso unico, e solo noi possiamo trovare il modo giusto per darle il via… noi ed eventualmente l’editor che prenderà in mano il romanzo, se raggiungiamo il nostro obiettivo.

E voi, come iniziate le vostre storie? Vi vengono in mente altri accorgimenti per creare un buon incipit?




11 commenti:

  1. .. e se son rose, fioriranno! :)

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  2. ...spero simpatiche!
    E poi se son qui ci sara un [altro] perché, diceva un tipo.

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  3. Simpatiche sì! Giusto, ognuno ha il suo ruolo. ;)

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  4. E' stato strano leggere questo tuo post in questi giorni che sto finendo di scrivere il mio romanzo...
    Comunque, sono ottimi suggerimenti. Gli incipit devono catturare l'attenzione, ci si gioca tutto in poche righe. E che meraviglia iniziare a scrivere una nuova storia... :)

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    1. L'inizio è davvero magico, quando hai la storia che preme per uscire e le immagini ti frullano in testa per tutto il giorno... poi, quando arrivo alla fine della prima stesura, ogni volta mi stupisco: "Ma dai, ce l'ho fatta!" E' un'impresa così ciclopica, scrivere un romanzo. :)

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  5. L'inizio è il momento migliore, almeno per quel che mi riguarda, perché si tratta del momento meraviglioso e speciale in cui finalmente l'idea prende vita.
    Personalmente lo butto giù di getto, poi nella riscrittura lo revisiono più e più volte, magari cambiandolo completamente. :)

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    1. Prima di tutto benvenuta, Marti. :) Credo che il tuo modo di procedere sia il migliore... e lo spero, perché è diventato anche il mio! All'inizio cercavo di "scrivere bene" fin dalla prima stesura, ma mi sono resa conto che era una scrittura "frenata". Adesso ho cambiato approccio, e mi sono trovata molto bene; i risultati, però, potrò iniziare a valutarli soltanto tra qualche mese, perché mi mancano ancora i riscontri. Tu cosa scrivi, se posso chiedere?

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    2. Scrivo per lo più racconti brevi di circa 1000 parole, a volte di più, a volte di meno.
      Anche io in principio cercavo di scrivere "la bella copia" al primo colpo, ma cambiando approccio mi trovo molto meglio!
      Grazie per il benvenuto :).

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  6. E' facilissimo confondersi mentre si scrive, ma con i consigli utili si arriva lontano.

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    1. Benvenuta, Annarita :). E' vero, scrivere senza l'aiuto di nessuno è un'impresa ancora più ardua. Spero che sul blog troverai qualcosa di interessante.

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