10 febbraio 2014

SETTE LEZIONI DALLA VITA DI J. R. R. TOLKIEN

Il post di oggi è la traduzione pressoché integrale di un articolo pubblicato sul blog Q Ideas for the common good dal pastore anglicano Trevor McMaken, che dalla lettura di una biografia di J. R. R. Tolkien ha tratto alcuni spunti di riflessione sull’artista dietro l’opera d’arte – riflessioni applicabili in realtà a qualunque altro grande scrittore, con le variazioni del caso. Non rinunciate alla lettura solo perché il fantasy vi lascia indifferenti o peggio! Sono sicura che troverete qualche spunto interessante anche per voi.

                                                                            
Libreria a Rheydt, Germania.

Come molti della mia generazione, ho passato innumerevoli ore a seguire le vicende della Gente Piccola dai piedi pelosi nel mondo magico e tuttavia familiare della Terra di Mezzo. Come artista, mi sono spesso chiesto come fosse possibile creare un mondo tridimensionale, completo di millenni di storia e lingue, eppure così personale e spirituale. Di fronte a tanto genio, spesso mi sento insicuro dei miei magri risultati artistici; ma dopo avere letto J. R. R. Tolkien, A Biography di Humphrey Carpenter, ho recuperato freschezza e dedizione verso la mia arte.

1. L’arte è una disciplina che dura per tutta la vita.

Tolkien non partì con l’idea di scrivere romanzi fantasy e creare un intero mondo. Tutto iniziò quando a ventidue anni (1914) scrisse una poesia ispirata dalle parole “Terra di Mezzo”, trovate in un vecchio manoscritto inglese. Tre anni dopo (1917) Tolkien scrisse “La caduta di Gondolin”, la prima storia della sua mitologia.

Se tre anni vi sembrano lunghi, tenetevi forte, perché siamo solo all’inizio. Tredici anni dopo (1930), Tolkien iniziò a raccontare la sera ai suoi bambini la storia di uno hobbit. La storia venne pubblicata sette anni dopo (1937). L’editore chiese subito un seguito, e dodici anni dopo (1949) Tolkien terminò la stesura de “Il Signore degli Anelli”.

In una cultura come la nostra, focalizzata sulla gioventù, talvolta penso di non avere raggiunto abbastanza obiettivi nei miei anni migliori. Da quasi trentenne, non ho idea di cosa significhi lavorare su qualcosa per quarant’anni! Tolkien non fu certo un bambino prodigio, ma fu un maestro. La sua storia dimostra che il nostro sentiero artistico può essere lungo e tortuoso, e che i nostri risultati migliori possono ancora arrivare, se solo proseguiamo l’avventura.

2. L’ispirazione può arrivare in qualunque momento.

Tolkien aveva sviluppato la sua mitologia per anni; poi un giorno sedette alla scrivania e scrisse: “In un buco viveva uno hobbit.” Cosa fosse uno hobbit, non lo sapeva nessuno! Forse nemmeno Tolkien. Il suo biografo scrive:

“Soltanto quando 'Lo Hobbit' fu finito e pubblicato – anzi, non prima di iniziare a scrivere il suo seguito – Tolkien realizzò il significato degli hobbit e vide che dovevano rivestire un ruolo cruciale nella sua mitologia. “ (Humphrey Carpenter, 198).

Per Tolkien, gli hobbit erano comparsi nella Terra di Mezzo nel momento di svolta più importante della sua vita e della sua carriera di scrittore.

L’ispirazione può arrivare in qualunque momento, ma può essere trasformata da idea in arte soltanto se stiamo già coltivando il nostro talento e ci stiamo creando uno spazio in cui essere creativi.

3. L’arte può non essere l’attività principale.

Scrivere narrativa non fu mai il lavoro principale di Tolkien, che anno dopo anno continuò a insegnare, sostentando in questo modo la sua famiglia. Sicuramente il lavoro gli fornì le basi per le lingue e le storie della Terra di Mezzo, ma i risultati migliori maturarono nel tempo libero, nel cuore della notte, dopo la giornata di lezioni e compiti da valutare e la serata con la famiglia.

Dopo le richieste del lavoro e della famiglia, non è facile sentirsi pronti per creare. Forse avete cinque minuti prima di colazione per sviluppare un’idea, un quarto d’ora dopo pranzo e un’intera mattinata tre mesi dopo, durante una vacanza; e poi passa un mese prima che possiate tornarci sopra. Ma è lì che tornate sempre, perché quella è la vostra aria e ne avete bisogno per non soffocare.

Tolkien riuscì a essere un artista convivendo con le comuni incombenze quotidiane. Penso che siano stati questi momenti ordinari e anche banali a far nascere un prodotto artistico tanto straordinario.

4. Fare arte significa fissare delle priorità.

I colleghi di Tolkien si lamentavano spesso del fatto che dedicasse tanta parte del tempo libero alle sue lingue inventate, alla poesia e alle storie per bambini, invece di sfruttare le sue notevoli competenze filologiche in campo accademico. Forse avrebbe potuto essere un grande in quel campo […] ma il suo cuore era in un altro mondo, e lui scelse quel mondo come priorità.

5. L’artista ha bisogno di amici con cui collaborare.

Se gran parte del processo creativo avviene in solitudine, l’arte più grande nasce spesso da un lavoro collettivo. Tolkien fece parte di un gruppo di autori, “The Inklings”, che si incontravano in un pub di Oxford per leggere e sottoporre a critica i rispettivi manoscritti. Dalle profonde amicizie con persone come C. S. Lewis e Dorothy Sayers Tolkien ricevette collaborazione in campo artistico. Scrisse un giorno degli Inklings:

“Come quei saggi sedevano insieme nelle loro riflessioni, recitando con bravura, cultura e musicalità, meditando seriamente: quella era vera gioia!” (Humphrey Carpenter, 169).

Lewis più tardi avrebbe scritto:

“Gli innamorati di solito sono faccia a faccia, assorbiti l’uno dall’altro; gli amici, invece, stanno fianco a fianco, assorbiti da un interesse comune.” (The Four Loves, C. S. Lewis)

La profondità delle amicizie che possono nascere creando arte insieme è incredibile ed è una delle più grandi gioie nella vita dell’artista.

6. L’arte riflette i valori dell’artista.

L’arte di Tolkien originava dalla sua fede. C’è un profondo livello di autenticità tra la persona che era e ciò che scriveva. Tolkien disapprovava le biografie come “supporti al gradimento letterario”, e diceva che il suo cuore pulsava nelle sue opere.

Per Tolkien, questo non implicava di modificare il genere o la forma della sua arte, oppure inserirvi a forza le sue idee di cattolico; significava soltanto che la struttura della storia avrebbe condiviso i valori che praticava e in cui credeva. Nei suoi scritti tentò di integrare “un improvviso colpo d’occhio sulla realtà sottostante” che lui riteneva fedele al suo mondo, anche se vissuto in un mondo di fantasia.

7. L’arte può nascere tra le mura di casa.

Mentre leggevo della vita di Tolkien, della morte prematura dei suoi genitori e della famiglia cui era così devoto, immaginavo come potesse essere vivere in quella casa e ascoltare le sue storie davanti al fuoco alla fine della giornata. Pare che raccontare storie fosse un modo di vivere per la famiglia di Tolkien. Fu dall’integrazione di arte e ambiente domestico che la storia dello Hobbit nacque e divenne il suo capolavoro. […]

Anche se l’arte non è il nostro mestiere quotidiano, l’ambiente domestico può essere un luogo di ispirazione, collaborazione e significato spirituale. Che abbiamo un coniuge, bambini, compagni di stanza o un gruppo di amici, o una qualunque combinazione di questi, la nostra vita domestica e la nostra arte possono essere priorità che si arricchiscono reciprocamente.


HANNO DETTO...
Se vedete chiaro il sentiero davanti a voi, probabilmente state camminando sul sentiero di qualcun altro.
- Carl Jung -




 

6 commenti:

  1. Oh... Una volta tanto un blog sulla scrittura interessante e con argomenti non scontati.
    Ti sei guadagnata un lettore ;-)

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  2. Bravi e semplici spunti su cui riflettere e far fermentare la propria creatività.

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    1. Grazie, le conferme fanno sempre piacere. Benvenuto!

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  3. Molto bello questo articolo. Succoso e rinvigorente.
    Ho voglia di leggere Tolkien, ma penso che domani questo languorino sarà già placato :)

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    1. Allora significa che un assaggio è stato sufficiente. ;)

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