27 gennaio 2014

ORIGINALE? SÍ, NO, DIPENDE…


Quello dell’originalità a tutti i costi non sarà soltanto un mito? Questo dubbio lo covo da tempo, e credo di non essere l’unica. Non sarà che, dopo il crollo del genio in favore della traspirazione (per citare Thomas Edison*) anche l’originalità stia per scendere dal suo piedistallo?

Scherzi a parte, non voglio dire che l’originalità per l’autore rivesta scarsa importanza. Una trama che sorprenda il lettore o un protagonista memorabile possono essere ottimi assi nella manica, capaci anche di far drizzare le orecchie a qualche editore. Non credo però che l’originalità sia più importante degli altri aspetti della narrazione, e vi spiego perché.

1 – Niente è originale.
Dopo secoli e secoli di storie raccontate e scritte, quante possibilità abbiamo di escogitare proprio noi una trama davvero unica o un personaggio mai concepito dalla mente umana? Scarse, se va bene. Non a caso si può essere accusati di avere copiato da un autore mai letto… 

2 – Tutto è originale.
Ciò che esce dalla nostra penna (o dovrei dire dai nostri tasti?) porta comunque il marchio dell’originalità. Nemmeno volendo potremo copiare alla perfezione il riuscito protagonista della storia di un altro autore, né uno stile o una trama – a meno che non parliamo di tentativi poco seri. I nostri scritti sono nostri. La visione del mondo che esprimono è nostra, la sensibilità che parla al lettore è la nostra, la voce e lo stile sono nostri.

3 – I cliché non sono da buttare.
Ovvero: nei cliché non tutto è da buttare. Alla loro base troviamo infatti gli archetipi, definiti nella psicologia analitica di Jung come “contenuti dell’inconscio collettivo che determinano la tendenza a reagire e a percepire la realtà secondo forme costanti nei vari gruppi culturali e periodi storici”. In poche parole, gli archetipi sono elementi tipici dell’essere umano in quanto tale, tanto che li ritroviamo simili in tempi e culture assai diversi. L’amico che tradisce, l’eroe che si sacrifica o il mentore portatore di saggezza non passeranno mai di moda, semplicemente perché fanno parte di noi e toccano tasti presenti in ogni lettore. Per questo considero l’uso consapevole degli archetipi un punto di forza per l’autore piuttosto che un difetto, anche se il rischio di cadere nel cliché è sempre presente.

4 – Originalità non è sempre sinonimo di qualità.
Anche le scelte narrative assurde sono originali, ma non per questo efficaci. Anche certi dettagli iper-moderni sono originali, ma imprimono alla storia una data di scadenza invece di consegnarla all’eternità. Anche le sorprese fini a se stesse sono originali, ma non nascendo dalla storia stessa minano la credibilità dell’autore. C’è originalità e originalità, insomma, e quella cercata a forza di solito dà risultati deludenti.

Per riassumere le mie conclusioni: l’originalità è sì importante, ma non dovrebbe essere il rovello principale dell’apprendista scrittore. Secondo me è necessario innanzitutto imparare a scrivere storie che riescano a intrattenere il lettore; fino a quando non si è acquisita questa capacità, l’originalità può fare poco per salvare la situazione. Perché in definitiva solo uno è il punto: la storia piace o no? Se la risposta è “no”, la colpa va cercata non nella mancanza di originalità, ma in altri aspetti carenti nella narrazione. Esistono non pochi autori di best-seller che dei cliché davvero non si preoccupano!

Allora possiamo accantonare il problema? Naturalmente no, soprattutto se autori di best-seller ancora non lo siamo. Secondo me l’originalità diventa fondamentale quando il livello qualitativo dell’autore è migliorato; ma non sbuca dal cappello come il coniglio dell’illusionista, bensì cresce con l’autore stesso, a patto che non cerchi scorciatoie. Basta sviluppare con pazienza trama, personaggi e ambientazioni, sforzandosi di andare oltre le prime idee (spesso le più banali), perché nel tempo emergano ipotesi sempre più interessanti tra le quali scegliere. Allora sì, l’originalità sarà il tocco vincente in una storia che già sa reggersi in piedi da sola.


* Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. [Dall'intervista di Thomas Alva Edison all'Harpers Monthly, 1932] 

Biblioteca del Merton College a Oxford, Regno Unito.
 


2 commenti:

  1. Ho in mente una scrittrice italiana molto famosa che praticamente va avanti a cliché, per cui sono d'accordo con questo post.
    E' un problema che mi pongo spesso.
    L'importante non è che la storia sia originale, ma che susciti interesse.
    Mi sento tuttavia un po' bloccata quando mi viene un'idea e subito penso che somigli un po' a un racconto o romanzo che conosco e di cui so la trama. Allora lo leggo o rileggo per prenderne le distanze e capire se posso scrivere anche il mio lavoro o se non c'è proprio più niente da dire senza copiare.

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    1. Il problema esiste, ma non deve diventare un muro invalicabile, o smetteremmo tutti di scrivere. Le idee di base, le trame, sono in pratiche tutte già tentate, anche se noi magari non ne siamo a conoscenza. Credo che dobbiamo domandarci cosa possiamo aggiungere di nostro e particolare alle idee già sentite, e trovare una risposta chiara. Proprio quello che fai tu, mi sembra.

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