2 dicembre 2013

AMBIENTE = EMOZIONE


Cosa ne dite di questa equazione? Se pensiamo agli ambienti che frequentiamo nella vita quotidiana, è davvero così: non ce n'è uno che sia per noi perfettamente neutro. La leggera apprensione nella sala d'attesa del dentista, la noia della fila all'ufficio postale e la quiete profonda di un paesaggio sono solo i primi esempi che mi vengono in mente. Questo dimostra come anche in narrativa l'ambientazione delle scene non sia soltanto una cornice più o meno piacevole, ma un elemento che partecipa alla riuscita (o al fallimento) della storia non meno di personaggi, dialoghi e compagnia bella.

Cosa possiamo fare per rendere le nostre ambientazioni speciali anziché sciatte, originali anziché banali?

1 - Non fermarci alla prima idea.

Ahi, le prime idee... istintive, veloci e bell'e pronte... e quasi sempre parenti dei cliché più neri! Vale per ogni scelta narrativa e anche per le ambientazioni. Abbiamo in mente un certo tipo di scena che deve creare un certo tipo di emozione (sennò, cosa la inseriamo a fare?). Quale ambientazione può far risaltare al meglio quella specifica scena? Non è detto che un luogo banale non sia valido. Alcune scene di tensione o violenza stanno benissimo tra le mura domestiche, perché il contrasto tra la casa come rifugio sicuro e la effettiva vulnerabilità dei personaggi conferisce a queste scene una maggiore pressione psicologica. Certi gesti diventano esplosivi nello spazio ridotto di un ascensore, certi dialoghi acquisiscono sfumature interessanti al buio. Non lasciamo niente al caso: luogo, orario, tipo di luce, presenza di altre persone, circostanze, condizioni atmosferiche, suoni, odori, colori. Mettendo in discussione tutto riusciamo a scegliere in modo consapevole.

2 - Imparare a osservare.

Ci sarà capitato di essere al bar e di trovarci sul viso il dispettoso raggio di sole rimandato da un cucchiaino o da qualche altra superficie riflettente. Cosa sarà mai? Niente, se non ci facciamo caso; molto, se ne prendiamo nota e lo utilizziamo in una delle nostre storie. Esempio a parte, se non ci abituiamo a cogliere i dettagli della realtà intorno a noi, dove troveremo il materiale per scrivere? Non solo dettagli interessanti, ma personaggi, dialoghi, trame. Perciò osservare e prendere nota, o finirà tutto nel dimenticatoio.

3 - Sfruttare Internet.

Le ricerche possono risultare noiose quando si è presi dalla storia che preme per essere raccontata. Nella nostra vita, però, quanti ambienti abbiamo frequentato, quanti viaggi abbiamo fatto? Forse non tanti. La nostra storia magari avrebbe bisogno di qualcosa di diverso da ciò che abbiamo sperimentato direttamente. Ed ecco che... ta dan... arriva la Rete. Siti vari su cui trovare informazioni, articoli sull'argomento che ci interessa, immagini e Google Maps per qualche giro virtuale (avete provato a posizionare la personcina sulla mappa e dare un'occhiata al posto muovendovi con il mouse?). Anche vedere tramite gli occhi altrui ha un suo valore e spesso ci fa venire voglia di approfondire oltre, generando così nuove idee. Irrinunciabile quando dobbiamo ricostruire periodi storici e costumi a noi sconosciuti.

4 - Puntare sui cinque sensi.

È così che percepiamo la realtà, non si scappa. Se le nostre descrizioni sono troppo astratte il lettore non si sentirà abbastanza coinvolto nella scena, mentre l'inserimento di dettagli sensoriali sortirà l'effetto contrario. Sensoriali, dicevo, perciò non sacrifichiamo tutto in favore della vista, che di solito è il nostro senso dominante.

5 - Scegliere bene i dettagli.

Non troppi e non buttati lì a caso. Ci serve scegliere quelli giusti, i più evocativi per la nostra atmosfera. Più ce ne sono, meno impatto avranno e più la descrizione risulterà annacquata. Più sono banali, più passeranno inosservati. Anche la posizione è importante: ciò che presentiamo in chiusura di frase avrà il massimo risalto, ciò che sta all'inizio della frase sarà al secondo posto nell'attenzione del lettore e ciò che si trova situato nel mezzo sarà meno notato.

6 - Mostrare attraverso i personaggi.

Se racconto com'è un ambiente, è la mia voce di autore a emergere. Se racconto tramite i sensi del personaggio dal cui punto di vista sto narrando in quel momento, l'effetto sul lettore sarà più intenso, perché sta già vivendo (si spera!) nei panni di quel personaggio e non percepirà il distacco tra azione e descrizione.

                                                                             


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2 commenti:

  1. Io non pianifico le ambientazioni nella fase preliminare, ma nel momento in cui visualizzo una scena. Come accennavo ieri nel post riguardante il romanzo storico uscito su Anima di Carta, avevo iniziato a scrivere un romanzo senza progettarlo, esperienza che mi ha aiutata a sbloccarmi dopo cinque anni, ma che è durata poco in quanto alcuni approfondimenti erano assolutamente necessari... una delle mie pecche erano proprio le ambientazioni: c'erano tormentoni duri a morire, la camera da letto e il bar su tutti! Ho deciso di andare in giro con un quadernetto ed una macchina fotografica. Sono agevolata dal fatto che la storia si articola fra le due città in cui ho vissuto. Una di esse è la stessa di Italo Calvino. Lo considero di buon auspicio

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    1. Già che tu parli di due luoghi che conosci non è poco; rendere vive le ambientazioni che non si conoscono direttamente è molto più difficile. Il bar è una mezza ossessione anche per me!
      Io programmo dove "girare" le scene prima di scrivere la storia proprio per evitare le scelte più banali. Mi sono accorta che mi riesce più facile scegliere a mente ancora libera che farlo mentre scrivo, quando spesso i cliché e i miei tormentoni personali mi spingono nella direzione sbagliata. Capita anche che per la via mi venga un'idea migliore, e allora la programmazione va all'aria, ma in linea di massima la trovo utile.

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