21 ottobre 2013

PROGRAMMARE O IMPROVVISARE?


Domanda spinosa per chi si accinge a scrivere una storia della lunghezza di un romanzo; anzi, spinosissima, visto che non esiste una risposta valida a priori – un vero peccato, perché di qualche certezza ci sarebbe bisogno in un mondo aleatorio come quello della scrittura. Ma se rinunciamo (malvolentieri) alle certezze, ragionarci sopra non può far male.
Se mi passate la metafora trita, la stesura di un'opera lunga è un po' come un viaggio, con tanto di aspettative, spese, imprevisti e – speriamo – tante belle impressioni da portare a casa alla fine (se ci arriviamo). Siamo il tipo di persona che si mette lo zaino in spalla e sceglie percorso e destinazione un istante prima di prendere il treno? Forse no.
Come autori, i rischi principali che corriamo decidendo di scrivere senza avere pianificato la nostra storia sono questi:
1 - Mancanza di direzione. Tutto ciò che compare in un romanzo deve svolgere una funzione precisa, come portare avanti la trama, far conoscere meglio un personaggio o chiarire il conflitto in atto, per fare qualche esempio. Anche la scena più simpatica, interessante e meglio scritta può essere fuori posto, quando non ha una sua importanza nell'ambito della storia. Se scriviamo sulla base di un'idea iniziale non sviluppata compiutamente, sarà facile inserire scene non solo inutili, ma che ci porteranno anche lontano dalla nostra intuizione iniziale.
2 - Personaggi poco coerenti. Fa parte della progettazione preliminare anche lo studio dei personaggi. Se iniziamo la prima stesura conoscendoli bene, per ogni situazione che la trama presenta avremo un'idea abbastanza chiara di come agiranno e cosa diranno. Se stiamo improvvisando, invece, saremo indotti a seguire non tanto la personalità di chi vive la storia in prima persona quanto il nostro istinto del momento, influenzato da fattori inerenti ai nostri gusti e alle nostre abilità letterarie. Possibile risultato: personaggi meno credibili e talvolta incoerenti.
3 - Eventi della trama non sufficientemente collegati. Scrivendo un romanzo cerchiamo di trasmettere al lettore delle emozioni, cosa che riesce bene solo se le coltiviamo per la via, modulandole a seconda del momento; ma come facciamo a individuare il momento giusto, se non abbiamo riferimenti sulla parte di storia a venire?
4 - Possibilità di perdere definitivamente il filo. Che effetto fa avere scritto decine di pagine e scoprire che la storia non sta affatto riuscendo come speravamo? Dov'è l'errore? Quanto è lontano l'ultimo terreno solido da cui possiamo partire... riscrivendo il resto? La frustrazione rischia di farci mollare tutto.
5 - Revisione molto impegnativa, per tutti i problemi di cui sopra.
Allora, qual è l'alternativa? Dobbiamo rassegnarci a pianificare tutto a tavolino e con questo rinunciare all'emozione di scrivere seguendo il flusso delle idee e il naturale evolversi delle scene? È un prezzo alto da pagare.
Per fortuna esistono anche punti di compromesso tra programmazione e improvvisazione. Pianificare soltanto i punti più importanti della trama (finale incluso) e approfondire i personaggi principali prima di iniziare a scrivere ci permette di lasciare ampio spazio all'improvvisazione mentre lo facciamo, senza per questo rischiare di perdere la rotta. Fermo restando che qualche idea luminosa può sempre rivoluzionare la nostra programmazione...

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HANNO DETTO...

Non scrivi degli orrori della guerra. Scrivi dei calzini bruciati di un bambino in mezzo alla strada.

(Richard Price)



Avere a casa una biblioteca così non sarebbe male...


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