11 settembre 2013

QUALCOSA DI SPECIALE



Ci arrovelliamo spesso sugli ingredienti che fanno di una storia qualsiasi una "bella" storia, una storia da ricordare. Tensione, personaggi, ambientazioni, stile, e poi trame e sottotrame, senza dimenticare i dialoghi... potrei andare avanti nella lista e persino entrare nel merito di ognuna di queste voci, senza però toccare una verità importante: qualcosa nella nostra storia deve essere eccezionale. Non dico buono, non dico ben scritto o simpatico o piacevole, ma davvero eccezionale. Straordinario.
Certo, scrivere una storia in cui tutti gli ingredienti di cui sopra siano sviluppati e armonizzati a dovere non è un'impresa da poco; anzi, è un obiettivo fondamentale da raggiungere, soprattutto quando si scrive da poco e si ha una consapevolezza solo approssimativa delle tecniche narrative. Ma c'è un passo ulteriore da compiere per colpire il bersaglio-lettore, e quel passo è proprio l'eccezionalità di cui parlavo. Che qualcosa del nostro romanzo o racconto balzi fuori dalla pagina e si imprima nella mente di chi legge come un marchio indelebile. Può essere un personaggio che conquista con la sua imperfezione, un'ambientazione struggente o spaventosa, oppure un evento descritto con tale intensità da far sussultare anche noi mentre lo scriviamo.
Anche dopo avere raggiunto una discreta abilità nel gestire tutti gli ingredienti, restiamo degli apprendisti cuochi fino a quando quel "qualcosa in più" ci trasforma in chef. Allora, siccome si deve sempre camminare verso qualcosa, vorrei scegliere proprio questo come prossimo obiettivo: dare al lettore qualcosa da ricordare, un elemento della storia che gli resti avvinghiato e per anni – per sempre? – risvegli in lui la memoria della storia e del suo sapore unico. Non sarà facile, ma vale la pena di tentare.


Biblioteca nella cittadina di Hay-on-Wye, Galles.    


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