27 febbraio 2013

E SE...?



Questo tipo di domanda è fondamentale per qualunque scrittore e lo accompagna lungo l'intero percorso che va dall'idea all'opera finita, oltre a fornirgli materiale per tutti gli esercizi che desidera. La sua utilità nasce dall'atteggiamento interiore che sottintende.
"Ho un problema e non riesco a risolverlo nel modo usuale. E se...?"
È la mente che si libera dalle pastoie del già conosciuto e già provato per andare oltre. È vedere ogni strada disseminata di crocevia. È dare spazio alle possibilità, anche le meno ovvie. Tutto questo aiuta è vitale per chi scrive.
Lo spunto iniziale per una storia nasce spesso in maniera casuale, almeno all'apparenza. Ci troviamo tra le mani un personaggio che non se ne vuole andare oppure una situazione intrigante, ma non sappiamo niente di più. Eppure ci viene voglia di scrivere qualcosa su quel personaggio, su quella situazione. Iniziamo a fantasticarci sopra. L'idea iniziale si arricchisce di idee collegate. Fremiamo per iniziare a scrivere.
Siamo pronti a farlo? Forse no. La nostra mente è un serbatoio immenso di immagini, ricordi e impressioni provenienti dalle mille fonti di stimoli della nostra vita. È normale che all'occorrenza da questo calderone ci capiti di ripescare per primi gli elementi che abbiamo incontrato più spesso, quelli che si sono scavati una piccola traccia in noi; ed eccoci qui che allunghiamo la mano verso il cosiddetto "scaffale dei cliché": sempre pronto, fornito, accessibile... e deleterio.
La casalinga frustrata, la bibliotecaria grigia, il cattivo che di più cattivi non ce n'è, il vecchio saggio. Ma anche gli inseguimenti in auto, gli amici che chiacchierano al bar e gli innamorati che passeggiano nel parco, e le migliaia di espressioni logorate dall'uso: perdere la bussola, fare fiasco, cadere dalla padella nella brace e così via.
Se queste sono le prime cose a venirci in mente, l'uso costante del nostro "e se...?" ci aiuta a cercare le seconde, e le terze, e le quarte. Quelle che non sono già state scritte da mille autori o filmate da mille registi. Quelle che daranno al lettore un brivido di interesse.
Intendiamoci, nessuno degli esempi è sbagliato in sé. Il vecchio può essere saggio e la bibliotecaria grigia, perché no? Il problema nasce quando la nostra non è una vera scelta ma una semplice scorciatoia imboccata per caso.
Per questo è importante non dare mai nulla per scontato, e diffidare in particolare delle idee che ci sembrano tanto spontanee e azzeccate. Tutto può essere diverso da come lo abbiamo immaginato in un primo momento. Che scrittori siamo se non sappiamo vedere in ogni evento, in ogni dettaglio un ventaglio di possibilità?     
Per questo ci serve mantenere sempre attiva la domanda "e se...?" per indagare le implicazioni insite nelle risposte.
E se il mio protagonista fosse una donna? Un bambino? Un postino anziché un vigile urbano?
E se la scena si svolgesse in museo o in una chiesa anziché nel vicolo?
E se il personaggio reagisse con violenza anziché limitarsi a discutere?
E se nel finale l'antagonista dimostrasse motivazioni diverse da quelle che il protagonista (e il lettore) ha sempre immaginato?
La lista degli "e se...?" è infinita, proprio come quella delle storie che possiamo scrivere.


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