13 novembre 2012

50.000 PAROLE IN UN MESE? FOLLIA!



Forse, ma c’è chi questo ritmo riesce a tenerlo, anche se non a regime. Mi riferisco al NaNoWriMo – National Novel Writing Month, un’iniziativa che parte ogni 1° novembre negli Stati Uniti e impegna i partecipanti a scrivere 50.000 parole in 30 giorni, corrispondenti all’incirca a 157 pagine. Un romanzo in un mese, in pratica.
Detto così sembra un’”americanata”, se mi passate il termine per me niente affatto spregiativo, ma come sempre le motivazioni sono più interessanti di quanto si potrebbe pensare. Il NaNoWriMo, infatti, ha tre scopi principali:
1)      Dare una spinta a tutti coloro che pensano di avere in mente un romanzo ma si sono sempre lasciati bloccare dalla paura di fallire, dalla pigrizia o dalla mancanza di tempo.
2)      Obbligare i partecipanti a scrivere senza la pretesa di produrre una prima stesura “buona”, cosa che coinvolgerebbe troppo l’emisfero cerebrale sinistro, quello razionale, a scapito della creatività e del fluire istintivo della narrazione.
3)      Far sentire ogni iscritto parte di una grande famiglia di scrittori che in quel preciso momento si stanno dando da fare per raggiungere il suo stesso obiettivo entro il termine prefissato.
Quanti sono i “matti” che ci provano? L’anno scorso 256.618, e 36.843 ce l’hanno fatta.
La qualità degli scritti è bassa, ma così deve essere. Il NaNoWriMo serve a buttare fuori la storia che si ha in testa per poi lavorarci su e renderla “commestibile”.
Alla base di tutto c’è naturalmente la convinzione che la scrittura non appartenga a un ristretto numero di eletti. A questo proposito, ecco cosa dice sul suo blog Ava Jae, scrittrice statunitense.
“La differenza tra noi scrittori e le altre persone non è che noi siamo nati con un’abilità soprannaturale a scrivere bene e gli altri no – è che noi vogliamo scrivere e amiamo farlo. La differenza è che noi trascorriamo il nostro tempo libero a migliorare le nostre capacità e a imparare come scrivere storie che altre persone vorranno leggere. Non tutti vogliono essere scrittori, e non tutti coloro che lo vogliono amano abbastanza la scrittura da coltivarla fino a diventare bravi e degni di una pubblicazione. Credo che in teoria chiunque potrebbe diventare un bravo scrittore, ma non tutti raggiungeranno quel livello, o ci proveranno davvero.”






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