11 giugno 2018

Sondaggio: cosa ti disturba di più in un romanzo?



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Siamo sempre impegnati a fare del nostro meglio per raccontare la storia che abbiamo in mente. Perché non ragionare anche al contrario? Da lettori, ci sono caratteristiche che proprio non ci vanno giù…









Oggi sarò brevissima, tanto per assecondare il clima estivo, che fa evaporare energie e anche la voglia di utilizzare quelle residue. Relax! Ma non senza qualche pensierino sulla scrittura, che ci tiene sempre compagnia, anche quando non siamo in fase attiva.

Dunque. Partire dai difetti riscontrati durante la lettura per scrivere, in realtà, è impossibile. La storia nasce sempre da un’idea, non da una critica. Tuttavia nel lungo percorso che dall’idea porta a picchiare furiosamente sui tasti, e soprattutto durante la revisione, c’è spazio per tante considerazioni utili, tra cui anche quelle ereditate dalla nostra esperienza di lettori.

In base ai nostri gusti personali, alcune caratteristiche ci fanno arricciare il naso, altre ci portano a chiudere il libro, a volte per consegnarlo all’oblio definitivo. Non vorremmo servire al lettore la stessa pietanza, giusto?

Dato che si tratta di impressioni del tutto personali, ho pensato di fare un piccolo sondaggio per scoprire quali siano gli elementi che più vi disturbano mentre leggete una storia. Potete anche aggiungere un nuovo elemento, se lo trovate mancante dalla lista. Se vorrete dire la vostra nei commenti, naturalmente ne sarò felice.

Prima, però, le mie tre scelte.

- Atmosfera

Una buona storia, per me, è fatta anche di suggestioni, di impressioni frutto di diversi elementi sapientemente (oppure istintivamente) miscelati dall'autore, che mi restano a lettura finita. come il ricordo di un sapore o di un odore. Va da sé che cerco l'atmosfera giusta per me: anche nel leggere le vicende più desolanti, devo trovare un raggio di luce che renda almeno ipotizzabile un'evoluzione positiva. Il rimuginare fine a se stesso sulle brutture della vita, scavando nel materiale più oscuro, mi fa proprio deporre il libro.

- Trama

Non cerco l'azione a ogni costo, ma una storia dove le traversie interiori dei personaggi occupano gran parte dello spazio esaurisce facilmente la mia pazienza. Che succeda qualcosa, please!

- Punto di vista

Tempo fa, quando iniziai a scrivere, impiegai un po' a capire quale fosse il problema con il punto di vista. Da quel momento non me ne sono più liberata! Trovare dei "salti" imprevisti da un personaggio all'altro mi disturba come una stecca da parte di un cantante, e la lettura si inceppa. Magari poi prosegue, ma il disturbo c'è.

Due note in chiusura: prima di tutto grazie a Rosalia Pucci per avermi intervistata sul suo blog Scrivere la Vita; poi vi informo che Cercando Goran ha di nuovo cambiato prezzo, passando a un definitivo € 2,99. Il nuovo prezzo mi pare più corretto, e spero che non vi impedirà di leggere questo romanzo, che sta ricevendo un'accoglienza davvero calorosa.

Aspetto il vostro voto!


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4 giugno 2018

Di maestri e di guru


Foto Pixabay - Sasin Tipchai
Scuola all'aperto a Pa, in Asia





Vi piace imparare? Scommetto che la risposta è sì. Ma siete ben disposti verso chi insegna... e verso i "guru"?











Sono sicura che qui la risposta si fa molto più variegata, ed è proprio qui che vorrei intrufolarmi con le mie riflessioni.

Parto dal “guru”, termine tanto abusato e distorto che ormai non si può pronunciarlo senza che qualcuno prepari la treccia d’aglio. Chi è costui? Nella religione induista – visto che il termine viene dal sanscrito – il guru è un maestro, un precettore spirituale. Noi occidentali, che abbiamo adottato il termine a modo nostro, nel linguaggio comune lo usiamo per indicare: a) il personaggio di successo che sceglie di condividere ciò che ha appreso nel suo campo con chi ha la pazienza di ascoltarlo; b) il santone a capo di una setta che prosciuga i portafogli degli adepti, e magari finisce sulle pagine di cronaca per pratiche sessuali illecite. In entrambi i casi la connotazione spirituale è andata persa, mentre se ne sono aggiunte di nuove: nel primo caso il successo personale come condizione per essere definito (o definirsi) guru; nel secondo caso una certa malafede, quando non un palese intento truffaldino.

10 maggio 2018

Legends Never Die






Legends never die when the world is callin' you
Can you hear them screaming out your name?
Legends never die, they become a part of you
Every time you bleed for reaching greatness
Relentless you survive

They never lose hope when everything's cold
And the fighting's near
It's deep in their bones
They run into smoke when the fire is fierce
Oh, pick yourself up 'cause

Legends never die
They're written down in eternity
But you'll never see the price it costs
the scars collected all their lives
When everything's lost, they pick up their hearts and avenge defeat
Before it all starts, they suffer through harm just to touch a dream…



Un inizio piuttosto inusuale da parte mia, non è vero? Il pezzo, eseguito dal gruppo Against the Current, si intitola Legends Never Die ed è stato usato nel 2017 come apertura del Campionato Mondiale di League of Legends, un videogame online molto amato tra gli apprezzatori dei giochi strategici in tempo reale. 

25 aprile 2018

La scrittura vista da DEBORAH EISENBERG



Il bello della scrittura – almeno per me – è l’esperienza di mettere a frutto una serie di elementi dati. Abbiamo a disposizione un corredo di strumenti inflessibile: il nostro vocabolario, la nostra grammatica, i simboli astratti sulla pagina, le nostre limitate capacità espressive. Scrivi qualcosa, ed è imbarazzante, banale, artificiale, approssimativo; ma con i tuoi sforzi puoi riuscire a renderlo almeno un poco flessibile, trasparente. Puoi convincerlo ad aprirsi per rivelare quello che se ne stava in agguato in fondo alle goffe parole che hai scritto. Quando inserisci una virgola, oppure aggiungi o elimini una parola, è così eccitante che dimentichi quanto sia terribile scrivere per la maggior parte del tempo.


(Citazione tratta da un’intervista su The Paris Review. Potete leggerla per intero, in lingua inglese, qui.)






Non ho mai trovato terribile scrivere; piuttosto mi sembra terribile non riuscirci, oppure sentirmi bloccata nel farlo, ma non credo che la Eisenberg intenda questo. A volte però mi capita di toccare tasti delicati, di solito senza alcun preavviso: tutto sta andando normalmente e... bam, eccoli lì. Li riconosco soprattutto dalla mia fretta di passare oltre, con cui devo lottare ogni volta. Invece mi sento molto vicina alle parole della Eisenberg sull'emozione che si prova aggiustando i dettagli, sentendo che cambiano suono e ritmo, mentre la frase si avvicina, passo dopo passo, a quella che si aveva in mente.

Per non farvi dimenticare Cercando Goran - improbabile, per quanto sono pressante! - vi segnalo l'intervista di Cristina sul suo blog Il Manoscritto del Cavaliere, che risale a quando il romanzo portava ancora il titolo Due vite possono bastare. Anche stagionata, continua a piacermi! La trovate qui.   




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13 aprile 2018

Oggi va così


Pixabay





Cosa propone oggi lo chef? Lamentele e autopromozione. Meglio di così... 











È inutile, non riesco a scrivere un post che mi sembri accettabile. Questo è il quarto che inizio con vari gradi di convinzione, e sospetto che farà la fine degli altri. Credo di avere capito dove origina il problema: mi sto sforzando di andare oltre me stessa per offrirvi qualcosa di utile, ma al momento questo “oltre” non esiste, e anche il “me stessa” vaga tra le nebbie. C'è da meravigliarsi se i miei sforzi suonano poco credibili? Del resto questo blog è nato da due idee combinate: farmi conoscere ed essere d’aiuto a chi scrive. Combinate, sottolineo. Parlare semplicemente di me non è mai rientrato nei presupposti. Anche se c’è chi lo fa, in modo piacevole e originale.