6 dicembre 2017

La scrittura vista da KATHRYN HARRISON



Kathryn Harrison

È buffo: insegno scrittura creativa, e prima di insegnare non avrei mai immaginato che la mia esortazione più usata sarebbe stata “per favore, smettete di pensare”. Le persone scrivono davvero meglio quando non riflettono, ovvero quando non sono inibite dal pensiero. Io non faccio previsioni su ciò che scriverò; il mio controllo è molto limitato. Non decido cosa scrivere e poi lo scrivo. Piuttosto mi faccio strada verso qualcosa, senza nemmeno sapere cosa sia, fino a quando non ci arrivo. Con il passare degli anni ho imparato ad accettare questo fatto. Naturalmente l’intelletto vuole intervenire, e nelle stesure successive è bene che lo faccia; ma nelle prime fasi di un libro, affronto ogni potenziale inibizione zittendo letteralmente le voci critiche nella mia testa, quelle voci che dicono “oh, non sono queste le parole che cerchi”, oppure “non dovresti lavorare su questa parte adesso”, o “perché non usare il presente?” – e così all’infinito. Chiunque abbia scritto qualcosa conosce bene quel coro.




Kathryn Harrison (1961, Los Angeles) ha pubblicato sette romanzi, due autobiografie, due collezioni di saggi, un diario di viaggio, due biografie e un libro su delitti realmente avvenuti. Scrive recensioni per The New York Times Book Review.




25 novembre 2017

Come scoprire un nuovo amore…




…e accorgersi che si accoppia magnificamente con quello vecchio.

C'è forse qualcosa di strano?

 


Composizione di fiori artificiali



Avrei potuto titolare “come partire per scrivere un romanzo, e finire a fare composizioni di fiori”, perché proprio questo è successo... ed ecco rivelata l’attività che in questi giorni sta procrastinando il varo della Nuova Storia, un po’ a sorpresa, ma non poi tanto.

11 novembre 2017

Imparo a scrivere con… DIANA GABALDON



Sam Heughan e Caitriona Balfe





 

Chi lo dice che i romanzi commerciali

devono essere di bassa qualità?

Prendete Outlander, per esempio.

 













Non so quanti di voi conoscano la scrittrice Diana Gabaldon, ma sono quasi sicura che abbiate almeno sentito parlare della serie televisiva Outlander, andata in onda in Italia su Fox Life a partire dal 2015.

Il mio incontro con Outlander è avvenuto sullo schermo un po’ per caso, ma dopo poche inquadrature ero già lì, dentro la storia, a dimostrare quanto sia pericoloso per me vedere film ambientati in Scozia. Sono capace di andare in estasi davanti all’erba, alle pecore! In quel caso, però, a catturarmi non era stata soltanto l’ambientazione nelle Highlands scozzesi, ma anche l’aspetto romantico della storia. La protagonista Claire Beauchamp, infatti, entrando in un cerchio di antiche pietre chiamato Craigh na Dun, compie un viaggio a ritroso nel tempo che la catapulta dal 1945 al 1743, passando così dalle braccia del marito Frank Randall a quelle - molto più interessanti - di Jaime Fraser, che vedete con Claire nella foto.

24 ottobre 2017

Schegge di scrittura 2: le sottotrame



telaio


 

 

 

Trame e sottotrame dovrebbero intrecciarsi senza annodarsi. Sentiamo cosa ne pensa Robert McKee.

 





 



Gli aspetti più tecnici della scrittura non sono un argomento molto gettonato ultimamente, lo avete notato? Forse in questo periodo si parla più spesso degli aspetti “liberi” dello scrivere, legati all’intuizione e alla spontaneità; ma credo che i consigli degli esperti continuino a lavorare dietro le quinte, per chi si è letto qualche manuale, perché arte e artigianato si completano e si arricchiscono a vicenda.

Per questo motivo oggi estraggo dalla mia cesta un altro spunto di riflessione, fornito dal testo Story di Robert McKee, davvero molto interessante (trovate qui il primo post che ne ho tratto, con argomento il doppio obiettivo). Nel libro si parla di sceneggiatura e non di narrativa, ma le basi della costruzione della storia non cambiano; inoltre ragionare per scene aiuta a vedere con chiarezza la struttura della storia e capire dove la sua intensità rischia di perdersi.  

6 ottobre 2017

La scrittura vista da ETHAN CANIN







Per i personaggi devi lasciarti andare. Abbandona le intenzioni grandiose, le ambizioni, le tue idee di umanità, letteratura e filosofia, e focalizzati sul diventare un’altra persona – cosa che, tra l’altro, è liberatoria e deliziosa, nonché una delle poche vere gioie regalate dalla scrittura. Smetti di proccuparti di scrivere un grande romanzo; trasformati soltanto in un altro essere umano.









Ethan Andrew Canin (Ann Arbor, U.S.A., 19 luglio 1960) ha portato avanti per anni la medicina e la scrittura, prima di scegliere la seconda. Dal 1998 insegna presso lo Iowa Writers' Workshop, dove ha visto crescere scrittori di grande talento. Ha pubblicato Imperatore dell'aria (Mondadori, 1989), L'amico di New York (Piemme, 2000), America America (Ponte alle Grazie, 2009) e Portami al di là del fiume (Ponte alle Grazie, 2010). Nel tempo libero si occupa della ristrutturazione di due vecchie case, in una delle quali vive con la moglie, i tre figli e quattro galline.






27 settembre 2017

Dall'Olimpo con furore



 Walt Disney - l'Olimpo


 Avere le idee chiare sulla direzione da prendere,
ma muoversi al rallentatore.
Succede, nella vita come nella scrittura.
Serve una spinta… oppure basta disinserire il freno a mano?



Sono critica con me stessa. Nei miei confronti uso criteri molto più restrittivi di quelli che applico al resto dell’umanità. Mi rimprovero per ogni errore e omissione, mi scandalizzo persino: se vedo chiaramente come dovrei comportarmi, perché non progredisco in fretta? Almeno in teoria, mi dico, l'intransigenza dovrebbe accelerare il processo.

Alla prova dei fatti, è vero il contrario. La severità che ho nei miei confronti mi fa sentire costantemente al di sotto delle aspettative, produce sensi di colpa e mina la mia autostima, tutte delizie che a loro volta rendono più probabili gli errori e mi rendono meno intraprendente. Meglio cercare una via di uscita da questo circolo vizioso.